Visualizzazione post con etichetta Comitati Dossetti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Comitati Dossetti. Mostra tutti i post

venerdì 25 luglio 2014

" SALVARE IL PRESTIGIO DELLA COSTITUZIONE" E’ L APPELLO DEI COMITATI DOSSETTI.



Dante Franchi ha inviato:
I Comitati Dossetti per la Costituzione lanciano un grido di vivissimo allarme per le modalità non prive di forzature autoritarie attraverso cui sta procedendo e viene presentata all’opinione pubblica la revisione della Costituzione. Non basta che non ci siano intenzioni autoritarie nei riformatori, né nella nuova Costituzione stessa, se sono autoritarie le forme in cui essa viene progettata e “portata a casa”, come si dice con orribile senso di appropriazione, dagli esponenti del governo. La Costituzione repubblicana gode di un altissimo prestigio presso i cittadini, non solo per i suoi contenuti, ma anche per il modo in cui essa è stata pensata, discussa e consegnata al Paese. Il rischio è che oggi una riforma, anche eventualmente ben fatta, per le modalità e i linguaggi che la configurano, possa far perdere alla Costituzione il suo prestigio, e farla cadere dal cuore degli italiani. Rischio tanto maggiore in quanto l’obiezione sollevata dalla Corte Costituzionale sulla illegittimità del modo in cui gli attuali parlamentari sono stati eletti, potrebbe tradursi in una percezione popolare dell’illegittimità dell’intera Costituzione, quale da loro modificata e riscritta. Occorre anche tener conto del fatto che si sta rifacendo la Costituzione in un momento di crisi del Paese e di altissimo lutto nella situazione internazionale per l’ecatombe di Gaza e l’abbattimento dell’aereo passeggeri in Ucraina, ciò che richiama a quanto è in gioco nel rapporto tra istituzioni e vita reale e dovrebbe indurre a maneggiare la materia con estrema delicatezza, gravità e misura.
I Comitati Dossetti per la Costituzione sono altrettanto allarmati per possibili esiti incontrollati e imprevisti della revisione in corso, quali sono fatti balenare dai suoi promotori col riferimento a una ulteriore fase di passaggio al presidenzialismo.
Essi pertanto rivolgono un pressante appello al Partito Democratico perché tenga alta la guardia e nell’operazione politica in atto ripristini e salvaguardi la normalità democratica. Giuseppe Dossetti aveva impegnato i Comitati da lui fondati a promuovere la Costituzione senza alcuna preferenza di partito; i Comitati ritengono oggi però di doversi rivolgere principalmente al Partito Democratico perché temono che la democrazia costituzionale potrebbe essere travolta nel nostro Paese se le venisse meno la garanzia, la difesa e il rispetto che finora le sono venuti dalle forze che fanno riferimento al PD e alla sua tradizione. Certamente non si può negare al governo espresso dal PD il diritto all’iniziativa legislativa anche in materia costituzionale, ma nel sistema democratico italiano è escluso che il governo possa fungere da padrone della Costituzione, delle due Camere, dei tempi e dei modi delle relative riforme, fino a fare del “delendo Senato” un trofeo al quale consacrare lavori forzati diurni e notturni feriali e festivi.
Nel merito, la scelta del monocameralismo è una scelta legittima, se in esso vengono assorbiti e potenziati i beni pubblici che la cultura politica e i costituenti vedevano meglio promossi dal sistema delle due Camere, come pure è configurabile un bicameralismo imperfetto, in cui un Senato non più vincolato al compito di conferire la fiducia al governo, possa accrescere le sue competenze di alta legislazione, e avere compiti di raccordo tra i poteri e di garanzia delle libertà e dei diritti, in una maggiore indipendenza dall’esecutivo e mantenendo la propria legittimazione popolare. Quello che non è possibile è un compromesso al ribasso rispetto al vecchio Senato, che ne faccia una vetrina di notabili locali nominati dall’apparato, impediti dalla dislocazione romana a fare il lavoro per cui sono pagati e membri di un consesso non corrispondente a nessuno dei modelli di Senato finora conosciuti e sperimentati.
