di Marzio Bartoloni
Il Sole 24 Ore
È
stato raggiunto un accordo di base che regolerà la presenza dei medici di
famiglia nelle Case di comunità. Dopo settimane di confronto e tensioni tra le
parti, i sindacati di categoria hanno definito un’intesa preliminare con la
Sisac (Struttura Interregionale Sanitari Convenzionati), mentre la firma
definitiva è attesa nelle prossime ore, dopo il via libera del Ministero
dell’Economia e delle Finanze.
L’intesa
rappresenta un passaggio cruciale in vista della scadenza del 30 giugno fissata
dal Pnrr per l’avvio delle 1.038 nuove strutture territoriali previste sul
territorio nazionale.
Soddisfatto
il ministro della Salute, Orazio Schillaci, che ha espresso ottimismo
sull’esito del negoziato: «Siamo ottimisti e aspettiamo di arrivare a una
conclusione». Anche la Conferenza delle Regioni ha confermato la condivisione
dell’ipotesi di Accordo collettivo nazionale per i medici di medicina generale,
annunciando inoltre l’intenzione di aprire al più presto il confronto per il rinnovo
contrattuale relativo al triennio 2025-2027. Le Regioni si sono impegnate a
emanare entro il 30 settembre 2026 l’atto di indirizzo per l’intero comparto
della medicina generale.
Secondo
quanto emerso dal confronto, il compenso orario per l’attività nelle Case di
comunità potrebbe attestarsi intorno ai 40 euro lordi (38 euro più oneri). I
medici di famiglia saranno chiamati a garantire fino a sei ore settimanali di
servizio, sulla base dei fabbisogni individuati dalle singole Regioni, per 48
settimane all’anno.
Sul
piano sindacale, l’accordo ha ottenuto il sostegno della Fimmg, principale
organizzazione rappresentativa dei medici di medicina generale, che ha
sottolineato il senso di responsabilità dimostrato dalla categoria. Non è però
mancato il dissenso: i sindacati Smi e Snami hanno infatti respinto l’intesa.
In particolare, lo Snami critica quello che definisce uno «stravolgimento della
natura giuridica del rapporto di lavoro» dei medici di famiglia.
Nonostante
le divisioni, il raggiungimento dell’accordo preliminare consente di
avvicinarsi all’obiettivo di rendere operative le Case di comunità nei tempi
previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, rafforzando l’assistenza
sanitaria territoriale e la presa in carico dei cittadini.
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