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venerdì 28 febbraio 2020

E morto il pronipote dell'ex premier Romano Prodi

Era rimasto ferito ieri dopo un urto con una macchina mentre viaggiava sulla sua bicicletta lungo le strade dei colli di Bologna.
 
E' morto un ciclista 18enne rimasto ferito ieri pomeriggio in un incidente sui colli di Bologna, all'angolo fra via di Barbiano e via degli Scalini. Il ragazzo era in sella alla propria bicicletta che è stata urtata da una una Toyota Yaris. Si chiamava Matteo Prodi ed era il pronipote dell'ex premier Romano. Frequentava la quinta al liceo scientifico Fermi, ma in questi giorni era a casa, per la chiusura delle scuole. 
Maggiore di sei fratelli, abitava con la famiglia in via Siepelunga dove era un assiduo frequentatore della parrocchia di Sant'Anna, oltre a fare parte dell'Azione Cattolica.
"Un ragazzo gioioso e al tempo steso mite, che sapeva stare con tutti" lo descrive don Mario Fini, parroco della chiesa.
Il nonno di Matteo è il Vittorio Prodi, fratello di Romano e già presidente della Provincia di Bologna (dal '95 al 2004) e deputato del Parlamento europeo con l'Ulivo. A quanto si apprende, la famiglia ha autorizzato l'espianto degli organi del ragazzo.
Dalla prima ricostruzione, la macchina stava salendo dalla città verso la zona collinare mentre la bici procedeva nel senso opposto, quando c'è stato l'impatto che ha fatto sbalzare a terra il ciclista.
Soccorso dal 118, è stato ricoverato in gravissime condizioni all'ospedale Maggiore, dove è deceduto in tarda mattinata. Entrambi i mezzi sono stati posti sotto sequestro dalla Polizia Locale che ha eseguito i rilievi. (ANSA)

venerdì 23 novembre 2018

Prodi: “Operai guadagnano 200 volte in meno dei manager e nessuno dice niente. Europa è impopolare perché non fa nulla”

L'ex presidente del Consiglio parla di politica e globalizzazione: "Accettiamo cose che 30 anni fa non avremmo minimamente accettato". Sull'Unione Europea: "Quando faceva politica, la gente non era contro. Il problema di governare la globalizzazione è enorme e non si risolve tornando alle nazioni, alla sovranità nazionale. C'è bisogno di più Europa, altrimenti Cina e Usa ci massacrano"

Prodi: “Operai guadagnano 200 volte in meno dei manager e nessuno dice niente. Europa è impopolare perché non fa nulla”Sollecitato da Marco


La delega all’autorità e la deriva autoritaria, le differenze di stipendio accettate passivamente, l’Europa che non fa nulla. Romano Prodi interviene alla presentazione del libro “Il valore di tutto” di Mariana Mazzucato e traccia uno scenario a 360 gradi della situazione politica attuale dagli Stati Uniti all’Unione Europea fino a una delle misure simbolo del governo Lega-M5s. “Accettiamo cose che 30 anni fa non avremmo minimamente accettato”, come ad esempio la differenza di stipendio fra chi guida la società e l’operaio standard.
È di 200 volte e nessuno dice niente”, dice l’ex presidente del Consiglio e della Commissione europea. “Per questo – ha spiegato Prodi usando l’esempio della differenza di retribuzione – nascono posizioni come quelle di Corbyn, nate più da uno sdegno che da un disegno”. Così, spiega, “stiamo gioiosamente andando” verso una deriva autorità e il problema è che “il popolo vuole andarci”, spiega Prodi.






Un freno potrebbe essere l’Unione Europea? “Si accusa l’Europa perché l’Europa non fa nulla. Quando faceva politica la gente non era contro l’Europa – argomenta l’ex presidente del Consiglio – La possiamo salvare se le prossime elezioni saranno elezioni politiche” e non l’occasione per “mandare i ‘trombati’ delle elezioni nazionali”. Il Partito Popolare Europeo, osserva, è “il partito più ampio” e quindi “può nascere una bellissima battaglia politica se gli altri, i liberali, i socialisti e i Verdi si mettono insieme”. Se ci saranno elezioni europee con una battaglia politica, ha aggiunto Prodi, “chi vince ha una delega europea, non nazionale”. C’è “bisogno di Europa”, ha aggiunto, “perché Cina e Usa ci massacrano: torniamo alla politica”.
A giudizio dell’ex presidente della Commissione europea, ancora, “l’Ue è diventata impopolare perché il potere è passato dalla Commissione al Consiglio che rappresenta i singoli Paesi. E – ha spiegato – quando si passa ai singoli Stati chi comanda è il più grosso”. In ogni caso a maggio, i movimenti nazionalisti contano di fare il pieno nelle urne. “Il problema di governare la globalizzazione è enorme e non si risolve tornando alle nazioni, alla sovranità nazionale – dice – viviamo una contraddizione drammatica in tutto il mondo. Trump, ad esempio, è stato la risposta a un desiderio di autorità. C’è una autentica delega all’autorità”.


