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lunedì 25 novembre 2019

Appello alle forze politiche di APE Bologna - Confedilizia, Confagricoltura Bologna, e F.I.A.I.P. Bologna


Riceviamo:

In merito alla norma inserita nella Legge di Bilancio che offre la possibilità ai comuni di riscuotere direttamente i loro tributi (in particolare IMU, TASI E TARI) e di utilizzare gli stessi metodi e strumenti che usa l’Agenzia delle Entrate, misure finalizzate a velocizzare il recupero delle imposte, attraverso la possibilità di richiedere il pignoramento del conto corrente, trascrivere ipoteca, o procedere al fermo amministrativo dell’auto del contribuente, sia dopo la mancata risposta all’avviso di accertamenti e nei casi al di sotto dei 10.000 all’intimazione di pagamento, le Associazioni APE Bologna – Confedilizia, Confagricoltura Bologna, F.I.A.I.P. Bologna, oggi riunite presso la sede di APE Bologna - Confedilizia , Via Altabella 3, esprimono forte preoccupazione in difesa dei contribuenti e dei loro patrimoni, mobiliari e immobiliari, e si appellano ai parlamentari, di ogni forza politica, eletti sul territorio della città metropolitana di Bologna affinchè si attivino in parlamento e presso il governo perché la manovra di bilancio non si traduca:
 
1) In una duplicazione o mancato coordinamento con l’Agenzia delle Entrate.
2) In una riduzione delle garanzie del contribuente rispetto a quanto previsto dallo Statuto in sua tutela.
 
Il tutto in un momento in cui il settore immobiliare – che rappresenta il principale asset sul quale il fisco opera per risolvere i problemi della finanza pubblica, in spregio al principio del reddito prodotto e della progressività- è già fortemente penalizzato.


domenica 17 dicembre 2017

Pirati della strada: 75enne travolta e uccisa a Zola Predosa

Appello del sindaco su Fb per la ricerca dei testimoni, avvisate Carabinieri


Da ANSA
 
Una signora di 75 anni è stata travolta e uccisa in via Risorgimento a Zola Predosa, da un'auto il cui conducente è fuggito senza prestare soccorso. Sono intervenuti i carabinieri e il 118, ma per la donna non c'è stato nulla da fare.
    Il sindaco di Zola Predosa, Stefano Fiorini, ha postato su facebook un "Avviso ai cittadini": alle 16.50, scrive, "è stata investita da un auto una signora in prossimità delle strisce pedonali di via Risorgimento davanti alla Farmacia Legnani.
    Chiunque abbia informazioni in merito a questo fatto è pregato di segnalarlo alla nostra stazione dei Carabinieri che sta ricostruendo quando avvenuto ricercando l'investitore che è fuggito senza prestare alcun soccorso alla vittima".

lunedì 23 ottobre 2017

L'appello di un terremotato ex porrettano. "Aiutatemi a tornare".

Da Reno News


Emanuela Cioni, presidente del Comitato di Difesa dell’Ospedale e del CISAdeP, si fa portavoce di un appello

Un amico terremotato che viveva a Porretta, negli ultimi anni si e’ trasferito ad Acquasanta Terme dopo il sisma ha perso tutto, vive da circa un anno in un albergo a San Benedetto del Tronto, ha due figli di cui una bambina disabile.
Vorrebbe tornare a vivere qui e lavorare qui, possiamo aiutare lui e la sua famiglia?
Forza, facciamo un gesto di umanita’ e solidarieta’.
Grazie per chi potra’ e vorra’ aiutarlo.

Emanuela Cioni

Chi volesse informazioni sul suo curriculum di lavoratore può rivolgersi anche alla redazione di Reno News. 
M.B.

domenica 30 ottobre 2016

Appello dell'Osservatorio Indipendente morti sul lavoro di Bologna a Vasco Errani, commissario straordinario per il terremoto.




di Carlo Soricelli 
curatore dell'Osservatorio Indipendente d Bologna morti sul lavoro,


Caro Vasco Errani, conosciamo la Sua professionalità e la preparazione da ex Presidente della Regione Emilia Romagna.

Il terremoto in Emilia ha dimostrato la vulnerabilità della fabbriche costruite negli anni sessanta, ottanta e novanta e anche di quelle più recenti. Molte delle vittime del terremoto in Emilia erano lavoratori rimasti schiacciati per il crollo dei capannoni.

