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lunedì 20 agosto 2018

Luppi con il suo saluto romano a Marzabotto non ha commesso reato

Per la Procura non c'è stato pericolo per l'ordine democratico. Chiesta l'archiviazione

 

Non c'è reato nel comportamento del calciatore dilettante Eugenio Maria Luppi, che esultò con un saluto romano e mostrando una maglietta della Repubblica Sociale nel campo di Marzabotto, paese dell'eccidio nazifascista. Per la Procura di Bologna, che ha chiesto l'archiviazione poi disposta dal Gip, "nessun pericolo all'ordinamento democratico può essersi riscontrato". Luppi era indagato per apologia di fascismo.

    Nella richiesta del pm si dice che quello di Luppi, difeso dall'avvocato Alessandro Veronesi, è stato "un gesto isolato, di un giovane che non pare nemmeno avere avuto piena contezza del grave significato della simbologia esposta e che, lungi dal voler diffondere o rafforzare l'ideologia del disciolto partito fascista a danno dei valori democratici e costituzionali, si è poi scusato cercando, invece, l'incontro" con Franco Leoni Leutizi, "sopravvissuto alla strage di Marzabotto, che gli ha offerto la sua testimonianza a spiegazione della gravità del gesto mostrato". (ANSA)

mercoledì 21 febbraio 2018

'Saluto fascista', c'è l'udienza sportiva

La Procura Figc ha deferito anche un dirigente e il suo ex club
 

Da ANSA

Comparirà il 12 marzo davanti al Tribunale federale territoriale Eugenio Maria Luppi, l'ex giocatore della squadra '65 Futa'. Il calciatore è a giudizio perché il 12 novembre, a Marzabotto, durante un incontro del campionato regionale dell'Emilia-Romagna di 2/a categoria, avrebbe esultato dopo una rete facendo il saluto romano, poi mostrò una maglia nera col tricolore della Repubblica di Salò.
    Secondo la Procura federale interregionale della Figc, che lo ha deferito, l'azione di Luppi, assistito dagli avvocati Alessandro Veronesi e Massimo Diana, "integrava gli estremi della propaganda ideologica vietata dalla legge, inneggiante a comportamenti discriminatori ed inoltre idonea a costituire incitamento alla violenza o a costituirne apologia". Il tutto "con l'aggravante della premeditazione in quanto la maglia nera risultava indossata sin dall'inizio della gara". Per l'episodio della maglia, quindi per omesso controllo, sono stati deferiti anche il dirigente e il '65 Futa