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mercoledì 23 settembre 2026

Gaggio Tech, la vertenza si chiude ma resta il nodo dei 79 lavoratori esclusi

Ex Saga Coffee, conclusa la procedura per Gaggio Tech. Resta un presidio industriale con circa 40 posti di lavoro, ma per chi è rimasto fuori dalla riorganizzazione il futuro è ancora incerto


di Emanuela Cioni


La procedura per Gaggio Tech si è formalmente conclusa, ma la chiusura della vertenza non coincide, per tutti, con la fine delle difficoltà. Nel percorso di riorganizzazione della ex Saga Coffee, infatti, circa 40 posti di lavoro sono stati salvaguardati, mentre 79 lavoratrici e lavoratori hanno perso il posto e altrettante famiglie si trovano ora a fare i conti con un futuro occupazionale incerto.

Il mantenimento di una parte dell’attività industriale a Gaggio Montano rappresenta certamente un elemento importante per il territorio. La definizione del piano di riequilibrio e l’impegno dei soggetti coinvolti hanno consentito di preservare un presidio produttivo sull’Appennino bolognese, seppure fortemente ridimensionato rispetto alla situazione originaria.

Ma parlare di “parziale salvataggio” non può far dimenticare ciò che è accaduto a chi non è rientrato nel nuovo assetto occupazionale. Dietro i numeri ci sono persone che per anni hanno lavorato nello stabilimento e che oggi devono affrontare la ricerca di una nuova occupazione in un territorio dove le opportunità non sono sempre facilmente accessibili.

È proprio su questo fronte che, una volta conclusa la fase della vertenza, dovrebbe concentrarsi l’attenzione delle istituzioni. Perché la chiusura formale di una procedura non significa necessariamente la soluzione dei problemi sociali e occupazionali che quella procedura ha lasciato sul territorio.

Per questo, sarebbe ora necessario che la Regione Emilia-Romagna passasse dalle dichiarazioni alle misure concrete, mettendo rapidamente in campo un intervento a sostegno del ricollocamento delle persone rimaste senza lavoro. Tra le ipotesi, quella di un bando che riconosca un incentivo di 15 mila euro alle aziende per ogni lavoratore disoccupato assunto potrebbe rappresentare uno strumento diretto per favorire nuove assunzioni e sostenere le imprese disponibili a investire in nuova occupazione.

Un incentivo di questo tipo, se adeguatamente strutturato, potrebbe contribuire a trasformare una situazione di crisi in un'opportunità di reinserimento lavorativo, sostenendo contemporaneamente le persone espulse dal processo di riorganizzazione e il tessuto produttivo locale.

L’Appennino bolognese non ha bisogno soltanto di comunicati che raccontino ciò che è stato salvato. Ha bisogno anche di politiche attive e risorse immediate per chi il lavoro lo ha perso, affinché il ridimensionamento di uno stabilimento non si trasformi in un impoverimento permanente del territorio.

La vicenda Gaggio Tech può dunque considerarsi chiusa sul piano procedurale, ma sul piano occupazionale resta ancora aperta. Per i 79 lavoratori rimasti fuori dal nuovo assetto, il problema non finisce con la chiusura della vertenza: comincia adesso.

Gaggio Tech, chiusa la composizione negoziata della crisi: resta un presidio industriale a Gaggio Montano


Vertenza ex Saga Coffee, Regione, sindacati e proprietà: «Si conclude una fase complessa, segnata dall’impegno di tutte le parti nel percorso di parziale salvataggio»


Da Dubbio

Si è chiusa la procedura di composizione negoziata della crisi della Gaggio Tech Srl, società in liquidazione nata dalle vicende della ex Saga Coffee di Gaggio Montano, sull’Appennino bolognese. Regione Emilia-Romagna, organizzazioni sindacali e proprietà prendono atto dell’esito del percorso e dell’impegno profuso per sostenere il piano di riequilibrio della società.

«La definizione della vertenza Gaggio Tech, con la chiusura della procedura di composizione negoziata della crisi, vede compiersi una fase complessa, caratterizzata dall’impegno di tutte le parti coinvolte nel processo di parziale salvataggio della ex Saga Coffee», dichiarano l’assessore al Lavoro della Regione Emilia-Romagna, Giovanni Paglia, le organizzazioni sindacali Fiom-Cgil e Fim-Cisl dell’Area Metropolitana di Bologna e la proprietà.

«Pur a fronte di un doloroso ridimensionamento dei volumi occupazionali della società – proseguono – la Regione Emilia-Romagna e le organizzazioni sindacali prendono atto dell’impegno profuso dalle società Tecnostamp Triulzi Group e Minifaber, volto al sostegno del piano di riequilibrio della Gaggio Tech Srl in liquidazione».

Secondo quanto riferito dalle parti, a determinare il nuovo assetto della società hanno contribuito anche fattori esterni alla volontà degli imprenditori coinvolti nel tentativo di rilancio industriale del sito. Il calo del fatturato atteso, in parte riconducibile al Gruppo Evoca, e la riduzione dei volumi degli ordinativi hanno modificato le prospettive iniziali, rendendo sovradimensionati gli investimenti nel frattempo realizzati.

«A seguito dell’insorgere di fattori esterni alla volontà degli imprenditori chiamati al tentativo di rilancio industriale del sito – spiegano Regione, sindacati e proprietà – gli stessi sono stati costretti a procedere congiuntamente alla messa in liquidazione della società, a fronte del calo del fatturato atteso, in parte riconducibile al Gruppo Evoca, e del volume degli investimenti nel frattempo messi in campo, inizialmente stimati sulla base delle prospettive e successivamente resi sovradimensionati in relazione al calo degli ordinativi».

Con il supporto del liquidatore e dell’esperto nominato nell’ambito della procedura, è stato quindi definito un accordo con i creditori e con le lavoratrici e i lavoratori. L’intesa è stata sostenuta dagli impegni economici assunti da Tecnostamp Triulzi Group e da Alessandro Triulzi, nonché da Minifaber e dalla famiglia Melocchi.

«Tale impegno – sottolineano le parti – ha consentito di preservare circa 40 posti di lavoro presso l’impianto di Gaggio Montano».