Lo stesso terremoto di tre giorni fa che ha colpito l'Umbria e le Marche ha evidenziato che i capannoni industriali in Italia sono per la maggior parte a rischi sismico. E' un miracolo che non ci siano stati morti nella cartiera a Pioraco di Macerata. Il tetto è crollato nel cambio turno, quando nella fabbrica stavano lavorando solo 20 persone che sono riuscite a scappare. L’intero tetto della sala macchine è crollato. Nella cartiera ci lavorano complessivamente 146 lavoratori e se fossero stati tutti all'interno ci sarebbe stata una strage.
E' stato un miracolo, come nel terremoto in Emilia che, pur provocando vittime tra i lavoratori , è avvenuto di notte e in orari nei quali all'interno delle fabbriche vi erano pochissime persone.

In Italia la maggioranza dei capannoni industriali è stata costruita in anni in cui non si teneva in nessun conto il rischio sismico. Se non si avvia una fase di messa in sicurezza è a rischio la vita di chi ci lavora sotto e parliamo di milioni di lavoratori.

La prego di non sottovalutare questo rischio. Del resto con incentivi e detassazioni si potrebbero mettere tutti in sicurezza con una spesa non eccessivamente alta.

domenica 13 marzo 2016

Appello dei Carabinieri a chi ritrovò il borsello rubato dell'anziano accoltellato a Zola Predosa.

          Foto della Compagnia Carabinieri 
             Bologna Borgo Panigale.

I Carabinieri di Borgo Panigale lanciano un appello rivolto alla persona che il 18 novembre scorso ritrovò il borsello rosso dell’81enne rapinato e ferito con una coltellata alla gola in via Risorgimento, a Zola Predosa, da un malvivente non ancora identificato, per poi abbandonarlo sui gradini di una clinica odontoiatrica, in via Panigale a Bologna. Si tratta di un dettaglio fondamentale che i Carabinieri, coordinati dalla Procura della Repubblica di Bologna, sperano di ottenere, anche in via confidenziale, chiamando il numero di telefono 051/2006165 (Carabinieri Borgo Panigale) oppure 051/755102 (Carabinieri Zola Predosa).



sabato 12 marzo 2016

L'appello: “FIRMARE PER I REFERENDUM, POI AL VOTO PER BOCCIARE LE MODIFICHE DELLA COSTITUZIONE E LA LEGGE ELETTORALE”.


Dante Franchi ha inviato un appello ispirato dalla battaglia costituzionale ora in pieno svolgimento. 
Manca ormai solo il voto della Camera ad aprile per l'approvazione di una revisione costituzionale che riduce il Senato a un'assemblea non eletta dai
cittadini e sottrae poteri alle Regioni per consegnarli al governo, mentre scompaiono le Province.
Potevano essere trovate altre soluzioni, equilibrate, di modifica dell'assetto istituzionale, ascoltando le
osservazioni, le proposte, le critiche emerse perfino nel seno della maggioranza.
Si è preferito forzare la mano creando un confuso pasticcio istituzionale, non privo di seri pericoli. La revisione sarà oggetto di referendum popolare nel prossimo autunno, ma la conoscenza in proposito è
scarsissima. I cittadini, cui secondo Costituzione appartiene la sovranità, non sono mai stati coinvolti nella discussione. Domina la scena la voce del
governo che ha voluto e dettato al Parlamento questa deformazione della Costituzione, che viene descritta come passo decisivo per la semplificazione
dell'attività legislativa e per il risparmio sui costi della politica: il risparmio è tutto da dimostrare e la semplificazione non ci sarà.
Avremo invece la moltiplicazione dei procedimenti legislativi e la proliferazione di conflitti di competenza tra Camera e nuovo Senato, tra Stato e Regioni.
Il risultato è prevedibile: sono ridotte le autonomie locali e regionali, l'iniziativa legislativa passa decisamente dal Parlamento al governo, in contraddizione con il carattere parlamentare della nostra Repubblica, e per di più il governo non sarà più l'espressione di una maggioranza del paese.
Già l'attuale parlamento è stato eletto con una legge elettorale definita Porcellum. Ancora di più in futuro: con la nuova legge elettorale (c.d.
Italicum) - risultato di forzature parlamentari e di voti di fiducia - una minoranza, grazie ad un abnorme premio di maggioranza e al ballottaggio, si
impadronirà alla Camera di 340 seggi su 630.
Ridotto a un'ombra il Senato, il Presidente del consiglio avrà il dominio incontrastato sui deputati in pratica da lui stesso nominati. Gli organi di
garanzia (Presidente della Repubblica, Corte Costituzionale, Csm) ne usciranno ridimensionati, o peggio subalterni. Se questa revisione costituzionale sarà definitivamente approvata la Repubblica democratica nata dalla Resistenza ne risulterà stravolta in profondità. E' gravissimo che un Parlamento eletto con una legge giudicata incostituzionale dalla Corte abbia sconvolto il patto costituzionale che sorregge la vita politica e sociale
del nostro paese.
Nel deserto della comunicazione pubblica e con la Rai sempre più nelle mani del governo, chiediamo a tutte le persone di cultura e di scienza di esprimersi in un vasto dibattito pubblico, anzitutto per informare e poi per invitare i cittadini a partecipare in tutte le forme
possibili per ottenere i referendum, firmando la richiesta, e per bocciare con il voto nei referendum queste pessime leggi.
Sentiamo forte e irrinunciabile il compito di costruire e diffondere conoscenza per giungere al voto con una piena consapevolezza popolare, prima nel referendum sulla Costituzione e poi nei referendum abrogativi sulla legge elettorale.
Per ottenere questi referendum sulla Costituzione e sulla legge elettorale occorrono almeno 500.000 firme, per questo dal prossimo aprile vi invitiamo
a sostenere pienamente questo impegno.
Facciamo appello a tutte le persone di buona volontà affinché diano il loro contributo creativo a questo essenziale dovere civico.


