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domenica 1 marzo 2026

Frontale nella notte sulla Porrettana: paura alla Rupe di Sasso Marconi

 

Foto d'archivio


Ancora un incidente sulla Strada statale 64 Porrettana. Nella scorsa notte, nel tratto prospiciente la Rupe di Sasso Marconi, in uno dei punti più stretti della carreggiata, due auto che viaggiavano in direzioni opposte si sono scontrate violentemente. L’impatto ha generato uno scenario che, in un primo momento, ha fatto temere il peggio.

I primi a intervenire sono stati i Vigili del Fuoco del distaccamento di Vergato. I pompieri hanno estratto i passeggeri dalle lamiere contorte, provvedendo poi a bloccare e regolare il traffico per consentire le operazioni di soccorso e la messa in sicurezza dell’area.

Sul posto sono giunti anche i Carabinieri, che hanno preso in carico la gestione della viabilità e avviato i rilievi necessari a ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto. Il personale del 118, dopo le prime valutazioni sanitarie, ha disposto il trasferimento in ospedale dei feriti che necessitavano di cure. Al momento non sono state diffuse informazioni ufficiali sulle condizioni fisiche delle persone coinvolte.

Restano ancora da chiarire le cause dello scontro. Una prima ipotesi, poi smentita, parlava di un sorpasso azzardato da parte di una delle vetture, che avrebbe invaso la corsia opposta. Una seconda ricostruzione attribuirebbe invece l’incidente alla ristrettezza del tratto stradale, che potrebbe aver portato entrambi i veicoli ad avvicinarsi eccessivamente alla linea centrale, fino all’impatto.

Si tratta, in entrambi i casi, di ipotesi non confermate: saranno gli accertamenti delle forze dell’ordine a stabilire l’esatta dinamica e le eventuali responsabilità.

sabato 26 ottobre 2024

Maurizio Fabbri: "Serve un impegno concreto per garantire sicurezza e affidabilità alla viabilità della Valle del Reno"

 


La recente chiusura della SS 64 Porrettana per interventi di messa in sicurezza della Rupe di Sasso Marconi ribadisce la vulnerabilità della rete viaria dell’Appennino, con particolare riguardo alla Valle del Reno. Lo sostiene Maurizio Fabbri, già sindaco di Castiglione dei Pepoli e candidato al Consiglio Regionale dell’Emilia-Romagna, che richiama l'urgenza di soluzioni stabili e immediate per garantire la sicurezza e l’affidabilità dei collegamenti verso Bologna.

Fabbri sottolinea che la Regione, consapevole delle difficoltà, aveva già commissionato uno studio di fattibilità per un ponte alternativo alla Rupe di Sasso Marconi. "Questo progetto, approvato dai sindaci e trasmesso ad Anas, avrebbe risolto in modo definitivo le criticità, ma è stato bloccato per ragioni ancora non chiarite. È lecito chiedersi se sia stato accantonato per ragioni tecniche o politiche: il territorio e i cittadini meritano risposte trasparenti," afferma Fabbri.

"È fondamentale – continua il candidato – che si accantonino gli interessi elettorali e si affronti con serietà una questione essenziale come la sicurezza stradale sulla Porrettana. Ignorare le reali esigenze del territorio significa non rispondere a un bisogno urgente e condiviso."

Fabbri richiama infine Anas alla propria responsabilità: "È necessario che Anas risponda con atti concreti e puntuali, ponendo fine a una percepita indifferenza verso le difficoltà della valle. Servono soluzioni realistiche e tempestive per rendere l’Appennino sicuro e accessibile a tutti." 

mercoledì 30 novembre 2022

La lunga storia della Rupe di Sasso Marconi

 Il recente distacco di alcuni detriti dalla parete rocciosa della Rupe, che cade a picco sulla sottostante statale Porrettana, ha riportato l'attenzione sul grande masso, e sulla sua potenziale capacità di creare disastri e di bloccare la viabilità della vallata del Reno sia su gomma sia su ferro. 

Linea di confine e baluardo di difesa nei tempi antichi , la Rupe  si è poi rivelata in tempi più recenti un ostacolo preoccupante per la viabilità quando la facilità del trasporto è un elemento importantissimo nell'economia odierna.

