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giovedì 20 ottobre 2022

“Gli uomini che piantavano alberi”, la mostra per i duecento anni dalla fondazione del Corpo Forestale dello Stato

 L’inaugurazione si terrà alla presenza del Generale C.A.  Antonio Pietro Marzo, Comandante delle Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari dell’Arma dei Carabinieri e di S.E. Cardinale Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna.


 


Il Comando Regionale Carabinieri Forestale di Bologna e l’Accademia Nazionale di Agricoltura,

informano:




Verrà inaugurata domani,  venerdì 21 ottobre, alle 17.30,  
presso la sede della Biblioteca d’Arte di San Giorgio 
in Poggiale a Bologna, la mostra fotografica 
“Gli uomini che piantavano alberi”, che il Comando 
Regione Carabinieri Forestale Emilia-Romagna, in 
collaborazione con l’Accademia Nazionale di 
Agricoltura, il contributo della Fondazione Cassa di 
Risparmio in Bologna e il supporto di Genus Bononiae. 
Musei nella città, organizza in occasione dei 200 anni 
dalla Fondazione del Corpo Forestale dello Stato.  
Il giorno dell’inaugurazione vedrà, inoltre, la partecipazione
 di S.E. Cardinale Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di
Bologna e Presidente della CEI, con una riflessione 
sull’enciclica “Laudato Si”. 
La giornata inaugurale prevede anche una partecipazione 
speciale, quella di Fabio Clauser, il centenario e 
leggendario “uomo che ha piantato alberi”, guidato la 
gestione delle foreste demaniali, delle foreste casentinesi 
e della riserva di Vallombrosa, creato la riserva integrale 
di Sasso Fratino, elaborato una personale esperienza a 
metà tra la politica forestale e la filosofia della Natura, 
nonché autore di un libro emblematico come il “Romanzo
 Forestale”. 

L’esposizione “Gli uomini che piantavano alberi” - curata da Pierangelo Bellettini e Aldo Terzi - prendendo spunto dal racconto dello scrittore francese Jean Giono, che nel libro “L’uomo che piantava alberi” narra la storia d’invenzione del pastore Elzéard Bouffier capace, con la sola forza del suo impegno, di riforestare da solo un’arida vallata ai piedi delle Alpi francesi, presenta l’immane progetto di forestazione, sistemazione idrogeologica dei bacini montani dei nostri Appennini, lavoro di bonifica della pianura e delle coste, portato avanti dai Forestali dal 1822 al 2022.

I Forestali, prima nel Corpo Forestale, e oggi nell’Arma dei Carabinieri, sono stati, nel tempo, artefici e custodi di questo lungimirante e visionario progetto di trasformazione del paesaggio nazionale e, conoscere questa parte di storia d’Italia, comprendere le ragioni delle scelte e le modalità delle azioni, non è solo un modo di rendere omaggio al lavoro svolto, ma anche l’occasione per riflettere sulle azioni di una moderna e saggia politica ambientale. 

Accanto alla mostra, che valorizza l’immenso lavoro di progettazione del paesaggio, educazione ambientale e di prossimità svolto dal Corpo Forestale dello Stato nella sua lunga storia, il progetto prevede “Dialoghi” – curati e condotti da Cristiana Colli - con scrittori, scienziati, artisti, intellettuali, studiosi su tematiche percepite centrali. Il paesaggio come sintesi dinamica in costante metamorfosi tra le forze della natura e le attività antropiche è il soggetto attivo della contemplazione e del sentimento legato al racconto della Natura, il tema progettuale che permane come origine, icona e narrazione, l’interrogazione sul Vivente che espande lo sguardo verso le neuroscienze, le forme di vita, la fragilità delle risorse, le forme della conoscenza sensibile. Quattro appuntamenti che si svolgeranno negli spazi della mostra come ideale matrice di un’esperienza ricca e complessa nelle sue interconnessioni: “Il bosco corpo vivo”, “L’invenzione della Natura”, “I segni e i significati”, “Il Tutto che ci unisce”.

