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venerdì 28 agosto 2026

Da Saeco a Gaggio Tech: una parabola di grande crescita e crisi drammatiche

 Dalla fondazione dell'azienda che produceva macchine automatiche per il caffè, e diventata leader mondiale del settore, fino alla crisi di oggi


di Matteo Merli


Una lunga parabola, di grande crescita ma anche di drammatica caduta. La vicenda Gaggio Tech inizia nel 1981 con la fondazione della Saeco la prima azienda al mondo – quattro anni più tardi – a commercializzare la prima macchina per caffè espresso completamente automatica. Innovazione che porta una crescita vertiginosa, l’affermazione nei mercati italiano ed estero.

A fine anni 90 l’acquisizione della Gaggia e la nascita di Saeco International Group che – nel 2009 – viene ceduto alla multinazionale olandese Philips. E' il momento apice: l’azienda, che negli anni ha aperto vari filiali in tutto il mondo, è leader nella produzione di macchine da caffè e ne controlla quasi un terzo del mercato europeo. 

Nel 2017 il gruppo viene però diviso e nasce la SagaCofee di cui, a fine 2021, viene annunciata la chiusura. La storia di successo si trasforma in un racconto di crisi, fatto di scioperi, presidi e vertenze sindacali. La resistenza dei lavoratori porta – nel 2022 – al salvataggio: nello stabilimento sull’Appennino bolognese nasce la Gaggio Tech, polo industriale per la produzione di metallo e plastica dalla collaborazione di due gruppi: Tecnostamp al 60% e Minifaber al 40. I lavoratori festeggiano la ripartenza, che però si blocca quasi subito. Nei primi mesi del 2025, infatti, il socio di maggioranza chiede la liquidazione volontaria dell'azienda. 

Con lo spettro della chiusura e le lettere di licenziamenti, le istituzioni tornano in campo: la Regione annuncia ora per i primi di settembre un bando da 2 milioni per dare agevolazioni fiscali per chi assume lavoratrici e lavoratori in Naspi in Appennino. E viene rispolverata l'idea di inserire Gaggio Montano nelle zone economiche speciali per favorire gli investimenti in montagna.

sabato 1 febbraio 2020

Saeco in vendita, la Regione convoca l’azienda

L’assessore Costi: «Non siamo stati avvertiti da nessuno». La Philips: «Continuità per dipendenti e clienti»

 

Dubbio ha inviato l'articolo di Mauro Giordano pubblicato da Il Corriere di Bologna


La Regione scende in campo per sostenere i lavoratori della Saeco, preoccupati dalla decisione della multinazionale olandese Philips di mettere in vendita lo stabilimento di Gaggio Montano, come conseguenza del nuovo assetto industriale che punta alla dismissione della produzione di piccoli elettrodomestici per fare spazio al settore della tecnologia sanitaria.
Zero comunicazioni
«Ci attiveremo immediatamente incontrando sia i rappresentanti dei lavoratori sia per conoscere le intenzioni direttamente dalla proprietà – spiega l’assessore regionale alle Attività produttive, Palma Costi –. La vicenda Saeco evoca una difficile trattativa che negli anni scorsi ha segnato un pezzo della storia produttiva e occupazionale dell’Appennino bolognese, i sacrifici fatti dai lavoratori e le azioni intraprese dalle istituzioni, come il fondo regionale per la formazione destinato ai lavoratori in esubero e il patto territoriale per facilitarne la ricollocazione». L’assessore non nasconde un certo fastidio sui canali comunicativi scelti dalla Philips. «Mi sarei aspettata una comunicazione da parte dalla proprietà — osserva —. Una vendita non deve necessariamente innescare preoccupazioni, ma da parte nostra ci sarà la massima attenzione e la richiesta assoluta della garanzia occupazionale». Da parte sua, ieri l’azienda ha fatto sapere di essere impegnata «in una transizione che preveda continuità per i propri dipendenti, partner e clienti».
Simbolo della crisi
La Saeco e la Demm di Porretta Terme rappresentano le due grandi crisi aziendali che negli ultimi anni hanno tenuto con il fiato sospeso lavoratori e famiglie dell’Appennino che come le altre zone montane della regione sono state al centro della recente campagna elettorale per i loro problemi rispetto al dinamismo del resto della regione. Spopolamento: con un calo degli abitanti certificato anche da un rapporto della Città metropolitana quantificabile in -0,8% dal 2008 al 2017 (perdendo circa 150 residenti sui 153.000 dell’area) con andamento opposto alla provincia che segna un +3,6% in questi anni e lo storico superamento della soglia del milione di abitanti nel territorio metropolitano. Redditi più bassi: tra i 18.000 e i 21.000 euro annui rispetto a una media provinciale di 25.000 e regionale di 22.000.
L’impegno dei neo-eletti in Regione
Massima attenzione al caso anche da parte dei neoconsiglieri regionali eletti, tra tutti Igor Taruffi di Emilia-Romagna Coraggiosa residente in Appennino e sempre vicino a quel territorio. «Serve non solo l’intervento della Regione ma anche del governo — commenta —. Infrastrutture e fiscalità agevolata per territori con queste difficoltà, quest’ultima da raggiungere in accordo con Roma, sono le strade da intraprendere subito». Per Marco Lisei di Fratelli d’Italia «il comprensorio è in sofferenza da tempo e consideriamo le soluzioni finora messe in campo dalla Regione sbagliate, perché servono interventi in un quadro generale e non solo da tampone per queste crisi: la situazione purtroppo non è nuova». Per Silvia Piccini del M5S «è indispensabile garantire collegamenti, infrastrutture e servizi, difendere la Saeco significa salvaguardare chi vive nel nostro Appennino».

giovedì 30 gennaio 2020

Philips vende Saeco: "Non è più strategica"

Riceviamo:

Lavoratori in allarme, i sindacati chiedono un incontro. L'azienda ha 280 dipendenti a Gaggio Montano
“Non è un business strategico per il nostro futuro da leader delle tecnologie sanitarie”. Con queste parole ieri l’ad della multinazionale olandese Philips, Frans van Houten, ha annunciato la futura vendita del settore dei casalinghi che comprende anche la bolognese Saeco, comprata nel 2009. 

