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sabato 20 maggio 2023

Emergenza maltempo: sospesi i pagamenti delle bollette acqua, luce, gas e rifiuti

 

Dubbio segnala: 

L'Arera ha appena approvato un provvedimento di urgenza che sospende il pagamento di bollette e avvisi di pagamento di acqua, rifiuti luce e gas (compresi il gpl e altri gas distribuiti per mezzo di reti canalizzate) a favore delle popolazioni dell'Emilia-Romagna colpite dagli eccezionali eventi meteorologici. La delibera 216/2023/R/com riguarda tutte le utenze nei Comuni danneggiati dagli eventi calamitosi dal 1° di maggio, con i peggioramenti degli ultimi giorni. Sarà applicata dalla data di emanazione da parte delle autorità competenti dei provvedimenti per l'identificazione dei Comuni coinvolti.

Tra le fatturazioni sospese rientrano tutte quelle emesse o da emettere con scadenza a partire dal 1° maggio 2023, comprese le eventuali fatture relative ai corrispettivi previsti dai venditori o dai gestori del Servizio Idrico Integrato per allacciamento, attivazione, disattivazione, voltura o subentro.

Inoltre, per garantire la fruizione dei servizi essenziali nelle aree colpite, non si applicherà la disciplina delle sospensioni per morosità, anche nel caso di morosità verificatesi precedentemente alla medesima data del 1° maggio 2023.

La sospensione dei pagamenti delle bollette è un primo provvedimento di urgenza, in vista degli eventuali provvedimenti straordinari che verranno adottati dal Governo a sostegno delle popolazioni interessate da alluvioni ed esondazioni. Nuovi interventi dell'Autorità potranno prevedere anche l'introduzione di specifica disciplina in materia di rateizzazione dei pagamenti, agevolazioni anche di natura tariffaria ed eventuali deroghe dal rispetto degli obblighi di cui alla regolazione vigente a favore degli operatori colpiti dagli eventi in argomento. Infine, i venditori e gestori che erogano i servizi pubblici sopra richiamati potranno offrire ulteriori agevolazioni più favorevoli, in linea con quanto disposto dalla delibera Arera.


Bologna Today riporta l'elenco dei comuni alluvionati in cui  Hera sospende il pagamento delle bollette. L'elenco riporta : 

Bagnacavallo, Bagnara di Romagna, Bertinoro, Brisighella, Budrio, Casola Valsenio, Castel Bolognese, Castel del Rio, Castrocaro Terme e Terra del Sole, Cervia, Cesena, Civitella di Romagna, Conselice, Cotignola, Dovadola, Faenza, Forlì, Galeata, Loiano, Lugo, Massa Lombarda, Medicina, Meldola, Mercato Saraceno, Modigliana, Molinella, Monterenzio, Monzuno, Mordano, Predappio, Premilcuore, Ravenna, Riolo Terme, Rocca San Casciano, Russi, Sant'Agata Feltria, Sant'Agata sul Santerno, Sarsina, Savignano sul Rubicone, Solarolo, Tredozio.   

Nell'elenco gli unici comuni alluvionati dell'Appennino bolognese sono Loiano e Monzuno e ciò aggiunge ulteriori perplessità sulla reale considerazione che si ha dei comuni dell'Appennino e dell'Appennino stesso: tanti sono i Comuni disastrati dal flagello ancora in corso. Sasso Marconi, per esempio,  ha un elenco infinito di dissesti, anche di grande entità, e le tragedie create dalle esondazioni di torrenti a Ganzole e in via Sant'Anna a Rasiglio , dove tutti i residenti hanno dovuto abbandonare la propria casa,  sono ampiamente descritte dalla cronaca locale e documentati da numerosi filmati: perchè questo Comune è stato escluso ? 

mercoledì 15 settembre 2021

Bollette, la crisi è di sistema. Il Governo pensa a sussidi

 L'allarme di Cingolani: "Gas e luce su del 40%". Tabarelli: "Per i più poveri riscaldamenti a rischio"       



