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martedì 26 maggio 2026

Consiglio regionale, via libera del centrosinistra alla risoluzione contro le aggressioni canine

 Bocciata invece la proposta della Lega: “Troppo centrata sulla ‘Save list’”


Potenziare le attività regionali di prevenzione delle aggressioni canine, promuovere percorsi educativi per i proprietari di cani e avviare campagne di informazione sul tema.

È quanto prevede la risoluzione presentata dal Partito Democratico, con primo firmatario Lodovico Albasi, approvata dall’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna con il voto favorevole della maggioranza di centrosinistra.

Sul medesimo tema, la maggioranza ha invece espresso parere contrario alla proposta di legge alle Camere presentata da Tommaso Fiazza, consigliere regionale della Lega, che chiedeva nuove norme per la gestione dei cani.

Secondo il centrosinistra, il testo della Lega risultava eccessivamente concentrato sul concetto di “Save list”, l’elenco delle razze considerate potenzialmente pericolose. “Bisogna puntare soprattutto sull’educazione dei proprietari”, ha spiegato Valentina Ancarani del Pd.

Critico il commento di Fiazza dopo la bocciatura della proposta: “Il centrosinistra ha fatto perdere un’occasione importante all’Emilia-Romagna solo perché la proposta arrivava dall’opposizione e dalla Lega. Noi eravamo pronti al confronto”.

Il progetto di legge prevedeva l’introduzione di un percorso di certificazione per i futuri proprietari, finalizzato a verificarne l’idoneità prima dell’adozione di cani appartenenti a tipologie considerate complesse. Il testo proponeva inoltre il divieto di riproduzione, vendita e cessione dei cani inseriti nella “Save list”.

Sul tema è intervenuto anche Giancarlo Tagliaferri di Fratelli d’Italia: “Nella risoluzione del Pd ci sono temi presenti anche nel progetto di legge del consigliere Fiazza. La vera questione è che esiste ancora una difficoltà politica nell’affrontare il tema delle tipologie canine che richiedono maggiore attenzione nella gestione”.

(Fonte ANSA)

venerdì 9 gennaio 2026

PNRR, i ritardi di Sasso Marconi arrivano in Consiglio regionale

 

Progetto Pinqua di Sasso Marconi


I ritardi nella realizzazione dei progetti finanziati con fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) a Sasso Marconi approdano in Consiglio regionale. Cresce il timore che il mancato rispetto delle scadenze possa portare alla revoca dei finanziamenti, con la conseguente rinuncia a due interventi ritenuti strategici per il territorio.

Le preoccupazioni hanno già avuto ripercussioni politiche a livello locale, con l’uscita dei Verdi dalla maggioranza di centrosinistra e le critiche espresse dal centrodestra. Ora la questione arriva all’attenzione dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna attraverso un’interrogazione presentata dalla consigliera regionale Marta Evangelisti, presidente del gruppo Fratelli d’Italia.

Nel documento si ricorda che per le infrastrutture nel territorio comunale di Sasso Marconi sono stati assegnati 21 milioni di euro di fondi PNRR, destinati in particolare alla realizzazione di nuove scuole nell’area ex Metalplast e al piano urbanistico Pinqua nell’area ex Alfa Wassermann, a Borgonuovo. Interventi sottoposti a scadenze stringenti, fissate a livello nazionale ed europeo.

Secondo quanto riportato dalla stampa locale, evidenzia l’interrogazione, l’avanzamento dei progetti registrerebbe ritardi significativi. Alla data attuale risulterebbe completata solo la demolizione dei capannoni dell’ex Metalplast, mentre non sarebbe ancora iniziata quella delle vecchie scuole, con uno scostamento rilevante rispetto al cronoprogramma previsto. In caso di mancato rispetto delle tempistiche, fissate al 31 marzo 2026, il Comune potrebbe essere costretto a restituire le risorse PNRR, con pesanti ricadute economiche per l’ente.

A rischio anche i fondi destinati al piano urbanistico Piqua, che prevede la realizzazione di 105 alloggi nell’area ex Alfa Wassermann.

La consigliera Evangelisti sottolinea inoltre come una gestione inefficace delle risorse PNRR «rischi di compromettere la credibilità delle istituzioni e di aggravare il rapporto, già complesso, tra cittadini e pubblica amministrazione». Nell’atto si fa anche riferimento al fatto che il Comune avrebbe utilizzato solo una parte delle risorse stanziate dal Commissario straordinario per la ricostruzione a seguito degli eventi alluvionali.