Regione Emilia-Romagna, Fiom-Cgil e Fim-Cisl dell’Area Metropolitana di Bologna prendono quindi atto degli esiti del piano e guardano al mantenimento del sito produttivo come elemento di continuità industriale per il territorio.

«Nel quadro di una delicata e complessa vicenda per il territorio emiliano – concludono – rileviamo il mantenimento di un presidio industriale a Gaggio Montano, seppure significativamente ridimensionato, quale risultato reso possibile dall’azione congiunta dei diversi soggetti coinvolti e dalle politiche messe in campo dall’Amministrazione».

mercoledì 2 settembre 2026

La Saga Coffee non si sposta: il lavoro di Gaggio Tech è una battaglia di tutta la comunità

 


di Emanuela Cioni


In questi giorni ho incontrato alcune delle ragazze e delle donne che hanno lavorato alla Gaggio Tech. Tra loro c’erano compagne di classe, amiche, persone che non conoscevo. In tutte ho visto paura, amarezza e una profonda incertezza per il futuro.

Ho visto madri preoccupate non soltanto per la perdita del posto di lavoro, ma soprattutto per il timore di non riuscire più a garantire ai propri figli quella serenità e quella sicurezza costruite attraverso anni di sacrifici.

Ma questa vicenda impone anche una riflessione che, come comunità, non possiamo più rimandare: abbiamo fatto abbastanza per far sentire la nostra vicinanza a queste lavoratrici e a questi lavoratori?

La sensazione è che sia mancata quella partecipazione, quella presenza e quella mobilitazione che una situazione così grave avrebbe meritato.

Non si tratta di giudicare le scelte personali di nessuno, né di puntare il dito contro chi ha preso strade diverse. Si tratta, piuttosto, di ricordare il valore della solidarietà. Chi ha condiviso per anni lo stesso luogo di lavoro, gli stessi turni, le stesse difficoltà e le stesse speranze non dovrebbe dimenticare chi oggi si trova ad affrontare la parte più dolorosa di questa storia.

Quando decine di persone perdono il lavoro, infatti, non è mai un problema che riguarda soltanto loro. È una ferita che riguarda l’intero territorio.

Si impoveriscono i nostri paesi, diminuiscono le opportunità per i giovani e vengono meno la sicurezza, l’autonomia e la dignità di tante famiglie. Dietro ogni posto di lavoro perso c’è una persona, c’è una famiglia, ci sono progetti e speranze che rischiano di essere messi in discussione.

Forse ci siamo abituati troppo a osservare da lontano i problemi degli altri, pensando che non ci riguardino. Ma oggi è successo a loro. Domani potrebbe accadere a chiunque.

Una comunità vera si riconosce soprattutto nei momenti difficili: quando sa unirsi, farsi sentire e stringersi intorno a chi sta perdendo le proprie certezze.

Avrei voluto vedere più persone presenti, più voci alzarsi, più cittadini chiedere risposte. Avrei voluto vedere anche gli ex colleghi accanto a queste lavoratrici e a questi lavoratori, perché il silenzio e l’indifferenza possono fare ancora più male a chi già si sente abbandonato.

Non lasciamo sole queste donne, queste madri, questi uomini e le loro famiglie.

Il lavoro non è soltanto uno stipendio. È dignità, indipendenza, sicurezza e futuro.

Per questo la loro battaglia non può essere considerata soltanto una vicenda aziendale. Deve diventare una questione di tutta la comunità.

Perché quando si perde il lavoro, perde qualcosa anche il territorio. E quando si difende il lavoro, si difende il futuro di tutti.

(Inviato da Dubbio)

domenica 30 agosto 2026

Appennino, dopo i 79 licenziamenti di Gaggio Tech è allarme desertificazione industriale

Dalle cartiere alla Saeco, dalla Demm alla Gaggio Tech: una lunga sequenza di crisi ha impoverito occupazione, competenze e indotto. Ora la montagna chiede fatti, non più soltanto promesse


di Dubbio


Per il lavoro in Appennino ormai non è più nemmeno un appello: è un grido disperato. L’emorragia occupazionale è diventata così profonda che l’ammalato rischia il collasso per dissanguamento. È questa l’impressione che si ricava anche dall’articolo pubblicato oggi da Repubblica, dedicato allo stato dell’occupazione nell’Appennino bolognese e sollecitato dall’ultima, drammatica crisi che ha investito il territorio: quella della Gaggio Tech di Gaggio Montano, culminata nell’espulsione di due terzi degli addetti.

Le parole, ormai, non bastano più. I 79 licenziamenti comunicati via mail dalla Gaggio Tech rappresentano soltanto l’ultimo colpo inferto all’occupazione in Appennino. Ma la crisi viene da molto più lontano e racconta una lenta e progressiva erosione del tessuto industriale della montagna.

Il percorso è iniziato con il difficile travaglio della Cartiera del Maglio di Sasso Marconi, azienda storica e orgoglio imprenditoriale della Valle del Reno. A quella crisi seguirono quelle della Cartiera Borgo di Lama di Reno e della Cartiera De Medici di Marzabotto. Erano presenze industriali importanti, capaci, attraverso gli occupati e l’indotto, di garantire il sostentamento a centinaia di famiglie e di alimentare un’economia che andava ben oltre i cancelli degli stabilimenti.

Poi è arrivata una vera e propria bordata al lavoro, che negli ultimi anni ha alimentato la crescente preoccupazione nella Valle del Reno.

L’elenco è impietoso. Alle difficoltà delle tre cartiere si è aggiunta quella dell’Arcotronics-Kemet di Sasso Marconi, che nei suoi anni migliori arrivava a occupare circa 1.200 addetti. È seguito il progressivo ridimensionamento e poi la chiusura del polo produttivo di Vergato, con centinaia di esuberi.

Nel 2015 è toccato alla Philips Saeco di Gaggio Montano: 243 posti di lavoro persi, in un territorio già fragile. Poco dopo è arrivata la crisi della Demm di Porretta Terme, travolta dalle difficoltà del gruppo Paritel, con centinaia di lavoratori coinvolti. Un anno dopo, la crisi della Giletta di Gaggio Montano ha cancellato altre decine di posti di lavoro.

