Una
serata di memoria, spiritualità e orgoglio per le proprie radici. Ieri sera, a
San Benedetto Val di Sambro, l’associazione Arca Appennino Bolognese ha aperto
l’incontro dedicato agli 800 anni di San
Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia, in un appuntamento che ha unito
storia, cultura e riflessione sul presente.
Ad aprire l’iniziativa è stato Fabio Righi, che nel suo intervento ha condiviso la
visione con cui i volontari dell’associazione guardano all’Appennino: non come
a un territorio marginale, ma come a un luogo custode di una civiltà millenaria.
Il racconto è partito dalle radici etrusche e romane, passando
attraverso il contributo di grandi figure della cultura e della scienza
italiana – come il genio di Guglielmo
Marconi e i maestri dell’arte – fino ad arrivare alla dimensione più
alta, quella spirituale,
incarnata dalla figura di San Francesco.
Ricordare il santo di Assisi oggi
significa, secondo i promotori dell’iniziativa, riportare al centro un
messaggio quanto mai attuale. In un mondo attraversato da conflitti e tensioni,
la sua testimonianza di pace, fraternità
e rispetto per il creato rappresenta ancora un punto di riferimento.
Un tema richiamato anche dalla lettura del Cantico delle Creature, proposta durante la serata dal
professor Dario Mingarelli, che
ha sottolineato il valore universale della visione francescana della natura.
L’incontro si inserisce nel più ampio
progetto di “Diplomazia della Memoria”,
con cui Arca Appennino Bolognese intende raccontare e valorizzare la storia
culturale e spirituale del Paese, proponendo un’immagine dell’Italia come terra capace di rinascere grazie alla forza della
propria tradizione e della propria identità.
«La bellezza che abbiamo ereditato non è soltanto un ricordo – è stato ricordato durante la serata – ma una responsabilità verso il futuro».
Un ringraziamento particolare è stato
rivolto al dottor Vincenzo Speghini,
per il sostegno e la visione che orienta l’impegno dell’associazione nel Terzo
settore, al parroco di San Benedetto Val
di Sambro, al professor Dario
Mingarelli ( nella foto) e a tutti i partecipanti che hanno contribuito a rendere la
serata un momento di condivisione e riflessione.
Un
incontro che ha voluto ricordare come, anche dai piccoli centri dell’Appennino,
possa partire un messaggio universale: la
bellezza, la memoria e la cultura come strumenti di pace e di futuro.
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