Parlando di politica interna, invece, il professore si è soffermato sul reddito di cittadinanza. Una tipologia di misura che, a suo avviso, “non risolve problemi economici ma problemi politici”. Una tendenza, quella della scelta di misure di questo tipo, che “non mi piace: può andare bene in emergenza, in casi speciali ma è il ritorno alla grande carità”. A giudizio dell’ex presidente del Consiglio e della Commissione europea, “queste innovazioni sono la rassegnazione alle disuguaglianze, usate per catturare voti”, una cosa, ha concluso, “che può anche funzionare”.

domenica 18 giugno 2017

Romano Prodi celebra la fine del Ramadan: "Abbiamo un avvenire in comune".

La comunità islamica bolognese ha invitato a partecipare anche il sindaco Virginio Merola, l'arcivescovo Matteo Maria Zuppi, il questore Ignazio Coccia, il prefetto Matteo Piantedosi, il rettore dell'Università Francesco Ubertini.

Un lettore sollecita:

Anche l'ex presidente del Consiglio Romano Prodi ha preso parte ieri sera a Bologna all'iftar, il pasto di rottura del digiuno nel corso del Ramadan, al quale la comunità islamica cittadina ha invitato istituzioni e cittadini.
Una lunga tavolata in via Torleone, dietro le Due Torri, a unire non solo le storiche vie di Strada Maggiore e San Vitale, ma anche i musulmani di Bologna con le istituzioni e i cittadini. Per la prima volta nel capoluogo la comunità islamica celebra l'iftar, il pasto di rottura del digiuno nel mese sacro del Ramadan, in un luogo diverso dal centro di preghiera di via Pallavicini, e lo fa invitando a partecipare il sindaco Virginio Merola, l'arcivescovo Matteo Maria Zuppi, il questore Ignazio Coccia, il prefetto Matteo Piantedosi, il rettore dell'Università Francesco Ubertini e tutta la cittadinanza.
All'iftar ha preso parte anche Romano Prodi. Un'apertura particolarmente gradita, visto anche il periodo di allerta e preoccupazione diffusa a causa del terrorismo. "Oggi siamo tutti qui - ha detto l'ex premier - e siamo tutti italiani, abbiamo un avvenire in comune, comportiamoci in modo da costruirlo bene". "È bello che le nostre strade si chiudano per aprirsi agli altri - ha dichiarato il sindaco Virginio Merola - ne abbiamo bisogno come Paese e come europei. Dobbiamo continuare a saper costruire insieme".
"Senza ponti non si vive - ha detto l'arcivescovo di Bologna, monsignor Matteo Maria Zuppi - se ci si conosce l'estremismo cala, per combatterlo dobbiamo continuare a costruire ponti e creare legami di rispetto e amicizia". "Rompiamo il digiuno assieme ai bolognesi, donne, uomini e amici - spiega il coordinatore della comunità islamica di Bologna, Yassine Lafram - per noi il Ramadan è autodisciplina, una scuola che ci insegna anche amicizia e convivenza. Servono più momenti comunitari, con Zuppi abbiamo fatto passi avanti, speriamo di continuare".

martedì 6 settembre 2016

Prodi: "Le riforme servono sempre, ma serie. Non si è mai saputo farle".L'ex premier all'assemblea di Unindustria Bologna: "Questa Europa? Un disastro".

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Prodi: "Le riforme servono sempre, ma serie. Non si è mai saputo farle"




"Le riforme servono sempre, dipende da cosa si intende per riforme. Quando una riforma vuol dire produrre meglio, innovare, allora va bene. Ma ci vuole pazienza, tempo, ci vogliono le riforme serie, che danno frutti dopo anni. Ed è questo che non si è mai saputo fare". Lo ha detto l'ex premier Romano Prodi, a margine dell'assemblea pubblica di Unindustria Bologna, Farete, rispondendo a chi gli ha chiesto se per risollevare la situazione economica bastano le riforme.