L’azienda, che ha 280 dipendenti a Gaggio Montano e produce macchine da caffè automatiche, è uno dei più grossi insediamenti produttivi dell’appennino e ha già subito in passato varie fasi di ristrutturazione e tagli. Fra tutte, quella dell’inverno 2015-2016, iniziata con la dichiarazione di 243 esuberi da parte dell’azienda, proseguita con settimane di scioperi e proteste davanti alla fabbrica di via della Torretta e finita con circa 250 uscite incentivate e la cessione di uno stabilimento, che hanno sensibilmente ridotto la produzione. Nel 2019 la Saeco ha prodotto circa 130mila macchine da caffè, un anno positivo per gli standard raggiunti dopo la riorganizzazione, anche se in passato, con 900 dipendenti, si sono superate le 200mila macchine all’anno. 

Ora Philips annuncia un nuovo cambio di strategia per l’azienda, una presenza storica per Gaggio Montano. Presentando i risultati economici del 2019 (con ricavi in crescita del 4% a 19,5 miliardi di euro e un utile da 1,2 miliardi), von Houten ha annunciato che il gruppo costituirà una società a parte per gli elettrodomestici e i casalinghi, che comprendono anche le macchine da caffè. Un settore che nel complesso ha assicurato ricavi per 2,3 miliardi nel 2019 e verrà appunto separato dal resto della multinazionale in vista di una futura vendita, un processo che dovrebbe richiedere fra i 12 e i 18 mesi. “Il business degli elettrodomestici ha contribuito in modo significativo allo sviluppo di Philips – ha detto il manager – ma non è una scelta strategica per il nostro futuro come leader delle tecnologie sanitarie, poiché scegliamo di concentrarci ulteriormente sul settore sanitario e di investire su salute dei consumatori e assistenza sanitaria professionale”.

mercoledì 21 agosto 2019

Perdita di gas alla Saeco di Gaggio Montano. Messa in sicurezza dei Vigili del fuoco

Alle 23 di ieri si è veficato una fuoriuscita di metano liquido da un serbatoio della Saeco-Gaggia, l' azienda di caffè di Gaggio Montano. La messa in sicurezza è stata affidata ai Vigili del fuoco che hammo provveduto a un travaso del serbatoio Gnl, da 60 metri cubi, circa 25 tonnellate. Sul posto quattro squadre del Comando di Bologna: due con Autopompaserbatoio e due Nbcr (Nucleare batteriologico chimico radiologico), di cui una specializzata in travasi proveniente da Mestre. 

I pompieri, intervenuti con esplosimetro e cerca fughe, hanno verificato la tenuta del serbatoio o degli altri componenti, escludendo la presenza di rotture da cui si sarebbero potute originare emissioni di Gnl. E' stato accertato  che il guasto al serbatoio è dovuto all'usura del contenitore.

Vista l'assenza di edifici abitati nelle immediate vicinanze, non si sono resi necessari provvedimenti di allontanamento dei residenti.


Sul posto anche i Carabinieri.




martedì 11 luglio 2017

Gaggio Montano: crisi Saeco, primi ricollocamenti per 62 ex dipendenti

Le istituzioni pubbliche danno qualche cifra sull'attività di riassegnazione dei posti di lavoro dopo l'acquisizione dell'azienda di macchine da caffè da parte del colosso olandese


Riceviamo:

Dopo il doloroso salvataggio in extremis della Saeco (239 dipendenti in esubero) per alcuni degli ex lavoratori dell'azienda per macchine da caffè si prospetta la luce in fondo al tunnel. 62 ex dipendenti sarebbero infatti in fase di ricollocazione, con 58 di loro che stanno svolgendo una attività lavorativa e quattro che hanno intrapreso un percorso di lavoro autonomo.
Decisivo il ruolo delle istituzioni pubbliche, tra cui Città metropolitana e Regione, per il piano che prevede la ricollocazione ed il reinserimento lavorativo dei 239 lavoratori entrati in mobilità a novembre 2016.
"Nella fase di accompagnamento al lavoro -segnala una nota della città metropolitana- seguita in collaborazione con tutto il partenariato ad oggi sono 58 le persone che stanno svolgendo attività lavorativa con contratti di lavoro".
Tra le aziende che hanno contribuito a riassorbire le maestranze di Saeco ci sono le aziende della filiera IMA, che "ha dato un grande contributo con ben 8 assunzioni e che a settembre, come anticipato nel piano di reindustrializzazione, prevede ulteriori assunzioni".
Altre richieste di personale sono state acquisite presso aziende di Vergato, Alto Reno Terme e Castel di Casio per ruoli in ambito logistico, commerciale (grande distribuzione organizzata, in particolare) e metalmeccanico. Alcune attività di impresa da parte di ex lavoratrici, hanno preso avvio nella zona e a oggi sono 4 gli ex lavoratori dello stabilimento di Gaggio Montano che hanno avviato sul territorio una propria attività autonoma.
L'assessore regionale alle Attività produttive Palma Costi, il Consigliere metropolitano con delega allo Sviluppo economico Massimo Gnudi, il presidente dell'Unione Appennino bolognese Romano Franchi e il sindaco di Gaggio montano Maria Elisabetta Tanari esprimono “soddisfazione per il lavoro svolto in questi mesi. L’impegno delle istituzioni – affermano - prosegue per la ricollocazione di tutti i lavoratori coinvolti in una delle più rilevanti crisi aziendali che questo territorio ha vissuto".
“
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sabato 11 marzo 2017

I lavoratori Saeco aspettano la concretizzazione delle promesse.

