lunedì 16 marzo 2026

PAC, Mastacchi lancia l’allarme: “Rischio centralizzazione e meno autonomia per le Regioni”



Le riforme della Politica Agricola Comune (PAC) previste per il periodo successivo al 2027 aprono uno scenario che preoccupa parte della politica regionale. Il consigliere di Rete Civica Marco Mastacchi ( nella foto)  ha presentato un’interpellanza alla Giunta dell’Emilia-Romagna per chiedere chiarimenti e per sollecitare un’azione politica in difesa dell’autonomia territoriale nella gestione delle politiche agricole.

Secondo Mastacchi, le modifiche in discussione a livello europeo introdurrebbero un cambiamento strutturale nella governance dei fondi agricoli. Il nuovo modello, che dovrebbe entrare in vigore dal 1° gennaio 2028, prevede infatti la fusione dei principali strumenti finanziari della PAC in un unico fondo nazionale gestito a livello centrale, con un coordinamento affidato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Una riforma che segnerebbe il superamento degli attuali fondi FEAGA, destinato ai pagamenti diretti agli agricoltori, e FEASR, dedicato allo sviluppo rurale. Al loro posto verrebbe istituito un unico strumento finanziario, nel quale confluiranno risorse oggi vincolate agli obiettivi agricoli insieme a una quota più ampia di fondi non necessariamente destinati al settore primario.

Per il consigliere regionale, questa impostazione comporterebbe un rischio significativo per i territori rurali. La maggiore flessibilità nella gestione delle risorse potrebbe infatti consentire allo Stato di indirizzare parte dei fondi verso priorità nazionali di carattere industriale o infrastrutturale, riducendo il sostegno diretto alle campagne e alle comunità agricole.

Il nuovo assetto di governance, ispirato al modello utilizzato per il PNRR, prevede un piano nazionale unico e una gestione centralizzata con il coinvolgimento di diversi ministeri, tra cui Agricoltura, Infrastrutture e Ambiente. In questo contesto, secondo Mastacchi, le specificità dei territori rischierebbero di essere marginalizzate a favore di una pianificazione statale più ampia.

Il timore riguarda in particolare la possibile riduzione del ruolo delle Regioni nella programmazione delle politiche agricole. In passato, sottolinea il consigliere, l’Emilia-Romagna ha potuto definire interventi mirati per realtà diverse come la pianura e l’Appennino. Con il nuovo sistema, invece, le amministrazioni regionali rischierebbero di diventare principalmente esecutrici di decisioni prese a livello centrale.

Tra i punti più delicati indicati nell’interpellanza c’è anche il futuro dei programmi di sviluppo locale come LEADER e dei GAL (Gruppi di Azione Locale), strumenti fondamentali per sostenere i progetti di prossimità e le economie delle aree rurali. Senza adeguate garanzie di finanziamento, avverte Mastacchi, questi programmi potrebbero perdere peso e risorse.

Il calendario della riforma è serrato. Entro la fine del 2026 dovranno essere definiti gli accordi europei su bilancio e regole tecniche, mentre il 2027 sarà l’unico anno disponibile per la presentazione dei piani nazionali. L’avvio operativo del nuovo sistema è previsto, appunto, per il 1° gennaio 2028.

Un ulteriore elemento di criticità riguarda l’assenza di misure transitorie: non sono previsti periodi di adattamento o proroghe, rendendo la fase preparatoria decisiva per non perdere capacità di programmazione e accesso alle risorse.

Per questo Mastacchi sollecita la Regione Emilia-Romagna ad attivarsi fin da subito nella fase di confronto europeo e nazionale, con l’obiettivo di definire strategie che tutelino le piccole imprese agricole, le aree montane e il ruolo delle comunità rurali. L’obiettivo, conclude il consigliere, è evitare che la transizione verso il nuovo modello della PAC comprometta la capacità delle istituzioni locali di sostenere il tessuto produttivo e sociale dei territori.

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