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venerdì 13 dicembre 2019

Rifiuti verso la Cina, 33 denunciati

Diecimila tonnellate di materiale plastico, l'indagine dei carabinieri del Noe 
 
Un traffico illecito di rifiuti dall'Italia alla Cina, per un totale di circa diecimila tonnellate di materiale plastico e un fatturato di quasi tre milioni di euro, è stato scoperto dai carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Bologna, coordinati dal Comando Carabinieri per la Tutela Ambientale e dalla Dda di Bologna. I militari hanno eseguito, in varie province italiane, 33 perquisizioni nei confronti di altrettante sedi aziendali e relativi legali rappresentanti di società operanti a vario titolo nel settore dei rifiuti. Gli indagati sono accusati di traffico illecito di rifiuti e del più grave reato di 'attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti'. L'indagine è partita grazie alla collaborazione con l'Agenzia delle Dogane di Parma, che aveva segnalato anomalie portando i militari del Noe a svolgere accertamenti, tra febbraio e marzo 2018, in due società parmigiane del settore.

mercoledì 5 settembre 2018

Rifiuti: i controlli dei Carabinieri del NOE hanno evidenziato irregolarità


Riceviamo

Negli ultimi due mesi i Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico (NOE) di Bologna hanno intensificato i controlli presso le aziende della regione Emilia Romagna che operano nel settore della gestione dei rifiuti.
Un maggior potenziamento nelle verifiche, indicato dal Comando Gruppo Tutela Ambientale di Milano, si è reso necessario a seguito della chiusura del mercato cinese, importante bacino di importazione dei materiali da imballaggio e riciclabili (in particolare rifiuti plastici), con la conseguenza di creare veri e propri intasamenti nei magazzini delle aziende operanti nel settore. L’enorme quantitativo di rifiuti stoccati può pertanto aumentare il rischio di condotte illecite, tra cui quelle degli incendi di natura dolosa o abbandono di ingenti quantità di rifiuti in area incustodite o capannoni dismessi. In tale ottica, i controlli effettuati e quelli programmati per il prossimo futuro hanno consentito e consentiranno di individuare  punti deboli, criticità e situazioni ritenute favorevoli allo sviluppo di incendi, come per esempio il notevole conferimento di rifiuti presso l’impianto, il superando i limiti imposti dall’autorizzazione ambientale, lo stoccaggio dei medesimi in aree facilmente accessibili, peraltro neppure videosorvegliate o, infine, indicazioni previste da layout non sempre rispettate.  


Tra le 37 aziende verificate, 4 di esse sono risultate non conformi, con la conseguente contestazione di sanzioni penali a carico dei legali rappresentanti, soprattutto in relazione all’inosservanza alle prescrizioni imposte dall’autorizzazione ambientale, all’illecita gestione di rifiuti e al mancato rispetto delle disposizioni in materia di scarichi industriali. Due di esse, tra l’altro, sono state interessate da incendi, in questo caso di origine colposa, evidenziando evidenti irregolarità proprio nella gestione dei quantitativi di rifiuto in ingresso e nella modalità di stoccaggio.