E infine l’ultimo capitolo, quello che rischia di diventare il simbolo di una situazione arrivata ormai al limite: la Gaggio Tech, erede dell’esperienza Saga Coffee, con gli ultimi 79 licenziamenti.

Non si tratta soltanto di numeri. Dietro ogni posto di lavoro perduto ci sono una famiglia, un progetto di vita, una competenza che rischia di andare dispersa. E dietro ogni stabilimento che chiude o si ridimensiona c’è un pezzo di comunità che si indebolisce: meno reddito, meno consumi, meno servizi, meno giovani disposti a restare, meno attrattività per nuovi investimenti.

È questo il vero rischio: non soltanto la perdita di singole fabbriche, ma una progressiva desertificazione industriale e occupazionale dell’Appennino.

Una montagna senza lavoro è una montagna destinata a perdere popolazione, energie e futuro. Per questo la vicenda Gaggio Tech non può essere considerata l’ennesima crisi aziendale da affrontare separatamente dalle altre. È, piuttosto, il campanello d’allarme di un problema strutturale che riguarda l’intero territorio.

Il detto popolare recita: «Al peggio non c’è mai fine». Stavolta, però, sarebbe necessario dimostrare che non è così. Gli impegni per fermare l’emorragia occupazionale sono numerosi, così come diverse sono le proposte e le possibili strategie di rilancio. Si parla di reindustrializzazione, di sostegno alle imprese, di formazione, di infrastrutture e di politiche specifiche per le aree montane.

Ma adesso è il momento di capire quali di queste idee siano realmente praticabili e quali, invece, siano destinate a rimanere sulla carta.

L’Appennino non ha più bisogno di diagnosi: quella, purtroppo, è ormai chiara. Ha bisogno di una cura. E soprattutto di risultati.

Perché dopo anni di crisi e di posti di lavoro perduti, il tempo delle chiacchiere è finito.


sabato 29 agosto 2026

Gaggio Tech, De Maria (Pd): «Istituire una ZES per l’Appennino Bolognese»

 Il deputato dem rilancia la proposta dopo l’esito della vertenza Gaggio Tech: «Serve una priorità condivisa da tutte le forze politiche e istituzionali del territorio»



L’esito della vertenza alla Gaggio Tech riporta al centro dell’attenzione il tema delle politiche di sostegno allo sviluppo economico e occupazionale dell’Appennino bolognese. In questo contesto, il deputato del Partito Democratico Andrea De Maria (nella foto)  torna a chiedere l’istituzione di una Zona Economica Speciale (ZES) per l’Appennino Bolognese, proposta che, sottolinea, ha già sostenuto in diverse occasioni.

«Ho avuto modo di sostenere questa proposta già in diverse occasioni, nel 2025 e anche nella recente conferenza promossa dal gruppo Pd della Camera sull’Appennino Bolognese, e lo ribadisco oggi – afferma De Maria –. Anche l’esito della vertenza alla Gaggio Tech ci dice quanto sia importante la proposta di istituire una ZES per l’Appennino Bolognese».

Secondo il parlamentare dem, l’obiettivo dovrebbe essere quello di rafforzare la capacità del territorio di attrarre investimenti, sostenere le attività produttive e accompagnare i processi di sviluppo e innovazione, con particolare attenzione alle aree montane e alle loro specifiche fragilità economiche e occupazionali.

La richiesta, aggiunge De Maria, rappresenta una priorità che è stata ribadita anche dal sindaco metropolitano Matteo Lepore.

«Auspico che questa volta tutti i rappresentanti istituzionali di Bologna, di tutte le forze politiche, si uniscano per una priorità che riguarda il nostro territorio e che ha tutte le ragioni per essere attuata dal Governo», conclude il deputato Pd.

La proposta di una ZES per l’Appennino bolognese punta dunque a costruire una strategia territoriale condivisa, capace di mettere in campo strumenti specifici per sostenere imprese e occupazione e affrontare le criticità strutturali che interessano il territorio montano. La vicenda Gaggio Tech, in questo senso, rappresenta per De Maria un ulteriore elemento a sostegno della necessità di un intervento mirato da parte delle istituzioni.

venerdì 28 agosto 2026

Da Saeco a Gaggio Tech: una parabola di grande crescita e crisi drammatiche

 Dalla fondazione dell'azienda che produceva macchine automatiche per il caffè, e diventata leader mondiale del settore, fino alla crisi di oggi


di Matteo Merli


Una lunga parabola, di grande crescita ma anche di drammatica caduta. La vicenda Gaggio Tech inizia nel 1981 con la fondazione della Saeco la prima azienda al mondo – quattro anni più tardi – a commercializzare la prima macchina per caffè espresso completamente automatica. Innovazione che porta una crescita vertiginosa, l’affermazione nei mercati italiano ed estero.

A fine anni 90 l’acquisizione della Gaggia e la nascita di Saeco International Group che – nel 2009 – viene ceduto alla multinazionale olandese Philips. E' il momento apice: l’azienda, che negli anni ha aperto vari filiali in tutto il mondo, è leader nella produzione di macchine da caffè e ne controlla quasi un terzo del mercato europeo. 

Nel 2017 il gruppo viene però diviso e nasce la SagaCofee di cui, a fine 2021, viene annunciata la chiusura. La storia di successo si trasforma in un racconto di crisi, fatto di scioperi, presidi e vertenze sindacali. La resistenza dei lavoratori porta – nel 2022 – al salvataggio: nello stabilimento sull’Appennino bolognese nasce la Gaggio Tech, polo industriale per la produzione di metallo e plastica dalla collaborazione di due gruppi: Tecnostamp al 60% e Minifaber al 40. I lavoratori festeggiano la ripartenza, che però si blocca quasi subito. Nei primi mesi del 2025, infatti, il socio di maggioranza chiede la liquidazione volontaria dell'azienda. 

