«Intorno alla casa di riposo di Grizzana Morandi si
gioca una partita ben più ampia di quanto possa apparire a prima vista: quella
della tenuta dei servizi essenziali nelle aree appenniniche e nei territori di
confine». Lo dichiarano Erika Seta e Mariela Fuentes di Azzurro Donna FI.
«Il sindaco fa bene ad alzare la voce e a chiedere
un’azione condivisa», proseguono. «La presenza di soggetti che manifestano
interesse non rappresenta infatti alcuna garanzia concreta e rischia anzi di
diventare un alibi per gli enti sovraordinati — dalla Città Metropolitana alla
Conferenza socio-sanitaria — inducendoli a un atteggiamento attendista».
«Oggi più che mai, una casa di riposo
è un servizio essenziale per la comunità e per il sistema familiare. In molti
casi è proprio grazie al supporto di queste strutture che le famiglie riescono
a mantenere un equilibrio economico e organizzativo. La figura del caregiver
familiare, storicamente ricoperta soprattutto dalle donne, è sempre meno
sostenibile in un contesto in cui il doppio reddito è ormai una necessità».
«In un piccolo comune, una struttura
di questo tipo rappresenta anche un sostegno indiretto ai servizi sociali,
contribuendo a ridurre altri costi e a liberare risorse. È in gioco, dunque, la
tenuta complessiva di un sistema amministrativo che nemmeno la Regione può
permettersi di ignorare».
«Non si può ritenere risolta la
questione con il semplice trasferimento degli ospiti in strutture distribuite
sul territorio: una scelta del genere rischia di generare disorientamento negli
anziani e di compromettere la continuità dell’assistenza, anche sotto il
profilo affettivo, psicologico e familiare».
«In Appennino, troppo spesso si è sottovalutato il “piccolo sasso” che inizia a rotolare. Ma è proprio da lì che può avere origine una frana», concludono.
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