Alla mostra e ai dialoghi il progetto, infine, affianca Cammini, in ambienti forestali ricchi di storia e valori naturali della Regione Emilia-Romagna, che rappresentano l’esperienza della viandanza, la conoscenza del corpo, il sentimento del paesaggio, il dialogo tra appartenenze, culture e generazioni diverse. Il grande successo dei cammini di questi ultimi anni, coglie la molteplicità di intenzioni e motivazioni come la dimensione spirituale, il voto, la coscienza laica, lo stare “in cammino”, soli e insieme, la cultura ambientale, l’educazione, il rispetto e la condivisione, la valorizzazione e la nuova centralità dell’Appennino, delle aree interne e della cultura dei borghi.

Infine, l’evento costituisce anche un importante momento formativo che l’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna in collaborazione con il Comando Regione Carabinieri Forestale, ha voluto valorizzare coinvolgendo tutte le Istituzioni scolastiche del II ciclo di istruzione, con particolare riferimento agli Istituti Tecnici Agrari, che sono state invitate a visitare la mostra ed a partecipare alle conferenze ed alle escursioni quali momenti di confronto con rappresentanti istituzionali del territorio.

 

La mostra  “Gli uomini che piantavano alberi”, organizzata presso la  Biblioteca d’Arte e di Storia di San Giorgio in Poggiale (Bologna, via Nazario Sauro 20/2), resterà aperta fino al 21 novembre 2022 e sarà visitabili dal lunedì al sabato dalle 10 alle 18. La domenica e festivi, dalle 15 alle 18.


Per le scuole sono previste visite guidate (della durata di circa 1 ora e mezza) ogni giorno dal lunedì al sabato con i seguenti orari: 10/12; 12/14; 14/16; 16/18. 

Prenotazione al numero 051.5274317 del Gruppo Carabinieri Forestale di Bologna e Ferrara (dalle 9 alle 13).

Ingresso gratuito.


I Dialoghi

Accompagneranno la mostra, nell’approfondimento dei temi trattati, “I Dialoghi”, con studiosi, professionisti, scrittori, artisti e personaggi sulle tematiche che sono al centro della mostra e in particolare il paesaggio come sintesi delle forze della natura e dell’attività antropica. Gli incontri si tengono presso la sede della Biblioteca d’Arte di San Giorgio in Poggiale, dalle 17 alle 19, con ingresso gratuito fino a esaurimento posti. Di seguito il programma degli incontri.

 

Giovedì 27 ottobre 2022 - Il bosco corpo vivo

Silvia Biondini - Reparto Carabinieri Biodiversità Pieve Santo Stefano

Alessandro Chiarucci - Università di Bologna

Piermaria Corona - Centro di Ricerca Foreste, Legno del CREA - MIPAAF

Giorgio Vacchiano – Università Statale di Milano.


Giovedì 3 novembre 2022 - L’invenzione della Natura

Enrico Brizzi - Scrittore

Paola De Pietri – Artista 

Loriano Macchiavelli - Scrittore.

 

Giovedì 10 novembre 2022 – I Segni e i significati

Mauro Agnoletti – Università di Firenze

Carlo Blasi – Università di Roma “La Sapienza”

Carla Di Francesco – Presidente FAI Emilia-Romagna

David Monacchi – Artista, compositore, ingegnere del suono. 

Giovedì 17 novembre 2022 – Il Tutto che ci unisce

Sara Aielli – Comandante NIPAAF Reggio Emilia

Giuseppe Casetta – Abate Generale Monaci Vallombrosani

Gianfranco Marchesi – Medico Specialista in Neurologia e Psichiatria 

Livio Pedrana - Comandante Stazione Carabinieri Forestale di Sestola

 


I Cammini

Con proprio personale e con l’aiuto dell’Associazione Nazionale Forestali (ANFOR), viene assicurata la possibilità di visite guidate gratuite che accompagneranno i visitatori in un percorso storico degli ultimi 200 anni nel quale, il paesaggio italiano e in particolare quello della Regione Emilia-Romagna, si è profondamente modificato con un aumento straordinario della superficie boscata e di habitat complessi e unici. Durante il periodo della mostra sono state organizzate dai Carabinieri Forestali, in collaborazione con gli esperti del CAI (Club Alpino Italiano), escursioni in ambienti forestali per gruppi di circa trenta  persone, che saranno accompagnati nei luoghi che hanno subito trasformazioni a seguito dai lavori di rimboschimento, dal 1930 al 1970. L’iscrizione è obbligatoria e deve pervenire ai Gruppi Carabinieri Forestale competenti almeno 5 giorni prima della data dell’escursione. Ai fini assicurativi è prevista la corresponsione di una quota di € 7,50 (sono esclusi i Soci CAI). Di seguito il programma dei cammini. 

