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mercoledì 1 dicembre 2021

Un’altra ‘tegola’ sull'Appennino. L’ATS di Sasso Marconi dichiara il fallimento.

 60 lavoratori senza stipendio e contributi



ATS Microcast Spa di Pontecchio Marconi ha depositato l'8 novembre l'istanza di fallimento
: è un'altra tegola che si abbatte sulla zona, con decine di lavoratori "coinvolti in una crisi aziendale su un territorio già pesantemente interessato da un processo decennale di de-industrializzazione, nonostante ci siano ordini, capacità produttiva e importanti competenze e professionalità", come rende noto Fiom Cgil Bologna. 

Oggi si sono tenuti il presidio e la conferenza stampa davanti allo stabilimento con i lavoratori e i delegati di altre aziende metalmeccaniche dell'Appennino (compresa la Saga Coffee di Gaggio Montano). I lavoratori dell'azienda di componenti meccaniche lottano per tenere aperta la loro azienda nella speranza che le manifestazioni di interesse raccolte dal curatore fallimentare si trasformino in proposte di acquisizione, continuando così a lavorare senza la certezza di essere pagati per mettere in sicurezza le linee produttive e interrompere in maniera ordinata la produzione.

Dalla scorsa settimana, i 60 dipendenti di Ats (in maggioranza donne) non ricevono più né stipendio né contributi. "La prima richiesta è l'attivazione degli ammortizzatori sociali: la cassa integrazione per cessazione non ha costi per la procedura e non si capisce perché non sia stata ancora aperta. Il curatore non ci ha ancora risposto, ma queste persone non hanno niente e ci sono intere famiglie, con moglie e marito, che lavorano qui", protesta Consuelo Mazzini della Fim-Cisl "Non si blocca l'attività di un'azienda che ha ordini come questa. Bisogna fare in fretta perché non si perdano lavoratori e ordini", aggiunge nella conferenza stampa convocata di fronte ai cancelli di Ats. "Ci sono 60 dipendenti a Pontecchio e deve rimanere così", scandisce la sindacalista.

"Questi lavoratori stanno lottando da due anni per mantenere il posto di lavoro", assicura Pasquale Di Domenico della Fiom. "Questa è una situazione che colpisce un territorio, che sta facendo fatica, sta perdendo occasioni di lavoro importanti. Qui si sono molte lavoratrici, spero si possa intervenire, in modo che partano gli ammortizzatori e che arrivi qualcuno che creda nell'azienda e investa sul territorio. Ma è qui che bisogna restare a lavorare", avverte il sindaco di Sasso Marconi, Roberto Parmeggiani. "E' fondamentale garantire la salvaguardia dei posti di lavoro e sbloccare la cassa integrazione. E' impensabile che l'azienda non paghi dipendenti", ammonisce il segretario della Fim-Cisl di Bologna, Massimo Mazzeo. "E' un momento difficile. Perché cominciamo ad avere tante vertenze in questo territorio. I lavoratori ai presidi sono i lavoratori che con il loro lavoro e le lotte da anni tengono aperte aziende che altrimenti sarebbero chiuse. Per questo bisogna creare pressione sociale perché si faccia presto e bene. Questo territorio non può perdere altri posti di lavoro", sottolinea il segretario della Fiom, Michele Bulgarelli. "Serve la cassa integrazione subito, serve che nei tavoli di confronto si discutano le manifestazioni d'interesse, che devono essere chiare sul sito, sui posti lavoro e sul rilancio. Altrimenti decideremo insieme come alzare livello del conflitto. Nessun lavoratore metalmeccanico sarà solo di fronte ai cancelli della propria azienda", garantisce Bulgarelli. (dire)

martedì 25 giugno 2019

L’Appennino chiude: anche la Lem Srl va verso il fallimento nella speranza di un acquirente per la storica azienda dell'Alto Reno

