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martedì 25 febbraio 2025

Tesla ha acquisito il sito tedesco della Manz.

 Incognita per il sito di Sasso Marconi


Tesla ha recentemente ampliato la sua presenza in Germania attraverso l'acquisizione di asset della Manz AG, un produttore tedesco di componenti high-tech dichiarato insolvente. Questa operazione, condotta dalla sussidiaria Tesla Automation GmbH, include l'integrazione di oltre 300 dipendenti presso lo stabilimento di Reutlingen e l'acquisizione di beni materiali. Tuttavia, circa 100 dipendenti non tecnici non sono stati inclusi nell'accordo e perderanno il loro impiego.

Questa mossa strategica avviene in un contesto di calo delle vendite di Tesla in Europa. Nel gennaio 2025, le immatricolazioni di veicoli Tesla nel continente sono diminuite di oltre il 45% rispetto all'anno precedente, con riduzioni significative in paesi chiave come Germania, Francia, Norvegia e Regno Unito. Fattori come il coinvolgimento politico di Elon Musk, l'aumento delle tariffe dell'UE sulle importazioni di veicoli elettrici dalla Cina e l'attesa dei consumatori per l'aggiornamento del modello Y hanno contribuito a questo declino.

Per quanto riguarda l'Italia, attualmente non ci sono informazioni specifiche su come questa acquisizione influenzerà le operazioni o il personale nel paese.


martedì 1 marzo 2016

Schiarita alla Manz di Sasso Marconi: evitati i licenziamenti. I lavorotori votano l'intesa alla unanimità: mobilità volontaria e uscite volontarie incentivate.


Riceviamo e pubblichiamo.
Buone notizie per i lavoratori dello stabilimento Manz di Sasso Marconi: presso la sede della Città Metropolitana, la multinazionale tedesca e le Organizzazioni sindacali, alla presenza delle Istituzioni, hanno raggiunto un’intesa sul tema dei nove esuberi dichiarati dall’Azienda.
Dopo una lunga trattativa, oggi è stato siglato ufficialmente l' accordo che prevede l’utilizzo dello strumento della mobilità volontaria di accompagnamento alla pensione (con una piena integrazione salariale), nonché uscite volontarie incentivate economicamente ritenute congrue dai lavoratori. Lo riferiscono Fiom-Cgil Bologna e Fim Cisl Bologna, in una nota congiunta, aggiungendo che "l’azienda ha dichiarato inoltre di ritenere chiuso il processo di riorganizzazione aziendale e si impegna a riaprire una discussione su un Piano industriale che dia concrete prospettive di sviluppo al sito produttivo di Sasso Marconi".
Ma i sindacati sono soddisfatti solo a metà: "La vicenda Manz - dicono Fiom-Cgil e Fim Cisl - che pure si è conclusa positivamente, ha evidenziato per l’ennesima volta il tema dell’eccessivo potere delle multinazionali; un potere favorito anche dalla mancanza di un quadro normativo chiaro e vincolante". E' per questo che i sindacalisti invocano "provvedimenti urgenti e concreti che impongano, in particolar modo alle imprese globali, una maggiore responsabilità sociale e un maggior rispetto degli accordi e del territorio in cui si trovano ad operare". A tal proposito, ricordano i sindacati, "il Patto per il lavoro firmato da Regione Emilia Romagna, Cgil, Cisl, Uil, Unindustria, ecc. non può continuare a esistere solo sulla carta, è anzi necessario che le Istituzioni si facciano maggiormente carico della suo rispetto e della sua applicazione".

mercoledì 3 febbraio 2016

Manz di Sasso Marconi. Prove di accordo.