29 ottobre 2022 - Riserva Naturale Orientata Duna Costiera Ravennate e Foce del Torrente Bevano, percorso ad anello con partenza da Lido di Dante - sbarra di accesso alla pineta demaniale - Ravenna (RA) alle ore 9,30 (per info e prenotazione 0544 247900); 

5 novembre 2022 - Riserva Naturale Orientata di Guadine-Pradaccio, percorso andata e ritorno su medesimo sentiero con partenza dal Parcheggio in località Cancelli a Bosco di Corniglio (PR) alle ore 9,30 (per info e prenotazione 0521 235808);  

5 novembre 2022 - Parco Naturale Interregionale del Sasso Simone e Simoncello, percorso ad anello con partenza dall’Eremo Madonna del Faggio, Montecopiolo (RN) alle ore 9,30 (per info e prenotazione 0521 235808); 

12 novembre 2022 - Monte Fumaiolo, percorso ad anello con partenza dalla piazza centrale della località Le Balze - Verghereto (FC) alle ore 9,30 (per info e prenotazione 0543 410520); 

12 novembre 2022 - Parco Regionale Alto Appennino Modenese, percorso ad anello con partenza dal Giardino Esperia in località Passo del Lupo, Sestola (MO) alle ore 9,30 (per info e prenotazione 059 225100); 

19 novembre 2022 - Parco Regionale del Corno alle Scale, percorso ad anello con partenza dalla Caserma Forestale di Madonna dell’Acero, Lizzano in Belvedere (BO) alle ore 9,30 (per info e prenotazione 051 5274317).

venerdì 18 agosto 2017

Forestali, cronistoria di una bocciatura annunciata. E la riforma ha già fermato elicotteri antincendio e prevenzione

Il rinvio alla Consulta del decreto che militarizza il corpo è l'ennesima tegola sulla riforma Madia. Quattro decreti sono stati dichiarati incostituzionali nel 2016. Eppure i sindacati, le associazioni ambientaliste e anche il procuratore nazionale antimafia avevano chiesto al governo di fermarsi. Il passaggio di uomini e mezzi a carabinieri e vigili del fuoco ha già fatto sentire i suoi effetti: solo 8 aeromobili su 32 sono operativi


Sollecitato da un lettore:

Una bocciatura annunciata. L’ennesima che colpisce un pezzo della riforma della pubblica amministrazione. Il rinvio alla Consulta del decreto attuativo sull’assorbimento del corpo forestale nell’arma dei carabinieri e nei vigili del fuoco è solo l’ultima tappa di un percorso il cui esito era stato ampiamente previsto dai sindacati. Non solo: sia le associazioni ambientaliste sia il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti avevano chiesto al governo Renzi di ripensarci perché sopprimere i forestali e militarizzare i 7.800 dipendenti del corpo avrebbe spianato la strada agli ecoreati. Niente da fare: la ministra Marianna Madia e il titolare delle Politiche agricole Maurizio Martina sono andati avanti e nel luglio 2016 il consiglio dei ministri ha approvato il provvedimento sulla “razionalizzazione delle funzioni di polizia”. Poco più di un anno dopo, ecco l’ordinanza del Tar dell’Abruzzo. Secondo cui la riforma del corpo nato nel 1822 viola almeno cinque articoli della Carta in quanto impone “l’assunzione non pienamente volontaria dello status di militare“.
Su 32 elicotteri solo 8 operativi. E mancano 250 “direttori operazioni spegnimento” – Nel frattempo gli effetti concreti della riforma si sono visti sul territorio: quest’estate oltre 100mila ettari di boschi italiani sono andati a fuoco mentre gran parte degli elicotteri della ex forestale rimaneva a terra. Dall’1 gennaio di quest’anno sui 32 a disposizione del corpo eliminato 16 sono passati ai carabinieri, che li usano per altre finalità, e 16 sono stati assegnati ai vigili del fuoco. Ma tra questi otto, ha ammesso il ministero dell’Interno rispondendo a una richiesta di accesso civico ai dati presentata da lavoce.info, sono “interessati da manutenzioni calendariali e al momento non disponibili per l’operatività“. Gli altri 8 sono in assetto operativo, ma con “i fermi tecnici, brevi, derivanti dai cicli ordinari di manutenzione”. Prima della riforma, poi, la direzione delle operazioni di spegnimento (Dos) era affidata a 1.056 forestali che avevano seguito un corso ad hoc ed erano esperti nel coordinamento di squadre e mezzi impegnati per spegnere gli incendi. Ora se ne occupano 750 vigili del fuoco: sono di meno, conoscono meno il territorio e sono stati formati solo per la gestione dell’intervento aereo.
Ma anche la prevenzione ne ha risentito. “Quasi 6.500 ex forestali sono passati ai carabinieri. Solo 361 sono confluiti nei Vigili del fuoco e continuano quindi a occuparsi di antincendio”, spiega a ilfattoquotidiano.it Gabriele Pettorelli, coordinatore nazionale del sindacato Conapo, ora integrato nei Vvf. “Sul ruolo di quelli (circa 260) distribuiti nelle regioni, peraltro, c’è stata confusione normativa. E alcuni comandanti dei Vvf hanno deciso in via precauzionale di non utilizzarli”. Poi ci sono i ritardi delle Regioni nell’adeguarsi al nuovo sistema. Prima della riforma gli enti, che ogni anno devono aggiornare il loro piano antincendi, potevano affidarsi al volontariato di protezione civile e noleggiare elicotteri da aziende private o stipulare convenzioni a pagamento con il corpo forestale, che metteva a disposizione i suoi mezzi. Quest’anno avrebbero dovuto fare lo stesso con i vigili del fuoco. Stando alla tabella inviata dal Viminale alla voce.info, finora l’hanno fatto 15 Regioni. Ma molte si sono mosse con grande ritardo, considerato che già a fine giugno gli incendi stavano devastando Lazio, Toscana, Calabria e Sicilia: la Toscana per esempio ha firmato l’accordo solo l’8 agosto, la Sicilia l’1 agosto, la Sardegna il 31 luglio, l’Umbria il 20 luglio.