Con l’interrogazione si chiede alla Giunta regionale se sia a conoscenza della situazione e quale valutazione ne dia, quale sia lo stato di avanzamento dei progetti PNRR nelle aree ex Metalplast ed ex Alfa Wassermann, se i cronoprogrammi siano ancora compatibili con le scadenze previste, quali attività di monitoraggio e coordinamento la Regione stia esercitando nei confronti dei Comuni e se, in caso di revoca dei fondi, siano previste forme di copertura finanziaria alternative. Infine, viene chiesto di chiarire se corrisponda al vero il parziale utilizzo dei fondi per la ricostruzione post-alluvione.

mercoledì 25 marzo 2020

Marco Mastacchi è Consigliere regionale

Da lunedì prossimo Marco Mastacchi ( nella foto ) entrerà ufficialmente a far parte dell'assemblea regionale. Lucia Borgonzoni infatti, dopo un lungo periodo di incertezza,  ha optato per l'incarico di senatore in Parlamento e Mastacchi, primo dei non eletti nella lista del candidato alla presidenza regionale, le è subentrato. 
Molto soddisfatto il neo consegliere ha detto: "La mia nomina a consigliere regionale è il coronamento del lungo lavoro fin qui fatto e premia un impegnativo percorso politico intrapreso da tanto tempo. La mia presenza in Consiglio regionale dà più forza al Movimento Civico e maggiore intensità alla proposizione e soluzione  dei tanti problemi dell'Appennino. Sarò, come sempre, al servizio dei cittadini tutti," ha concluso.

venerdì 20 luglio 2018

M5S. Caso restituzioni: Sassi deve dimettersi da consigliere regionale

Marco propone:


Alla luce del provvedimento di espulsione dal MoVimento 5 Stelle che gli è stato comunicato in questi giorni, invitiamo Gianluca Sassi a rassegnare immediatamente le dimissioni da consigliere regionale. Adesso che l’iter di garanzia previsto dal nostro statuto si è concluso, e la valutazione dei Probiviri è stata confermata dal Collegio di Garanzia, non ci sono più ragioni perché il consigliere Gian Luca Sassi continui a sedere tra i banchi dell’Assemblea Legislativa a nome del Movimento 5 Stelle.
A questo punto quello di rassegnare le dimissioni da consigliere regionale è l’unico gesto in coerenza con quanto proprio il MoVimento 5 Stelle sta portando, e ha portato avanti, in questi anni all’interno delle istituzioni. Come abbiamo ribadito fin dall’inizio di questa vicenda noi non siamo come gli altri partiti, le nostre regole sono chiare e uguali per tutti: se non si mantengono le promesse fatte ai cittadini e ai nostri elettori si torna a casa.
Per questo riteniamo inaccettabile che Gianluca Sassi abbia già annunciato di volersi iscrivere al gruppo misto visto che, vale la pena ricordarlo, sono stati solo ed esclusivamente i voti e il mandato degli elettori del MoVimento 5 Stelle a permettergli di sedersi in Assemblea Legislativa. Quel mandato che adesso lui dovrebbe coerentemente rispettare rassegnando le dimissioni da consigliere regionale.


Gian Luca Sassi in un suo comunicato replica:

Prendo atto che il MoVimento, o meglio, chi lo rappresenta, non ha voluto in nessun modo ascoltare le mie ragioni che ritengo, ancora oggi, completamente fondate e ampiamente documentate.
 
Evidentemente le regole a volte si interpretano, a volte invece no. Anche per questo mi preme spiegare come sono andate le cose in questi mesi, per me lunghissimi, di silenzio forzato. 
 
Il 17 febbraio 2018, è cosa nota, sul Blog delle Stelle è apparsa la notizia della mia espulsione dal MoVimento. Subito dopo, non lo nascondo, pensai alle dimissioni da consigliere regionale. Nove giorni dopo però ho scoperto, con mio grande stupore, che l’espulsione tale non era, in quanto il collegio dei probiviri infatti, mi aveva notificato via mail soltanto una "sospensione temporanea in forma cautelare”.
A quel punto ho fornito, nei tempi stabiliti dallo statuto del M5S, l’opportuna documentazione che ha ampiamente dimostrato come io non abbia mai utilizzato i fondi destinati alle restituzioni per altri scopi.  Dopo 90 giorni, di mio silenzio forzato, in quanto sospeso, e non poche difficoltà anche per il gruppo regionale,  il collegio dei probiviri mi ha notificato e confermato l'espulsione, a mio avviso con motivazioni inconsistenti e superficiali, senza alcuna contestazione nel merito dei miei comportamenti. A quel punto, sempre seguendo l’iter tracciato dal nostro statuto, ho fatto ricorso al collegio di garanzia (l’8 giugno) che mi ha risposto solo un mese dopo, invece dei 10 giorni previsti, confermando la mia espulsione dal MoVimento 5 Stelle e, ancora una volta, con motivazioni assolutamente generiche e che non tengono conto di tutta la documentazione prodotta da me in questi mesi, o di altra documentazione che avrei potuto produrre.
 