Tregua di 15 giorni alla Manz di Sasso Marconi. Sindacati e azienda hanno convenuto di sospendere per due settimane la procedura di mobilità dei 9 licenziamenti per consentire alle parti di ricercare e quindi verificare se vi sono le condizioni per procedere in modo concordato.
 Il 16 di febbraio prossimo la Città metropolitana ospiterà un incontro per fare il punto della situazione, cui parteciperanno tutte le parti in causa. Saranno messe a confronto le varie proposte e si saprà quale è il 'futuro prossimo' del sito produttivo di Sasso Marconi. La proprietà è rimasta comunque ferma sulle sue posizioni. I licenziamenti saranno 9.
Importante la sospensione poiché, essendo il numero di lavoratori dichiarati in esubero inferiore a 10, la procedura è semplificata e si conclude in tempi brevi, “ ha detto Lorenzo Tamarri della Fim-Cisl . “Noi abbiamo ribadito che l'unico modo di procedere debba essere quello della 'volontarietà' dei dimissionari. L'azienda ha già presentato un pacchetto di offerte che potrebbe agevolare la soluzione. Il 16 si potrà verificare e valutare”.



sabato 30 gennaio 2016

Crisi Manz. Fortuzzi chiede di parlarne in Consiglio comunale.




Il consigliere comunale di Sasso Marconi, Pietro Fortuzzi, con una interrogazione chiede un Consiglio comunale aperto per un confronto sulla 'vicenda Manz', l'azienda meccanica a Sasso Marconi in cui sono a rischio 9 posti di lavoro.


L'interrogazione:

Interrogazione urgente scritta

Al Sindaco di Sasso Marconi, Stefano Mazzetti

Oggetto: Manz 

Gent. Sindaco di Sasso M., nella giornata di venerdì 22/01/2016 la multinazionale tedesca Manz ha comunicato la decisione di sopprimere 171 posti di lavoro 9 dei quali riguardano lo stabilimento di San Lorenzo di Sasso M. I licenziamenti risultano incomprensibili anche alla luce delle performance positive che lo stabilimento ha potuto vantare nell’ultimo biennio . L’indisponibilità a qualsiasi confronto richiesto dai sindacati si collocano sulla scia di quanto sta accadendo nel nostro Appennino. Una pericolosa tendenza all’emulazione in particolar modo fra le multinazionali presenti sul nostro territorio. 

Pertanto come consigliere comunale le chiedo:

1) l’immediato convocazione di un consiglio comunale aperto su questa delicata vertenza. 
 
2) chiedo se la MANZ ha ancora intenzione di rinnovare l’affitto del capannone dove attualmente si lavora e che è a breve in scadenza . O la multinazionale ha intenzione di delocalizzare la lavorazione? . Quali sono le sue vere intenzioni? 
 
3) chiedo inoltre un ceck-up completo sulla situazione occupazionale di tutte le ditte metal meccaniche e chimiche (Kemet , Ciba…) presenti a Sasso M .
Ci sono in arrivo altre criticità occupazionali ? Ci informi caro sindaco in modo completo ed esaustivo , glielo chiedono i lavoratori le lavoratrici di Sasso M.

Sasso M.28/01/2016

 il Consigliere Comunale Pietro Fortuzzi

venerdì 29 gennaio 2016

Anche alla Manz di Sasso Marconi, presidio degli operai ai cancelli.

E' il secondo giorno di sciopero allo stabilimento della multinazionale tedesca Manz di Sasso Marconi e il primo di presidio ai cancelli. A portare i lavoratori a incrociare le braccia, la notizia che la proprietà ha annunciato  9 esuberi e l'intenzione quindi di ridurre l'organico, dalle 91 unità oggi in carica, a 82. La notizia è giunta inattesa e ha avuto l'effetto di una bomba.
Voci di possibili difficoltà della Manz a Sasso Marconi ne giravano. Ma erano considerate 'sfoghi irrazionali di gufi' poiché gli indicatori produttivi ed economici del sito erano rassicuranti. La produzione aveva mercato e il fatturato era buono.
Nello stabilimento di Sasso Marconi, erede della sezione meccanica della storica Arcotronics, si realizzano principalmente batterie al litio e lo scorso anno ha fatto registrare un aumento di fatturato del 20 %, sottolineano i lavoratori.
La ragione degli scioperanti la riferisce Primo Sacchetti ( nella foto) della Fiom: “L'atteggiamento dell'azienda è inaccettabile. Siamo di fronte a una azione unilaterale. Manca persino un progetto di uscita concordata che metta in campo ammortizzatori sociali. Il modo di procedere è persino peggiore di quello della Saeco di Gaggio Montano. Abbiamo istituito il tavolo di crisi”, continua Sacchetti, “cui parteciperanno anche Regione e Città metropolitana. La proprietà non può prendere una tale posizione. Come sindacato abbiamo già fatto una proposta. E' poi incomprensibile che si serva di 30 lavoratori esterni e punti contemporaneamente alla riduzione dell'organico”. 