 Segnalato
Si è tenuto venerdì scorso il Tavolo di Salvaguardia della Città metropolitana per la Lem srl storica azienda del nostro appennino con due stabilimenti situati a Porretta e Marano che si occupa di pressofusione di leghe leggere e stampaggio e che impiega oltre 40 addetti.
All'incontro,  erano presenti il sindaco di Gaggio Montano Elisabetta Tanari e il vice sindaco di Alto Reno Terme Elena Gaggioli, le RSU assistite da Barbara Graziano della Fiom Cgil, Lorenzo Tamarri della Fim Cisl e gli amministratori dell'azienda assistiti dai professionisti.
 Al Tavolo l'azienda ha dichiarato che a nulla sono valsi gli sforzi per proseguire l'attività e pertanto si trova costretta a portare i libri in Tribunale per chiedere che venga dichiarato il fallimento.
Per far fronte alle commesse in essere verrà richiesto l'esercizio provvisorio con l'obiettivo di trovare un acquirente nei prossimi mesi.
Il Sindaco di Gaggio Montano e il Vice Sindaco di Alto Reno Terme, a nome delle Istituzioni, esprimono “profondo dispiacere per una realtà che esiste nel territorio da oltre 50 anni ma soprattutto preoccupazione e vicinanza ai lavoratori e alle loro famiglie. Come Istituzioni ci impegneremo, a fianco delle Organizzazioni Sindacali, affinché sia possibile, in costanza di fallimento, proseguire con un esercizio provvisorio che tuteli la continuità aziendale e tutte le persone coinvolte e perché venga individuato un compratore in grado di rilanciare l'azienda”.
Le Organizzazioni Sindacali dichiarano “per Fim e Fiom territoriali si aggrava ulteriormente il sistema industriale dell'Appennino dopo la lunga crisi Demm, il fallimento della Lem rischia ora di accentuare la perdita di ulteriori posti di lavoro e quindi si mette a rischio la tenuta sociale delle famiglie del territorio. Speriamo di trovare una soluzione che dia continuità e salvaguardi l'occupazione, tenteremo tutte le strade per ricercare una soluzione compatibile con il tipo di azienda che è la Lem. Siamo preoccupati e oggi faremo l'assemblea con i lavoratori, a cui esprimiamo massima solidarietà. Abbiamo chiesto l'immediata attivazione degli ammortizzatori sociali e speriamo anche insieme alla Città metropolitana di Bologna e ai Sindaci dei territori coinvolti di trovare una soluzione per questa triste vicenda”.

venerdì 2 febbraio 2018

Turismo. M5s e FI: fare luce su fallimento gestore Strada vini e sapori Città, Castelli e Ciliegi

Presentata un’interrogazione per fare luce su motivi del fallimento, ammontare dei finanziamenti dati dalla Regione e risultati prodotti
L’iniziativa di promozione “Strada dei vini e dei sapori Città, Castelli e Ciliegi”, finalizzata alla valorizzazione in chiave turistica delle realtà enogastronomiche del territorio collinare che va da Sasso Marconi, in provincia di Bologna, a Castelnuovo Rangone e Serramazzoni, in provincia di Modena, è al centro di un’interrogazione presentata in Regione dal Movimento 5 Stelle.
Secondo quanto riportato nell’atto ispettivo, il soggetto gestore dell’iniziativa di promozione turistica sarebbe fallito e sulle circostanze del fallimento nonché sulla situazione debitoria lasciata sarebbero in corso indagini da parte della Guardia di finanza.
Il M5s, pertanto, chiede alla Giunta regionale “a quanto ammonti il finanziamento accordato negli anni dalla Regione al soggetto gestore, se ve ne sia rendicontazione, quali risultati abbia prodotto e quali siano i motivi del fallimento del gestore”.