La consigliera Carbonaro
Riceviamo e , come richiesto, pubblichiamo il comunicato dei consiglieri comunali di Marzabotto del gruppo 'Uniti per Cambiare Marzabotto ' seguito alla notizia dell'assunzione temporanee di alcuni ex lavoratori Saeco da parte di IMA.

“ Ci premete sottolineare,” precisano i firmatari, “ che staremo vicino agli ex lavoratori fino a quando la Regione ER e tutti gli altri enti interessati, non avranno rispettato gli accordi e gli impegni presi in sede di conciliazione sindacale. Ad oggi, molte di quelle promesse sembrano non concretizzarsi.”


Il comunicato:


giovedì 9 febbraio 2017

Il futuro dell'Appenino lo determineranno le imprese e gli imprenditori.

Marco, con le considerazioni: “ A Marzabotto c'è chi indossa le bretelle. A Gaggio invece si fanno le scarpe (e le borse). La strategia degli Enti locali poi la vedremo dipinta nel quadro la cui tela deve ancora essere tessa”, ha inviato:


Appena 12 anni di vita e un cammino di crescita double digit che ha portato macchine e capsule da caffè prodotte a Gaggio Montano in 70 Paesi del mondo, con un fatturato 2015 salito a 141 milioni di euro, un utile netto di 5 milioni e una quota export arrivata all’80 per cento. È una storia che la dice lunga su come sia la strategia aziendale e non la location della fabbrica a determinare il successo, quella che sta scrivendo Caffitaly System, a due passi da Saeco, sull’Appennino bolognese. «Quest’anno abbiamo in previsione un crescita del 30% in volume solo in Italia e ci stiamo preparando a sbarcare in Cina, Russia, Indonesia e Stati Uniti», anticipa Leonardo Franco, il nuovo ad che da metà marzo ha preso le redini dell’azienda fondata nel 2004 dal “padre” di Saeco, Sergio Zappella.
Mentre ieri i primi 30, dei 239 dipendenti Saeco-Philips che hanno aderito al piano di esuberi volontari, firmavano le lettere di conciliazione (preferendo 75mila euro di incentivo alle incerte prospettive offerte dalla multinazionale olandese), i vertici di Caffitaly raccontavano come si fa a partire da zero, arrivare al break even in cinque anni e rubare quote di mercato al colosso Nestlé (competitor numero uno con il sistema Nespresso) non solo in Europa, ma in giro per il mondo, con 350 dipendenti al lavoro tra Gaggio e il sito di Rozzano (Milano) e un team di 25 camici bianchi dedicati all’R&D. «Siamo fanatici del prodotto e del processo e invece di investire in marketing puntiamo tutto sulla qualità, con una strategia flessibile per declinare la combinazione tecnologia -caffè ai gusti e alle abitudini di ogni singolo Paese in cui entriamo, invece di imporre modelli standard», spiega il direttore commerciale di Caffitaly, Andrea Clementini.
Insomma, la tipica ricetta della Pmi italiana di grande flessibilità ed elasticità, con il plus di un marchio che in sè racchiude i valori del made in Italy, a cavallo tra food e tech. «Abbiamo margini di crescita enormi, solo lo scorso anno abbiamo aperto 25 nuovi punti vendita in Italia, oggi siamo a 42 monobrand e 500 negozi multimarca – spiega l’ad - e per il 2016 prevediamo uno sviluppo analogo tra nuove aperture e conversione di multibrand, soprattutto al Sud, area più scoperta». All’estero è invece la capacità di proporre macchine e miscele di caffè (ma anche cappuccino e bevande solubili) che meglio rispondono ai costumi di ogni comunità la formula vincente di Caffitaly. «Con una grande laicità anche nell’approccio retail, studiato sempre assieme a partner locali», conclude Franco.

martedì 31 gennaio 2017

Lavoratori della Saeco: "Vogliamo fatti, non parole'.

Loris Bonantini ha inviato copia della lettera, dal titolo significativo 'Parole Parole Parole', con cui i lavoratori della Saeco denunciano il loro stato di abbandono che si affianca a quello dell'Appennino. 



lunedì 9 gennaio 2017

SAECO DI GAGGIO MONTANO: LEGA, BASTA CON LE PAROLE. REALIZZARE SUBITO IL COLLEGAMENTO TRA LA VALLE DEL SETTA E QUELLA DEL RENO.

Da Vergato News
Lega Nord Emilia Romagna ha inviato.

“Cosa è rimasto delle tante promesse fatte ai dipendenti della Saeco di Gaggio Montano e a tutti i residenti della valle? Nulla.
Svanito l’effetto mediatico dei primi giorni e il rincorrersi delle ‘promesse elettorali’, il polverone sollevato ha lasciato spazio al silenzio. Un silenzio rotto solo dalla consapevolezza che le nostre valli stanno morendo e che il futuro per gli ex dipendenti della Saeco è tutt’altro che roseo”.
E' il consigliere regionale della Lega Nord, Daniele Marchetti, a puntare i riflettori sul caso dello stabilimento di proprietà della Philips.
“Era il 26 novembre del 2015 quando arrivò la notizia: 243 esuberi alla Saeco. Esuberi diventati realtà con l’accordo del 5 febbraio. Da allora abbiamo cercato in tutti i modi di fare capire alla maggioranza che guida la nostra Regione che senza un adeguato sostegno le nostre valli sono destinate all’abbandono. Un abbandono che non possiamo e che non dobbiamo permetterci. Per questo, davanti alle promesse di chi assicurava che si sarebbero smossi mari e monti abbiamo preferito tacere e stare a guardare. Poi – continua Marchetti -, capito che le cose andavano non come era stato promesso ma come, purtroppo, ci eravamo immaginati, abbiamo cercato di invertire la rotta. Siamo consapevoli che se le Istituzioni non torneranno ad investire su quel territorio, morirà tutto”.
“Proprio per questo – prosegue
- circa due mesi fa depositammo una risoluzione per chiedere a gran voce un’infrastruttura che colleghi la Valle del Setta con la Valle del Reno, per rendere maggiormente competitiva quest’ultima”.
“Oggi – spiega - torniamo a ribadire questa necessità chiedendo di calendarizzare al più presto la nostra risoluzione con la speranza che la maggioranza la smetta di porsi contro a questo intervento fondamentale richiesto da tutta la cittadinanza. Se poi proprio sono contrari- conclude – propongano una soluzione alternativa altrettanto valida e la voteremo. La priorità è salvare la nostra terra e la nostra gente. Per la polemica politica c’è tempo”.

