di Patrizia Zanasi
Presidente Anei Marzabotto
Prosegue
il percorso dedicato agli ex internati militari italiani (IMI) e alle loro storie, ricostruite
attraverso documenti, testimonianze e ricordi delle famiglie.
Le medaglie conferite agli ex internati saranno ritirate dai familiari, che
ne custodiscono oggi la memoria e ne tramandano le vicende alle nuove
generazioni. Storie diverse per luoghi, percorsi e condizioni di prigionia, ma
accomunate dall'esperienza vissuta dopo l'8 settembre 1943.
Elio
Drusiani
Drusiani
nacque a Bazzano
il 17 gennaio 1920, figlio di Augusto e Artemisa. Di professione colono, era stato iscritto
di leva nel Comune di Castelfranco dell'Emilia e prestava servizio militare dal
18 gennaio 1941 nella Guardia alla Frontiera, 26° Settore, a Villa del Nevoso, nell'attuale
Slovenia.
Durante
il servizio fu presente in diverse località della Croazia e della Slovenia. La
sua matricola militare era la n. 10484. Nel corso della vita militare risulta inoltre ricoverato più volte
negli ospedali di Ogulin, in Slovenia, e di Fiume, nell'attuale Croazia.
Fu
catturato il 12
settembre 1943 ad Abbazia, oggi Opatija, in Croazia, e internato nello Stalag IX A di Ziegenhain, nel Distretto militare di Kassel,
con matricola n. 84339.
Dall'8
novembre 1943 al 1° aprile 1945 risulta trasferito a Fulda e, dal 3 aprile al 28 luglio 1945, a
Lauterbach, sempre nel medesimo Distretto
militare. Fu inoltre assegnato all'Arbeitskommando 3061.
La
strada verso casa fu lunga. Partito da Lauterbach, attraversò la Germania,
l'Austria e la Svizzera, fino a raggiungere Como il 2 agosto 1945. Due giorni dopo, il 4 agosto,
riuscì finalmente a rientrare a casa.
Nelle
foto: Documento di Elio Drusiani.
Mario
Filippini
Filippini
nacque a Medicina
il 12 aprile 1922, figlio di Angelo e Teresa Matteuzzi. Contadino, fu arruolato nel 155° Reggimento Artiglieria.
Catturato
l'8 settembre 1943 a
Cattaro,
nell'attuale Montenegro, fu internato nello Stalag XI A di Altengrabow, nel Distretto militare di Hannover,
con matricola n. 178665.
Dal
28 ottobre 1943 al 10 marzo 1944 risulta impiegato presso la Zuckerfabrik di Wanzleben-Börde, in Sassonia-Anhalt. Dall'11 marzo
1944 fino alla fine della guerra fu invece assegnato alla ditta Preussag Bohrverwaltung di Schönebeck, sempre in Sassonia-Anhalt.
Fu
rimpatriato il 15
settembre 1945
e successivamente insignito della Croce al merito di guerra.
Nella foto: Mario Filippini in uniforme.
Enrico
Recla
Recla
nacque ad Arco
il 5 gennaio 1898, figlio di Giovanni Giuseppe ed Eugenia Walflais. Era coniugato con Silvia Lutterotti.
La
sua vicenda militare attraversa due guerre e due epoche. Già arruolato nell'esercito austro-ungarico dall'11 maggio
1916, prestò
servizio nel 2°
Reggimento Bersaglieri.
Richiamato
alle armi il 10
giugno 1940, fu
assegnato al Battaglione Territoriale di Trento e congedato il 15 settembre
dello stesso anno. Venne nuovamente richiamato il 12 luglio 1943 e assegnato alla 21ª Compagnia D.I.C.A.T. (Difesa
Contraerea Territoriale) di Bolzano.
Fu
probabilmente catturato l'8 settembre 1943 e internato nello Stalag XVII B di Gneixendorf, nel Distretto militare di Vienna,
con matricola n. 91461.