Le associazioni ambientaliste: “Si ridurrà il contrasto agli ecoreati” – Una débâcle che si sarebbe potuta evitare se il governo avesse ascoltato gli appelli contro la militarizzazione del corpo. Già nell’agosto 2014, un mese dopo il varo del ddl delega per la riforma della pa, Legambiente, Greenpeace, Libera e Slowfood avevano scritto ai parlamentari e al governo perché “scongiurassero l’ipotesi di assorbimento delle funzioni di polizia del Corpo Forestale dello Stato in quelle delle altre forze di polizia e delle amministrazioni locali”, avvertendo che “rappresenterebbe un netto e irrecuperabile arretramento nel contrasto ai crimini contro il patrimonio naturale e paesaggistico, dagli incendi boschivi al dissesto idrogeologico, dall’abusivismo edilizio in aree interne allo smaltimento illegale di rifiuti, dai reati contro gli ecosistemi naturali e le specie protette fino agli illeciti in campo agroalimentare”.
Il procuratore antimafia: “Non eliminare l’unico corpo che scopre i crimini ambientali” – Tre mesi dopo, il 4 novembre 2014, Roberti era stato audito dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sugli illeciti nel ciclo dei rifiuti. Quando gli avevano chiesto che conseguenze avrebbe avuto l’accorpamento – i forestali si occupavano anche di lotta all’inquinamento ambientale – il magistrato aveva spiegato di essere “contrarissimo” perché “sarebbe come togliere all’autorità giudiziaria l’unico organismo investigativo in materia ambientale che disponga delle conoscenze, delle esperienze, del know-how e anche dei mezzi per poter smascherare i crimini ambientali“. Rilievi non recepiti da Martina: il 18 marzo 2015 il ministro, al cui dicastero il corpo forestale faceva capo prima della riforma, aveva sostenuto che “la riorganizzazione rappresenta una concreta opportunità per valorizzare ancora meglio l’esperienza degli uomini e delle donne del Corpo forestale”.
L’opposizione dei sindacati: “Status giuridico stravolto. Parola agli avvocati” – Intanto i sindacati Sapaf, Ugl-Cfs, FnsCisl, CgilFp, Uil-Pa e Dirfor protestavano contro l’assorbimento nei carabinieri, “sostenuto dal governo e dai rispettivi comandanti, ma non condiviso dal 98% degli appartenenti” al corpo, che hanno scelto di lavorare in “una forza di polizia civile dove è preminente la peculiare attività di prevenzione ambientale”. Con l’aggravante che l’accorpamento in una forza militare, “stravolgendo il loro status giuridico”, avrebbe “demolito per decreto tutele sindacali faticosamente ottenute dopo anni di rivendicazioni”: i carabinieri infatti non hanno il diritto di costituzione e di libera associazione ai sindacati. “Se dovesse essere confermata la volontà di far transitare tutto e tutti nei Carabinieri, sancendo la militarizzazione coatta delle funzioni di polizia ambientale e agroalimentare e del personale, non rimarrà altro che lasciare la parola agli avvocati“, avvertivano le sigle nel gennaio 2016. Ed è stato proprio il ricorso di un ex vice sovrintendente del corpo ad aprire la strada al pronunciamento del Tar, secondo cui la riforma è contraria alla “libertà di autodeterminazione” dei lavoratori e soprattutto “nulla nella legge delega consentiva al governo di ritenersi espressamente autorizzato a militarizzare il personale del disciolto corpo forestale dello Stato” né “la militarizzazione si poneva come scelta obbligata”. L’ordinanza potrebbe essere solo la prima di una serie, visto che sono oltre 2mila i contenziosi aperti davanti ai tribunali amministrativi in seguito a ricorsi di ex membri del corpo.
Altri quattro decreti già bocciati dalla Consulta. E la trasparenza sui patrimoni dei dirigenti è in bilico – Il decreto attuativo inviato all’esame della Consulta è, peraltro, solo l’ultimo in ordine di tempo su cui sono emersi dubbi di legittimità. Nel novembre 2016 la Corte ha dichiarato incostituzionali le norme attuative su dirigenti pubblici, partecipate, servizi pubblici locali e pubblico impiego, in pratica il cuore della riforma Madia, perché approvate senza la necessaria “intesa” delle Regioni. Risultato: il governo ha dovuto riscriverli, ammorbidendoli in molte parti per ottenere il via libera dei governatori. La riforma della dirigenza, per la gioia dei mandarini di Stato, è invece definitivamente saltata visto che la delega era in scadenza (peraltro il decreto era già stato demolito dal Consiglio di Stato che aveva rilevato l’assenza di nuovi sistemi di valutazione). Pochi mesi fa, poi, l’Anac ha dovuto sospendere la delibera sulla pubblicazione dei loro dati patrimoniali, prevista dal decreto Madia sul Freedom of information act all’italiana. Una mossa obbligata dopo che il Tar del Lazio, a cui i dirigenti hanno fatto ricorso lamentando la violazione della loro privacy, ha emanato un’ordinanza cautelare che congela l’operazione trasparenza. A ottobre si pronuncerà sul merito, e a quel punto anche questo tassello della riforma rischia di saltare.

venerdì 14 luglio 2017

Incendi, non solo elicotteri fermi: con 'l’estinzione' della Forestale non c’è più neanche la prevenzione dei boschi.

Tra gli effetti della riforma Madia che ha voluto l'accorpamento con carabinieri e vigili del fuoco non ci sono solo i velivoli antincendio bloccati a terra. Ma anche figure professionali dequalificate, presidio del territorio smantellato, pasticci burocratici e Regioni depotenziate. I sindacati: "Rivoluzione? Piuttosto una soppressione affrettata"

Richiesto:


Direttori operativi dequalificati, presidio sul territorio smantellato, complicazioni burocratiche interminabili e Regioni depotenziate. Mentre l’Italia brucia, tutte le storture e i ritardi della riforma Madia vengono a galla: non riguardano soltanto gli elicotteri dell’antincendio boschivo costretti a restare a terra, che già è paradossale. A distanza di 7 mesi dalla sua entrata in vigore, la “rivoluzione” voluta dalla ministra della Pubblica amministrazione si rivela un sostanziale flop. Causato, soprattutto, dalla soppressione del Corpo Forestale dello Stato. “Una soppressione affrettata, fatta in nome della semplificazione, che non ha tenuto conto delle prevedibili complicazioni che si sarebbero verificate. E che puntualmente sono emerse in tutta la loro evidenza proprio nel momento della verità” commenta Gabriele Pettorelli, coordinatore nazionale dei Forestali per il Conapo, il sindacato autonomo dei vigili del fuoco.
Il pasticcio della riforma arriva nell’annus horribilis dell’ultimo decennio per le emergenze incendio. Dal primo gennaio ad oggi sono state 764 le richieste di soccorso aereo: nel 2007 erano state 722 nello stesso periodo nel 2007, nel 2012 458. Non è un caso, secondo Pettorelli: “Sopprimendo la Forestale si è notevolmente indebolita quell’opera di presidio sul territorio e di prevenzione che era propria dei nostri uomini”. Erano 8mila, fino al 31 dicembre 2016: poi sono stati distribuiti tra i vigili del fuoco (360 appena) e la Pubblica amministrazione (circa 1240). Ma è ai carabinieri che sono stati destinati in modo massiccio: ben 6400. Ed è stato un passaggio che ha lasciato conseguenze pesanti. Soprattutto per quanto riguarda il ruolo dei cosiddetti Dos, ovvero i direttori operativi degli spegnimenti: sono coloro che sono in grado di coordinare i lavori in caso di emergenza. La Forestale era particolarmente preparata in questo compito e le ex guardie trasferite tra i pompieri speravano di vedersi riassegnare automaticamente quell’incarico (i carabinieri non operano nell’antincendio). Così non è stato. E così da un lato i vigili del fuoco sono stati costretti a una corsa contro il tempo per formare il proprio personale in questa difficile mansione, dall’altro molti ex forestali specializzati si sono ritrovati relegati in ruoli di minore responsabilità o parcheggiati senza mansioni, nell’attesa di decreti attuativi previsti nella riforma. E nell’attesa, chissà, della prossima emergenza.
Poi c’è la storia dei mezzi aerei di soccorso. “Qui il cortocircuito nasce dalle difficoltà legate al passaggio di proprietà dei mezzi della Forestale” racconta il coordinatore del Conapo. Fino all’anno scorso, la Forestale poteva mettere a disposizione dello Stato una flotta di 32 elicotteri, di cui ben 30 in grado di intervenire per spegnere gli incendi. Al primo gennaio 2017 sono transitati tutti sotto la proprietà dei carabinieri. Che ne hanno trattenuti per sé la 13, convertendoli però ad altre finalità. Cinque dei 18 Ab412, velivoli di dimensione media capaci di trasportare fino a 1000 litri d’acqua, e tutti gli 8 nh500, piccoli ma maneggevoli, utilissimi in situazioni critiche. Tredici elicotteri che fino all’anno scorso operavano in casi d’incendio, e quest’anno no. Ma non è finita qui. Perché dei 17 mezzi aerei assegnati ai vigili del fuoco per effettuare operazioni di spegnimento, in questi giorni ne vengono impiegati appena 7. Si tratta dei 4 S-64, enormi “gru volanti” in grado di sganciare fino a 9mila litri per volta, e di 3 Ab412. Solo 3, a fronte dei 13 modelli finiti nella disponibilità dei pompieri.