venerdì 2 dicembre 2016

Alla Galleria Gomma Bicromata di Castel di Casio, 'Una storia montanara', quella della Saeco.

L'Unione Comuni Appennino bolognese informa:


Alla Galleria delle Arti Gomma Bicromata di Castel di Casio (Via Berzantina 12, dietro alla stazione ferroviaria di Porretta Terme), domani, sabato 3 dicembre, alle 20.30, è in programma la proiezione del video 'Una storia montanara', sul presidio della Saeco, autoprodotto da giomoli.com.

Il filmato è un montaggio di immagini, volti e momenti di incontri istituzionali 'catturate' durante tutto il periodo in cui la Saeco è stata oggetto di trattative con la proprietà olandese sull’esubero dei 243 operai.

Accompagnato da musiche cantautorali e non solo, il video si conclude con un piccolo filmato ludico che illustra una serata organizzata dall’ANPI in appoggio alla lotta di questi lavoratori.

Dopo la proiezione l’iniziativa (organizzata in collaborazione con l’Unione Comuni Appennino bolognese e il Comune di Castel di Casio) proseguirà con l'intervento di Amos Vezzali, sindacalista della Fiom che illustrerà la situazione attuale non solo della Saeco ma di tutto il comparto metalmeccanico nell'Alta Valle del Reno.

A conclusione, pasta e fagioli e vino per i presenti.

Ingresso libero.



mercoledì 9 novembre 2016

Ancora 'nubi nere' sul cielo della Saeco. La prossima settimana circa 230 operai saranno in mobilità.

Segnalato 
 
«Sono entrata in Saeco nel 1990, il 15 novembre sono 26 anni passati qui». Gabriella Venturi ha 54 anni, quasi metà della sua vita passata nella multinazionale del caffè di Gaggio Montano. Il 15 novembre non sarà solo l’anniversario della sua assunzione: sarà la data del suo licenziamento.
Insieme a lei sono oltre 230 gli operai — in cassa integrazione a zero ore — che hanno firmato l’accordo tra sindacati, Regione e Philips a conclusione di una vertenza che è diventata, nei 71 giorni di presidio davanti alla fabbrica, il simbolo della crisi industriale dell’Appennino. In 243 avevano accettato l’incentivo ad andarsene: a fine settembre la Regione censiva quattro licenziamenti anticipati, mentre Marino Mazzini della Cisl conta «una decina di conciliazioni». Si tratta di persone che hanno trovato un altro lavoro o hanno aperto un’attività imprenditoriale. La grande maggioranza, invece, è ancora alla ricerca. E da martedì sarà senza lavoro: «Io ho fatto domande dappertutto — racconta Raffaele Falzoni, che fino a pochi giorni fa era nella rsu —. Ma se il settore metalmeccanico è già in crisi nelle grandi città dove ci sono più possibilità, qui non ci sono proprio sbocchi». Raffaele ha 47 anni. Un’età che non lo aiuta: «Lavoro da 32 anni, sono in Saeco da 15, non sono abbastanza vecchio da andare in pensione, non sono abbastanza giovane da essere appetibile per le aziende».
Se si guarda indietro, però, non rimpiange la scelta di andarsene: «Lo farei ancora — assicura —. Io non credo assolutamente nella promessa di rilancio di Philips. Sicuramente ho i miei problemi e le mie inquietudini per il futuro, ma anche chi è rimasto indietro ». Dal 16 novembre, Raffaele sarà in mobilità. E, come per i suoi colleghi in uscita dalla Saeco, inizieranno le operazioni per avviare il piano di accompagnamento e sostegno per la ricollocazione professionale dei dipendenti. Corsi di formazione, attività di orientamento, tirocini per cui è stato stanziato un milione di euro: non tutti andranno ai dipendenti Saeco, ma la maggior parte sì. I primi 150.000 euro finanzieranno le azioni di presa in carico, accoglienza, orientamento al via nei prossimi giorni, dopo il licenziamento. L’attesa del 15 novembre, secondo viale Aldo Moro, era obbligata, anche se non tutti i dipendenti l’hanno apprezzata. Stefano Stefanelli, altro ex rsu, ha 47 anni, una moglie e un figlio. Anche lui ha mandato una lunga serie di curriculum, senza successo.
E ora aspetta i corsi: «Il bando era fatto per i disoccupati e noi eravamo in cassa fino al 15 novembre, purtroppo questo tempo è stato un po’ sprecato — sostiene —. Prima che i corsi partano effettivamente passerà un altro po’ di tempo, non so se ce la faranno entro fine anno». C’è chi ha deciso di muoversi per conto suo: «Non mi fido tanto di questa cosa, mi è sembrata più una manovra politica — spiega Rina Odore, un’altra dipendente che, dopo 17 anni, darà l’addio allo stabilimento di Gaggio Montano —. Mi sono iscritta a un corso di estetica, a Bologna, che forse mi potrà aiutare». Non è la prima strada che ha tentato, per la verità: «Io qualche domanda l’ho fatta, ma sono tutti un po’ in crisi — racconta —. Allora mi sono buttata su questa cosa, che mi è sempre piaciuta ma non ho mai avuto la possibilità di fare». E anche lei non rimpiange la scelta di andarsene: «Ora sono più serena, anche se ho molti problemi. Loro non offrivano nessuna possibilità di fidarti».
Ma come si trova lavoro, in un’area che vede una crisi dietro l’altra, e in cui la Saeco è stata solo un passaggio tra drammi di altre aziende come Demm e Stampi Group? Rina non esclude nulla: «Male che vada, me ne andrò. Sono sola e non sono di qui». C’è pure chi, in questi mesi, non ha mandato curriculum perché non ha mai pensato di avere possibilità: «Alla mia età è difficile trovare qualcosa — racconta Gabriella —. E ho una lunga serie di acciacchi, sono abbastanza rovinata. Mi sono messa a fare la nonna. Poi chiaramente i corsi li farò, devo prendere la mobilità».
L’unica cosa certa, per il futuro, è che da metà novembre, in Appennino, ci saranno oltre 230 persone in più in cerca di un lavoro. E per la montagna la fine dell’incubo è ancora lontana: «In questo momento ancora non si vede la luce in fondo al tunnel — spiega Marino Mazzini, della Fim Cisl —. Speriamo che ci possa essere, però non so se ci sarà. E per ora, chi sta soffrendo sono i lavoratori». Parere simile per Stefano Zoli, della Fiom, che invita le istituzioni a mantenere gli impegni: «Non solo sulla formazione, ma anche sulla reindustrializzazione ». In base all’accordo, infatti, Philips dovrà dare in affitto lo stabilimento lasciato vuoto, una volta completato il suo recupero. E sotto questo aspetto, sembra che ci siano alcune manifestazioni di interesse.