Anche Lorenzo Tamarri ( nella foto) della Fim CISL si dice preoccupato per il modo di procedere. “ Siamo ormai diventati numeri di un elenco impersonale. In una sede lontana si decide di ridurre del 10 % l'organico e una scure si abbassa per soddisfare tale percentuale in tutti i siti produttivi del gruppo. Qui a Sasso Marconi la situazione è particolarmente preoccupante poiché essendo il numero degli esuberi inferiore a 10 la procedura per il licenziamento è più breve e semplificata, quindi più pericolosa. Vogliamo entrare nel merito in un confronto costruttivo con la proprietà. Siamo al secondo giorno di sciopero e non sono escluse altre azioni se l'azienda rimane sulle sue posizioni”. 

Stefano Tomesani
Per la RSU, Stefano Tomesani e Roberto Francia, il primo nella logistica, il secondo impiegato, non nascondono il loro disappunto: “E' incredibile. Non ci saremmo mai aspettati dalla proprietà la denuncia di esuberi perchè tutto andava bene: fino a poco tempo fa si assumeva e si ipotizzavano altre assunzioni.
Roberto Francia
Preoccupa poi la chiusura della direzione generale a discutere la proposta”.


 Nubi sempre più grigie all'orizzonte occupazionale della Valle del Reno.


giovedì 28 gennaio 2016

Appennino senza pace, anche Manz licenzia: "Multinazionali sfruttano e lasciano macerie" Un'altra multinazionale pronta a licenziare sull'Appennino. Sindacati "pericolosa tendenza a emulazione fra multinazionali di un territorio già provato dalla crisi". Attacchi anche dalla politica: "Vengono in regione e fanno razzia delle nostre attività per poi sparire"



Da Bologna Today




La Manz, multinazionale tedesca che occupa circa 1800 persone in tutto il mondo, ha comunicato la decisione di sopprimere 171 posti di lavoro, 9 dei quali riguarderanno lo stabilimento di Sasso Marconi. Lo rende noto Fiom Cgil e Fim Cisl, denunciando che "i licenziamenti risultano totalmente incomprensibili anche alla luce delle performance positive che lo stabilimento di Sasso  ha potuto vantare nell’ultimo biennio, sia in termini di produttività, sia in termini di fatturato. Tanto più se se si pensa che nello stabilimento , che oggi occupa 91 addetti, sono presenti altri trenta lavoratori appartenenti a ditte esterne". I sindacati fanno sapere di aver proposto "un ampio ventaglio di soluzioni alternative ai licenziamenti: dalla Cassa Integrazione, ai Contratti di solidarietà, alla Mobilità incentivata su base volontaria. MANZ ha rifiutato qualsiasi proposta".
Pronta la reazione dei lavoratori MANZ di Sasso Marconi che nella giornata di ieri hanno scioperato e torneranno a mobilitarsi, annunciando un ulteriore pacchetto di quattro ore da effettuarsi domani, data in cui è previsto il prossimo incontro con la Direzione aziendale.
PREOCCUPAZIONE PER L'APPENNINO. La situazione Manz preoccupa ancor di più i sindacati, se inserita nel contesto: "pare collocarsi sulla scia di quanto sta purtroppo accadendo, da qualche mese a questa parte, in tutto il territorio dell’Appennino bolognese" (vedi ad esempio il caso Philps Saeco).
"Una pericolosa tendenza all’emulazione - graffiano ancora Cgil e Cisl - sembra infatti diffondersi fra le aziende, in particolar modo fra le multinazionali, di un territorio già così duramente provato dalla crisi, e il rischio che si apra una stagione complessa e difficile è più che mai concreto".

Sferzata alle multinazionali operanti sul nostro territorio anche da parte di L'Altra Emilia Romagna, che accusa: "Vengono in regione e fanno razzia delle nostre attività industriali per poi sparire dopo aver sfruttato lo sfruttabile lasciando macerie alle spalle".