Nicola Acocella, Marco Albeltaro, Vittorio Angiolini, Alberto Asor Rosa, Gaetano Azzariti, Michele Bacci, Andrea Bajani, Laura Barile, Carlo Bertelli, Francesco Bilancia, Franco Bile, Sofia Boesch, Ginevra Bompiani, Sandra Bonsanti, Mario Bova, Giuseppe Bozzi, Alberto Bradanini, Alberto Burgio, Maria Agostina Cabiddu, Giuseppe Campione, Luciano Canfora, Paolo Caretti, Lorenza Carlassare, Loris Caruso, Riccardo Chieppa, Luigi Ciotti, Pasquale Colella, Daria Colombo, Michele Conforti, Fernanda Contri, Girolamo Cotroneo, Nicola D'Angelo, Claudio De Fiores, Claudio Della Valle, Ida Dominijanni, Angelo D'Orsi, Roberto Einaudi, Vittorio Emiliani, Luigi Ferrajoli, Gianni Ferrara, Vincenzo Ferrari, Maria Luisa Forenza, Patrizia Fregonese, Mino Gabriele, Alberto Gajano, Giuseppe Rocco Gembillo, Roberto Gennarelli, Paul Ginsborg, Antonio Giuliano, Fabio Grossi, Riccardo Guastini, Monica Guerritore, Elvira Guida, Leo Gullotta, Alexander Hobel,
Elena Lattanzi, Paolo Leon, Antonio Lettieri, Rosetta Loy, Paolo Maddalena, Valerio Magrelli, Fiorella Mannoia, Maria Mantello, Ivano Marescotti,
Annibale Marini, Anna Marson, Federico Martino, Enzo Marzo, Citto Maselli, Stefano Merlini, Gian Giacomo Migone, Giuliano Montaldo, Tomaso Montanari, Paolo Napolitano, Giorgio Nebbia, Guido Neppi Modona, Diego Novelli, Piergiorgio Odifreddi, Massimo Oldoni, Moni Ovadia, Alessandro Pace,
Valentino Pace, Antonio Padellaro, Giovanni Palombarini, Giorgio Parisi, Gianfranco Pasquino, Valerio Pocar, Daniela Poggi, Michele Prospero, Alfonso Quaranta, Antonella Ranaldi, Norma Rangeri, Ermanno Rea, Giuseppe Ugo Rescigno, Marco Revelli, Stefano Rodotà, Umberto Romagnoli, Gennaro Sasso, Vincenzo Scalisi, Giacomo Scarpelli, Silvia Scola, Giuseppe Sergi, Tullio Seppilli, Toni Servillo, Salvatore Settis, Armando Spataro, Mario Tiberi, Alessandro Torre, Nicola Tranfaglia, Marco Travaglio, Nadia Urbinati, Gianni Vattimo, Daniele Vicari, Massimo Villone, Maurizio Viroli, Mauro Volpi, Roberto Zaccaria, Gustavo Zagrebelsky, Alex Zanotelli.

sabato 27 febbraio 2016

Casalecchio di Reno. UN APPELLO per RICORDARE il DOTTOR BONANI.


