martedì 15 settembre 2026

A Sasso Marconi un corso gratuito di primo soccorso per cittadini: al via le iscrizioni

 



Imparare a intervenire in modo corretto e tempestivo può fare la differenza in una situazione di emergenza. È questo l’obiettivo del corso di Primo Soccorso per cittadini 2026, promosso dalla Pubblica Assistenza di Sasso Marconi, che propone un percorso formativo gratuito rivolto alla cittadinanza.

Il corso si svolgerà dal 5 ottobre al 12 novembre 2026, con 12 incontri programmati il lunedì e il giovedì alle ore 21. Un’occasione per acquisire conoscenze e competenze utili a gestire le principali situazioni di emergenza e a intervenire in attesa dell’arrivo dei soccorsi professionali.

Il percorso è gratuito e, al termine, sarà rilasciato un attestato di frequenza. Per garantire un’adeguata qualità della formazione, il numero dei partecipanti è limitato a 50 persone.

Le lezioni si terranno presso la sede della Pubblica Assistenza di Sasso Marconi, in via San Lorenzo 4.

La partecipazione è subordinata all’iscrizione obbligatoria via email, scrivendo a primosoccorso@pubblicasassomarconi.it.

Un’iniziativa pensata non soltanto per fornire nozioni tecniche, ma per promuovere una maggiore consapevolezza e preparazione nella comunità: conoscere le corrette procedure di primo soccorso significa infatti essere maggiormente pronti ad aiutare chi si trova in difficoltà e, in alcuni casi, contribuire concretamente a salvare una vita.


Dalla prigionia alla rinascita: le storie degli ex internati militari. Quinta puntata

 



di Patrizia Zanasi

Presidente Anei Marzabotto


Prosegue il percorso dedicato agli ex internati militari italiani (IMI) e alle loro storie, ricostruite attraverso documenti, testimonianze e ricordi delle famiglie. In questa nuova puntata vengono ricordati Luigi Borelli, Guerrino Idalghi, Mario Laffi e Arciso Lanzarini, uomini originari dell'Appennino bolognese che, dopo l'8 settembre 1943, furono catturati e internati nei campi tedeschi.

Le medaglie loro conferite saranno ritirate dai familiari, che oggi ne custodiscono la memoria.


Luigi Borelli

Borelli nacque a Pian del Voglio, frazione di San Benedetto Val di Sambro, il 10 novembre 1924, figlio di Malachia Borelli e Maria Rinaldi. Colono e celibe, era stato arruolato nell'11° Reggimento Alpini.

Fu catturato il 9 settembre 1943 a Brunico, in provincia di Bolzano, e internato in uno Stalag del Distretto militare X di Amburgo. Dalla documentazione risulta inoltre che fu impiegato come lavoratore prigioniero presso la ditta Karl Haß di Schmalfeld, nel distretto di Bad Segeberg, nello Schleswig-Holstein.

Dopo la guerra fece ritorno in Italia. Morì a San Benedetto Val di Sambro il 6 aprile 1984.

Nella foto: il foglio matricolare di Luigi Borelli.


Guerrino Idalghi

Idalghi nacque il 12 dicembre 1915, figlio di Enrico, detto Arrigo, e Zaira Tigli. Celibe, era artigliere e fu internato nello Stalag VI D di Dortmund, nel Distretto militare di Münster, con numero di internamento 112030.

Fu rimpatriato il 13 agosto 1945. Al momento del ritorno in Italia la famiglia risiedeva a Vado, nel territorio di Monzuno. Guerrino Idalghi è morto a Crespellano il 18 aprile 2005.

A restituire il volto più umano e doloroso della sua esperienza è la testimonianza della figlia Silvia, che ha raccolto negli anni i racconti del padre.

Il ricordo della figlia

«Mio padre era nato a San Benedetto Val di Sambro durante la Prima guerra mondiale. Suo padre Enrico aveva combattuto in Abissinia e venne poi insignito del titolo di Cavaliere di Vittorio Veneto.

La sua era una famiglia di contadini sulle colline di Rioveggio. Nonostante la povertà, erano in dieci tra fratelli e sorelle. I ragazzi cominciavano a lavorare fin da piccoli e mio padre, a soli nove anni, fu mandato a fare il garzone presso una famiglia alla quale era stato ucciso il ragazzo che si occupava del bestiame. Aveva tanta paura, ma doveva andare avanti. Raccontava che doveva passare vicino al cimitero e che tremava di paura, ma non poteva ribellarsi.

Quando fu catturato era militare a Bologna. Venne caricato su un carro bestiame senza sapere dove sarebbe stato portato. Dopo diversi giorni di viaggio, senza mangiare né bere e ammassati gli uni sugli altri come bestie, arrivarono a Dortmund, in Germania.

