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venerdì 18 dicembre 2015

Spese pazze Emilia, giudice su assoluzioni: “Zona grigia norme, la scelta del politico di come spendere deriva da opportunità”

Un lettore segnala questo articolo tratto da Il Fatto Quotidiano.it


Spese pazze Emilia, giudice su assoluzioni: “Zona grigia norme, la scelta del politico di come spendere deriva da opportunità”
Emilia Romagna 
 
Secondo il gup di Bologna Letizio Magliaro, almeno fino al 2012 (quando entrano in vigore nuove norme più stringenti), l'utilizzo dei fondi regionali sarebbe lecito anche per pranzi e cene con più commensali, feste politiche, trasferte a Roma per incontri di partito, consulenze. Sono queste le motivazioni per le assoluzioni degli ex consiglieri Pd Matteo Richetti, Anna Pariani e Marco Barbieri, giudicati in rito abbreviato con l'accusa di peculato
C’è una “zona grigia” nelle norme sull’utilizzo dei fondi destinati ai gruppi consiliari nella Regione Emilia-Romagna. E in questa zona grigia la scelta di come spendere i soldi pubblici deriva solo da criteri “di opportunità, coerenza e decoro” del singolo individuo. A scriverlo è il giudice per le udienze preliminari di Bologna Letizio Magliaro, nelle motivazioni per le assoluzioni degli ex consiglieri Pd Matteo Richetti, Anna Pariani e Marco Barbieri, giudicati in rito abbreviato con l’accusa di peculato nella maxi-inchiesta sulle cosiddette “spese pazze”. Secondo il gup, almeno fino al 2012 (quando entrano in vigore nuove norme più stringenti), l’utilizzo dei fondi regionali sarebbe lecito anche per pranzi e cene con più commensali, feste politiche, trasferte a Roma per incontri di partito, consulenze. La normativa regionale in vigore all’epoca dei fatti contestati (2010-2011) approvata dal consiglio nelle passate legislature, non specifica infatti che cosa sia consentito e cosa no in termini di spese e rimborsi.
Sono parole pesantissime quelle di Magliaro. Al momento 13 ex consiglieri regionali Pd sono infatti a processo con rito ordinario e quelli di altri partiti potrebbero finirci presto: se anche in quel caso il giudice dovesse utilizzare l’interpretazione del gup, la posizione di molti imputati potrebbe alleggerirsi. Secondo quanto riportato nelle motivazioni, il politico regionale può scegliere se “incontrare i propri interlocutori al tavolo di un ristorante piuttosto che negli uffici della Regione”; può scegliere di “affidare l’approfondimento di tematiche di interesse legislativo a una pletora di consulenze retribuite piuttosto che allo studio e alla ricerca dello stesso consigliere”. Ma tutto questo, secondo il magistrato, dovrebbe avere piuttosto un riscontro di “natura squisitamente politica”, anche in termini di “consenso elettorale”. “Non può esservi valutazione e conseguentemente sanzione di tipo penale per tali scelte”.
Nelle 70 pagine di motivazione Magliaro specifica più volte il suo ragionamento: la normativa in vigore al momento dei fatti contestati (2010-2011) “non tipizzava in alcun modo né le attività proprie dei gruppi consiliari né, tantomeno, le spese consentite per svolgere tale attività”. E quindi se un incontro politico si svolge in un ristorante e a pagare il conto, con soldi pubblici, è il consigliere, allora quella “non può ritenersi una scelta finalizzata a un interesse privato del consigliere stesso, bensì, in senso lato, alla migliore riuscita di quell’incontro”. Stesso discorso per quanto riguarda le consulenze, che durante l’inchiesta erano sembrate un modo mascherato, nel caso di molti consiglieri, per stipendiare esponenti dello stesso partito. Tuttavia, secondo il gup, quando si parla di approfondimento e studio il consigliere deve poter chiamare collaboratori anche in base “alla comunanza ideologica”, la quale spesso “si può manifestare anche nell’adesione al medesimo partito”.
Durante l’inchiesta durata due anni, la procura della Repubblica di Bologna, attraverso il lavoro della Guardia di finanza, ha spulciato scontrini e ricevute e ha trovato spese di tutti i tipi per centinaia di migliaia di euro in totale: pranzi da centinaia di euro, consulenze da decine di migliaia di euro, e perfino spese in sexy shop, bagni pubblici, gioiellerie. Magliaro non entra nel merito di questi casi più eclatanti, che riguardano altri imputati, e non i tre in questione. Traccia tuttavia una linea di confine per trattare il tema oltre la quale non c’è giustificazione che tenga: le spese illecite sono le “spese incongrue, illogiche, irrazionali, abnormi rispetto alla finalità politico istituzionale e di interesse pubblico”, sono anche quelle “vietate dalle norme di legge”; quelle “che comportino il trasferimento diretto di denaro al pubblico ufficiale; quelle giustificate da documentazione falsa; quelle manifestamente sproporzionate rispetto al fine pubblico”. Oltre questi casi “abnormi” il giudice penale non può andare.
Sul caso specifico di Barbieri, Pariani e Richetti, il Gup spiega che “non sussiste la prova” di “spese abnormi”: ai tre erano contestati rispettivamente 9mila, 7mila e 5mila euro principalmente in ristorazione, hotel e viaggi, secondo le difese utilizzati solo a fini istituzionali. Né, secondo il giudice, per loro tre ci sono “elementi indiziari di sicura pregnanza”, che portino a ritenere che alcune spese furono fatte per fini privati. La procura di Bologna proporrà appello sulle due assoluzioni di Barbieri e Pariani, “ritenendo indispensabile una nuova valutazione dei fatti da parte del giudice di secondo grado”, ha detto il procuratore aggiunto Valter Giovannini che ha coordinato l’inchiesta delle pm Morena Plazzi e Antonella Scandellari. Non verrà invece appellata l’assoluzione di Richetti, ora deputato, per il quale le pm avevano chiesto in aula l’assoluzione.

