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martedì 3 gennaio 2012

Marzabotto: Cardi, capogruppo PD, giudica la Giunta Franchi.


Continua il tragitto intorno agli enti pubblici locali alla scoperta degli umori degli amministratori comunali già in grado di dare un giudizio del mandato in corso, nell’attesa generale di uno scossone alla crisi.

In particolare, a Marzabotto la fase difficile riguardo al problema del lavoro si era già evidenziata da tempo, prima con la chiusura dell’ex cartiera Rizzoli di Lama di Reno, poi con la crisi, la cui gravità ha portato alla cessazione della attività, della Cartiera Reno De Medici del capoluogo.

Nell’attesa dei cittadini c’era una inversione di tendenza con il riutilizzo delle aree industriali dismesse e la conseguente ripresa dell’occupazione. A Marzabotto, sul tema ‘lavoro’ si è persino consumato un ‘inaspettato’ cambio amministrativo che per la tradizione del paese pareva impossibile: il PD, dal dopoguerra alla guida dell’amministrazione comunale, è stato battuto dalla lista di ‘Romano Franchi’ cui è toccata la responsabilità amministrativa per il mandato in corso.

Abbiamo chiesto un giudizio sul percorso politico-amministrativo dell’attuale Giunta a Valter Cardi, capogruppo della formazione incentrata sul PD e risultata battuta: “L’arrivo di un’azienda in un capannone del complesso industriale di Lama di Reno, abbandonato dalla cartiera, che doveva essere il primo di una serie in grado di dare occupazione, non ha soddisfatto le aspettative. Non solo non si è giunti al numero di occupati preventivato in questo sito produttivo, ma l’azienda è rimasta sola e non vi è nulla all’orizzonte che faccia ritenere che vi siano nuovi arrivi. L’attesa di molti è stata vanificata”.

C’era la famosa proposta di realizzare una centrale Turbogas a Lama di Reno . Ipotesi che la sua parte politica è parso non escludere a priori e che invece ha avuto una contestazione fortissima, fino a farla decadere. Potrebbe essere ancora una soluzione per la ripresa dell’occupazione ?

“Il Turbogas non può essere la soluzione, anche perché i cittadini si sono dimostrati contrari senza appello”.

La Giunta in carica quindi non la soddisfa?

“Fino ad ora si è inaugurato ciò che era stato avviato dall’amministrazione che ha preceduto l’attuale. Non si riescono neppure a spendere i fondi disponibili come quelli derivanti dalla Variante di Valico. Capisco comunque la prudenza e la scelta di aver voluto tenere risorse per eventuali future emergenze. Non sappiamo se la crisi è prossima al termine, anzi, sembra che l’attuale congiuntura internazionale allunghi i tempi per la ripresa. L’orizzonte non è chiaro. Il piano integrato che doveva prevedere il volto nuovo di Marzabotto non decolla, tutto fa pensare che non sia più realizzabile”.

Il sindaco Romano Franchi gode comunque di una popolarità molto ampia che, si dice, arrivi persino a toccare i settori di centro destra.

“E’ certamente in gamba. Ha fatto il sindaco già in passato e sa molto bene come ci si raffronta con la cittadinanza e questa sua capacità è probabile gli abbia portato anche simpatie tra l’elettorato di centro destra . Ha comunque anche i limiti di questa esperienza già superata. Incontri pubblici e dibattiti solamente su temi non di rilevanza fondamentale”.

Pollice verso quindi ?

“Questo è esagerato. Dico solamente che sta succedendo quello che qualsiasi amministrazione avrebbe fatto. Niente di rivoluzionario, come invece era stato prospettato in campagna elettorale. La crisi ha annebbiato la nuvoletta del sogno amministrativo a molti”.

Franchi è un ex PD, è possibile una riavvicinamento?

E’ auspicabile un riavvicinamento politico con l’attuale maggioranza, in modo che il centro sinistra si ricompatti come è negli auspici di tutti quanti e che il PD, partito che ha il maggior consenso tra i marzabottesi, ritorni al governo del paese”.

Aspettiamo commenti.

domenica 31 agosto 2008

Marzabotto, Turbogas




La centrale Turbogas, che si progetta di realizzare nell’area di Lama di Reno lasciata libera dalla Cartiera Burgo, divide tutti: cittadini, tecnici e anche la maggioranza politica del paese che vede Rifondazione Comunista e partito Democratico su posizioni diverse e condividono la responsabilità amministrativa come ‘separati in casa’.


Procediamo per ordine: un nutrito gruppo di residenti di Lama di Reno si è subito schierato per il ‘no-Turbogas’; ha iniziato, con la determinazione dei crociati, una raccolta di forme, rivolgendosi anche a tutte le comunità dei dintorni di Lama di Reno e ha raggiunto ben circa 1400 sottoscrizioni. Altrettanto numerosi coloro che non escludono la possibilità di accettare la presenza della centrale Turbogas, poiché avrebbe una attività limitata nell’arco dell’anno ai momenti in cui vi è una richiesta di energia superiore alle possibilità ordinarie. La richiesta di questi ultimi è quella di avere il conforto di uno studio ambientale che assicuri un impatto contenuto entro i limiti e non pregiudichi la salute dei residenti. A tal proposito, accusano i componenti del comitato ‘No Turbogas’ di avere un ‘no’ preconcetto e di ‘giocare sporco’ diffondendo notizie allarmiste al solo scopo di fare terrorismo psicologico. Passiamo alle posizioni tecniche che dovrebbero dare indicazioni inequivocabili. Mentre il fisico dell’atmosfera del Cnr Marco Cervino, pur precisando che mancano elementi per dare un giudizio preciso, ha dichiarato che una centrale come quella di Lama di Reno inquina come 5 mila auto che percorrono ciascuna 10.000 chilometri, a condizione che funzioni 24 ore su 24, lo studio di impatto ambientale, già giunto a Marzabotto, precisa che i valori del CO (ossido di carbonio) sono inferiori di oltre due ordini di grandezza ai limiti normativi attuali; Nox (ossidi di azoto) (il problema ritenuto principale) sono circa 10 volte inferiori ai limiti di legge. Arriviamo nel settore politico. Da parte della maggioranza PD non si nasconde che si guarda al progetto con molta attenzione anche perché, oltre al servizio energetico, si recupererebbero alcune decine dei posti di lavoro persi per la chiusura della cartiera Burgo, si precisa: "cerchiamo altri elementi tecnici per andare al confronto con la cittadinanza previsto per il prossimo 6 settembre, con argomentazioni vere, concrete e documentate". Affonda invece il coltello Dante Franchi, di Rifondazione (nella foto): "In questo momento si poteva certamente considerare la realizzazione di impianti per la produzione di energia con fonti rinnovabili. Con il combustibile ‘metano’ diamo ai russi il rubinetto del nostro rifornimento energetico e agli svizzeri la chiave della produzione". In merito alla grande divisione, Franchi propone di risolverla con un referendum popolare.