Casalecchio delle Culture e Associazione Culturale 'Aren'Aria' lanciano un appello per raccogliere testimonianze sul medico Giovanni Bonani ( nella foto), in vista di un convegno a lui dedicato in programma per sabato 9 aprile.

Giovanni Bonani fu per quasi mezzo secolo, dal 1924 al 1969, il medico dei casalecchiesi, capace di operare nella medicina generale come nella ginecologia e nella pediatria con un'attenzione particolare alla prevenzione sanitaria, prendendosi così cura della città negli anni difficili del fascismo e della Seconda Guerra Mondiale e in quelli, pieni di speranza, del boom economico. Bonani era nato nel 1891 nel Trentino ancora 'irredento' ed era stato allievo di Augusto Murri presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Bologna, per poi prestare servizio nel Regio Esercito Italiano come medico volontario durante la Grande Guerra.

L'obiettivo dell'appello è quello di raccogliere testimonianze scritte e orali su una figura certamente cara ai casalecchiesi al fine di tramandarne il ricordo , entro il progetto 'Storie di Casa. Percorsi Culturali a Casalecchio di Reno'.
Le testimonianze raccolte entro giovedì 31 marzo da Aren'Aria, associazione da sempre attiva nella ricerca e ricostruzione della storia locale, saranno tra gli elementi alla base del convegno 'Giovanni Bonani. Il medico dei casalecchiesi', che si svolgerà sabato 9 aprile in Casa della Conoscenza di Casalecchio di Reno.

I cittadini potranno condividere i propri ricordi e le proprie testimonianze su Giovanni Bonani o chiedere maggiori informazioni contattando Aren'Aria con:
  • posta: "Aren'Aria", via G. Marconi 39, 40033 Casalecchio di Reno
  • cellulare (anche WhatsApp): 370.3242429
  • Facebook: profilo "Aren Aria" (messaggi privati)

martedì 17 novembre 2015

Appello del Comitato per il No nel Referendum costituzionale sulla riforma Renzi-Boschi.

Riportiamo: 
 
Appello ai presidenti della Camera e del Senato e ai deputati e ai senatori della Repubblica per la sospensione della discussione sulla riforma costituzionale Renzi-Boschi

