Al Policlinico un’operazione di alta complessità salva Jasmine, 40 giorni. Determinante il lavoro di un’équipe multidisciplinare
Una febbre improvvisa, un sintomo comune nei primi
mesi di vita. È iniziato così il percorso clinico di Jasmine (nome di
fantasia), una neonata di appena 40 giorni, che non raggiungeva ancora i cinque
chilogrammi di peso. Quello che sembrava un episodio banale ha invece rivelato
una condizione ben più complessa: gli accertamenti hanno evidenziato una
voluminosa massa epatica localizzata nel lobo sinistro del fegato, un quadro
eccezionale sia per l’età della paziente sia per le dimensioni della lesione.
Nonostante i numerosi esami
diagnostici, non è stato possibile definirne con certezza la natura prima
dell’intervento. Dopo un approfondito confronto multidisciplinare, l’équipe del
Policlinico di Milano ha deciso di procedere con un intervento chirurgico
altamente delicato, reso ancora più complesso dalla tenerissima età della
paziente e dal significativo rischio vascolare associato alla massa.
L’operazione, durata circa quattro
ore, si è conclusa con l’asportazione completa della lesione. Un risultato reso
possibile dalla stretta collaborazione tra Chirurgia Generale e dei Trapianti
di Fegato e Chirurgia Pediatrica, con il supporto fondamentale dell’Anestesia
Pediatrica e del personale infermieristico specializzato.
Il decorso post-operatorio è stato
regolare e privo di complicanze. L’esame istologico ha poi confermato la natura
benigna della massa, rendendo non necessarie ulteriori terapie.
Oggi Jasmine sta bene e potrà
crescere senza limitazioni, anche grazie alla straordinaria capacità
rigenerativa del fegato.
«Ogni riscontro di lesioni epatiche
genera comprensibile apprensione, soprattutto quando le dimensioni sono
rilevanti e non è possibile stabilire con certezza la diagnosi senza ricorrere
a procedure invasive come la biopsia, che in questo caso avrebbe comportato
rischi significativi», spiega il professor Cristiano Quintini, direttore della
Chirurgia Generale e dei Trapianti di Fegato.
«I tumori epatici maligni in epoca
neonatale sono estremamente rari ma possibili e spesso aggressivi. In
situazioni selezionate, un’asportazione tempestiva e completa rappresenta
l’unica soluzione. Fortunatamente, in questo caso, l’esame istologico ha confermato
la benignità della lesione, consentendoci di guardare con serenità al futuro
della paziente».
«Operare una neonata di appena
quaranta giorni significa intervenire su equilibri fisiologici estremamente
delicati», aggiunge Ernesto Leva, direttore della Chirurgia Pediatrica. «La
decisione chirurgica è stata il risultato di un confronto collegiale
approfondito e di una diagnosi costruita con grande attenzione, basata
sull’esperienza del nostro gruppo nella chirurgia neonatale».
«Questa storia rappresenta il senso
più profondo del nostro lavoro: integrare competenze diverse per affrontare
anche le situazioni più complesse, soprattutto quando riguardano i pazienti più
fragili», sottolinea Matteo Stocco, direttore generale del Policlinico di
Milano. «Nel caso di Jasmine abbiamo visto all’opera una squadra
multidisciplinare di altissimo livello, capace di coniugare esperienza clinica,
tecnologia e umanità».
Accanto
alla piccola, durante tutto il percorso, sono rimasti i genitori, che oggi
esprimono profonda gratitudine verso l’équipe medica. Il Policlinico di Milano
si conferma così non solo un centro di eccellenza clinica, ma anche un luogo di
accoglienza, competenza e speranza.
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