Con lo spettro della chiusura e le lettere di licenziamenti, le istituzioni tornano in campo: la Regione annuncia ora per i primi di settembre un bando da 2 milioni per dare agevolazioni fiscali per chi assume lavoratrici e lavoratori in Naspi in Appennino. E viene rispolverata l'idea di inserire Gaggio Montano nelle zone economiche speciali per favorire gli investimenti in montagna.

giovedì 27 agosto 2026

Gaggio Tech, i 79 licenziamenti: l’Appennino perde altro lavoro. Ora servono nuove occasioni, ma soprattutto un futuro

 La chiusura del ramo plastica riapre una ferita mai rimarginata. Le istituzioni promettono incentivi e ricollocazioni, ma sul territorio cresce lo scetticismo: senza condizioni strutturali per fare impresa, ogni ripartenza rischia di essere soltanto una parentesi



I 79 licenziamenti alla Gaggio Tech non sono soltanto un dato occupazionale. Per l’Appennino bolognese rappresentano un ulteriore impoverimento di un territorio che, negli ultimi anni, ha visto il lavoro industriale arretrare, aziende chiudere o ridimensionarsi e intere comunità confrontarsi con una domanda sempre più difficile: che cosa resta, se il lavoro viene meno?

Ai lavoratori usciti dall’azienda si promette ora di «restituire occasioni occupazionali», cercando di accompagnarli verso una nuova collocazione. Un impegno necessario, soprattutto per persone che attraversano un momento di grande difficoltà e che al peso della perdita del posto di lavoro vedono aggiungersi una preoccupazione ancora più profonda: il timore che, insieme al lavoro, venga meno anche la possibilità di continuare a vivere e costruire il proprio futuro in Appennino.

È una promessa nella quale è giusto credere. Ma lo scetticismo, sul territorio, è forte. E nasce dalla storia recente dello stesso sito produttivo: negli ultimi anni si sono susseguite battute d’arresto, crisi, vertenze e ripartenze, spesso accompagnate più dalla speranza di una soluzione definitiva che dalla concreta costruzione di un futuro industriale stabile.

I 79 licenziamenti segnano la chiusura del ramo della Gaggio Tech dedicato alla plastica. Rimane invece attivo il comparto della lamiera, con circa 40 lavoratori impiegati alla Minifaber. È da qui che sindacati e istituzioni guardano per provare a costruire una parte della risposta occupazionale.

L’obiettivo è infatti quello di ricollocare i 79 lavoratori, innanzitutto attraverso le opportunità che potranno arrivare dalla Minifaber e, più in generale, dalle aziende che operano nelle aree interne e montane.

La Regione ha annunciato una misura destinata proprio a favorire questo percorso: 15 mila euro di incentivo per ogni lavoratore assunto da un’azienda dell’Appennino. Una leva economica importante, pensata per rendere più conveniente l’insediamento e l’assunzione di personale nelle aree interne.

«Una misura molto innovativa, con incentivi forti e localizzati che si spera d’impatto. L’obiettivo è far sì che le aree interne e di montagna non diventino solo un insediamento abitativo, ma un’opportunità di lavoro e occupazione», è stato spiegato dalla Regione.

Ma mentre si attende che il bando diventi operativo e che gli incentivi possano tradursi in nuove assunzioni, c’è una questione immediata da affrontare: il reddito delle 79 persone che hanno perso il lavoro.

Per loro scatterà la Naspi, con tempi differenti a seconda delle mansioni svolte e della storia lavorativa maturata tra realtà come Saeco, Saga Coffee e Gaggio Tech. C’è chi accederà all’indennità già da settembre, chi da ottobre e chi da novembre.

La ricollocazione, dunque, non è soltanto un obiettivo politico o sindacale. È una necessità concreta per persone e famiglie che da un giorno all’altro si trovano a dover ricominciare.

La possibilità che il percorso di ricollocazione abbia successo esiste. L’impegno delle istituzioni è concreto e gli strumenti messi in campo possono rappresentare un’opportunità. Ma sarebbe un errore considerare risolto il problema una volta ricollocati i 79 lavoratori.

Il vero tema è più grande e riguarda il futuro economico dell’intero Appennino.

Bisogna tornare a creare le condizioni perché il lavoro possa nascere, crescere e soprattutto rimanere sul territorio. Non soltanto occupazione temporanea o soluzioni emergenziali, ma posti di lavoro stabili, aziende solide e investimenti capaci di guardare oltre la prossima crisi.

Per farlo servono anche condizioni logistiche adeguate alla realtà industriale e ambientale che stiamo vivendo: collegamenti, infrastrutture, servizi, connessioni, aree produttive e una strategia capace di rendere l’Appennino competitivo senza snaturarne le caratteristiche.

Altrimenti il rischio è quello di continuare a intervenire quando il danno è già avvenuto, cercando di ricollocare chi perde il lavoro invece di creare le condizioni perché quel lavoro non venga perso.

E allora ogni soluzione alla emorragia occupazionale rischia di diventare soltanto una tappa. Ogni crisi verrà seguita da una promessa di ripartenza, ogni ripartenza da una nuova speranza, fino a quando il tessuto produttivo sarà sempre più fragile e le comunità sempre più povere.

I 79 licenziamenti della Gaggio Tech devono quindi essere molto più di una vertenza da chiudere. Devono diventare un campanello d’allarme per l’intero Appennino.

Perché ricollocare 79 persone è fondamentale. Ma la vera sfida è fare in modo che, domani, non siano altre 79 persone a dover cercare altrove il proprio lavoro, il proprio reddito e, infine, il proprio futuro.

mercoledì 26 agosto 2026

Gaggio Tech, arrivano le prime lettere di licenziamento: «Ora servono risposte concrete»

 


di Dubbio


Da oggi, purtroppo, quello che per mesi era stato paventato e temuto è diventato realtà: le prime lettere di licenziamento sono state consegnate ai lavoratori della Gaggio Tech.

Dietro quelle lettere non ci sono semplicemente numeri, percentuali o dati di bilancio. Ci sono persone, famiglie, mutui, figli e progetti di vita costruiti attorno a un lavoro che, da oggi, per molti rischia di non esserci più. È il volto più concreto e doloroso di una crisi industriale che da tempo preoccupa lavoratori, sindacati e intero territorio.