I Comitati Dossetti prendono atto della stretta connessione stabilita tra la riforma della Costituzione e quella della legge elettorale, che già non contempla l’elezione del Senato, il che costringe a un giudizio unitario sul sistema che ne risulterebbe. Questo giudizio – già espresso peraltro quando l’“Italicum” fu approvato alla Camera - è che tale sistema sacrifica il pluralismo, al potere. In questo senso va a ritroso rispetto a tutto il corso storico delle conquiste democratiche. La legge elettorale, che lo stesso autore del primo “Porcellum” considera un “Porcellum” aggravato (o “porcellissimo”), va quindi assolutamente modificata, e considerarla intoccabile è sicuramente lesivo della democrazia. Attribuire ai partiti il potere di nominare gli eletti, invece che proporne le candidature al popolo, significa fare dei partiti degli organi dello Stato e pertanto saltare ogni mediazione di carattere rappresentativo tra società e istituzioni. È assolutamente necessario poi abolire gli sbarramenti all’ingresso di vecchie e nuove forze politiche in Parlamento, perché la politica non deve consumarsi per cooptazione fino all’esaurimento dell’esistente, ma deve trovare alimento e speranza nel non ancora esperito e nel nuovo. La soglia d’ingresso, per coalizzati e non coalizzati, deve essere al minimo fisiologico necessario al funzionamento del sistema elettorale e il premio di maggioranza può, anch’esso in limiti fisiologici, favorire la governabilità, ma non può cambiare le carte in tavola, trasformando minoranze in maggioranze assolutamente non suffragate dal voto popolare.
Molto più urgente del resto, a giudizio dei Comitati Dossetti per la Costituzione, proprio ai fini della “governabilità”, ma anche della salute politica del Paese, sarebbe rivitalizzare, rendere trasparenti, democratizzare i partiti, perché senza partiti non c’è né ricostruzione della politica, fin troppo demolita fin qui, né efficacia di governo né democrazia partecipata. Sarebbe opportuna pertanto un’inversione delle priorità delle riforme, e mettere al primo posto una legge di attuazione dell’art. 49 della Costituzione nonché dell’art. 39 riguardante i sindacati.
La riforma dei partiti dovrebbe farne organi della società e non dello Stato, deputati alla formulazione dei programmi politici, alla elaborazione di cultura politica, alla proposta delle candidature, alla presenza nel territorio e al rapporto coi cittadini, ma non anche alla diretta gestione della cosa pubblica. Dovrebbe esserci alternativa pertanto tra cariche di partito e funzioni di carattere pubblico, anche elettive; uno statuto dei partiti che ne garantisca la democrazia interna, la trasparenza, il divieto di vincoli di mandato dovrebbe essere la condizione per la partecipazione alle elezioni e all’accesso a un finanziamento pubblico, che dovrebbe essere mantenuto con la contestuale proibizione di finanziamenti privati superiori a una certa soglia, oltre la quale non si potrebbe parlare di un sostegno politico a un partito ma di un acquisto delle sue scelte, con evidente rischio di conflitti d’interessi e di corruzione.
Noi riteniamo che se partiti e sindacati, forti di un ordinamento interno a base democratica, torneranno ad essere i grandi soggetti attivi della vita politica del Paese, la democrazia e la capacità di governo della Repubblica saranno rilanciate e garantite ben più che da concitate e contestate riforme.
Roma, 23 luglio 2014