martedì 25 ottobre 2016

Cessione Saeco vending. "Philips faccia chiarezza sul futuro produttivo dell'Appennino".

Così il monito della Regione, preoccupata per la decisione della multinazionale di cedere il ramo d'azienda, dopo l'uscita di 243 lavoratori dallo stabilimento di Gaggio




È ora che Philips "scopra le carte" e faccia chiarezza sul suo futuro produttivo sull'Appennino bolognese. Il monito arriva dalla Regione Emilia-Romagna, preoccupata per la decisione della multinazionale olandese di cedere il ramo d'azienda Saeco vending, dopo la chiusura nel febbraio scorso della lunga vertenza che ha portato all'uscita di 243 lavoratori dallo stabilimento di Gaggio. Il primo faccia a faccia è atteso per venerdì prossimo, al tavolo di monitoraggio convocato dal ministero dello Sviluppo economico.
La cessione di Saeco vending è avvenuta "in piena autonomia e lo abbiamo imparato nei tempi e nei modi con cui sono stati informati gli altri soggetti- sottolinea l'assessore regionale alle Attività produttive, Palma Costi- è un ramo d'azienda separato, lo sappiamo bene, ma necessita comunque un chiarimento sostanziale e non di facciata rispetto agli impegni presi, perchè il sacrificio fatto dai lavoratori e le ricadute sul territorio meritano risposte chiare".
Risposte che "pretenderemo al tavolo coi sindacati e il ministero- assicura Costi- noi non possiamo certo obbligare le imprese, ma è necessario scoprire tutte le carte ed essere molto chiari sulle prospettive" della Philips sull'Appennino bolognese. L'assessore così questa mattina in Assemblea legislativa all''interrogazione presentata dal capogruppo di Sel, Igor Taruffi, che sottolinea la "preoccupazione molto alta" dei lavoratori e del territorio per la cessione di Saeco vending, che occupa circa 300 persone.
n'operazione che Taruffi giudica come un "segno preoccupante di disimpegno della Philips, a fronte di un accordo che prevede nuovi investimenti" per arrivare a produrre circa 100.000 pezzi all''anno. Un piano di rilancio che pero'' "tarda ad arrivare", critica il capogruppo di Sel, rendendo la situazione "molto incerta" in un territorio che oltre alla Saeco vede anche le crisi di aziende come Demm e Stampi Group. Insomma, “una situazione che definire difficile e'' un eufemismo", attacca Taruffi.

lunedì 3 ottobre 2016

Saeco, ecco le opportunità per i 243 lavoratori che hanno lasciato l'azienda.

Da ER Il portale della Regione Emilia Romagna.


Pronte ad essere messe in campo le diverse opportunità per supportare i 243 lavoratori della Philips-Saeco che da metà novembre saranno in mobilità. Questi temi sono stati al centro dell’incontro che si è svolto questo pomeriggio nella sala polivalente di Silla, tra i lavoratori della Philips-Saeco e la Regione, la Città metropolitana di Bologna e il Comune di Gaggio Montano. Con l’assessore regionale alle Attività produttive Palma Costi, sono intervenuti Massimo Gnudi della Città metropolita di Bologna, il sindaco di Gaggio Montano Maria Elisabetta Tanari e il presidente dell'Unione dei Comuni dell'Appennino Bolognese Romano Franchi.