L’arrivo delle lettere rappresenta una mazzata durissima non soltanto per chi perde il proprio posto, ma per tutta la comunità. In un territorio montano, infatti, ogni posto di lavoro salvaguardato significa mantenere in vita un pezzo di tessuto sociale ed economico: significa sostenere le famiglie, i servizi, le attività commerciali e la possibilità per le persone, soprattutto per i più giovani, di continuare a costruire qui il proprio futuro.

Per questo non può bastare affidarsi alla Naspi, agli ammortizzatori sociali o alla prospettiva, tutta da verificare, di possibili ricollocazioni. Sono strumenti importanti per affrontare l’emergenza, ma non possono diventare la risposta definitiva alla perdita di occupazione. Di fronte a una situazione di questa gravità servono responsabilità, chiarezza e soprattutto un impegno concreto per difendere, fin dove possibile, i posti di lavoro e individuare soluzioni industriali capaci di garantire continuità e futuro.

Ora più che mai è necessario capire quali margini esistano ancora, quali alternative siano state valutate e quali azioni intendano mettere in campo tutti i soggetti coinvolti. Perché il tempo delle dichiarazioni deve lasciare spazio a quello delle decisioni.

Ai lavoratori della Gaggio Tech e alle loro famiglie va tutta la vicinanza in un momento così difficile. Ma insieme alla solidarietà deve arrivare anche una domanda, inevitabile e doverosa, rivolta a chi in questi mesi aveva la responsabilità di difendere questi posti di lavoro: si poteva fare di più?

È una domanda che merita risposte, non soltanto per chi oggi riceve una lettera di licenziamento, ma per l’intero territorio.

Perché quando un’azienda chiude o riduce drasticamente la propria occupazione in montagna, a perdere non sono soltanto i lavoratori direttamente coinvolti. Si impoverisce un’intera comunità, si indebolisce l’economia locale e si rischia di accelerare quel processo di spopolamento che già rappresenta una delle principali fragilità delle aree montane.

Ed è proprio per questo che la vicenda Gaggio Tech non può essere considerata soltanto una questione aziendale. È una questione che riguarda il futuro di un territorio e la sua capacità di continuare a offrire lavoro, opportunità e prospettive a chi lo abita.

(Fonte:  post di Emanuela Cioni) 

martedì 25 agosto 2026

Gaggio Tech: quando a pagare sono sempre i lavoratori

Il lavoro in montagna va difeso.
Le persone vanno ascoltate.
E nessuno dovrebbe sentirsi lasciato solo.



Inviato da Dubbio


Le parole di Elisa Gialli, ex dipendente della Gaggio Tech di Gaggio Montano rilasciate in una intervista,  fanno male perché raccontano, senza giri di parole, quello che sta accadendo a tante famiglie del nostro Appennino.

Dopo una vita trascorsa alla Gaggio Tech, oggi Elisa si ritrova fuori dall’azienda, insieme a tanti colleghi. Persone che per anni hanno lavorato, prodotto, fatto sacrifici, cresciuto figli e costruito qui il proprio futuro.

E adesso?

«Siamo rimasti soli. Qui non c’è più niente. È una vera ingiustizia.»

Parole pesanti, che dovrebbero far riflettere tutti.

A fine mese terminerà la cassa integrazione e per molti inizierà la NASpI. Per qualcuno, addirittura, ci saranno mesi senza stipendio prima che possa partire la disoccupazione. Dietro ogni numero ci sono famiglie, mutui, figli che studiano, genitori anziani da assistere e persone che, dopo decenni di lavoro, si trovano improvvisamente a chiedersi cosa faranno domani.

Elisa racconta di aver iniziato a lavorare a soli 19 anni. Oggi ne ha 50. Una vita professionale trascorsa nello stesso stabilimento, prima Saeco e poi Gaggio Tech.

E oggi si sente dire che forse le sue competenze non sono più quelle richieste, che potrebbero essere assunti giovani con contratti diversi, che bisogna reinventarsi.

Ma reinventarsi a 50 anni, in un territorio dove le opportunità di lavoro sono poche, non è una frase che si può pronunciare con leggerezza.

Qui c’è un problema che va ben oltre una singola azienda.

È il problema di tutto il nostro Appennino.

Se continuiamo a perdere posti di lavoro, servizi, attività produttive e prospettive, cosa resterà dei nostri paesi?

Come possiamo chiedere alle persone di continuare a vivere in montagna se, quando un’azienda entra in crisi, l’unica soluzione sembra diventare quella di mandare a casa decine di lavoratori?

E fa ancora più rabbia sapere che una possibilità alternativa sembrava esserci: un imprenditore del territorio avrebbe manifestato interesse per una parte dell’azienda, con la possibilità di mantenere o creare posti di lavoro.

Elisa lo dice chiaramente:

«Altre possibilità c’erano, lo so.»

E allora è legittimo chiedere: perché non sono state percorse fino in fondo? Chi doveva fare di più? Le istituzioni potevano intervenire maggiormente? I sindacati potevano cercare altre soluzioni? Era davvero inevitabile arrivare a questo punto?

Sono domande che meritano risposte.

Perché non possiamo limitarci a prendere atto dei licenziamenti quando ormai tutto è deciso.

Servono interventi prima. Servono tavoli veri. Servono imprenditori, istituzioni, Regione, Comuni, rappresentanze dei lavoratori e Governo capaci di sedersi insieme e cercare ogni possibile strada per salvare il lavoro, non soltanto per accompagnare le persone verso la disoccupazione.

La NASpI è un sostegno importante, ma non può essere considerata la soluzione.

Un lavoratore non chiede di essere assistito.

Chiede di poter continuare a lavorare.

E queste persone non sono numeri.

Sono donne e uomini che hanno dedicato decenni della propria vita a questa azienda. Molti hanno più di 50 anni. Molte sono donne. Hanno competenze, esperienza, professionalità e dignità.

Non possono essere semplicemente cancellati da un giorno all’altro.

Questa vicenda deve diventare un tema dell’intero territorio, perché se perdiamo altri posti di lavoro nell’Appennino, perdiamo famiglie, giovani, negozi, scuole, servizi e futuro.