La mia posizione politica in questi mesi non è cambiata e credo che anche questo provvedimento di espulsione non la sposterà di un millimetro. La mia intenzione è quella di portare a termine il mandato per il quale sono stato eletto nel 2014. Continuerò a sostenere le battaglie politiche del MoVimento 5 Stelle nei modi e con gli strumenti che avrò a disposizione. Visto che il MoVimento mi vuole fuori, e per permettere al gruppo M5S regionale di operare in piena libertà, nonostante nessuno possa impormelo, né per regolamento (inesistente in Regione) né legalmente, ho deciso di iscrivermi al gruppo misto. Pur continuando da indipendente continuerò a sostenere, per quanto potrò, le battaglie e le tematiche che ho portato avanti in questi oltre dieci anni di impegno, prima da semplice attivista e poi da consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle anche se dovrò farlo “in solitaria”. Non userò certo la “scusa” che ho già sentito da altri che “il MoVimento 5 Stelle non è più quello di una volta”. Io dico "per fortuna che non lo siamo più". Adesso siamo al governo ed è normale che non si possa gestire un Paese come si gestisce un banchetto. Quindi credo che sia del tutto normale che si cambi, che ci si evolva. Il punto però sta capire se il MoVimento si trasformerà, anche gradualmente, in un partito. Ecco, in quel caso, non nascondo che avrei qualche difficoltà a sostenerlo, d'altronde, lo disse proprio Beppe Grillo al teatro smeraldo, “il destino del movimento è sparire”, un paradosso per spiegare che quando i cittadini “si faranno stato” l’esistenza del MoVimento non avrà più ragione di essere.
 
Fino a quel momento, se mai ci sarà, continuerò a sostenere “le stelle”, almeno quelle che lo vorranno.
Sempre avanti e in alto i cuori.

giovedì 28 settembre 2017

M5S: offese a espulsi, condanna a 8 mesi. Il processo a Bologna per insulti su Facebook nel 2011


Da ANSA

Otto mesi per aver diffamato nel 2011 Giovanni Favia e Andrea Defranceschi ( nella foto) , ex consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle in Emilia-Romagna e in seguito espulsi. E' la condannna inflitta dal tribunale di Bologna a Moreno Pinotti, 54 anni: i fatti per cui era a processo si riferivano a commenti con insulti nei confronti di Favia e Defranceschi, pubblicati attraverso un alias su alcune bacheche Facebook, tra cui quelle dell'attivista M5S Serena Saetti e del marito Nicola Virzì, conosciuto come 'Nick il nero' e ora nell'ufficio comunicazione del Movimento al Senato. Dopo la querela dei due ex consiglieri scattarono le indagini della Polizia Postale che portarono all'identificazione.
    Il giudice ha anche disposto una provvisionale immediatamente esecutiva di 10mila euro per Favia e Defranceschi, costituiti parte civile e assistiti dall'avvocato Claudio Mazza, oltre a rinviare alla sede civile la quantificazione del risarcimento.

sabato 10 giugno 2017

Un fisco ragionevole per gli imprenditori dell'Appennino.