Furono sistemati in baracche fredde, dove pioveva anche dentro, e durante quell'inverno mio padre ebbe il congelamento dei piedi. Non avevano praticamente nulla. Al mattino, legati con le catene e sorvegliati da guardie armate, si incamminavano tutti incolonnati verso le officine, dove fabbricavano le bombe.

Chi cadeva lungo la strada veniva ucciso. Mio padre raccontava di aver visto sparare a un suo compagno e di essere stato costretto a spostarlo sul bordo della strada. Doveva resistere a tutti i costi.

Un giorno trovò delle bucce di patate e, utilizzando l'acqua piovana, le cucinò dentro una scatoletta di tonno. Una guardia se ne accorse e lo riempì di botte. Diceva che avrebbe avuto la forza di reagire, ma che per sopravvivere non lo fece e lasciò che lo picchiassero.

Nei suoi racconti c'era anche una famiglia tedesca che lo aveva aiutato a sopravvivere. Diceva di essere stato trattato quasi come un cane, sotto al tavolo, ma non dimenticò mai che gli avanzi del loro pranzo gli avevano salvato la vita».

Poi arrivò la liberazione.

«Quando fu liberato partì a piedi e, dalla Germania, riuscì dopo molto tempo a tornare a casa. La famiglia non lo riconobbe perché era pelle e ossa.

Lui era una persona sempre allegra, cantava sempre e diceva a noi figli: “Ho visto tante cose brutte che non posso neppure raccontare. Ho patito tanta fame, ho avuto tanta paura, che ora, anche se ho poco, quel poco che ho mi rende felice”.

Nel 1957 si trasferì a Sasso Marconi con la famiglia, con un carro, due mucche e pochi mobili. Lì iniziò una nuova vita, fatta di sacrifici e ancora sacrifici. Ma il suo spirito e la sua forza gli permisero di diventare l'uomo meraviglioso che tutti ricordano».

È una testimonianza che racconta non soltanto la durezza della prigionia, ma anche la straordinaria capacità di Guerrino Idalghi di ricominciare, trasformando una vicenda segnata dalla fame, dalla paura e dalla violenza in una vita dedicata alla famiglia.

Nella foto: Guerrino Idalghi in uniforme militare.

Mario Laffi

Laffi nacque a Marzabotto il 2 febbraio 1923, figlio di Carlo e Celsa Sandrolini. Operaio pilarino, fu arruolato nella Guardia alla Frontiera, 25° Settore.

Alcune fotografie inviate alla famiglia consentono di ricostruire la sua presenza nei reparti di confine a presidio della Slovenia occupata, in particolare nella zona di Zagorje, allora compresa nel Governatorato della Provincia di Lubiana, amministrata dal Regno d'Italia.

Il suo reparto era alloggiato in una casa fortificata e in un posto di blocco denominato “Casa Christian”. È probabile che proprio in questa zona Laffi sia stato catturato dalle truppe tedesche e successivamente inviato in Germania.

Secondo alcuni documenti conservati nell'Archivio federale di Aquisgrana, il suo identificativo era 047134. Risulta entrato l'11 settembre 1944 nell'Organizzazione Todt-Speer, struttura impegnata principalmente nella realizzazione di strade, ponti e altre infrastrutture fondamentali per le comunicazioni e le linee di approvvigionamento dell'esercito tedesco.

Fu rimpatriato il 18 settembre 1945 da Müllrose. Probabilmente era stato internato nel Distretto militare III di Berlino, con matricola n. 36048.

Dopo la guerra Laffi fu presidente dell'Associazione Combattenti e Reduci. Morì a Vergato il 20 ottobre 1970, all'età di 47 anni.

Nella foto: Mario Laffi davanti alla “Casa Christian”.

Arciso Lanzarini

Lanzarini nacque a Castel d'Aiano il 15 gennaio 1920 e risiedeva a Marzabotto. Era figlio di Federico e Amedea Bernardoni e fratello di Aldo, anch'egli internato militare. Di professione colono, fu arruolato nel 2° Battaglione C.A., di stanza in Grecia, e successivamente nel 226° Reggimento Fanteria.

Fu catturato l'11 settembre 1943 in Albania e internato nello Stalag XI A di Altengrabow, nel Distretto militare di Hannover, con matricola n. 14298.

A Marzabotto venne inizialmente dichiarato disperso: i genitori avevano infatti smarrito ogni riferimento e non disponevano più di un indirizzo attraverso il quale poter avere sue notizie.

Dopo due anni di guerra e prigionia, Lanzarini fu rimpatriato il 17 settembre 1945.

Morì a Marzabotto il 24 luglio 2002.

