sabato 19 settembre 2026

Storie di prigionia e di ritorno: la memoria degli ex internati militari: sesta puntata

 


di Patrizia Zanasi

Presidente Anei Marzabotto


Prosegue il percorso dedicato agli ex internati militari italiani (IMI) e alle loro storie, ricostruite attraverso documenti, testimonianze e ricordi delle famiglie.

Le medaglie conferite agli ex internati saranno ritirate dai familiari, che ne custodiscono oggi la memoria e ne tramandano le vicende alle nuove generazioni. Storie diverse per luoghi, percorsi e condizioni di prigionia, ma accomunate dall'esperienza vissuta dopo l'8 settembre 1943.



Elio Drusiani

Drusiani nacque a Bazzano il 17 gennaio 1920, figlio di Augusto e Artemisa. Di professione colono, era stato iscritto di leva nel Comune di Castelfranco dell'Emilia e prestava servizio militare dal 18 gennaio 1941 nella Guardia alla Frontiera, 26° Settore, a Villa del Nevoso, nell'attuale Slovenia.

Durante il servizio fu presente in diverse località della Croazia e della Slovenia. La sua matricola militare era la n. 10484. Nel corso della vita militare risulta inoltre ricoverato più volte negli ospedali di Ogulin, in Slovenia, e di Fiume, nell'attuale Croazia.

Fu catturato il 12 settembre 1943 ad Abbazia, oggi Opatija, in Croazia, e internato nello Stalag IX A di Ziegenhain, nel Distretto militare di Kassel, con matricola n. 84339.

Dall'8 novembre 1943 al 1° aprile 1945 risulta trasferito a Fulda e, dal 3 aprile al 28 luglio 1945, a Lauterbach, sempre nel medesimo Distretto militare. Fu inoltre assegnato all'Arbeitskommando 3061.

La strada verso casa fu lunga. Partito da Lauterbach, attraversò la Germania, l'Austria e la Svizzera, fino a raggiungere Como il 2 agosto 1945. Due giorni dopo, il 4 agosto, riuscì finalmente a rientrare a casa.

Nelle foto: Documento di Elio Drusiani.

Mario Filippini

Filippini nacque a Medicina il 12 aprile 1922, figlio di Angelo e Teresa Matteuzzi. Contadino, fu arruolato nel 155° Reggimento Artiglieria.

Catturato l'8 settembre 1943 a Cattaro, nell'attuale Montenegro, fu internato nello Stalag XI A di Altengrabow, nel Distretto militare di Hannover, con matricola n. 178665.

Dal 28 ottobre 1943 al 10 marzo 1944 risulta impiegato presso la Zuckerfabrik di Wanzleben-Börde, in Sassonia-Anhalt. Dall'11 marzo 1944 fino alla fine della guerra fu invece assegnato alla ditta Preussag Bohrverwaltung di Schönebeck, sempre in Sassonia-Anhalt.

Fu rimpatriato il 15 settembre 1945 e successivamente insignito della Croce al merito di guerra.

Nella foto: Mario Filippini in uniforme.

Enrico Recla

Recla nacque ad Arco il 5 gennaio 1898, figlio di Giovanni Giuseppe ed Eugenia Walflais. Era coniugato con Silvia Lutterotti.

La sua vicenda militare attraversa due guerre e due epoche. Già arruolato nell'esercito austro-ungarico dall'11 maggio 1916, prestò servizio nel 2° Reggimento Bersaglieri.

Richiamato alle armi il 10 giugno 1940, fu assegnato al Battaglione Territoriale di Trento e congedato il 15 settembre dello stesso anno. Venne nuovamente richiamato il 12 luglio 1943 e assegnato alla 21ª Compagnia D.I.C.A.T. (Difesa Contraerea Territoriale) di Bolzano.

Fu probabilmente catturato l'8 settembre 1943 e internato nello Stalag XVII B di Gneixendorf, nel Distretto militare di Vienna, con matricola n. 91461.