Il consigliere comunale di Marzabotto, Morris Battistini ( nella foto) , è impegnato a far portare all’attenzione dei vari consigli comunali dell’area montana bolognese una mozione con la quale si chiede  un deciso sconto fiscale per quegli imprenditori che avvieranno la loro attività in Appennino. La mozione è già stata approvata dalla Camera dei Deputati  e bocciata invece dal consiglio della  Regione Emilia Romagna. La contraddizione fra i due organismi rappresentativi potrebbe rappresentare un ostacolo insormontabile e affossare la proposta. “Ciò che più stupisce, fa notare Battistini, è il fatto che due maggioranze di ugual orientamento politico-partitico, si contraddicano, votando una sì e l’altra no sullo stesso provvedimento. Per questo ho cercato di coinvolgere i singoli consigli  dei comuni montani, certamente più sensibili al problema e  coscienti di quanto il risparmio fiscale potrebbe essere un volano per la ripresa e innescare una inversione di tendenza di cui l’Appennino ha una necessità vitale.   Mai come in questo periodo, crediamo sia utile dar respiro alle zone montane attraverso strumenti e agevolazioni volte a rilanciare il mercato in Appennino.Se i Comuni  tutti insieme riusciranno a dare un messaggio di unità e compattezza nell'unico obiettivo di rilanciare le nostre zone, il fine della mozione potrebbe essere raggiunto, conclude il consigliere”.

Ecco il testo della ‘ Mozione per l'istituzione nei territori dell'unione dei Comuni dell'Appennino Bolognese di zone franche montane:’

Premesso

che già in data 30 Novembre 2016  è stato presentato alla Camera dei Deputati un ordine del giorno a firma dell'On. Massimo Palmizio, il cui contenuto verteva esattamente con l'oggetto della presente mozione;

che la Camera dei deputati ha votato favorevolmente il predetto ODG;

che è in attesa di approvazione delle Camere il progetto di Proposta di Legge ai sensi dell'art. 121, comma 2, della Costituzione riguardante "Istituzione nella Regione Emilia Romagna di zone franche montane";

che medesima Relazione di Proposta di Legge è stata presentata all'assemblea legislativa della Regione Emilia Romagna da parte del Consigliere Galeazzo Bignami, trovando il voto favorevole di M5S, LN, FDI, e SI (ex Sel), e voto contrario del PD;

che le zone franche urbane, istituite con legge 296 del 2006, sono aree infra-comunali di dimensione minima prestabilita dove si concentrano programmi di defiscalizzazione per la creazione di piccole e micro imprese, che hanno come obiettivo quello di favorire lo sviluppo economico sociale di aree urbane caratterizzate da disagio sociale, economico e occupazionale; 

che in Italia, dal recente e attuale dibattito sulle zone franche urbane sta emergendo sempre di più l'esigenza da parte di numerose amministrazioni di usufruire di forme di fiscalità di vantaggio territoriale per la crescita ed il rilancio di territori non urbani ma non per questo meno bisognosi di interventi; 

che la complessità dei problemi legati allo spopolamento di campagne e montagne, alla concentrazione dei servizi ai cittadini, alle imprese ed alla trasformazione del mondo agricolo, e nel contempo, le potenzialità di sviluppo proprio dell'Italia, del suo artigianato, della sua tradizione enogastronomica, della sua agricoltura, inducono ad una riflessione sulla sperimentazione, anche in questo ambito, di uno strumento finora destinato solo ai quartieri delle città; 

Preso Atto

che Negli ultimi anni i territori montani della nostra regione, nonostante gli intenti positivi per una loro valorizzazione, hanno conosciuto un disagio sempre  più profondo, economico e sociale, dovuto alla crisi che, impietosa, ha colpito le aziende, al progressivo taglio di servizi strategici, alla carenze di infrastrutture, alla trasformazione del mondo agricolo e al conseguente spopolamento;

che negli ultimi anni decine di attività in montagna, piccoli e fondamentali presidi per le comunità locali, portatrici di tradizione, storia e cultura, sono state chiuse a causa del caro affitti e dell’alta tassazione.


Considerato

che è dunque compito delle istituzioni porre in atto strategie concrete per non disperdere la ricchezza della montagna, fatta di risorse naturali, ambientali, paesaggistiche, culturali, un vero e proprio tesoro, unico e impareggiabile, che può essere salvaguardato solo evitando lo spopolamento di aree nelle quali la presenza umana si rivela fondamentale e necessaria;

che in altre nazioni europee sono state assunte iniziative in tal senso volte a individuare e rivitalizzare zone rurali comprendenti comuni con un basso numero di abitanti, con scarsa popolazione attiva e con vocazione agricola;

che al loro interno si prevede l’attuazione di misure fiscali agevolative di varia tipologia, di interventi pubblici a sostegno e in sussidio dell'iniziativa privata per la conservazione delle attività agricole e lo sviluppo di artigianato e agriturismo, con lo scopo di favorire i territori svantaggiati dalla distanza, dalla collocazione geografica e dalla incapacità di attrarre sviluppo; 

che la Commissione europea ha constatato come la creazione di questi nuovi soggetti non incida sulla concorrenza in maniera sproporzionata, godendo di un regime di esenzioni fiscali; 