Nella foto: una pagina dell'archivio comunale di Marzabotto con gli elenchi delle famiglie che percepivano sussidi e assegni di guerra.

Quattro storie, una memoria comune

Le vicende di Luigi Borelli, Guerrino Idalghi, Mario Laffi e Arciso Lanzarini aggiungono nuovi tasselli alla memoria degli uomini che, dopo l'8 settembre 1943, vennero catturati e deportati nei territori controllati dalla Germania nazista.

Documenti, fotografie e soprattutto le testimonianze dei familiari permettono oggi di ricostruire percorsi personali che altrimenti rischierebbero di rimanere confinati negli archivi.

Le medaglie consegnate alle famiglie assumono così un significato che va oltre il riconoscimento individuale: sono un simbolo di memoria e un ponte tra le generazioni, perché quelle storie di prigionia, sofferenza e ritorno possano continuare a essere conosciute e ricordate.

A passo di musica: un fine settimana tra musica, tradizione e territorio

 

L’invito del Gruppo di Studi 10 Righe:


Il prossimo fine settimana sarà ricco di appuntamenti per la nostra rassegna “A Passo di Musica”, un percorso che unisce musica, tradizione e valorizzazione del territorio.


SABATO 19 SETTEMBRE 2026

Alle ore 19, nella chiesa parrocchiale di San Lorenzo di Sasso Marconi, è in programma il concerto con Paola Matarrese, voce, e Stefano Pellini, organo.

Un appuntamento musicale nella suggestiva cornice della chiesa, che inaugura un intenso weekend all’insegna della musica e della cultura.


DOMENICA 20 SETTEMBRE 2026

La giornata proseguirà all’insegna della scoperta del territorio.

Alle ore 16.30 è prevista una visita guidata all’Oasi di San Gherardo, un’occasione per conoscere e apprezzare le bellezze naturalistiche e paesaggistiche del nostro territorio.

Alle ore 17.30, il programma musicale vedrà protagonisti i “MUSICANTI DLA BÁSA”, con la loro musica tradizionale del territorio: melodie da ascoltare, riscoprire e, perché no, anche da ballare.

A conclusione dell’appuntamento sarà possibile fermarsi per uno spuntino a cura di 081 BISTRÒ, Neapolitan cusine per condividere un momento conviviale e chiudere insieme il pomeriggio.

Un intero fine settimana per vivere la musica in maniera diversa: nei luoghi della comunità, immersi nella natura e nelle tradizioni che raccontano la nostra terra.




Vi aspettiamo per camminare, ascoltare e stare insieme… a passo di musica!

A Capugnano l’ultima Lectura Dantis dell’estate

 



Renzo Zagnoni informa: 


È in programma venerdì 18 settembre, alle ore 17.30, l’ultima Lectura Dantis dell’estate alla Torre di Capugnano. Un appuntamento dedicato ancora una volta alla lettura e all’approfondimento della Divina Commedia, che vedrà protagonista uno dei canti più celebri e suggestivi dell’Inferno di Dante.

A causa della chiusura della strada per la Torre, interessata da lavori per il dissesto provocato da una frana, l’incontro si terrà eccezionalmente in una nuova sede: la sede della Pro Loco di Capugnano.

Al centro dell’appuntamento sarà il Canto XXVI dell’Inferno, dedicato ai consiglieri fraudolenti e, in particolare, alla celebre figura di Ulisse, accompagnato da Diomede. Un canto tra i più intensi dell’opera dantesca, nel quale la poesia e la riflessione sul desiderio di conoscenza, sul limite umano e sulle conseguenze delle proprie scelte si intrecciano nella straordinaria narrazione del viaggio di Ulisse.

L’appuntamento rappresenta dunque l’occasione per concludere il ciclo estivo delle Lectura Dantis ritrovandosi a Capugnano nel segno di Dante e della sua inesauribile capacità di parlare ancora al presente.

Venerdì 18 settembre 2026 – ore 17.30
LECTURA DANTIS
Inferno, Canto XXVI – I consiglieri fraudolenti: Ulisse e Diomede

Sede della Pro Loco di Capugnano

L’organizzazione ringrazia il pubblico per la comprensione rispetto al cambio di sede, resosi necessario a causa dei lavori in corso sulla strada di accesso alla Torre.

 

lunedì 14 settembre 2026

Cittadinanza onoraria ad Albanese, Battistini: «Scelta divisiva. Marzabotto non diventi il palcoscenico del fascismo rosso»

Il capogruppo di Forza Italia e Voce per Marzabotto annuncia la presenza alla cerimonia del 23 settembre: «Diremo chiaramente ciò che pensiamo»



Al termine della terza giornata di Azzurra Libertà, la manifestazione dei giovani di Forza Italia in corso a Montesilvano, il capogruppo di Forza Italia – Voce per Marzabotto, Morris Battistini (nella foto), torna sulla decisione dell’Amministrazione comunale di conferire a Francesca Albanese la cittadinanza onoraria di Marzabotto.