Confermato l'impegno della Agenzia regionale per il lavoro, attraverso gli sportelli del Centri per l’impiego: sarà garantita la formazione, i servizi e percorsi su misura in grado di supportare a chi vuole creare e sviluppare attività imprenditoriali. Nel corso dell'incontro sono state esaminate anche le novità relative alla possibile reindustrializzazione del sito produttivo non più utilizzato dalla multinazionale olandese. Anche il “Patto per l’occupazione e le opportunità economiche del territorio delle Valli del Reno e del Setta” è parte integrante del complesso degli impegni assunti nell'ambito del "pacchetto Saeco": si tratta di uno strumento che racchiude tutte le strategie ad oggi messe in campo, impegnando, ciascuno per la sua parte, i diversi soggetti attuatori ovvero istituzioni, forze sociali ed economiche. 
Reinserimento occupazionale
 
Sono oltre 90 i lavoratori che hanno già preso un primo contatto con i Centri per l’impiego per acquisire informazioni sulle possibilità messe in campo dalla Regione. Opportunità  che riguardano le misure di politica attiva del lavoro (percorsi formativi, azioni orientative e di accompagnamento e promozione di tirocini formativi) per sostenere il reinserimento occupazionale di lavoratori avviati a liste di mobilità (tra cui quelli della Saeco) – per le quali sono a disposizione 1 milione di euro di risorse Fse 2014/2020 – da utilizzare entro 12 mesi dall’avvio della mobilità, così come stabilito nell’apposito bando pubblico approvato dalla Giunta regionale il 4 aprile scorso – la cosiddetta procedura just in time - in modo da poter rispondere a situazioni di crisi aziendale in tempo reale. 

Reindustrializzazione
Alcuni soggetti imprenditoriali – a seguito del lavoro avviato dalla Regione e il Ministero dello Sviluppo economico attraverso una società specializzata – stanno facendo valutazioni sull’ipotesi di insediarsi nella parte del sito produttivo non più utilizzato dalla multinazionale olandese. Inoltre l’Unione Comuni dell’Appennino bolognese ha stipulato una convenzione con Unindustria Bologna per promuovere  aree disponibili per nuovi insediamenti industriali o per la reindustrializzazione dii siti dismessi, anche a seguito di crisi aziendali. L’obiettivo è attrarre nuovi investimenti e creare lavoro nel territorio dell’Appennino.

Progetti d’impresa
Prosegue presso il Suap dell'Unione Appennino Bolognese, lo “Sportello progetti d'impresa” che fornisce assistenza a coloro che vogliono creare e sviluppare nuove attività imprenditoriale nel territorio dell’ Unioni Appennino e Alto Reno economicamente sostenibili. Sono 3 le nuove attività imprenditoriali già partite che coinvolgendo 4 ex dipendenti Philips-Saeco. Inoltre, ad oggi, si sono rivolti a questo servizio oltre 35 lavoratori di cui una quindicina hanno avviato un percorso di approfondimento della propria idea imprenditoriale. 

Patto per l’occupazione territoriale
Il “Patto per l’occupazione e le opportunità economiche del territorio delle Valli del Reno e del Setta” - che sarà siglato nelle prossime settimane - ha l’obiettivo di definire linee di azione integrate di sostegno e sviluppo per un’area della quale si individuano alcune importanti potenzialità, ma in forte difficoltà e a rischio di depauperamento economico e di spopolamento. Il Patto rappresenta il punto di arrivo di un percorso di concertazione tra le parti istituzionali, economiche e sociali del territorio ed è elemento di sintesi della volontà di soggetti pubblici e privati di concentrare e di mettere a sistema gli sforzi per salvaguardare l'occupazione e la crescita del sistema produttivo locale favorendo l'incontro fra domanda ed offerta ed indirizzando a tale obiettivo l'utilizzo delle risorse regionali a disposizione.
Il Patto, in sintesi, potrà svolgere un ruolo effettivo di sviluppo e di sistematizzazione delle azioni locali e, al tempo stesso, accompagnare le esigenze del settore produttivo, anche valorizzando come risorse economica ed occupazionale il patrimonio ambientale del territorio.



giovedì 28 luglio 2016

SAECO DI GAGGIO MONTANO: LEGA, M5S E FI SPRONANO LA GIUNTA A PASSARE DALLE PAROLE AI FATTI.

Riceviamo:
 Adesso basta con le promesse e con le parole al vento. Servono i fatti e servono subito. La situazione economico-lavorativa dell’Appennino bolognese non può essere lasciata ancora in un angolo come se il problema non riguardasse la nostra regione”.
Così Daniele Marchetti, consigliere regionale della Lega Nord illustra un’interrogazione a sostegno dei dipendenti della Philips-Saeco di Gaggio Montano (BO) sottoscritta anche dai consiglieri Raffaella Sensoli e Silvia Piccinini (M5S); Galeazzo Bignami ed Enrico Aimi (FI)”.
“Questa larga condivisione – spiega Marchetti -, vuole riportare sotto la luce dei riflettori, una situazione come quella dell’appennino, troppo spesso dimenticata”.
“Il 4 febbraio 2016 – si legge nel testo dell’interrogazione - presso il Ministero dello sviluppo economico, alla presenza dell’assessore regionale alle Attività produttive Palma Costi, del sindaco del comune e della Città metropolita di Bologna Virginio Merola, e del Sindaco di Gaggio Maria Elisabetta Tanari è stata sottoscritta un’intesa per accompagnare la fase di riorganizzazione aziendale della Philips-Saeco di Gaggio Montano e consentire a coloro che hanno accettato volontariamente la mobilità di potersi ricollocare nel mondo del lavoro”.
“Tra gli interventi per le misure di politica attiva del lavoro per favorire il reinserimento occupazionale di lavoratori in mobilità – continuano i firmatari del documento - è stato messo a disposizione un milione di euro dal Fondo sociale europeo 2014-2020 mentre la Regione e il Ministero dello Sviluppo Economico  hanno avviato un’analisi complessiva sulla reindustrializzazione della parte del sito produttivo non più utilizzato dalla multinazionale olandese”.
“Per questo – sostiene Marchetti -, alla luce delle difficili condizioni dal punto di vista occupazionale e industriale in cui versa l’Appennino bolognese e vista l’approvazione in aula dell’atto di indirizzo n.1772 con cui (a fine 2015) si invitava la Giunta a perseguire ogni ulteriore iniziativa che sarebbe stata ritenuta utile a contribuire alla positiva soluzione della crisi della Saeco, salvaguardando la produzione nello stabilimento gaggese, impegnandola altresì a utilizzare la Conferenza per la montagna come momento per la predisposizione di politiche industriali per tutto l’Appennino vogliamo sapere che cosa è stato fatto. Alla Giunta – conclude – chiediamo di sapere il costo e l’esito dell’analisi avviata tramite una società specializzata per la reindustrializzazione della parte del sito produttivo non più utilizzato e in che modo la Regione si è attivata per la predisposizione di politiche industriali per la montagna. Il tempo delle parole è finito. La nostra gente chiede interventi concreti”.

martedì 10 maggio 2016

I comuni dell'Appennino mettono a disposizione i loro servizi per gli ex-dipendenti Saeco alla ricerca di una nuova occupazione.