Rilevato

che l'Appennino rappresenta intrinsecamente una condizione di vita difficile per i propri abitanti, per l'orografia accidentata, per i trasporti e le comunicazioni;

che risulta quindi necessario approfondire le problematiche istituzionali e finanziarie del «sistema montagna» al fine di poter giungere alla definizione degli aspetti di coesione territoriale e quindi di poter sviluppare politiche mirate per i territori montani; 

che al fine di riuscire dare una risposta alle problematiche che penalizzano il territorio delle terre alte, quali la carenza e insufficienza di infrastrutture, il dissesto idrogeologico che interferisce con la viabilità primaria e secondaria, lo spopolamento demografico per la mancanza di occupazione giovanile, l'abbandono delle attività pastorali che hanno generato riforestazione incontrollata di pascoli e terreni, il degrado del patrimonio edilizio rurale nonché la carenza di servizi alle imprese;

Constatato

che sarebbe un onore per i Comuni dell'Appennino Bolognese, dar corso ad uno strumento di sostegno e rilancio del territorio montano volto in particolare, a garantire agevolazioni alle piccole e micro imprese che intendano investire nel nostro Appennino, divenendo così la prima Unione promotrice di tale iniziativa

che sarebbe un messaggio chiaro e fondamentale per chi volesse avviare un'attività imprenditoriale, fungendo quasi da "richiamo" per il nostro territorio dando così ampia contezza al resto dei territori sparsi non sono nella nostra Regione bensì in tutti Italia;

Ritenuto

che La presente legge, pertanto, individua nell’istituzione delle Zone Franche Montane uno strumento valido per attrarre nuovi investimenti e raggiungere l’agognato obiettivo di creare nuova occupazione in queste aree, producendo conseguentemente un maggiore benessere economico e sociale, arrestando lo spopolamento, tutelando e salvaguardando il complesso delle  tradizioni culturali, enogastronomiche e imprenditoriali del nostro Appennino.



che il progetto di legge consta di 4 articoli.
L’articolo 1 prevede l’istituzione delle zone franche montane , con un numero di abitanti non superiore a 10.000. Spetta al CIPE, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, provvedere alla definizione dei criteri per la ripartizione delle risorse e per la definizione precisa delle zone franche montane, sulla base di parametri che siano adeguatamente rappresentativi.
L’articolo 2 individua i destinatari dei benefici e prevede nel dettaglio le relative agevolazioni.
L’articolo 3 contiene la norma finanziaria.
L’articolo 4 contiene la norma relativa agli aiuto di Stato.



 tutto ciò premesso si IMPEGNA il SINDACO e l’Amministrazione Comunale

a valutare, alla luce di quanto sopra espresso, l’opportunità di provvedere all'istituzione di zone franche montane, simili a quelle urbane, all'interno dell'unione dei Comuni dell'Appennino Bolognese, e ulteriori iniziative finalizzate a garantire agevolazioni e incentivi previdenziali fiscali in grado di attrarre gli investimenti di capitale e sostenere le imprese con benefici per l'occupazione 











martedì 9 maggio 2017

RIFORMA VITALIZI, il M5S: “ IL RITARDO DEL PD CI COSTERÀ ALMENO 2 MILIONI DI EURO.”



Su richiesta,  pubblichiamo il commento di Andrea Bertani ( nella foto), consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, sull’approvazione della riforma dei vitalizi votata dall’Assemblea regionale.