Raniero La Valle e Luigi Ferrajoli
Presidenti dei Comitati Dossetti per la Costituzione


venerdì 7 febbraio 2014

Da Marzabotto l'invito dei Comitati Dossetti a dare 'UN COLPO DI RENI PER IL FUTURO DELLA REPUBBLICA'.



Dante Franchi ha inviato il comunicato-appello dei COMITATI DOSSETTI PER LA COSTITUZIONE che, con il titolo ‘UN COLPO DI RENI PER IL FUTURO DELLA REPUBBLICA’, hanno diramato l’invito a partecipare all’Assemblea pubblica ‘contro la violenza della riforma elettorale’ in programma per venerdì  prossimo, 14 febbraio alle  17, nella sede di Bologna del Convento di San Domenico, in  Piazza San Domenico.  

Ecco il testo: 

I Comitati Dossetti per la Costituzione agiscono sotto la propria responsabilità e mai hanno preteso che le proprie posizioni fossero quelle che se fosse stato in vita avrebbe preso Giuseppe Dossetti. Ma oggi sono certi che il proprio Fondatore avrebbe lanciato un grido di allarme sulla violenza che si sta innescando nel corpo politico italiano, e di cui sono stati preannuncio gli avvenimenti di questi giorni. Il fatto che la violenza si sia finora manifestata solo in parole di pesantissima volgarità e sessismo, in momenti di rissa parlamentare, nonché in atti istituzionali e in proposte legislative, non significa che essa sia meno grave e pericolosa di quella cruenta: “voi credete di ritardare il giorno fatale e affrettate il sopravvento della violenza” (Amos, 6,3).
È un innesco della violenza anche quello comportato dal progetto della nuova legge elettorale che se realizzato muterebbe la figura stessa della Repubblica: per suo mezzo infatti la Repubblica democratica istituita dalla Costituzione rischia di trasformarsi in una democrazia “octroyée”, concessa cioè dalle forze dominanti nei limiti in cui venga considerata compatibile con la sovranità dei poteri economici e l’impunità del denaro.
In questa situazione ciò che soprattutto oggi Dossetti chiederebbe a tutti è la lucidità dell’analisi.
Il rischio della trasformazione della democrazia della Costituzione in democrazia per concessione è ravvisabile nella facoltà attribuitasi dagli autori della riforma elettorale di decidere quanti e quali debbano essere i partiti ammessi a essere rappresentati nelle Assemblee legislative e a giocare il gioco della governabilità. Secondo la legge proposta da Renzi e Berlusconi, a parte la Lega e le minoranze linguistiche fatte salve come fenomeni di ambito locale, per effetto degli sbarramenti eretti contro singole liste e coalizioni (dal 4,5 all’8 al 12 per cento, pari a diversi milioni di voti), i partiti che resterebbero in gioco sarebbero tre: Forza Italia, Partito Democratico e Movimento 5 stelle. Tuttavia per il suo settarismo, la sua immaturità e il suo autolesionismo il Movimento di Grillo si pone fuori dal sistema proponendosi come sua alternativa catartica; e poiché l’occasione è subito colta dai suoi avversari per neutralizzare la sua critica e convenire di escluderlo da ogni ingerenza nel potere, i partiti atti a governare resterebbero due, Forza Italia e Partito Democratico.
Saremmo dunque ben oltre il bipolarismo, al bipartitismo; ma si tratterebbe di un bipartitismo imperfetto perché a causa dell’alto premio di maggioranza i due partiti, al primo turno o al ballottaggio, entrambi in condizione di minoranza e prevedibilmente non lontani l’uno dall’altro, diventerebbero per legge l’uno un nano, l’altro un gigante. Ma il nano, pur nella sua diversità di stile e di opzioni etiche, non potrebbe che svolgere un’opposizione apparente, di fatto funzionale alle scelte politiche della forza di governo a cominciare da quelle che, rese obbligatorie dall’ideologia economica o dai poteri di Bruxelles e di Berlino, sarebbero, come già oggi, comuni.
Quale dei due partiti assumerebbe le funzioni di governo nella condizione, così costruita, di un sostanziale monopartitismo, cioè di un partito unico al comando?
In seguito all’accordo elettorale stipulato al Nazareno si è già creato uno squilibrio. Le forze affini alla destra, a cominciare dalla scelta di campo di Casini e di altri “centristi”, si uniranno in un solo fascio, con o senza sbarramento, a differenza delle forze di sinistra che rimarranno divise. Venuto meno il rigetto provocato dalla persona di Berlusconi, altre forze e personalità rispettabili confluiranno in una destra sentita come conforme alla cultura d’ordinanza, alle leggi economiche, al palcoscenico mediatico e alla volontà dei mercati. Ciò a cui la nuova legge elettorale è funzionale – salvo un colpo di reni oggi non ancora prevedibile - è perciò la formazione e il successo di una  Grande Destra che si collegherebbe a una lunga tradizione italiana – liberismo più trasformismo – interrotta solo dalla fase dell’intransigentismo sturziano, della proporzionale e dei partiti popolari di massa, e poi superata nella Repubblica democratica dopo la tragica esperienza del fascismo. Ma questa destra, raggiunta dalle nuove forme di intolleranze, di xenofobia e di razzismi, sarebbe molto diversa e ben più pesante di quella conosciuta sotto l’antico rivestimento liberale.