In un tornante della storia, quale si va profilando in conseguenza della mattanza occorsa il 13 novembre a Parigi per opera di seguaci del Daesh, il Direttivo del Comitato per il No al referendum costituzionale sulla riforma Renzi-Boschi, chiede al Presidente della Camera dei deputati e ai Presidenti dei gruppi parlamentari di rinviare a data da destinarsi la discussione, già fissata per il prossimo 20 novembre, davanti alla Camera dei deputati, per l’approvazione, in prima deliberazione, del d.d.l. cost. n. 2613-B.
Il Comitato ritiene infatti inopportuno che in un momento così grave che richiede l’unità di tutte le forze politiche e sociali – come ai tempi del terrorismo, se non peggio -, le Camere possano procedere tranquillamente nel loro lavoro di revisione della gran parte degli articoli della Costituzione come se nulla fosse accaduto. Mentre è proprio nei momenti di crisi, che la Costituzione, nei suoi principi e valori, dovrebbe costituire il simbolo, per eccellenza, dell’unità del popolo italiano.
Né si obietti che, con la progettata modifica della Camera e del Senato, lo Stato italiano acquisirebbe maggior forza per contrapporsi al terrorismo jihadista. Proprio l’esperienza degli anni di piombo ha infatti insegnato che le battaglie contro l’eversione non si combattono limitando i poteri del Parlamento, che erano gli stessi di quelli tuttora previsti dalla Costituzione del 1947, e che potrebbero semmai essere rimodulati agevolmente con appropriate modifiche regolamentari.
La gravità dell’attuale situazione che potrebbe addirittura sfociare, come da più parti si sostiene, in uno stato di guerra o in una situazione analoga, induce il Comitato per il No a sottolineare che se la riforma Renzi-Boschi venisse approvata nel testo di cui al d.d.l. cost. n. 2613-B, non sarebbero più le Camere a deliberare lo stato di guerra, come previsto dal vigente articolo 79 della Costituzione, ma la sola Camera dei deputati. E ciò, come se il Senato, ancorché rappresentativo delle autonomie locali, quale previsto dalla riforma Renzi-Boschi, non fosse anch’esso un organo dello Stato-comunità e quindi della Repubblica italiana.
Roma, 16 novembre 2015
Prof. Alessandro Pace – Presidente del Comitato per il No[1]
[1] Consiglio direttivo del Comitato per il No nel referendum costituzionale: Gustavo Zagrebelsky (Presidente onorario), Alessandro Pace (Presidente), Pietro Adami, Alberto Asor Rosa, Gaetano Azzariti, Francesco Baicchi, Vittorio Bardi, Mauro Beschi, Felice Besostri, Francesco Bilancia, Sandra Bonsanti, Lorenza Carlassare, Sergio Caserta, Claudio De Fiores, Riccardo De Vito, Carlo Di Marco, Giulio Ercolessi, Anna Falcone, Antonello Falomi, Gianni Ferrara, Tommaso Fulfaro, Domenico Gallo, Alfonso Gianni, Alfiero Grandi, Raniero La Valle, Paolo Maddalena, Giovanni Palombarini, Vincenzo Palumbo, Francesco Pardi, Livio Pepino, Antonio Pileggi, Marta Pirozzi, Ugo Giuseppe Rescigno, Stefano Rodotà, Franco Russo, Giovanni Russo Spena, Cesare Salvi, Mauro Sentimenti, Enrico Solito, Armando Spataro, Massimo Villone, Vincenzo Vita, Mauro Volpi.

giovedì 22 ottobre 2015

Esame di riparazione per il 730. L’appello scade lunedì 26 ottobre.


Su richiesta di un lettore

È possibile inserire oneri dimenticati o rettificare elementi già riportati nella dichiarazione presentata a luglio, consegnando un modello integrativo a un Caf o a un professionista

Sta per terminare la stagione del modello 730/2015. Ancora pochi giorni a disposizione dei contribuenti per modificare o aggiungere voci che danno luogo a un maggior credito o a un minore debito d’imposta o per indicare correttamente i dati del sostituto d’imposta tenuto a effettuare il conguaglio. L’ultimo giorno utile, quest’anno, è il 26 ottobre, poiché il 25 (termine ordinario) cade di domenica.
La presentazione di una integrativa – in ogni caso – non sospende le procedure avviate con la consegna del primo modello 730 e, quindi, non fa venir meno l’obbligo da parte del datore di lavoro o dell’ente pensionistico di effettuare i rimborsi o trattenere le somme dovute in base alla dichiarazione originaria.
 
Maggiore credito, minor debito o imposta invariata
Se l’integrazione e/o la rettifica comporta un maggior credito o un minor debito (ad esempio, per oneri non indicati nel 730 originario) o un’imposta pari a quella determinata nella dichiarazione già presentata (ad esempio, per correggere dati che non modificano la liquidazione delle imposte), il contribuente può presentare entro il
26 ottobre un nuovo modello 730 completo di tutte le sue parti, indicando il codice “1” nella casella “730 integrativo” presente nel frontespizio. La dichiarazione va comunque affidata a un Caf o a un professionista abilitato, anche in caso di assistenza precedentemente prestata dal sostituto d’imposta, esibendo, in quest’ultimo caso, tutta la documentazione relativa anche al 730 originario (in caso di assistenza prestata dal Caf o dal professionista, è sufficiente la documentazione necessaria al controllo della conformità dell’integrazione).
In alternativa, si poteva presentare un modello Unico Persone fisiche 2015 entro il 30 settembre scorso (correttiva nei termini), utilizzando l’eventuale differenza a credito o richiedendone il rimborso.
La rettifica con Unico potrà anche avvenire entro il termine previsto per la presentazione del modello relativo all’
anno successivo (dichiarazione integrativa a favore).
 