“Siamo molto soddisfatti di essere riusciti a far approvare alcune correzioni che limitano gli assurdi privilegi dei vitalizi agli ex consiglieri regionali. Innalzamento dell’età, divieto di cumulo e trasparenza sui nomi dei beneficiari erano dei nostri precisi obiettivi fin dai tempi del nostro insediamento in Regione. Peccato che PD e Giunta in questi anni abbiano sempre rifiutato di attuarli per poi ravvedersi solo oggi, un ritardo che ci costerà la bellezza di 2 milioni di euro”. è questo il commento di Andrea Bertani, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, riguardo alla riforma dei vitalizi approvata oggi dall’Assemblea Legislativa. Riforma fortemente voluta dal M5S, e che per questo ha visto il suo voto favorevole, anche se con diverse eccezioni. “Certamente questa riforma era doverosa ma si poteva e si doveva fare di più così come chiediamo da quasi tre anni – spiega Andrea Bertani – Se il PD ha accettato le nostre proposte riguardo ad innalzamento età, divieto di cumulo e massima trasparenza sui beneficiari dei vitalizi, restano ancora diversi punti di questa nuova legge che non ci trovano d’accordo. A cominciare dallo ‘scalone’ che continua a preservare i privilegi degli ex consiglieri e che a nostro avviso avrebbe dovuto essere sostituito con l’APE così come succede per qualsiasi altro lavoratore. Poi c’è il tema del passaggio al sistema contributivo che avevamo richiesto a gran voce ma che il PD ha evitato estraendo dal cilindro un contributo di solidarietà che fa troppo poco e per troppo poco tempo. Continua ad essere inaccettabile, infatti, che la Regione abbia una previsione di spesa per pagare i vitalizi agli ex consiglieri di 27 milioni di euro a fronte dei soli 3,3 incassati”. “Nonostante queste criticità riteniamo che comunque questa nuova legge sia un piccolo passo in avanti che, anche se non elimina del tutto, almeno prova a limitare il privilegio del vitalizio – conclude Andrea Bertani -  Siamo convinti che senza il nostro continuo pressing dal giorno del nostro insediamento questo risultato non si sarebbe mai raggiunto. Resta però il rammarico di aver ritardato oltremodo questo intervento, di cui il PD dovrà assumersi tutte le responsabilità, nonostante le nostre decine di proposte avanzate in sede di bilancio e con due progetti di legge ad hoc. In questo modo si sono fatti evaporare circa 2 milioni di euro, almeno 400mila euro all’anno per il prossimo quinquennio, che potevano e dovevano essere dirottati per esempio sul sostegno al microcredito o per la realizzazione di un autentico reddito di cittadinanza”. 


martedì 12 gennaio 2016

M5S: La Regione ha BOCCIATO IL BARATTO AMMINISTRATIVO. ANDREA BERTANI: “ SCHIAFFO AI CITTADINI IN DIFFICOLTÀ”.

 
Il Gruppo consiliare in Regione del Movimento 5 Stelle scrive:
Respinta una risoluzione presentata dal M5S che chiedeva alla Regione di promuovere il baratto amministrativo tra cittadini e amministrazioni pubbliche, una pratica già utilizzata da diversi Comuni anche in Emilia-Romagna e che può prevedere degli sconti sulle tasse da pagare in cambio di lavori a favore della collettività. Persa una grande opportunità.
Questa mattina l’Assemblea Legislativa bocciato infatti il baratto amministrativo che prevede che chi si mette a disposizione delle amministrazioni per effettuare lavori di manutenzione, decoro urbano e pulizia abbia in cambio sconti e riduzioni su tasse o tributi da pagare. “Si tratta di un meccanismo che da qualche tempo molte amministrazioni comunali, singolarmente, stanno portando avanti con successo ma che per crescere e radicarsi ancor di più avrebbe bisogno di un intervento anche della Regione – spiega Andrea Bertani – Purtroppo oggi in Assemblea il PD ha bocciato la nostra proposta trincerandosi dietro fantomatici cavilli tecnici. Quello che noi chiedevamo era semplicemente un impegno della Regione a promuovere un istituto virtuoso che anche alcuni comuni a guida PD stanno portando avanti. Dicendo no in Aula non solo il Partito Democratico assesta l’ennesimo schiaffo ai tanti cittadini in difficoltà che avrebbero volentieri impegnato il proprio tempo nella pulizia di un parco o di un’area verde con uno sconto sulla tasse sui rifiuti per esempio, ma sconfessa i suoi stessi amministratori locali”. La risoluzione presentata dal M5S chiedeva alla Giunta di “attivarsi per estendere ancor di più il raggio di azione di questi patti, attraverso una esplicita richiesta a Governo e Parlamento, e di promuoverli il più possibile magari coinvolgendo anche il Consiglio delle Autonomie Locali”. “Si è perso un’importante opportunità – conclude Andrea Bertani - sia dal punto di vista dell’aumento della partecipazione dei cittadini all’amministrazione e gestione degli spazi pubblici, che per quel che riguarda l’accesso a misure di welfare o di tutela del patrimonio pubblico dei Comuni che in questo modo avrebbero potuto beneficiare di interventi praticamente a costo zero. Il PD regionale è contro i suoi Comuni, contro le persone che hanno bisogno, contro la possibilità di impegnarsi per il proprio territorio, forse perché spera di trovare qualche altra briciola da dare alle cooperative amiche”.