La dimostrazioni emblematica della sua pericolosità l'ha data alla fine dell'800 quando un crollo prese la vita di ben 14 persone. Allora l'azzardo dell'uomo ebbe un ruolo importante nel creare le premesse al disastro, se non determinante. E ciò non può far indirizzare il pensiero a quello che sta accadendo a Ischia. Anche là la costruzione disinvolta di abitazioni ha creato i presupposti della tragedia a cui stiamo assistendo, così come nell’ottocento la realizzazioni di abitazioni ricavate nella cavità della Rupe determinò un crollo dalle conseguenze tragiche. Evidentemente la storia non ci insegna nulla.  

Oggi per la Rupe si auspicano percorsi alternativi per avviare a un pericolo reale, ma gli interventi sperati si presentano  non imminenti e il pericolo intanto rimane.    

 


Dubbio ha inviato una breve storia della Rupe:

 

Il 24 giugno 1892 una tragica frana coinvolse la Rupe di Sasso, sulla strada Porrettana. L’episodio fu vissuto con grande partecipazione emotiva dalla popolazione bolognese e venne dipinto dalla stampa cittadina con le fosche tinte della “tragedia annunciata”, frutto di croniche «imprevidenze ed egoismi», ma rappresentò soprattutto l’epilogo drammatico di una vicenda che intrecciava problemi insoluti di viabilità, speculazioni e povertà sociale, lunga almeno un secolo. La ricca documentazione archivistica mette in luce sia l’esistenza di una «tenace e radicata tradizione viaria in quel punto» già a partire dal Duecento, sebbene in presenza di frequenti crolli e frane, sia un risvolto sociale assai interessante.

Nel 1283, per volontà di frate Giovanni da Panico, era stata costruita una chiesa all’interno della roccia del Sasso. Gli scavi serviti per far luogo all’edificio, dettero origine alle prime sistematiche cave di pietra, che divennero la principale fonte di sussistenza delle famiglie povere della zona. La stessa area interessata dall’attività estrattiva ospitò anche, ed in numero crescente, fatiscenti baracche, aggrappate alla roccia e del tutto abusive, dove trovavano un modestissimo rifugio le sempre più numerose persone richiamate dal potenziale guadagno proveniente da quell’unico possibile lavoro, in un contesto sociale e produttivo che non offriva alternative. Una realtà quella delle cave che, sebbene più volte dichiarata ad elevato rischio per i lavoratori, restò aperta, modificando la stabilità complessiva dell’intera rupe.

Un’ulteriore conferma si ebbe quando nel 1789 venne chiusa la chiesa. La vasta grotta che la ospitava, dismesso il culto, attrasse nuove baracche e, indirettamente, l’immediata apertura di nuovi filoni estrattivi. La mancata volontà di intervenire da parte delle amministrazioni locali è ben testimoniata dalla continuità dell’attività estrattiva anche nei frequenti e sovente lunghi periodi che videro la sistemazione della sede stradale. Già nel 1829, l’ingegnere Pietro Pancaldi, più volte incaricato di studiare il miglioramento complessivo della viabilità in quel punto della strada Porrettana, scrisse una nota di protesta per la mancata chiusura degli scavi durante il taglio di una parte di roccia che impediva un andamento più rettilineo della sede stradale. L’amministrazione locale, chiamata ripetutamente a svolgere mansioni di controllo, minimizzava i pericoli esistenti, al contrario, esaltando la necessità di lasciare attive le cave che davano da vivere a «cinquanta persone per tutto l’anno e ai birocciai che conducevano le “pregiate pietre” alla città e alla campagna».

La parte di masso roccioso rimasto pendente sopra la strada fin dal 1789, indebolito ulteriormente dalle continue sollecitazioni provocate dall’attività estrattiva, si staccò dalla rupe alle 3 antimeridiane del 24 giugno 1892, travolgendo tre modeste case, interrompendo la viabilità fino a minacciare la sottostante linea ferroviaria e, soprattutto uccidendo 14 persone e ferendone gravemente una ventina.

Il rilievo dato dai giornali all’accaduto e i lunghi lavori occorsi per ripristinare la viabilità attirarono sul posto moltissimi curiosi: l’interesse per la tragedia trova conferma anche nell’innumerevole serie di istantanee che furono fatte circolare in quelle stesse settimane. I lavori di riparazione vennero effettuati dalla amministrazione provinciale e da quella ferroviaria. Venne costruito un muro alto 20 metri a sostegno della porzione di rupe soprastante la ferrovia, mentre quella che ancora sovrastava la strada venne demolita con mazze e scalpelli, evitando l’uso di mine per il timore di ulteriori possibili crolli.

Testo tratto da Cent'anni fa Bologna: angoli e ricordi della città nella raccolta fotografica Belluzzi, Bologna, Costa, 2000.