"Dal punto di vista dell'economia, ci sarebbero gli Stati Uniti e la Cina che sono pronti a spingere e poi abbiamo questa Europa che è un disastro, la gestione tedesca lavora solo col freno. E quindi quando si lavora solo col freno non si può pensare di andare veloce. Non credo che neanche il segnale d'allarme delle elezioni nel Meclemburgo possano cambiare le cose" ha aggiunto poi l'ex premier. "Siamo in quei periodi storici in cui l'unica cosa che ci rimane è la speranza".

"Il G20 - ha concluso - rappresenta tutto il mondo, ma non ha poteri decisionali, però crea un'atmosfera, quindi ci sono alcuni aspetti positivi come la firma dei trattati per la conservazione del pianeta".


venerdì 3 maggio 2013

Che la crisi del PD sia l'occasione del suo rilancio. E' più che un auspicio, è una convinzione per Fabbri e De Maria.



Marilena Fabbri

Mettendoci,  come si suol dire ‘la faccia’, gli onorevoli del PD  Marilena Fabbri e Andrea De Maria hanno affrontato gli iscritti del partito in una assemblea a Monte San Pietro per una valutazione sullo ‘stato dell’arte’ nell’attività parlamentare romana. Sotto la lente di ingrandimento, le ‘difficoltà del PD’ procurate dalle incertezze  per la formazione del Governo e per la nomina del nuovo Presidente della Repubblica’. Sul banco degli imputati i due  onorevoli , protagonisti e testimoni diretti degli avvenimenti. Il disagio degli iscritti si è subito manifestato con due indicatori: la mancata elezione a presidente della Repubblica di Romano Prodi e l’alleanza di Governo con il PDL che ha contraddetto la promessa ritenuta più che impegnativa  ‘mai con il PDL’.


Andrea De Maria
Il disappunto degli scritti ha procurato molti interventi tutti all’unisono: bocciato senza appello il comportamento del gruppo dirigente del partito per aver  saputo trovare una linea condivisa. Ciò ha portato alla defezione di ben 101 grandi elettori del PD che non hanno votato  come aveva indicato per acclamazione il gruppo parlamentare.
Una delle prime esigenze della platea è stata quella di individuare chi erano quei ‘101’, poiché era evidentemente palese che ci sarebbero state delle definizione, ma non a questo livello numerici. “I 101 vanno stanati,” è  stato detto.
Era presente anche una rappresentante di Sel  che su questo argomento ha aggiunto : ‘Il gruppo dirigente di Sel aveva già sentore di quello che sarebbe successo, tant’è che ha voluto rendere riconoscibile il  voto dei parlamentari del gruppo . Possibile che  il PD abbia potuto sottovalutare questo?” si è chiesta.

I due ‘romani’ hanno spiegato che i 101 non solo quelli di una corrente ben precisa (renziani, antibersaniani, dalemiani) ma il frutto di un insieme di disagi generati principalmente dalla mancata partecipazione alla decisione. In definitiva il nome di Prodi è venuto dall’alto e non da una sintesi assembleare per la quale il tempo non c’era. Inoltre è stato detto: “Votare Presidente della Repubblica Romano Prodi avrebbe portato alla chiusura definitiva del dialogo con il PDL ritenuto ‘purtroppo’  l’unico interlocutore credibile per affidabilità istituzionale, poiché il M3S ha dimostrato, senza lasciare dubbi, che questa affidabilità non vuole darla. Chiudere con il PDL avrebbe anche significato la morte immediata della legislatura e il ricorso a nuove elezioni fatte senza cambiare la legge elettorale”. A questo proposito i due parlamentari hanno riferito che il PD ha già presentato una sua proposta ed è in via di presentazione una alternativa che comporta almeno la riesumazione del ‘mattarellum’ in sostituzione del vituperato ‘porcellum’.

L’incontro si è concluso con una parola di fiducia per il futuro del PD e dell’intero paese “Le crisi servono anche per ripartire” hanno detto gli oratori. “Una grande massa di persone si è resa conto che la politica ha un’importanza fondamentale. Le passioni nascono da momenti emotivi molto forti e certamente questo è uno di quelli”.