venerdì 18 dicembre 2015

Spese pazze Emilia, giudice su assoluzioni: “Zona grigia norme, la scelta del politico di come spendere deriva da opportunità”

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Spese pazze Emilia, giudice su assoluzioni: “Zona grigia norme, la scelta del politico di come spendere deriva da opportunità”
Emilia Romagna 
 
Secondo il gup di Bologna Letizio Magliaro, almeno fino al 2012 (quando entrano in vigore nuove norme più stringenti), l'utilizzo dei fondi regionali sarebbe lecito anche per pranzi e cene con più commensali, feste politiche, trasferte a Roma per incontri di partito, consulenze. Sono queste le motivazioni per le assoluzioni degli ex consiglieri Pd Matteo Richetti, Anna Pariani e Marco Barbieri, giudicati in rito abbreviato con l'accusa di peculato
C’è una “zona grigia” nelle norme sull’utilizzo dei fondi destinati ai gruppi consiliari nella Regione Emilia-Romagna. E in questa zona grigia la scelta di come spendere i soldi pubblici deriva solo da criteri “di opportunità, coerenza e decoro” del singolo individuo. A scriverlo è il giudice per le udienze preliminari di Bologna Letizio Magliaro, nelle motivazioni per le assoluzioni degli ex consiglieri Pd Matteo Richetti, Anna Pariani e Marco Barbieri, giudicati in rito abbreviato con l’accusa di peculato nella maxi-inchiesta sulle cosiddette “spese pazze”. Secondo il gup, almeno fino al 2012 (quando entrano in vigore nuove norme più stringenti), l’utilizzo dei fondi regionali sarebbe lecito anche per pranzi e cene con più commensali, feste politiche, trasferte a Roma per incontri di partito, consulenze. La normativa regionale in vigore all’epoca dei fatti contestati (2010-2011) approvata dal consiglio nelle passate legislature, non specifica infatti che cosa sia consentito e cosa no in termini di spese e rimborsi.
Sono parole pesantissime quelle di Magliaro. Al momento 13 ex consiglieri regionali Pd sono infatti a processo con rito ordinario e quelli di altri partiti potrebbero finirci presto: se anche in quel caso il giudice dovesse utilizzare l’interpretazione del gup, la posizione di molti imputati potrebbe alleggerirsi. Secondo quanto riportato nelle motivazioni, il politico regionale può scegliere se “incontrare i propri interlocutori al tavolo di un ristorante piuttosto che negli uffici della Regione”; può scegliere di “affidare l’approfondimento di tematiche di interesse legislativo a una pletora di consulenze retribuite piuttosto che allo studio e alla ricerca dello stesso consigliere”. Ma tutto questo, secondo il magistrato, dovrebbe avere piuttosto un riscontro di “natura squisitamente politica”, anche in termini di “consenso elettorale”. “Non può esservi valutazione e conseguentemente sanzione di tipo penale per tali scelte”.
Nelle 70 pagine di motivazione Magliaro specifica più volte il suo ragionamento: la normativa in vigore al momento dei fatti contestati (2010-2011) “non tipizzava in alcun modo né le attività proprie dei gruppi consiliari né, tantomeno, le spese consentite per svolgere tale attività”. E quindi se un incontro politico si svolge in un ristorante e a pagare il conto, con soldi pubblici, è il consigliere, allora quella “non può ritenersi una scelta finalizzata a un interesse privato del consigliere stesso, bensì, in senso lato, alla migliore riuscita di quell’incontro”. Stesso discorso per quanto riguarda le consulenze, che durante l’inchiesta erano sembrate un modo mascherato, nel caso di molti consiglieri, per stipendiare esponenti dello stesso partito. Tuttavia, secondo il gup, quando si parla di approfondimento e studio il consigliere deve poter chiamare collaboratori anche in base “alla comunanza ideologica”, la quale spesso “si può manifestare anche nell’adesione al medesimo partito”.
Durante l’inchiesta durata due anni, la procura della Repubblica di Bologna, attraverso il lavoro della Guardia di finanza, ha spulciato scontrini e ricevute e ha trovato spese di tutti i tipi per centinaia di migliaia di euro in totale: pranzi da centinaia di euro, consulenze da decine di migliaia di euro, e perfino spese in sexy shop, bagni pubblici, gioiellerie. Magliaro non entra nel merito di questi casi più eclatanti, che riguardano altri imputati, e non i tre in questione. Traccia tuttavia una linea di confine per trattare il tema oltre la quale non c’è giustificazione che tenga: le spese illecite sono le “spese incongrue, illogiche, irrazionali, abnormi rispetto alla finalità politico istituzionale e di interesse pubblico”, sono anche quelle “vietate dalle norme di legge”; quelle “che comportino il trasferimento diretto di denaro al pubblico ufficiale; quelle giustificate da documentazione falsa; quelle manifestamente sproporzionate rispetto al fine pubblico”. Oltre questi casi “abnormi” il giudice penale non può andare.
Sul caso specifico di Barbieri, Pariani e Richetti, il Gup spiega che “non sussiste la prova” di “spese abnormi”: ai tre erano contestati rispettivamente 9mila, 7mila e 5mila euro principalmente in ristorazione, hotel e viaggi, secondo le difese utilizzati solo a fini istituzionali. Né, secondo il giudice, per loro tre ci sono “elementi indiziari di sicura pregnanza”, che portino a ritenere che alcune spese furono fatte per fini privati. La procura di Bologna proporrà appello sulle due assoluzioni di Barbieri e Pariani, “ritenendo indispensabile una nuova valutazione dei fatti da parte del giudice di secondo grado”, ha detto il procuratore aggiunto Valter Giovannini che ha coordinato l’inchiesta delle pm Morena Plazzi e Antonella Scandellari. Non verrà invece appellata l’assoluzione di Richetti, ora deputato, per il quale le pm avevano chiesto in aula l’assoluzione.