L'interrogazione in:



Il consigliere regionale di Forza Italia, Galeazzo Bignami, ha presentato un’interrogazione alla giunta regionale sulla chiusura a Zola Predosa della Strada dei vini e dei sapori Città castelli ciliegi.
Nell’atto si rileva che l’ente avrebbe ottenuto, nel 2013 e nel 2014, contributi dalla Regione Emilia-Romagna.
La situazione di dissesto economico-finanziario, si legge nel documento, “è stata segnalata più volte, negli ultimi anni, durante le sedute consigliari dei Comuni soci”. La questione assume quindi, si rimarca, “connotati di notevole gravità, poiché non sarebbe stata intrapresa nessuna azione amministrativa volta a limitare e a risanare la situazione economica della Strada dei vini e dei sapori Città castelli ciliegi”.
Forza Italia chiede quindi all’esecutivo regionale di fare chiarezza sulla vicenda, e in particolare vuole sapere quali iniziative intenda assumere e quali abbia attivato in passato. Chiede anche se era già a conoscenza dei problemi dell’ente nella fase di erogazione dei contributi regionali.
Per Fi è quindi “opportuno che la Regione Emilia-Romagna ponga in essere misure normative e giuridiche volte a potenziare le operazioni di monitoraggio e controllo sugli enti e le associazioni che ricevono contributi pubblici”.

Il testo dell'interrogazione in

giovedì 15 dicembre 2016

Sistemi Biologici srl, un impianto sull'orlo del fallimento?


Movimento 5 Stelle Appennino Bolognese
Sara Boselli, Vito Sutera, Marco Carboni e Gaspare Ruggeri del Movimento 5 Stelle Appennino Bolognese hanno inviato:

Sistemi Biologici srl. è una Società adibita al trattamento della frazione umida dei rifiuti al fine di produrre compost ed alla sua relativa commercializzazione; situata a Tana Termini vicino Piteglio in provincia di Pistoia.(1)
Si tratta di una Società mista, pubblico/privato, con la maggioranza di quote di proprietà pubblica in mano a Co.Se.A. Consorzio, un consorzio di Comuni, a cavallo dell' Appennino Tosco/Emiliano, nato per la gestione dei rifiuti.
Potrebbe, dalle premesse, essere la bella storia di uno stabilimento dove i territori limitrofi conferiscono i rifiuti organici, per produrre compost commerciabile, chiudendo una virtuosa filiera di raccolta differenziata, producendo magari un utile da ripartire con i soci pubblici/privati e, perché no, uno sgravio sui costi di smaltimento e sulle tariffe a carico dei cittadini.
Purtroppo non è andata così.
L'impianto ha accumulato in 6 anni di attività una situazione debitoria non ancora determinata, denunce dagli organi di controllo ambientali e dai residenti delle aree limitrofe fino ad arrivare alla chiusura dell'impianto ed alla recente Assemblea di Sistemi Biologici, tenutasi in data 24/10/2016, che ha deliberato lo scioglimento della Società e l’avvio della procedura di liquidazione.

Ma com'è potuto succedere?
Cominciamo “dando i numeri”, quelli più significativi:

  • 5, forse 6 milioni di euro, è il costo della struttura.
  • 1,5 milioni di € il capitale sociale iniziale della Società
  • 51% - è la percentuale di proprietà pubblica, Co.Se.A., dell'impianto
  • 39 % è la percentuale di quote del socio privato (GSE Gestione Servizi Ecologici srl )
  • 10% è la percentuale di quote di n° tre soci privati ( 5%, 2,5%, 2,5% )
  • 6, gli anni di attività dell'impianto (da Giugno 2010 a Luglio 2016 )
  • 3 , i bilanci chiusi in perdita. 2 in relativo equilibrio di bilancio, 2016 si vedrà
  • 31.000 le tonnellate di rifiuti trattabili dall'impianto.
  • 600.000 € l'ipotesi di spesa, da confermare, per la bonifica dell'impianto dopo la cessazione.