L'Unione dei comuni dell’Appennino bolognese informa:

Lo sportello SUAP dell'Unione dei comuni dell'Appennino bolognese è pronto a svolgere un duplice servizio per i lavoratori ex-Saeco in cerca di nuova occupazione: da un lato seguirà tutte le pratiche che verranno presentate da parte degli ex-dipendenti sotto il profilo istruttorio e autorizzatorio, dall'altro, tramite lo sportello “Progetti di impresa”, fornirà la consulenza necessaria a chi voglia avviare un'attività imprenditoriale. La novità è che, grazie ad un accordo tra le Unioni dell'Appennino bolognese e quella dell'Alto Reno, tale servizio verrà erogato per tutti gli ex-dipendenti Saeco tramite l'ufficio di Vergato, anche se i richiedenti sono residenti nei comuni di Alto Reno Terme, Lizzano in Belvedere e Camugnano. In questo modo si eviteranno eventuali situazioni discriminatorie a seconda del Comune di residenza.
Si tratta di una semplificazione per uniformare l'aspetto formativo e promozionale con quello autorizzatorio-burocratico, tenendo presente le eccezionali circostanze istituzionali in cui si trova il nuovo Comune di Alto Reno Terme, a tutt’oggi in gestione commissariale. In questo modo ai cittadini verrà offerto un percorso unitario senza la necessità di modifiche degli attuali assetti organizzativi e di personale degli enti e senza perdere nemmeno un giorno.
Lo sportello a Vergato infatti già da tempo si propone di affiancare chi volesse avviare un’attività per analizzare l’idea imprenditoriale, studiare le condizioni del mercato, verificare le eventuali possibilità di finanziamento. Oltre ovviamente a fornire un servizio che guidi i neo-imprenditori a districarsi tra gli adempimenti burocratici che a prima vista potrebbero spaventare i meno esperti. L’ufficio SUAP inoltre partecipa al Tavolo di coordinamento regionale degli sportelli unici, unico caso nella provincia di Bologna a parte il comune capoluogo. Accanto a questi servizi, a favore degli ex dipendenti Saeco il SUAP dell'Appennino bolognese offrirà la gestione del pacchetto di misure offerte dalla Regione Emilia-Romagna in tema di formazione.
Grazie infatti ad un intesa sottoscritta il 4 febbraio scorso a Roma al Ministero dello Sviluppo economico, infatti, è stato messa a disposizione una somma complessiva di un milione di euro per rispondere alla crisi territoriale legata alla ristrutturazione della Saeco. Tali risorse devo essere utilizzate entro 12 mesi dall'avvio della mobilità per l'avvio di percorsi formativi, azioni orientative e di accompagnamento, promozione di tirocini, per l’adeguamento, l’aggiornamento e il rafforzamento delle competenze e in generale per servizi per l’accompagnamento al lavoro.
Ovviamente la convenzione tra le due Unioni andrà ridiscussa una volta costituita la nuova amministrazione nel Comune di Alto Reno Terme, per estendere i nuovi servizi anche ai residenti in Alto Reno o ad altri che vogliano fare impresa nel territorio, anche se non provenienti dalla Saeco.




sabato 16 aprile 2016

Saeco, verso il reinserimento occupazionale per i 239 lavoratori che hanno lasciato l'azienda.

Da Bologna Today. Segnalato.
Per le misure di politica attiva del lavoro (percorsi formativi, azioni orientative e di accompagnamento e promozione di tirocini formativi) per sostenere il reinserimento occupazionale è a disposizione 1 milione di euro di risorse Fse.

