Di Carla Elvira Pedrazzi
Domani, giovedì 21 novembre, nella Sala R. Giorgi di Sasso Marconi
alle 18, verrà presentato, il nuovo servizio di Mediazione Civile la cui
finalità è quella di cercare di risolvere le controversie con un confronto fra
i contendenti assistito appunto da un ‘mediatore’. Il compito di quest’ultimo è quello di portare coloro che sono coinvolti
nella controversia ad individuare un punto di incontro e superare così il
ricorso al ‘giudice’.
Nell’invito
si legge:
Problemi con i vicini di casa o con una compagnia
assicurativa? Difficoltà ad incassare crediti o a mettersi d’accordo con i
parenti su un’eredità? Complicazioni per interventi medici malriusciti o per un
investimento finito male? Grattacapi per un lavoro fatto male o per una
fornitura non ricevuta?
Invece di “fare causa” talvolta può essere più utile
rivolgersi ad una struttura di Mediazione
Civile. La mediazione è uno
strumento extragiudiziale di risoluzione alternativa delle controversie ed è la
principale delle pratiche conosciute con l’acronimo ADR (Alternative Dispute
Resolution). Tale strumento, utilizzato da secoli, è stato istituzionalizzato
negli USA agli inizi del ‘900 estendendosi, nel corso del tempo, ad altri Paesi
dell’America e dell’Asia. In Europa è
almeno da 30 anni all’attenzione del Parlamento e del Consiglio attraverso
numerose direttive e risoluzioni adottate dalla legislazione degli Stati
membri.
Il mediatore non è né un giudice né un arbitro. Il suo compito non è stabilire chi ha torto e chi ha ragione e, tantomeno, punire l’uno e premiare l’altro. Il mediatore non ha poteri decisionali vincolanti, non può imporre un suo verdetto contro la volontà dei soggetti. E’ un attore neutrale, che si pone fra i soggetti in lite e facilita la comunicazione fra di loro, cercando di far emergere prospettive nuove capaci di convincere i contendenti a trovare una soluzione che sia per entrambi conveniente.
Nella mediazione i soggetti non affidano ad un terzo (un giudice, un arbitro) la soluzione del loro problema, ma sono loro stessi che decidono il proprio destino, scegliendo in piena autonomia se raggiungere un accordo oppure no. Questo strumento è in grado di ridurre la conflittualità fra le persone, favorendo il dialogo e la comprensione delle reciproche ragioni in un contesto dove l’altro soggetto non è visto come un avversario da sconfiggere ma un interlocutore con cui confrontarsi. Potrebbe valere la pena utilizzare questa modalità in alternativa alla giustizia ordinaria, per una questione di tempi, di costi e di principio.
Il mediatore non è né un giudice né un arbitro. Il suo compito non è stabilire chi ha torto e chi ha ragione e, tantomeno, punire l’uno e premiare l’altro. Il mediatore non ha poteri decisionali vincolanti, non può imporre un suo verdetto contro la volontà dei soggetti. E’ un attore neutrale, che si pone fra i soggetti in lite e facilita la comunicazione fra di loro, cercando di far emergere prospettive nuove capaci di convincere i contendenti a trovare una soluzione che sia per entrambi conveniente.
Nella mediazione i soggetti non affidano ad un terzo (un giudice, un arbitro) la soluzione del loro problema, ma sono loro stessi che decidono il proprio destino, scegliendo in piena autonomia se raggiungere un accordo oppure no. Questo strumento è in grado di ridurre la conflittualità fra le persone, favorendo il dialogo e la comprensione delle reciproche ragioni in un contesto dove l’altro soggetto non è visto come un avversario da sconfiggere ma un interlocutore con cui confrontarsi. Potrebbe valere la pena utilizzare questa modalità in alternativa alla giustizia ordinaria, per una questione di tempi, di costi e di principio.
Per saperne
di più www.eticamenteadr.eu