Com’è possibile? Secondo Pettorelli, il motivo è semplice. “La riforma Madia ha provocato tutta una serie di complicanze burocratiche e ora, nel momento della verità, i nodi arrivano al pettine”. Da un lato i problemi legati ai protocolli di volo. “Quelli dei forestali erano diversi da quelli adottati dai vigili del fuoco: per cui molti piloti hanno dovuto rivedere le procedure e questo ha prodotto ritardi”. Poi c’è il problema della manutenzione. “Sembra assurdo – prosegue Pettorelli – ma si è arrivati a luglio, cioè al mese più critico dell’anno, con vari elicotteri non autorizzati a volare”. La prima parte del 2017 ha visto una corsa contro il tempo per riassegnare ruoli e competenze un tempo svolti dai Forestali: così anche la manutenzione è stata ritardata. Risultato? Elicotteri parcheggiati negli hangar, in attesa di un certificato, mentre i boschi sono in fiamme. Quelli che fino al 2016 appartenevano alla Forestale non sono gli unici velivoli di cui dispone lo Stato. La flotta italiana conta anche su 16 Canadair, dislocati su 14 diverse basi sul territorio nazionale, più altri mezzi – privati, talvolta, o messi a disposizione dalle Capitanerie di porto – cui ci si affida attraverso delle convenzioni ad hoc.
Ma è evidente che i problemi connessi alla riforma Madia si fanno sentire. Soprattutto per le Regioni, cui compete la gestione dell’antincendio boschivo, per il quale sono obbligate a mettere a punto ogni anno un piano specifico. Alcune – come il Veneto e la Toscana – hanno deciso, nel tempo, di organizzarsi in maniera sempre più autonoma, facendo affidamento sui propri dipendenti o sui volontari della Protezione Civile. La maggior parte, però, continua a scegliere la soluzione più canonica delle convenzioni. Che, fino all’anno scorso, venivano stipulate sempre con la Forestale e i vigili del fuoco. Ora che il primo di questi corpi è stato soppresso e il secondo è costretto a fare i salti mortali per coprire tutti gli interventi, la situazione è molto più complicata. Soprattutto perché a non essere operativi sono appunto i mezzi aerei. Un esempio su tutti riguarda la regione più martoriata dalle fiamme in questi giorni. La Sicilia, fino a tutto il 2016, ha potuto contare su 4 Ab412: li utilizzava praticamente come propri, ma di fatto appartenevano alla Forestale. Non è più così, da quest’anno. E i risultati sono nelle pagine della cronaca.


martedì 4 dicembre 2012

Un varano si 'è perso' a Vergato.


Il varano nel suo habitat

Stupore e spavento per chi ieri si è trovato ad attraversare la piazza di Vergato  e si è  battuto in un grosso esemplare di varano (rettile simile a una enorme lucertola originario delle isole indonesiane) che gli tagliava la strada.
Il rettile, probabilmente sfuggito a qualcuno che lo deteneva in casa, gironzolava spaventato anche lui di trovarsi in un ambiente non adatto e addirittura ostile.
L’episodio pone in primo piano il problema degli animali esotici strappati al loro habitat naturale per il semplice gusto di esibire queste povere creature o di mantenere un ricordo e un contatto con una bella vacanza.
Il varano trapiantato a Vergato.
L’animale è stato catturato, sequestrato dal Corpo Forestale di Vergato,  sottoposto alle cure veterinarie necessarie e dato in custodia a personale qualificato.

martedì 20 novembre 2012

Le aquile della Forestale in azione sulla parete del Montovolo




Operazione da ‘aquile’, come qualcuno ha voluto chiamarla,  quella compiuta oggi dall’ispettore della Forestale Cesareo Memmo e dall’agente Alessandro Di Candia.
I due forestali hanno infatti portato in salvo un bassotto da caccia,  rimasto intrappolato sulla parete rocciosa di Montovolo con una rischiosa arrampicata in parete per raggiungere l’animale. Lo hanno guidato fino a raggiungere il piano, riuscendo a portare a termine un intervento che l’elicottero non era riuscito a compiere per la pericolosità che comportava l’avvicinamento delle pale alla parete rocciosa.
Il cane bassotto aveva partecipato a una battuta di caccia al cinghiale domenica scorsa e si era perso. Le ricerche sono subito iniziate nel pomeriggio e hanno portato a individuare l’animale su uno sperone di rocciosa. Il piccolo meticcio nella corsa di battuta aveva evidentemente ecceduto nello slancio finendo nel vuoto. Se fosse caduto in fondo al precipizio gli sarebbe probabilmente costato la vita, ma si è fermato su una sporgenza non riuscendo però più a risalire e neppure a scendere.
Era quindi condannato alla morte per stenti.
Con la Forestale è intervenuta Enpa e per ben due giorni i componenti della squadra di salvataggio hanno tentato in tutti i modi di far uscire l’animale da quella posizione impossibile, anche con l’intervento dell’elicottero con il quale ci si voleva avvicinare al pianerottolo dove il piccolo cane era fermo in attesa di un aiuto.
Dopo due giorni di inutili tentativi, i due forestali hanno preso come si suol dire il ‘toro per le corna’ facendo sfoggio delle loro abilità di arrampicatori, per la fortuna del bassotto, che ha così potuto ricongiungersi ai padroni e ai ‘colleghi’ di battuta al cinghiale.