A Elisa e a tutti i lavoratori della Gaggio Tech va la nostra vicinanza.

Ma la vicinanza, da sola, non basta più.

Ora servono risposte, responsabilità e, soprattutto, soluzioni concrete.

Perché un territorio come il nostro non può permettersi di perdere decine e decine di posti di lavoro e poi voltarsi dall’altra parte.

venerdì 7 agosto 2026

La Regione faccia il punto sulla situazione dei lavoratori della Gaggio Tech

 La capogruppo di Fratelli d’Italia Marta Evangelisti  chiede chiarimenti sul bando regionale da 2 milioni di euro annunciato per incentivare le riassunzioni



di Lucia Paci

 

La Regione faccia il punto sulla situazione dei dipendenti della Gaggio Tech (ex Saga Coffee), precisando: quanti siano i lavoratori che hanno trovato una ricollocazione stabile, quanti siano quelli licenziati o che accederanno alla Naspi dal 1° settembre 2026, il numero delle uscite volontarie e a che punto sia la definizione del bando regionale da 2 milioni di euro per incentivare le riassunzioni. Sono i quesiti posti da Marta Evangelisti  in un’interrogazione.

“La vertenza dello stabilimento Gaggio Tech di Gaggio Montano - ha ricordato Evangelisti - è uno dei nodi occupazionali e industriali più complessi e delicati dell’Appennino bolognese. A metà luglio è stato siglato l’accordo sulla riconversione dell’ammortizzatore sociale in ‘cassa integrazione per cessazione’, la cui scadenza è stata fissata al 31 agosto: dal 1° settembre 2026 per i lavoratori ancora legati al bacino aziendale non vi sarà più la copertura della cassa integrazione, determinando l’accesso alla Naspi e l’interruzione formale dei rapporti di lavoro”.

“Per queste ragioni - ha aggiunto - è importante conoscere i criteri, la tempistica di pubblicazione e le modalità operative con cui le imprese del territorio potranno accedere ai contributi annunciati dalla Regione per assorbire i lavoratori e quali interventi stia promuovendo la Giunta regionale per favorire il subentro di nuovi soggetti produttivi nell’immobile ex Gaggio Tech. La tenuta occupazionale dell’area montana è fondamentale per evitare lo spopolamento e l’impoverimento economico e sociale dell’alto Appennino”.

(Segnalato da Dubbio) 

domenica 21 giugno 2026

Gaggio Tech, ottanta posti di lavoro a rischio: le promesse della reindustrializzazione sotto accusa

 



di Dubbio  


La vertenza Gaggio Tech torna al centro del dibattito politico e sociale dopo l'annuncio di un piano che potrebbe portare al licenziamento di circa 80 dipendenti. Una prospettiva che riaccende le preoccupazioni dei lavoratori e delle comunità dell'Appennino bolognese, già duramente colpite negli ultimi anni dalla progressiva perdita di attività produttive e occupazione.

Nel manifesto diffuso da Fratelli d'Italia Emilia-Romagna, la capogruppo Marta Evangelisti pone una domanda provocatoria: «Chi non ha rispettato gli impegni?». Il riferimento è agli accordi e ai tavoli istituzionali che negli anni erano stati presentati come strumenti per favorire la reindustrializzazione del sito e garantire un futuro occupazionale ai lavoratori.

La dichiarazione evidenzia una contraddizione che merita attenzione. Se da un lato nessuna istituzione può imporre a un imprenditore di investire in un determinato territorio, dall'altro appare legittimo interrogarsi sull'efficacia degli impegni assunti pubblicamente da aziende, investitori e soggetti coinvolti nei processi di rilancio industriale. Quando vengono annunciati piani di sviluppo, percorsi di riconversione produttiva e strategie contro lo spopolamento delle aree montane, i cittadini e i lavoratori si aspettano risultati concreti e verificabili.

La possibile perdita di 80 posti di lavoro non rappresenta infatti soltanto una questione aziendale. In territori caratterizzati da una limitata offerta occupazionale, ogni licenziamento produce effetti che si estendono alle famiglie, al commercio locale e alla tenuta sociale dell'intera comunità. Il rischio è quello di accelerare ulteriormente il fenomeno dello spopolamento, soprattutto tra i giovani, costretti a cercare opportunità altrove.

La vicenda solleva inoltre interrogativi sulla capacità delle politiche industriali di accompagnare realmente le transizioni produttive. Se gli strumenti di sostegno pubblico e i tavoli permanenti non riescono a tradursi in investimenti stabili e occupazione duratura, diventa inevitabile chiedersi quali responsabilità abbiano i diversi attori coinvolti e quali correttivi siano necessari per evitare che le promesse restino sulla carta.

In questo contesto, la priorità dovrebbe essere la tutela dei lavoratori e del territorio, attraverso la massima trasparenza sulle cause della crisi, il rispetto degli impegni assunti e la ricerca di soluzioni industriali credibili che scongiurino una nuova perdita di occupazione. La domanda posta nel manifesto – «Chi non ha rispettato gli impegni?» – assume così il valore di una richiesta di responsabilità rivolta a tutti i soggetti che, negli anni, hanno promesso un rilancio che oggi appare ancora lontano dall'essere realizzato.

venerdì 19 giugno 2026

De Maria (PD) lancia un preoccupato comunicato sugli 80 licenziamenti alla Gaggio Tech informando di aver presentato una interrogazione parlamentare

 Gaggio Tech: 83 assunzioni, riparte la produzione ...


L’on. Andrea De Maria scrive:

 

“Destano grande preoccupazione le notizie relative alla Gaggio Tech, ex Saga Caffee, di Gaggio Montano. Un presidio produttivo fondamentale per l’Appennino Bolognese e di valore nazionale.

Da tempo è in atto una vertenza legata a un forte ridimensionamento dell’attivtà, che vede oggi, scaduta la cassa integrazione, la notizia della previsione del licenziamento , con il ricorso alla Naspi , di circa 80 lavoratori.