Veniamo a conoscenza del “caso” incappando in alcuni verbali di assemblee consortili Co.Se.A., nel mare magnum dell'Albo Pretorio e, grazie anche a numerosi articoli di stampa locale toscana, ricostruiamo questa storia di precoce liquidazione di un impianto nuovo e sempre indicato dai Soci come strategico.

  • Sistemi Biologici srl viene inaugurata nel 2010 quando ottiene dalla Provincia le autorizzazioni necessarie.
  • L'avvio è progressivo, lontano dalla piena funzionalità. I processi di produzione vanno messi a punto e probabilmente, lo si capisce dagli eventi successivi, ci sono problemi tecnici risolvere.
  • Nel 2011prosegue la fase di avvio. Il bilancio chiude già con un passivo. “ …. con notevoli difficoltà per la Socie(bilanci annuali a modesto utile negli esercizi 2010, 2012 e 2013 e perdita significativa dell'esercizio 2011 rimandata a nuovo per la sua copertura con successivi utili) …...”
  • Nel 2012, vengono trattate 7.000 tonnellate di materiale ( su una potenzialità di 31.000).
  • L'anno seguente, 2013, le tonnellate di rifiuti trattati sono 10.000, e l' anno si chiude con un bilancio in equilibrio economico, utile euro 1.860
  • Nel 2014 , cominciano i problemi con le autorità di controllo per il prodotto e le emissioni generate. Il compost che esce dall'impianto è qualitativamente non conforme alle norme. Vengono aperti procedimenti giudiziari in capo ai legali rappresentanti. L' apporto di materiale viene ridotto ad appena 2.000 tonnellate.
  • Il bilancio chiude con una perdita di € 668.000 ed il capitale sociale viene ridotto di oltre un terzo
  • Nel Giugno 2015 , vengono rilasciate nuove autorizzazioni all'impianto, ma il bilancio chiude con un nuovo passivo di 577.000 € ed una conseguente ulteriore riduzione proporzionale del capitale sociale.
  • Co.Se.A., crede nelle potenzialità dell'impianto e approva un prestito fruttifero unilaterale (i soci privati non contribuiscono) per 200.000 €.
  • Poco tempo dopo lo stesso consorzio approva però la messa in vendita del 51% di quote di proprietà
  • Nel 2016 , Co.Se.A. accorda una inevitabile proroga alla restituzione del finanziamento. La situazione finanziaria di Sistemi Biologici non consente il rientro graduale della somma.
  • Si insedia un nuovo consiglio di amministrazione, con ottimi intenti e un programma di adeguamento tecnico dell'impianto, ma mancano i fondi e, ormai, il tempo.
  • A Luglio, infatti, il Sindaco di Piteglio chiude l'impianto per i problemi ambientali generati dallo stesso.(2)
  • Il cattivo odore generato dall'impianto lede la salute degli abitanti e la qualità della vita nel territorio. Già dal 2015 gli abitanti avevano protestato(3) fino a giungere a presentare un esposto in procura da parte di Circolo Legambiente Pistoia (4).
  • E' di Ottobre la notizia che Co.Se.A. ha messo in liquidazione la società Co.Se.A. Servizi Biologici.