martedì 17 novembre 2015

Domani il Consiglio regionale tratta ' la fusione Granaglione – Porretta Terme'.



L'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna è convocata per domani, 18mercoledì 18 novembre. Tra i punti indicati nell'ordine del giorno, ci sono i progetti di legge per le fusioni di vari comuni:
  • Granaglione e Porretta Terme, nell'area bolognese,
  • Polesine e Zibello, nel parmense,
  • Monte Colombo e Montescudo, nel riminese.
In agenda anche il bilancio di previsione pluriennale della stessa Assemblea e una variazione al programma d'area della città d'Imola.
Diretta streaming al via in apertura di seduta, entrando nella pagina web dell'Assemblea.
Nella banca dati Demetra è consultabile l'ordine del giorno completo dei lavori.




giovedì 30 ottobre 2014

COSTI DELLA POLITICA: “NELLA REGIONE DIECI CONSIGLIERI IN MENO. COSI’ AVREMO UN RISPARMIO DI 35 MILIONI DI EURO”


Pubblichiamo il comunicato di Lega Nord perché riporta dati che meritano certamente attenzione:

 “Un taglio netto di dieci consiglieri, da 50 a 40. E ancora: via enti inutili, in primis la consulta degli emiliano romagnoli nel mondo”. Il candidato presidente della Regione Alan Fabbri, sostenuto da Lega Nord, Forza Italia e Fratelli d’Italia, tra le prime mosse al capitolo “costi della politica”, se eletto, annuncia di “mettere mano allo statuto regionale”. “Modificheremo l’articolo 29, comma 2, che blinda a 50 i consiglieri”. “Ciò che fanno oggi 50 consiglieri lo possono fare benissimo in 40. La politica deve darsi una mossa”. “I risparmi così ottenuti sarebbero più che rilevanti: si tratta di 7milioni di euro, circa, all’anno, che per cinque anni fanno 35milioni di euro”. I costi sono stimati sul totale del consuntivo dell’Assemblea, nel complesso oltre 36milioni di euro nel 2013, di cui il costo dei consiglieri incide per quasi 35milioni di euro”. “Mentre Bonaccini giustifica i tagli governativi scaricandoli sui cittadini, noi diciamo che le colpe della politica devono ricadere sulla politica e non sugli emiliano romagnoli”.


Il dato ci ha sorpresi poiché se  dieci consiglieri regionali costano alla comunità 35 milioni in 5 anni, ogni consigliere ne costa 3 e mezzo. Il dato ci sembra inverosimile se paragonato al costo di un normale lavoratore che nello stesso periodo non supera certamente i 200.000 euro. L’impressione che ne ricaviamo è  che la situazione è, a dir poco, uscita dalla logica della normalità.
Vogliamo sperare che Lega Nord abbia esagerato nel 'dare i numeri dei costi' e di molto.