Le
riforme della Politica Agricola Comune
(PAC) previste per il periodo successivo al 2027 aprono uno scenario
che preoccupa parte della politica regionale. Il consigliere di Rete Civica Marco Mastacchi ( nella foto) ha presentato
un’interpellanza alla Giunta dell’Emilia-Romagna per chiedere chiarimenti e per
sollecitare un’azione politica in difesa dell’autonomia territoriale nella
gestione delle politiche agricole.
Secondo Mastacchi, le modifiche in discussione a
livello europeo introdurrebbero un cambiamento strutturale nella governance dei
fondi agricoli. Il nuovo modello, che dovrebbe entrare in vigore dal 1° gennaio 2028, prevede infatti la
fusione dei principali strumenti finanziari della PAC in un unico fondo
nazionale gestito a livello centrale, con un coordinamento affidato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Una riforma che segnerebbe il
superamento degli attuali fondi FEAGA,
destinato ai pagamenti diretti agli agricoltori, e FEASR, dedicato allo sviluppo rurale. Al loro posto
verrebbe istituito un unico strumento finanziario, nel quale confluiranno
risorse oggi vincolate agli obiettivi agricoli insieme a una quota più ampia di
fondi non necessariamente destinati al settore primario.
Per il consigliere regionale, questa
impostazione comporterebbe un rischio significativo per i territori rurali. La
maggiore flessibilità nella gestione delle risorse potrebbe infatti consentire
allo Stato di indirizzare parte dei fondi verso priorità nazionali di carattere
industriale o infrastrutturale, riducendo il sostegno diretto alle campagne e
alle comunità agricole.
Il nuovo assetto di governance,
ispirato al modello utilizzato per il PNRR,
prevede un piano nazionale unico e una gestione centralizzata con il
coinvolgimento di diversi ministeri, tra cui Agricoltura, Infrastrutture e
Ambiente. In questo contesto, secondo Mastacchi, le specificità dei territori
rischierebbero di essere marginalizzate a favore di una pianificazione statale
più ampia.
Il timore riguarda in particolare la
possibile riduzione del ruolo delle Regioni nella programmazione delle
politiche agricole. In passato, sottolinea il consigliere, l’Emilia-Romagna ha
potuto definire interventi mirati per realtà diverse come la pianura e
l’Appennino. Con il nuovo sistema, invece, le amministrazioni regionali
rischierebbero di diventare principalmente esecutrici di decisioni prese a
livello centrale.
Tra i punti più delicati indicati
nell’interpellanza c’è anche il futuro dei programmi di sviluppo locale come LEADER e dei GAL (Gruppi di Azione Locale), strumenti fondamentali
per sostenere i progetti di prossimità e le economie delle aree rurali. Senza
adeguate garanzie di finanziamento, avverte Mastacchi, questi programmi
potrebbero perdere peso e risorse.
Il calendario della riforma è
serrato. Entro la fine del 2026
dovranno essere definiti gli accordi europei su bilancio e regole tecniche,
mentre il 2027 sarà l’unico anno
disponibile per la presentazione dei piani nazionali. L’avvio operativo del
nuovo sistema è previsto, appunto, per il 1° gennaio 2028.
Un ulteriore elemento di criticità
riguarda l’assenza di misure transitorie: non sono previsti periodi di
adattamento o proroghe, rendendo la fase preparatoria decisiva per non perdere
capacità di programmazione e accesso alle risorse.
Per questo Mastacchi sollecita la Regione Emilia-Romagna ad attivarsi fin da subito nella fase di confronto europeo e nazionale, con l’obiettivo di definire strategie che tutelino le piccole imprese agricole, le aree montane e il ruolo delle comunità rurali. L’obiettivo, conclude il consigliere, è evitare che la transizione verso il nuovo modello della PAC comprometta la capacità delle istituzioni locali di sostenere il tessuto produttivo e sociale dei territori.
Nessun commento:
Posta un commento