Successivamente
venne trasferito allo Stalag
398 di Pupping,
appartenente allo stesso Distretto militare. Qui, il 30 settembre 1944, il suo status venne trasformato in
quello di lavoratore civile.
Fu
rimpatriato il 15
maggio 1945 e
insignito della Croce
al merito il 15
maggio 1954, con decreto n. 1667/I.
Enrico
Recla morì ad Arco
il 22 marzo 1964.
Nella
foto: un documento tedesco relativo alla prigionia.
Angelo
Zanasi
Zanasi
nacque a Bologna
il 13 novembre 1922, figlio di Giuseppe ed Enrica Gamberini. Falegname e celibe, era
caporale dell'81°
Reggimento Fanteria.
Fu
catturato il 9
settembre 1943 a Postumia, nell'allora Jugoslavia, e internato nello Stalag XX A di Thorn, nel Distretto militare di Danzica,
con matricola n. 51022. Successivamente venne trasferito ad
Amburgo, in uno Stalag non identificato.
Fu
rimpatriato il 20
giugno 1945.
Negli anni Cinquanta sposò Rosanna Corticelli, originaria di Sasso Marconi. Morì a Bologna il 4 dicembre 2002.
La
sua esperienza di prigioniero rimase a lungo un capitolo quasi inesplorato
anche all'interno della famiglia. Fu la figlia Patrizia, molti anni dopo, a
comprendere quanto profonda fosse stata quella ferita.
Il
racconto della figlia Patrizia
«Durante
la mia infanzia mio padre non mi parlò mai direttamente della sua esperienza di
prigionia, della deportazione, dei campi di concentramento, degli zii
partigiani e di uno di loro, commissario politico nella 36ª Brigata Bianconcini Garibaldi, fucilato al poligono di tiro di
Bologna.
È
possibile che in famiglia se ne accennasse, ma ero troppo piccola per
comprenderne il significato.
Solo
molti anni dopo, quando frequentavo il primo anno delle scuole superiori, mi
regalò due libri: Tu passerai per il camino, di Vincenzo Pappalettera,
e Centomila gavette di ghiaccio, di Giulio Bedeschi. Mi invitò a
leggerli.
La
lettura fu per me sconvolgente. Faticavo a credere che quanto veniva narrato
fosse realmente accaduto. Qualche tempo dopo mi chiese se avessi terminato i
libri e ricordo ancora le sue parole: “Anche io, in altri luoghi simili, ho
vissuto quelle esperienze”.
Ricordo
molto bene anche il mio silenzio.
Il
babbo non era una persona che si scoraggiava o che accettava passivamente gli
eventi. Me lo confermavano i suoi racconti della vita quotidiana nel lager. La
fame era una costante e, di notte, a rischio della vita, cercava di raccattare
qualsiasi cosa fosse commestibile, persino bucce di patate, con cui sfamava se
stesso e alcuni uomini di Bologna più anziani e più deboli di lui.
Tentò
più volte la fuga, senza successo, e non si capacitava di non essere mai stato
ucciso.
Mi
raccontò anche che, dopo essere stato liberato dall'esercito russo, si
incamminò verso l'Italia insieme ad altri prigionieri e che, per un breve
periodo, combatté con i partigiani cecoslovacchi.
Di
quell'esperienza parlava poco, lasciando solo intendere che i militari tedeschi
incontrati lungo il cammino non furono molto fortunati e non tornarono a casa».
Le
parole della figlia restituiscono così una memoria rimasta a lungo silenziosa.
Una memoria fatta di fame, tentativi di fuga, paura e sopravvivenza, ma anche
della volontà di non arrendersi.
La
storia di Angelo Zanasi, come quella degli altri ex internati, trova oggi
spazio nei ricordi della famiglia e nei documenti che ne ricostruiscono il
percorso. È attraverso questa memoria, personale e collettiva insieme, che una
pagina dolorosa della storia italiana continua a essere tramandata.
Nella foto: Angelo Zanasi in uniforme militare a Postumia.
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