mercoledì 9 dicembre 2015

Finanziamento partiti, via libera dell’Ufficio di presidenza Camera a 10 milioni. Arriveranno in 48 ore. La ripartizione è stata decisa all'unanimità. Protesta dei deputati M5s, che hanno abbandonato la riunione dopo aver chiesto di attendere il giudizio dell’avvocatura di Montecitorio.

Grasso-Boldrini

Da IlFattoQuotidiano.it

 

Dopo il via libera alla sanatoria sui finanziamenti pubblici ai partiti, approvata in tempi record da Camera e Senato, l’Ufficio di presidenza di Montecitorio ha approvato la ripartizione dei soldi per il 2015. All’unanimità dei presenti, l’ufficio ha sbloccato l’erogazione di 10 milioni di euro per il rimborso delle spese dei partiti e il cofinanziamento 2014, 2015 e 2016 (ultimo anno in cui verranno erogate le risorse, come previsto dalla legge sull’abolizione del finanziamento pubblico). I soldi saranno ripartiti tra tutti i partiti presenti in Parlamento tranne M5s, che non ne ha fatto richiesta. Ancora sub judice Mpa e Udc. I deputati M5s Luigi Di Maio e Riccardo Fraccaro hanno abbandonato la riunione, dopo aver auspicato il rinvio della votazione, e hanno chiesto di attendere il giudizio dell’avvocatura della Camera sulla legge Boccadutri. Ma la richiesta è stata respinta.
Di Maio, membro del direttorio M5S, ha detto che il MoVimento diffiderà la Camera, che entro 48 ore erogherà i soldi ai partiti che ne hanno fatto richiesta. “È assurdo e umiliante – ha detto Di Maio – ratificare una legge che elude i controlli sui partiti”. La legge è appunto quella a firma Sergio Boccadutri (Pd), che ha permesso ai partiti di accedere a rimborsi pur mancando la relazione della Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici. La Commissione – prevista dalla legge Letta – non è riuscita a concludere le verifiche sui bilanci del 2013 e del 2014 per mancanza di personale e di strumenti di lavoro.
Tra la fine di luglio e l’inizio di agosto gli uffici di presidenza di Camera e Senato hanno quindi bloccato l’erogazione di parte del finanziamento pubblico prevista per i partiti in quello stesso periodo. Si è così arrivati alla legge Boccadutri, che tra le altre cose affronta la questione della carenza di personale della Commissione. Durante l’esame alla Camera è stato accolto un emendamento della deputata del Pd Teresa Piccione che si occupava dei problemi della Commissione di garanzia. L’emendamento ha risolto il problema dei finanziamenti bloccati: “Le modalità per l’effettuazione della verifica di conformità – si legge – si applicano con riferimento ai rendiconti dei partiti politici relativi agli esercizi successivi al 2014″.