Il quadro è quello di un impianto costato tra i 5 e 6 milioni, di proprietà maggioritaria Co.Se.A., quindi pubblica, che non ha mai prodotto utili.
Definito in tutti i verbali assembleari come importante e “strategico” per il consorzio, ma lo stesso consorzio vi conferisce solo il 10% del residuo umido, portando il restante 90% altrove.
La struttura ha manifestato da subito seri problemi strutturali, impiantistici, che ne hanno affossato la produttività fin dall' avvio.
Parliamo di un impianto che già a 3, 4 anni dall' avvio manifesta evidenti non conformità della produzione con le norme vigenti, con conseguenze legali.
Le cronache locali e le contemporanee denunce di enti di controllo e cittadini, ci raccontano la storia di un impianto che ha sempre prodotto cattivi odori che insistevano su un ampia area. Collocato in una zona di valore naturalistico ed a vocazione turistica, ne ha compromesso il valore e lo sviluppo economico, stando alle denunce degli abitanti, fino alla decisione finale del Sindaco che ne ha deliberato la chiusura.
Una decisione scomoda ma necessaria, presa da un Sindaco che è allo stesso tempo socio di Sistemi Biologici (il Comune di Piteglio partecipa a Co.Se.A.) e garante della salute pubblica in quanto primo cittadino.
Quella che emerge dagli atti è l' agonia di una società durata 6 anni, cui invano il socio pubblico concede fiducia, finanziamenti e dilazioni anche se non si può non notare la conflittualità esistente tra pubblico e privato.
Non possiamo non porci domande riguardo la progettazione e la gestione di una struttura nata con i migliori auspici ma rivelatasi agli effetti un disastro finanziario ed un problema ambientale.
Leggiamo con stupore i verbali delle concitate assemblee nelle quali i Sindaci e loro rappresentanti non nascondono grande preoccupazione per l'andamento dell' attività dai quali emerge peraltro una scarsa incisività degli stessi amministratori, diretti rappresentanti della proprietà pubblica.
Come non chiedersi, allora, di chi è stata la gestione effettiva e tecnica dell'impianto, e dove vadano individuate le responsabilità delle falle evidenziate in questo investimento , anche, di denaro pubblico (seppure tramite consorzio Co.Se.A.).
Quale ruolo possano avere, in questo contesto, le preoccupate richieste di dati e rassicurazioni dei Sindaci, quando gli stessi non hanno facoltà, se non di approvare fatalmente l'ennesimo bilancio in perdita, o il finanziamento ulteriore ( come accaduto nel 2015).
I dubbi e le domande sulla costruzione e la gestione di un impianto, nato nelle intenzioni come risorsa e diventato nei fatti un problema ingombrante, si sommano all'inevitabile interrogativo su quale possa essere il finale della nostra storia.
Un finale già scritto o ancora da scrivere?
Una Ditta di Roma interessata, pare, a rilevare l'impianto per convertirlo alla produzione di biometano; ipotesi di Co.Se.A. di affitto dell' azienda.
Tracciati percorribili o ennesimi errori di gestione, dalle conseguenze ancora non valutabili?
L'unica “certezza” al momento è “l'incertezza”, l'indeterminatezza delle conseguenze economiche di questa liquidazione, in odore di fallimento, sul socio pubblico, Co.Se.A., e quindi sui nostri Comuni che compongono il consorzio.

Tutte queste preoccupazioni e tante altre domande i rappresentanti del MoVimento 5 Stelle in seno all' Unione dei Comuni dell' Appennino Bolognese le hanno portate nel consiglio del ventotto Novembre scorso avendo chiesto di iscrivere all' Ordine Del Giorno l' interrogazione circa lo“ Stato attuale e prospettive nel breve e medio termine concernente l'Azienda compartecipata “Sistemi Biologici srl” “.
Il MoVimento 5 Stelle aveva chiesto di :


  1. di iscrivere all'Ordine del Giorno del primo Consiglio utile dell' Unione dei Comuni dell' Appennino Bolognese la discussione riguardo a “ Stato attuale e prospettive nel breve e medio termine concernente l'Azienda compartecipata “Sistemi Biologici srl”;

  1. di volere cortesemente invitare sia gli amministartori di CO.SE.A Consorzio Servizi Ambientali che di Sistemi Biologici srl per fornire le informazioni del caso e relazionare in merito durante il Consiglio dell' Unione dei Comuni dell' Appennino Bolognese;

  1. di indicare se e come l'andamento negativo di Sistemi Biologici srl si ripercuoterà all' interno dei Comuni di CO.SE.A..
Le risposte sono state solo parziali e non certo soddisfacenti !