Ho presentato una interrogazione parlamentare al Ministero per lo Sviluppo Economico e il Made in Italy per sollecitare l’attenzione del governo.”

martedì 16 dicembre 2025

Lavoro nella Valle del Reno: mentre a Sasso Marconi ci si dispera per la Manz, a Gaggio Montano si spera: c'è un imprenditore interessato alla Gaggio Tech

 

Foto dal Web


 

Potrebbe esserci un imprenditore locale interessato alla Gaggio Tech di Gaggio Montano. Si tratterebbe di Claudio Tedeschi, titolare dell’azienda Dismeco di Marzabotto. A indicarne il nome è Primo Sacchetti, funzionario della Fiom di Bologna, in un post pubblicato sul proprio profilo Facebook.

La Regione Emilia-Romagna ha intanto convocato un incontro di verifica per il prossimo 23 dicembre, alle ore 16, presso la sede regionale. Alla riunione parteciperanno il vicepresidente Vincenzo Colla e l’assessore Giovanni Paglia.

Dalla convocazione, spiega Sacchetti, emerge il nominativo dell’imprenditore potenzialmente interessato all’operazione: Claudio Tedeschi, alla guida della Dismeco, azienda con sede a Marzabotto che occupa attualmente circa 20 addetti. Si tratta di una realtà che opera nel settore della raccolta, del trattamento e dello smaltimento dei rifiuti, oltre che nel recupero di materiali, in particolare nel comparto ferroso ed elettronico, attività riconducibili ai principi dell’economia circolare.

«Parteciperemo all’incontro con senso di responsabilità e senza alcun pregiudizio – afferma il sindacalista – con l’obiettivo di comprendere nel dettaglio quale progetto industriale verrà proposto e quali garanzie potrà offrire».

Tra i punti ritenuti fondamentali dalla Fiom, Sacchetti indica la tutela e la garanzia di tutti i livelli occupazionali, il mantenimento del sito industriale a Gaggio Montano, la compatibilità del nuovo progetto con quello attuale anche in termini di spazi e convivenza produttiva, oltre alla richiesta che la Regione si faccia garante delle condizioni poste, degli investimenti previsti e dei tempi di realizzazione. Tempi che, sottolinea il sindacalista, dovranno essere coerenti con le scadenze della cassa integrazione per cessazione.

Resta infine un nodo centrale, evidenzia Sacchetti: «Comprendere come un’azienda con un fatturato di circa 3 milioni di euro possa farsi carico di un’operazione che coinvolge un sito con oltre cento lavoratrici e lavoratori». E conclude: «Saremo rigorosi, perché di fregature questa gente ne ha già avute tante».

martedì 8 aprile 2025

Gaggio Tech, Casadei (M5S): “Crisi preoccupante per l’Appennino bolognese. Serve responsabilità sociale e tutela del lavoro”

 



«La crisi della Gaggio Tech è un campanello d’allarme che non può essere ignorato. Non si tratta solo di bilanci, ma di persone, famiglie e della dignità del lavoro che sostiene intere comunità». Con queste parole Lorenzo Casadei, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle in Emilia-Romagna, ha commentato l’interrogazione presentata in Commissione II all’assessore regionale allo Sviluppo economico, Vincenzo Paglia.

Casadei ha criticato duramente la decisione del socio di maggioranza dell’azienda di avviare la liquidazione volontaria senza alcun preavviso alle istituzioni, ai sindacati e ai lavoratori. «Una scelta inaccettabile – ha dichiarato – soprattutto alla luce degli impegni assunti solo tre anni fa con l’acquisizione della ex Saga Coffee. Una mossa che mette a rischio il futuro occupazionale di 131 dipendenti e infligge un colpo pesantissimo al già fragile tessuto economico e sociale dell’Appennino bolognese».

Nel corso del suo intervento, il consigliere ha inoltre evidenziato come la crisi della Gaggio Tech si inserisca in un contesto più ampio di difficoltà che colpisce il comparto manifatturiero italiano, in particolare il settore automotive. «Secondo i dati ANFIA – ha ricordato – a settembre 2024 si è registrato il settimo mese consecutivo di calo produttivo, con una flessione del 30% rispetto all’anno precedente».

Casadei ha accolto con favore la risposta dell’assessore Paglia, che ha sottolineato l’importanza dell’immediata apertura di un tavolo di confronto tra le parti, utile a rallentare la procedura di liquidazione e a favorire la ricerca di nuovi investitori. «Serve una sinergia concreta tra Regione, Ministero, soci di minoranza, sindacati e lavoratori – ha spiegato – per trovare soluzioni efficaci e durature».

Il consigliere ha anche espresso apprezzamento per gli impegni presi dalla Giunta regionale, tra cui interventi mirati per attrarre nuove commesse e limitare il ricorso alla cassa integrazione. Ma ha anche ribadito la necessità di un tavolo nazionale che affronti la questione in modo strutturale. «Occorrono vincoli chiari per gli investitori – ha detto – affinché siano rispettati gli impegni sociali e produttivi assunti».

Infine, Casadei ha lanciato un appello a considerare le imprese non solo come entità economiche, ma anche come presìdi sociali. «Le aziende sono incubatrici di lavoro, competenze e cultura del territorio. Non possono essere valutate unicamente con parametri finanziari. Serve consapevolezza e responsabilità sociale in ogni decisione che le riguarda».

«Continueremo a monitorare da vicino la situazione – ha concluso – e a restare al fianco dei lavoratori e delle comunità coinvolte, affinché le istituzioni siano presenti, concrete ed efficaci nella difesa del lavoro e della dignità delle persone».

mercoledì 5 marzo 2025

Nuova crisi alla Gaggio Tech: preoccupazione e sostegno ai lavoratori

Torna l’incubo occupazionale per i lavoratori della Gaggio Tech (ex Saga Coffee) di Gaggio Montano. Il deputato del Partito Democratico, Andrea De Maria ( nella foto), ha espresso forte preoccupazione per la nuova situazione di criticità che si sta profilando nell’azienda dell’Appennino bolognese.