 Per Piergiovanni Alleva ( nella foto), consigliere regionale AER è "inaccettabile che un'altra multinazionale, stavolta tedesca, la Manz di Sasso Marconi, abbia licenziato 9 lavoratori in assenza di qualsiasi giustificato motivo". Alleva sprona la politica " a far sentire la propria voce anche con la necessaria durezza quando è il caso. E' ora quindi che, in base all'articolo 41 della Costituzione,  nella nostra regione la clausola sociale diventi quella automatica e naturale alla base di tutti gli accordi di insediamento, penso ad esempio alla recente costruzione della fabbrica della Philip Morris dove sarebbe stato opportuno farlo". Clausole che - ribadisce Alleva - sono "fondamentali perché queste intese a favore di terzi danno diritti risarcitori a capo dei lavoratori in caso di disimpegno immotivato dell'impresa".
Per scongiurare la delocalizzazione nelle aziende già presenti - l'AER pensa "bisognerebbe ricorrere al sistema con il quale negli anni Ottanta fu sconfitta la pirateria nei contratti: quindi bisogna pensare ad un sistema di aggravio o alleggerimento dei carichi contributivi e fiscali da modulare in base all'impegno a non delocalizzare per almeno una decina d'anni". 





Manz annuncia licenziamenti a Sasso Marconi. Torna l'S.o.s per il lavoro in Appennino



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domenica 23 marzo 2014

Sasso Marconi. La divisione meccanica della ex Arcotronics è tedesca.



La stampa locale riporta oggi il passaggio alla tedesca Manz   della divisione meccanica della Kemet ( ex Arcotronics) di Sasso Marconi. La bella realtà industriale, che ha avuto fino a oltre 1200 dipendenti nelle tre sedi di Sasso Vergato e Monghidoro garantendo lavoro a tanti residenti della zona, subisce quindi una ulteriore mutilazione, quella del settore che produce macchine automatiche per l’industria elettronica con i suoi attuali 83 occupati.  

Trova così conferma la voce che da diversi giorni dava il passaggio di proprietà del ‘piccolo gioiello di Sasso Marconi ’,  al gruppo tedesco che fra l’altro avrebbe già acquisito lo stabilimento ex Arcotronics di Vergato. Lo stabilimento  di Monghidoro ha perso la produzione di Arcotronics e  cambiato proprietà da tempo. 
 L’ipotesi di compravendita  era già stata annunciata con preoccupazione anche dal capogruppo consiliare di Sasso Libera Marco Veronesi  . Il consigliere allora poneva l’accento anche sull’ennesimo strappo  da parte della multinazionale agli accordi sottoscritti con i sindacati e con gli enti pubblici territoriali. Tali accordi prevedevano il mantenimento nel polo produttivo  Kemet in un nuovo stabilimento  realizzato a Borgonuovo, con oltre 600 posti di lavoro e alla proprietà  veniva accordata una ricca (ora forse non più)  concessione di trasformare in residenziale l’ampio lotto dello stabilimento storico Arcotronics di san Lorenzo a Sasso Marconi. 
Tale trasformazione si era anche concretizzata in un progetto edificatorio di diversi corpi residenziali con numerose decine di appartamenti, presentato e approvato in Consiglio Comunale.  
Quindi una speculazione edilizia in cambio del mantenimento nel comune di Sasso Marconi della produzione ex Arcotronics e di un considerevole numero di posti di lavoro.
Il Comune di Sasso Marconi aveva arricchito la possibilità dell’intervento edificatorio concedendo persino in più  un’area di proprietà comunale.  

Da parte sindacale non si registrano reazioni o commenti all’avvenuto cambio di proprietà. C’è quindi da ritenere che il tutto avviene con l’approvazione del sindacato. 
Rimane comunque difficile da capire come un accordo disdetto in pratica da una parte rimanga invece vincolante per l’altra, poiché il concedente tace.
Stupisce inoltre il silenzio del mondo politico, ad accezione della uscita di Marco Veronesi che rimane un fatto isolato, un sasso buttato nello stagno,non seguito.

C’è poi da chiedersi quale sia il futuro della divisione meccanica: resterà attiva nell’attuale sede ? o quale sarà la sua sorte ?