di Loris Bonantini
Nel nostro Appennino vivono persone che, con dignità e
in silenzio, hanno contribuito a costruire il futuro e il presente delle nostre
comunità. Donne e uomini dalle radici profonde, che incarnano il significato
autentico di parole come lavoro, onestà, dignità, amicizia fraterna e famiglia,
nucleo fondante della società.
Sono persone vere, la cui parola valeva quanto una
firma: galantuomini e galant’uomini capaci di relazioni improntate alla
gentilezza, all’impegno verso gli altri e al volontariato. Un patrimonio umano
e morale che non può andare disperso.
A partire da questo esempio, nasce un
invito alla riflessione e all’azione: essere testimoni attivi di questi valori,
assumendoci la responsabilità di trasmetterli nelle scelte quotidiane e nella
vita civile. Essere testimoni significa anche riconoscere il rispetto verso
l’altro — persino verso il nemico — come espressione suprema della dignità
umana.
Occorre mantenere viva una memoria
civile, politica e umana, soprattutto nei confronti delle giovani generazioni,
affinché non vadano perdute le conquiste maturate dopo le grandi tragedie del
Novecento.
In un tempo segnato da conflitti e
tensioni, è necessario saper distinguere e scegliere: valorizzare chi agisce
con responsabilità e coerenza, e prendere le distanze da superficialità,
opportunismo e atteggiamenti antidemocratici.
L’impegno deve tradursi anche nella
difesa concreta dei diritti e dei doveri, a partire da ambiti fondamentali come
la sanità e la scuola pubblica, indicatori essenziali del livello di civiltà di
uno Stato.
Un messaggio che si chiude con un augurio e una dichiarazione d’identità: buona vita a tutti, e viva l’Appennino, patrimonio autentico di valori e comunità.
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