Successivamente venne trasferito allo Stalag 398 di Pupping, appartenente allo stesso Distretto militare. Qui, il 30 settembre 1944, il suo status venne trasformato in quello di lavoratore civile.

Fu rimpatriato il 15 maggio 1945 e insignito della Croce al merito il 15 maggio 1954, con decreto n. 1667/I.

Enrico Recla morì ad Arco il 22 marzo 1964.

Nella foto: un documento tedesco relativo alla prigionia.

Angelo Zanasi

Zanasi nacque a Bologna il 13 novembre 1922, figlio di Giuseppe ed Enrica Gamberini. Falegname e celibe, era caporale dell'81° Reggimento Fanteria.

Fu catturato il 9 settembre 1943 a Postumia, nell'allora Jugoslavia, e internato nello Stalag XX A di Thorn, nel Distretto militare di Danzica, con matricola n. 51022. Successivamente venne trasferito ad Amburgo, in uno Stalag non identificato.

Fu rimpatriato il 20 giugno 1945. Negli anni Cinquanta sposò Rosanna Corticelli, originaria di Sasso Marconi. Morì a Bologna il 4 dicembre 2002.

La sua esperienza di prigioniero rimase a lungo un capitolo quasi inesplorato anche all'interno della famiglia. Fu la figlia Patrizia, molti anni dopo, a comprendere quanto profonda fosse stata quella ferita.

Il racconto della figlia Patrizia

«Durante la mia infanzia mio padre non mi parlò mai direttamente della sua esperienza di prigionia, della deportazione, dei campi di concentramento, degli zii partigiani e di uno di loro, commissario politico nella 36ª Brigata Bianconcini Garibaldi, fucilato al poligono di tiro di Bologna.

È possibile che in famiglia se ne accennasse, ma ero troppo piccola per comprenderne il significato.

Solo molti anni dopo, quando frequentavo il primo anno delle scuole superiori, mi regalò due libri: Tu passerai per il camino, di Vincenzo Pappalettera, e Centomila gavette di ghiaccio, di Giulio Bedeschi. Mi invitò a leggerli.

La lettura fu per me sconvolgente. Faticavo a credere che quanto veniva narrato fosse realmente accaduto. Qualche tempo dopo mi chiese se avessi terminato i libri e ricordo ancora le sue parole: “Anche io, in altri luoghi simili, ho vissuto quelle esperienze”.

Ricordo molto bene anche il mio silenzio.

Il babbo non era una persona che si scoraggiava o che accettava passivamente gli eventi. Me lo confermavano i suoi racconti della vita quotidiana nel lager. La fame era una costante e, di notte, a rischio della vita, cercava di raccattare qualsiasi cosa fosse commestibile, persino bucce di patate, con cui sfamava se stesso e alcuni uomini di Bologna più anziani e più deboli di lui.

Tentò più volte la fuga, senza successo, e non si capacitava di non essere mai stato ucciso.

Mi raccontò anche che, dopo essere stato liberato dall'esercito russo, si incamminò verso l'Italia insieme ad altri prigionieri e che, per un breve periodo, combatté con i partigiani cecoslovacchi.

Di quell'esperienza parlava poco, lasciando solo intendere che i militari tedeschi incontrati lungo il cammino non furono molto fortunati e non tornarono a casa».

Le parole della figlia restituiscono così una memoria rimasta a lungo silenziosa. Una memoria fatta di fame, tentativi di fuga, paura e sopravvivenza, ma anche della volontà di non arrendersi.

La storia di Angelo Zanasi, come quella degli altri ex internati, trova oggi spazio nei ricordi della famiglia e nei documenti che ne ricostruiscono il percorso. È attraverso questa memoria, personale e collettiva insieme, che una pagina dolorosa della storia italiana continua a essere tramandata.

Nella foto: Angelo Zanasi in uniforme militare a Postumia.

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