La stampa locale riporta oggi il passaggio alla
tedesca Manz della divisione meccanica della Kemet ( ex
Arcotronics) di Sasso Marconi. La bella realtà industriale, che ha avuto fino a
oltre 1200 dipendenti nelle tre sedi di Sasso Vergato e Monghidoro garantendo
lavoro a tanti residenti della zona, subisce quindi una ulteriore mutilazione,
quella del settore che produce macchine automatiche per l’industria elettronica
con i suoi attuali 83 occupati.
Trova così conferma la voce che da diversi giorni dava
il passaggio di proprietà del ‘piccolo gioiello di Sasso Marconi ’, al gruppo tedesco che fra l’altro avrebbe già
acquisito lo stabilimento ex Arcotronics di Vergato. Lo stabilimento di Monghidoro ha perso la produzione di
Arcotronics e cambiato proprietà da
tempo.
L’ipotesi di compravendita era già stata annunciata con preoccupazione anche
dal capogruppo consiliare di Sasso Libera Marco Veronesi . Il consigliere allora poneva l’accento anche
sull’ennesimo strappo da parte della
multinazionale agli accordi sottoscritti con i sindacati e con gli enti pubblici
territoriali. Tali accordi prevedevano il mantenimento nel polo produttivo Kemet in un nuovo stabilimento realizzato a Borgonuovo, con oltre 600 posti di
lavoro e alla proprietà veniva accordata
una ricca (ora forse non più) concessione
di trasformare in residenziale l’ampio lotto dello stabilimento storico
Arcotronics di san Lorenzo a Sasso Marconi.
Tale trasformazione si era anche
concretizzata in un progetto edificatorio di diversi corpi residenziali con
numerose decine di appartamenti, presentato e approvato in Consiglio Comunale.
Quindi una speculazione edilizia in cambio del
mantenimento nel comune di Sasso Marconi della produzione ex Arcotronics e di
un considerevole numero di posti di lavoro.
Il Comune di Sasso Marconi aveva arricchito la
possibilità dell’intervento edificatorio concedendo persino in più un’area di proprietà comunale.
Da parte sindacale non si registrano reazioni o
commenti all’avvenuto cambio di proprietà. C’è quindi da ritenere che il tutto
avviene con l’approvazione del sindacato.
Rimane comunque difficile da capire
come un accordo disdetto in pratica da una parte rimanga invece vincolante
per l’altra, poiché il concedente tace.
Stupisce inoltre il silenzio del mondo politico, ad accezione
della uscita di Marco Veronesi che rimane un fatto isolato, un sasso buttato
nello stagno,non seguito.
C’è poi da chiedersi quale sia il futuro della
divisione meccanica: resterà attiva nell’attuale sede ? o quale sarà la sua
sorte ?