Integrazione dei dati del sostituto d’imposta
Se nel 730 presentato in estate non sono stati forniti tutti i dati che permettono l’identificazione del sostituto che avrebbe dovuto effettuare il conguaglio o sono state fornite informazioni sbagliate, il contribuente può presentare, entro il
26 ottobre, un nuovo 730 per integrare e/o correggere questi dati, indicando il codice “2” nella casella “730 integrativo” del frontespizio e fornendo le identiche informazioni del modello originario, con l’eccezione di quelle nuove riportate nel riquadro “Dati del sostituto d’imposta che effettuerà il conguaglio”.
 
Maggiore credito, minor debito o imposta invariata e integrazione dei dati del sostituto
Quando invece il contribuente si accorge di aver non solo omesso (o indicato erroneamente) i dati identificativi del sostituto d’imposta, ma anche di aver “dimenticato” elementi il cui inserimento in dichiarazione comporta un maggior importo a credito o un minor debito oppure un’imposta pari a quella determinata con il modello originario, nel 730 integrativo - da presentare sempre entro il
26 ottobre - va esposto il codice “3” nella relativa casella del frontespizio.
Sonia Angeli

venerdì 25 luglio 2014

" SALVARE IL PRESTIGIO DELLA COSTITUZIONE" E’ L APPELLO DEI COMITATI DOSSETTI.