Battistini, che aveva già manifestato la propria contrarietà in Consiglio comunale, definisce la scelta «sbagliata, divisiva e controproducente» e accusa la maggioranza di aver trasformato un riconoscimento istituzionale in un atto di carattere politico e ideologico.

«La cittadinanza onoraria dovrebbe essere il più alto riconoscimento che una comunità attribuisce a una persona – sostiene Battistini – e non può diventare uno strumento di posizionamento politico».

Secondo il capogruppo, la particolare storia di Marzabotto rende la decisione ancora più delicata. «Marzabotto è uno dei simboli della memoria italiana. Il suo nome dovrebbe unire, ricordare e difendere i valori della democrazia e della libertà, non essere utilizzato per alimentare nuove contrapposizioni ideologiche».

Nel mirino finiscono quindi le posizioni di Albanese sul conflitto israelo-palestinese, che Battistini giudica «fortemente divisive e controverse». Il rappresentante di Forza Italia precisa tuttavia che la posizione del centrodestra non implica, a suo giudizio, una negazione delle sofferenze della popolazione palestinese.

«Condannare Hamas e il terrorismo non significa non avere pietà per i civili palestinesi, così come difendere il diritto di Israele a esistere e a proteggere i propri cittadini non significa condividere ogni scelta del governo israeliano. Israele non è il suo governo, così come il popolo palestinese non è Hamas».

Da qui l'appello a «stare dalla parte della pace, della verità e dei civili innocenti, non delle tifoserie politiche». Battistini richiama anche il tema dell'universalità dei diritti umani e critica quelle che considera forme di difesa «selettiva» dei diritti civili.

Nel mirino del capogruppo finisce anche l'Anpi, chiamata in causa sul tema della memoria e dell'antisemitismo.

«Per anni abbiamo ascoltato lezioni sulla memoria, sulla persecuzione degli ebrei e sulla necessità di combattere ogni forma di antisemitismo. Oggi assistiamo invece a un silenzio che considero preoccupante. L'antisemitismo deve essere condannato sempre, indipendentemente da chi lo manifesta».

È però sul terreno dello scontro politico che Battistini usa i toni più duri. «Da tempo assistiamo a una deriva ideologica che considero pericolosa. Io la chiamo fascismo rosso: una mentalità che pretende di stabilire chi siano i buoni e i cattivi, chi abbia diritto di parlare e chi debba essere delegittimato».

Il riferimento viene esteso ai totalitarismi comunisti e allo stalinismo. «Non possiamo permettere che le logiche del totalitarismo tornino sotto altre forme, magari attraverso un estremismo ideologico che pretende di imporre una verità unica».

Battistini parla quindi della necessità di una «nuova Resistenza liberale, democratica, costituzionale e occidentale», da contrapporre «a ogni forma di totalitarismo, estremismo e negazione del dissenso».

«Il 23 settembre saremo a teatro»

La contrarietà alla cittadinanza onoraria si tradurrà anche nella presenza alla cerimonia del 23 settembre.

«Ci saremo – annuncia Battistini – nel pieno rispetto delle istituzioni, ma senza alcun timore reverenziale. Diremo chiaramente alla signora Albanese ciò che pensiamo delle sue posizioni e di una scelta amministrativa che continuiamo a ritenere profondamente sbagliata».

Battistini contesta inoltre l'abbinamento tra il conferimento della cittadinanza e la presentazione, nella stessa serata, del libro di Albanese. Una concomitanza che definisce «politicamente discutibile» e che, a suo giudizio, rischia di confondere il piano istituzionale con quello della promozione editoriale.

L'ultima critica riguarda il metodo seguito dall'Amministrazione. «È grave che un'iniziativa di questa rilevanza non abbia visto un vero coinvolgimento del Consiglio comunale e che i consiglieri abbiano appreso dai giornali dettagli relativi all'iniziativa».

La conclusione ribadisce la netta contrapposizione politica: «Come Forza Italia e come Voce per Marzabotto ci dissociamo completamente da questa scelta. Non siamo disponibili a lasciare che Marzabotto venga trascinata dentro una guerra ideologica permanente».

E chiude con un richiamo diretto al significato storico della città: «Marzabotto non appartiene alla sinistra né alla destra. Appartiene alla storia d'Italia, alle vittime, alle famiglie che hanno sofferto, alla memoria della Repubblica e ai valori della Costituzione. Ed è proprio in nome di quella memoria che continueremo a combattere ogni forma di estremismo e di totalitarismo, rosso o nero che sia».