Conclusa la parentesi berlusconiana, si avrebbe così, con il sopravvento in tal modo predisposto per legge di questa Grande Destra, la ristrutturazione di tutto il sistema politico italiano, e verrebbe così a concludersi il ciclo apertosi con la rimozione del muro di Berlino, la Bolognina, il messaggio di congedo di Cossiga dalla Costituzione del 1991 e la discesa in campo del concessionario televisivo di Arcore nel ’94. La pretesa “transizione” italiana, postmoderna postcastale e postpolitica, verrebbe a finire in una democrazia filtrata e controllata, la democrazia governante si trasformerebbe in democrazia non responsabile verso le istanze interne e succube di poteri esterni, e il campo della competizione democratica si trasformerebbe in un campo chiuso ai competitori. Infine la democrazia si trasformerebbe in una democrazia triste, perché le elezioni nei sistemi in cui tutti possono partecipare e tutto sembra poter cominciare di nuovo, sono anche una celebrazione e una festa, mentre se si mutano in un rito misantropo di esclusione di ogni possibile novità e del diritto di rappresentanza di milioni di cittadini, diventano il luogo in cui anche il volto di un comico si tramuta in una maschera tragica, il luogo di una lugubre notificazione del sequestro del futuro e dell’esproprio delle garanzie democratiche.
Questo processo di manomissione politica e costituzionale tuttavia non si è ancora perfezionato. Perché non si realizzi sono necessario almeno quattro cose.
1)                 È necessario che il Partito Democratico, proprio nel momento in cui Alfano insiste, col pretesto della stabilità di governo, per stringerlo a sé in un abbraccio mortale, si liberi da questa stretta, riacquisti la sua autonomia politica e ideale e ricordi le speranze che era stato in grado di suscitare. È necessario che resista all’omologazione nel pensiero unico del regime economico-finanziario imperante e alla sua “ideologia dell’indifferenza” rispetto ai bisogni e ai diritti umani di tutti e soprattutto dei poveri. È necessario che respinga la democrazia concessa ai pochi e negata ai molti, e prenda la testa di un movimento per la riforma costituente dell’Unione europea in funzione dell’attuazione dei diritti e delle garanzie costituzionali per il pieno sviluppo delle persone e dei popoli.
2)                 È necessario che il Movimento 5 stelle, anche per rispetto dei suoi 8 milioni di elettori, converta le sue posizioni e la sua immagine pubblica evitando di cadere e anche di essere spinto nel buco nero della pubblica riprovazione e della irrilevanza politica.
3)                 È necessario che, comunque venga modificata la legge elettorale in discussione, siano abolite le soglie di sbarramento, inutili e anzi dannose ai fini della “governabilità”, tagliola al pluralismo politico, impedimento a ogni invenzione possibile e insidia per gli stessi grandi partiti costretti a presentarsi in listoni male assortiti e sinistramente allusivi al listone della legge Acerbo.
4)                 È necessario che l’elettorato e in particolar modo l’opinione pubblica democratica e costituzionale venga a sapere e comprenda che l’ora delle scelte da cui dipende il futuro della Repubblica non è quella delle prossime elezioni politiche, ma è proprio quest’ora in cui è in corso l’iter parlamentare della legge elettorale in cui è messo  in gioco lo stesso assetto  istituzionale dello Stato e il carattere della sua democrazia. È questo il momento in cui l’elettorato si deve mobilitare per far sentire la sua voce a quanti oggi sono chiamati a decidere. È questo del resto l’appello originario dei Comitati Dossetti per la Costituzione, che sono nati per promuovere in ogni città paese o quartiere l’iniziativa e l’incontro dei cittadini per la difesa, l’attuazione e lo sviluppo della Costituzione.
 In questo senso i Comitati Dossetti invitano aderenti e cittadini ad assumere dovunque sia possibile le opportune iniziative per affermare, in concomitanza col dibattito parlamentare e in dialogo con i parlamentari delle rispettive sedi, le ragioni della Costituzione, della democrazia e della libera rappresentanza popolare.
Per discutere e deliberare sul presente documento è convocata, con invito rivolto a tutti i cittadini, un’Assemblea pubblica a Bologna, venerdì 14 febbraio alle ore 17.00, nel Convento di San Domenico, in piazza San Domenico.