Dante Franchi ha inviato:
I Comitati Dossetti per la Costituzione lanciano un grido di vivissimo allarme per le modalità non prive di forzature autoritarie attraverso cui sta procedendo e viene presentata all’opinione pubblica la revisione della Costituzione. Non basta che non ci siano intenzioni autoritarie nei riformatori, né nella nuova Costituzione stessa, se sono autoritarie le forme in cui essa viene progettata e “portata a casa”, come si dice con orribile senso di appropriazione, dagli esponenti del governo. La Costituzione repubblicana gode di un altissimo prestigio presso i cittadini, non solo per i suoi contenuti, ma anche per il modo in cui essa è stata pensata, discussa e consegnata al Paese. Il rischio è che oggi una riforma, anche eventualmente ben fatta, per le modalità e i linguaggi che la configurano, possa far perdere alla Costituzione il suo prestigio, e farla cadere dal cuore degli italiani. Rischio tanto maggiore in quanto l’obiezione sollevata dalla Corte Costituzionale sulla illegittimità del modo in cui gli attuali parlamentari sono stati eletti, potrebbe tradursi in una percezione popolare dell’illegittimità dell’intera Costituzione, quale da loro modificata e riscritta. Occorre anche tener conto del fatto che si sta rifacendo la Costituzione in un momento di crisi del Paese e di altissimo lutto nella situazione internazionale per l’ecatombe di Gaza e l’abbattimento dell’aereo passeggeri in Ucraina, ciò che richiama a quanto è in gioco nel rapporto tra istituzioni e vita reale e dovrebbe indurre a maneggiare la materia con estrema delicatezza, gravità e misura.
I Comitati Dossetti per la Costituzione sono altrettanto allarmati per possibili esiti incontrollati e imprevisti della revisione in corso, quali sono fatti balenare dai suoi promotori col riferimento a una ulteriore fase di passaggio al presidenzialismo.
Essi pertanto rivolgono un pressante appello al Partito Democratico perché tenga alta la guardia e nell’operazione politica in atto ripristini e salvaguardi la normalità democratica. Giuseppe Dossetti aveva impegnato i Comitati da lui fondati a promuovere la Costituzione senza alcuna preferenza di partito; i Comitati ritengono oggi però di doversi rivolgere principalmente al Partito Democratico perché temono che la democrazia costituzionale potrebbe essere travolta nel nostro Paese se le venisse meno la garanzia, la difesa e il rispetto che finora le sono venuti dalle forze che fanno riferimento al PD e alla sua tradizione. Certamente non si può negare al governo espresso dal PD il diritto all’iniziativa legislativa anche in materia costituzionale, ma nel sistema democratico italiano è escluso che il governo possa fungere da padrone della Costituzione, delle due Camere, dei tempi e dei modi delle relative riforme, fino a fare del “delendo Senato” un trofeo al quale consacrare lavori forzati diurni e notturni feriali e festivi.
Nel merito, la scelta del monocameralismo è una scelta legittima, se in esso vengono assorbiti e potenziati i beni pubblici che la cultura politica e i costituenti vedevano meglio promossi dal sistema delle due Camere, come pure è configurabile un bicameralismo imperfetto, in cui un Senato non più vincolato al compito di conferire la fiducia al governo, possa accrescere le sue competenze di alta legislazione, e avere compiti di raccordo tra i poteri e di garanzia delle libertà e dei diritti, in una maggiore indipendenza dall’esecutivo e mantenendo la propria legittimazione popolare. Quello che non è possibile è un compromesso al ribasso rispetto al vecchio Senato, che ne faccia una vetrina di notabili locali nominati dall’apparato, impediti dalla dislocazione romana a fare il lavoro per cui sono pagati e membri di un consesso non corrispondente a nessuno dei modelli di Senato finora conosciuti e sperimentati.
I Comitati Dossetti prendono atto della stretta connessione stabilita tra la riforma della Costituzione e quella della legge elettorale, che già non contempla l’elezione del Senato, il che costringe a un giudizio unitario sul sistema che ne risulterebbe. Questo giudizio – già espresso peraltro quando l’“Italicum” fu approvato alla Camera - è che tale sistema sacrifica il pluralismo, al potere. In questo senso va a ritroso rispetto a tutto il corso storico delle conquiste democratiche. La legge elettorale, che lo stesso autore del primo “Porcellum” considera un “Porcellum” aggravato (o “porcellissimo”), va quindi assolutamente modificata, e considerarla intoccabile è sicuramente lesivo della democrazia. Attribuire ai partiti il potere di nominare gli eletti, invece che proporne le candidature al popolo, significa fare dei partiti degli organi dello Stato e pertanto saltare ogni mediazione di carattere rappresentativo tra società e istituzioni. È assolutamente necessario poi abolire gli sbarramenti all’ingresso di vecchie e nuove forze politiche in Parlamento, perché la politica non deve consumarsi per cooptazione fino all’esaurimento dell’esistente, ma deve trovare alimento e speranza nel non ancora esperito e nel nuovo. La soglia d’ingresso, per coalizzati e non coalizzati, deve essere al minimo fisiologico necessario al funzionamento del sistema elettorale e il premio di maggioranza può, anch’esso in limiti fisiologici, favorire la governabilità, ma non può cambiare le carte in tavola, trasformando minoranze in maggioranze assolutamente non suffragate dal voto popolare.
Molto più urgente del resto, a giudizio dei Comitati Dossetti per la Costituzione, proprio ai fini della “governabilità”, ma anche della salute politica del Paese, sarebbe rivitalizzare, rendere trasparenti, democratizzare i partiti, perché senza partiti non c’è né ricostruzione della politica, fin troppo demolita fin qui, né efficacia di governo né democrazia partecipata. Sarebbe opportuna pertanto un’inversione delle priorità delle riforme, e mettere al primo posto una legge di attuazione dell’art. 49 della Costituzione nonché dell’art. 39 riguardante i sindacati.
La riforma dei partiti dovrebbe farne organi della società e non dello Stato, deputati alla formulazione dei programmi politici, alla elaborazione di cultura politica, alla proposta delle candidature, alla presenza nel territorio e al rapporto coi cittadini, ma non anche alla diretta gestione della cosa pubblica. Dovrebbe esserci alternativa pertanto tra cariche di partito e funzioni di carattere pubblico, anche elettive; uno statuto dei partiti che ne garantisca la democrazia interna, la trasparenza, il divieto di vincoli di mandato dovrebbe essere la condizione per la partecipazione alle elezioni e all’accesso a un finanziamento pubblico, che dovrebbe essere mantenuto con la contestuale proibizione di finanziamenti privati superiori a una certa soglia, oltre la quale non si potrebbe parlare di un sostegno politico a un partito ma di un acquisto delle sue scelte, con evidente rischio di conflitti d’interessi e di corruzione.
Noi riteniamo che se partiti e sindacati, forti di un ordinamento interno a base democratica, torneranno ad essere i grandi soggetti attivi della vita politica del Paese, la democrazia e la capacità di governo della Repubblica saranno rilanciate e garantite ben più che da concitate e contestate riforme.
Roma, 23 luglio 2014

Raniero La Valle e Luigi Ferrajoli
Presidenti dei Comitati Dossetti per la Costituzione