Il 5 maggio a Gaggio Montano saranno presentati ai 239 lavoratori della Philips-Saeco i dettagli degli strumenti a disposizione per sostenere il reinserimento occupazionale. L’incontro si terrà alle ore 18 nella sala civica di Silla. Regione, Città metropolitana di Bologna e Comune di Gaggio Montano hanno fissato l’appuntamento e definito le misure, durante una riunione cui hanno partecipato anche i sindacati.
"Nel dettaglio - spiegano dalla Regione - sono state vagliate le azioni di competenza di ciascuna istituzione, sottoscritte nell’intesa del 4 febbraio scorso a Roma al ministero dello Sviluppo economico. Confermati un milione di euro per le misure di politica attiva del lavoro (formazione), diverse opportunità di finanziamento a sostegno delle imprese, anche agricole, che favoriscano investimenti e ricadute occupazionali, nonché le iniziative di re-industrializzazione del sito produttivo non più utilizzato dalla multinazionale olandese".
«Stiamo rispettando il percorso che avevamo definito e gli strumenti preventivati, in linea con la tempistica dell'accordo. La Regione, assieme alla Città metropolitana e al Comune di Gaggio Montano, conta - ha commentato l’assessore regionale alle Attività produttive Palma Costi - sulla massima collaborazione dei sindacati per tenere, in questa prima fase, rapporti collettivi con i 239 lavoratori che hanno accettato volontariamente la mobilità. Questo per rafforzare e ottimizzare le azioni per consentire la ricollocazione nel mondo del lavoro. Un'azione di sistema, direi, che è profondamente radicata nella nostra visione di sviluppo e coesione di un territorio e di una comunità».
Intanto prosegue anche il lavoro avviato da Regione e ministero dello sviluppo economico – attraverso società specializzata – sulle ipotesi di re-industrializzazione della parte del sito produttivo non più utilizzato dalla multinazionale olandese: è in corso un'analisi complessiva dell'area industriale (strutture, logistica, potenziale occupazionale, eccetera) al termine della quale saranno formulate ipotesi di possibili nuovi insediamenti industriali.
Reinserimento occupazionale. Per le misure di politica attiva del lavoro (percorsi formativi, azioni orientative e di accompagnamento e promozione di tirocini formativi) per sostenere il reinserimento occupazionale è a disposizione 1 milione di euro di risorse Fse 2014/2020 da utilizzare entro 12 mesi dall’avvio della mobilità, "così come stabilito nel bando, approvato dalla Giunta regionale il 4 aprile scorso, che richiama la cosiddetta procedura just in time in modo da rispondere alle situazioni di crisi in tempo reale". Attraverso un bando, gli enti di formazione accreditati disporranno azioni di orientamento e percorsi formativi mentre le agenzie di intermediazione autorizzate realizzeranno i servizi di accompagnamento al lavoro.
Progetti d’impresa. Presso il Suap dell'Unione Appennino Bolognese, lo “Sportello progetti d'impresa” fornirà assistenza a coloro che vorranno creare nuove attività imprenditoriali economicamente sostenibili nel territorio dell’Unioni Appennino e Alto Reno. Le azioni di supporto riguarderanno informazioni e strumento per lo sviluppo, la verifica e il rafforzamento di un progetto imprenditoriale.

mercoledì 6 aprile 2016

Caffitaly cresce nel paese di Saeco.

Un lettore ha mandato questo articolo di Il Sole 24 Ore accompagnato dalla domanda : “ sarà una miscela magica?" 
 GAGGIO MONTANO.
Appena 12 anni di vita e un cammino di crescita double digit che ha portato macchine e capsule da caffè prodotte a Gaggio Montano in 70 Paesi del mondo, con un fatturato 2015 salito a 141 milioni di euro, un utile netto di 5 milioni e una quota export arrivata all’80 per cento. È una storia che la dice lunga su come sia la strategia aziendale e non la location della fabbrica a determinare il successo, quella che sta scrivendo Caffitaly System, a due passi da Saeco, sull’Appennino bolognese. «Quest’anno abbiamo in previsione un crescita del 30% in volume solo in Italia e ci stiamo preparando a sbarcare in Cina, Russia, Indonesia e Stati Uniti», anticipa Leonardo Franco, il nuovo ad che da metà marzo ha preso le redini dell’azienda fondata nel 2004 dal “padre” di Saeco, Sergio Zappella.
Mentre ieri i primi 30, dei 239 dipendenti Saeco-Philips che hanno aderito al piano di esuberi volontari, firmavano le lettere di conciliazione (preferendo 75mila euro di incentivo alle incerte prospettive offerte dalla multinazionale olandese), i vertici di Caffitaly raccontavano come si fa a partire da zero, arrivare al break even in cinque anni e rubare quote di mercato al colosso Nestlé (competitor numero uno con il sistema Nespresso) non solo in Europa, ma in giro per il mondo, con 350 dipendenti al lavoro tra Gaggio e il sito di Rozzano (Milano) e un team di 25 camici bianchi dedicati all’R&D. «Siamo fanatici del prodotto e del processo e invece di investire in marketing puntiamo tutto sulla qualità, con una strategia flessibile per declinare la combinazione tecnologia -caffè ai gusti e alle abitudini di ogni singolo Paese in cui entriamo, invece di imporre modelli standard», spiega il direttore commerciale di Caffitaly, Andrea Clementini.
Insomma, la tipica ricetta della Pmi italiana di grande flessibilità ed elasticità, con il plus di un marchio che in sè racchiude i valori del made in Italy, a cavallo tra food e tech. «Abbiamo margini di crescita enormi, solo lo scorso anno abbiamo aperto 25 nuovi punti vendita in Italia, oggi siamo a 42 monobrand e 500 negozi multimarca – spiega l’ad - e per il 2016 prevediamo uno sviluppo analogo tra nuove aperture e conversione di multibrand, soprattutto al Sud, area più scoperta». All’estero è invece la capacità di proporre macchine e miscele di caffè (ma anche cappuccino e bevande solubili) che meglio rispondono ai costumi di ogni comunità la formula vincente di Caffitaly. «Con una grande laicità anche nell’approccio retail, studiato sempre assieme a partner locali», conclude Franco.

giovedì 18 febbraio 2016

Saeco:Mise,impegno reindustrializzazione. Bonaccini, non vogliamo lasciare indietro nessuno.



Da ANSA
"Quella di oggi è una soluzione che consente al sito di mantenere una dimensione migliore rispetto alle prospettive e rimane l'impegno del governo per la reindustrializzazione, continueremo a lavorare con la Regione e le istituzioni locali per trovare soluzioni alternative". Così il ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi ( nella foto ), alla firma dell'accordo per Saeco. Ha dato atto ad azienda e sindacati "di aver utilizzato un grande senso di responsabilità in una trattativa molto significativa per il territorio". Guidi ha sottolineato che "come per qualunque accordo ci sono aspetti positivi ma forse non è l'accordo che tutti, compresa l'azienda, avremmo voluto, ha un tasso di onerosità". La ratifica segue l'approvazione dell'accordo da parte dei lavoratori con un referendum. L'intesa, per evitare i 243 esuberi annunciati da Philips, prevede esodi incentivati con 75.000 euro, cassa integrazione e investimenti di 23 milioni. Il presidente E-R, Stefano Bonaccini: "non vogliamo lasciare indietro nessuno".