"Esprimo grande preoccupazione per le notizie relative a una nuova situazione di grande criticità alla Gaggio Tech di Gaggio Montano. Tutta la mia solidarietà e il mio sostegno alle lavoratrici e ai lavoratori", ha dichiarato De Maria, ricordando il suo impegno durante la vertenza di tre anni fa, che si era chiusa positivamente. "Anche questa volta assumerò tutte le iniziative parlamentari utili a sostenere la loro mobilitazione", ha assicurato il deputato dem.

La Gaggio Tech, ex Saga Coffee, aveva già vissuto una dura vertenza nel 2022, quando i lavoratori e le istituzioni locali si erano mobilitati per scongiurare la chiusura dello stabilimento, che rappresenta un presidio industriale fondamentale per il territorio.

Presentato un progetto multimediale sulle periferie

Oltre all'impegno sulla vicenda Gaggio Tech, De Maria ha anche annunciato la presentazione di un nuovo progetto della Commissione Periferie della Camera dei deputati. "Oggi abbiamo presentato un bel progetto multimediale sulle periferie, in particolare di Roma, ma con un rilievo nazionale", ha dichiarato, condividendo il link al video integrale disponibile sul sito della Camera dei deputati.

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martedì 4 marzo 2025

Ex Saga Coffee a rischio liquidazione: esplode la protesta sindacale

 



GAGGIO MONTANO – Si riaccende la tensione attorno alla ex Saga Coffee, oggi Gaggio Tech. A tre anni dall'acquisizione dell'azienda, la decisione di metterla in liquidazione volontaria, appresa dai legali della società e non direttamente dalla proprietà, ha scatenato la reazione indignata dei sindacati.

La notizia è emersa lunedì scorso, 3 marzo, durante un incontro tra le rappresentanze sindacali unitarie (Rsu) e le sigle sindacali nello stabilimento di Gaggio Montano. Secondo quanto riferito dalla Fiom-Cgil, il socio di maggioranza Alessandro Triulzi avrebbe preso questa decisione “in assoluta clandestinità”, senza alcun confronto preventivo con i lavoratori e le istituzioni.

La reazione del sindacato: "Un atto scellerato"

I sindacati non hanno esitato a definire la scelta come “sleale e indecorosa”, sottolineando le pesanti ripercussioni occupazionali ed economiche che la liquidazione avrebbe sull’Appennino bolognese. La Fiom-Cgil ha immediatamente informato l’assessore regionale allo Sviluppo Economico, Giovanni Paglia, sollecitando un incontro urgente con i soci di Gaggio Tech e il liquidatore designato. L’appuntamento è stato fissato per venerdì prossimo, 7 marzo, alle 16:30 in Regione. Per l’occasione, il sindacato ha chiesto anche la presenza dell’ex assessore Vincenzo Colla, già protagonista delle precedenti vertenze legate alla ex Saga Coffee.

Nel frattempo, martedì 4 marzo si è svolta un’assemblea con i 131 lavoratori dello stabilimento. Il clima è stato descritto come di "incredulità collettiva e sbigottimento", accompagnato però da una forte condanna nei confronti della proprietà. “Triulzi ha tradito il suo impegno per il rilancio dell’azienda, assunto solo tre anni fa, infliggendo un colpo durissimo ai lavoratori e al territorio”, ha dichiarato Fiom-Cgil in una nota ufficiale.

Tentativi di salvataggio e pressioni sulle istituzioni

Nella speranza di scongiurare la chiusura totale dello stabilimento, il sindacato ha avviato un dialogo con il socio di minoranza, il quale sembrerebbe intenzionato a proseguire almeno con una parte del progetto industriale, salvaguardando circa 30 posti di lavoro. Tuttavia, il futuro di Gaggio Tech appare incerto e le organizzazioni sindacali chiedono con forza che Triulzi si presenti davanti alle istituzioni regionali per fornire spiegazioni su una decisione ritenuta “vile nei modi e incomprensibile dal punto di vista industriale”.

Al vertice del 7 marzo parteciperà anche il sindaco di Gaggio Montano, Giuseppe Pucci, con l'obiettivo di fare pressione sulle istituzioni affinché si trovino soluzioni concrete per tutelare i dipendenti e il tessuto produttivo locale.

La ex Saga Coffee, un tempo punto di riferimento nella produzione di macchine da caffè professionali, rischia dunque di chiudere definitivamente i battenti, lasciando nell’incertezza decine di famiglie e infliggendo un duro colpo all’economia del territorio.

Gaggio Tech in liquidazione: Evangelisti (FdI) chiede interventi a tutela dei lavoratori

 



Un'interrogazione per sollecitare un intervento a sostegno dei lavoratori della Gaggio Tech S.r.l., azienda di Gaggio Montano sull'Appennino bolognese. A presentarla è la consigliera regionale Marta Evangelisti (FdI), che ricorda come nel 2023 l’ex stabilimento Saga Coffee di Evoca sia stato rilevato dalle aziende lombarde Tecnostamp e Minifaber, dando vita alla nuova società Gaggio Tech S.r.l.. Ora, la dirigenza ha deciso di avviare la liquidazione volontaria, mettendo a rischio il futuro occupazionale di 131 lavoratori.

Evangelisti sottolinea che il piano di rilancio dell’azienda era stato sostenuto dalla Regione Emilia-Romagna attraverso fondi stanziati con la legge regionale per la promozione degli investimenti, destinati a incentivare il settore manifatturiero e attrarre nuove attività produttive. “Vale la pena ricordare – afferma la consigliera – che l’allora presidente della Regione Stefano Bonaccini e l’assessore allo Sviluppo economico Vincenzo Colla hanno sempre sostenuto il processo di reindustrializzazione della ex Saga Coffee”.

Nell’interrogazione, Evangelisti chiede alla Giunta se intenda intervenire con urgenza a tutela dei lavoratori e se siano stati attivati tutti i presupposti per l’ottenimento della Cassa Integrazione Straordinaria per i dipendenti. La consigliera domanda inoltre se la Regione abbia erogato contributi alla proprietà dell’azienda e, in caso affermativo, se intenda recuperarli. Infine, sollecita l’avvio di percorsi di formazione per agevolare il ricollocamento degli ex dipendenti.

(Luca Molinari)