La gravità della situazione nel mercato dell’energia è nei toni allarmistici usati da un membro del Governo: “Se il costo dell’energia aumenta troppo le nostre imprese perdono competitività e i cittadini, soprattutto quelli con un reddito medio basso, faticano ulteriormente per pagare beni primari come elettricità e gas. Queste cose vanno dette”. Sono le parole del ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani che parlando a un convegno della Cgil a Genova ha annunciato un rincaro delle bollette di gas ed elettricità del 40% a partire da ottobre. Un aumento peggiore anche delle previsioni degli analisti che lo avevano stimato intorno al 30%. Il ministro poi ha successivamente chiarito che “il governo è al lavoro per mitigare i rincari”. Come appreso dall’HuffPost, oggi al Ministero del Tesoro si è discusso delle misure da mettere in campo. E si è parlato di varie ipotesi, come la riduzione dell’Iva o persino di sussidi per i contribuenti con redditi bassi. Tra le ipotesi in campo c’è anche quella suggerita dall’Arera, l’autorità per l’energia, di un intervento a lungo termine sugli oneri di sistema, quelli che ogni bimestre gonfiano le voci in bolletta, ma che c’entrano poco con i consumi effettivi, perché destinati alla copertura di costi relativi ad attività di interesse generale per il sistema energetico. 

“L’oscillazione così marcata”, dice all’HuffPost il presidente di Nomisma Energia Davide Tabarelli, “indica che le cose stanno peggiorando, i prezzi stanno letteralmente andando per la tangente. Di questo passo, molte persone quest’inverno rischiano di trovarsi senza riscaldamento”. Per capire l’entità dell’aumento, che ora rischia di scaricarsi sulle bollette energetiche domestiche e delle imprese, bastano due date e due cifre: se ad aprile 2020 il gas veniva a costare sei euro a megawattora, a settembre 2021 siamo a 61 euro a megawattora. “Il costo che registriamo oggi, salito alle stelle, sta a indicare soprattutto una scarsità del bene, nel senso fisico del termine”, aggiunge Tabarelli. 

La penuria non riguarda solo il gas ma è generalizzata: mancano acciaio, alluminio, semiconduttori, legname. L’aumento dei prezzi delle materie prime è oggi sempre più fonte di preoccupazione ma nel caso energetico lo è di più. Se per le prime, i prezzi vanno a colpire i costi alla produzione delle imprese e solo successivamente vanno a scaricarsi sui consumatori; quelli dell’energia e del gas sono immediati, e con cadenza bimestrale colpiscono direttamente le tasche dei contribuenti. Come riporta uno studio di SOStariffe, la materia prima energia incide in media per una forchetta che va dal 28 al 37% del costo finale. 

Ogni trimestre l’Arera aggiorna le tariffe per la composizione delle bollette incorporando i prezzi di mercato di gas ed elettricità. Da alcuni mesi, di pari passo con la ripresa economica post-Covid, gli importi per gas ed elettrico hanno visto aumenti a doppia cifra a causa del boom di domanda globale registrato con l’avvento dei vaccini. Già a luglio scorso c’è stato il rischio di vedere le bollette dei cittadini italiani lievitare di oltre il 20%. Il governo Draghi ha in parte sterilizzato il maxi-rincaro con un provvedimento d’urgenza, riducendolo a +9,9% l’elettricità e +15,3% il gas. Il risultato è che su base annua, secondo le stime di Arera, una famiglia-tipo italiana pagherà circa 62 euro in più di elettricità e 13 euro in più di gas. 

Ma il trend rialzista non sembra destinato a interrompersi nel breve periodo. “C’è sicuramente un alto livello di speculazione, molti su questi prezzi ci stanno marciando. D’altro canto ci sono tutte le condizioni per scommettere al rialzo in questo momento particolare. La domanda è rimbalzata dopo il crollo dovuto alla pandemia, ma va notato che è solo leggermente superiore a quella del 2019”. Non si può però liquidare la faccenda dando la “colpa” solo alla speculazione. Ci sono altri problemi lungo la catena di fornitura. I centri di stoccaggio di gas destinato al mercato europeo in questo periodo dell’anno sarebbero dovuti essere già saturi in vista dell’inverno, e invece viaggiano al minimo: “Lo stoccaggio inizia solitamente ad aprile, al termine della stagione fredda”, spiega Tabarelli. “Tuttavia quest’anno il freddo si è prolungato fino a maggio. A giugno i prezzi erano già in risalita e molti hanno preferito temporeggiare in attesa che tornassero a scendere, per non rimetterci troppo, ritardando così l’approvvigionamento per le scorte”.

Altre criticità nella fornitura di gas arrivano dai Paesi fornitori: si stanno registrando forniture più basse dalla Norvegia e dalla Russia, principale fornitore dell’Europa. “Il tanto discusso gasdotto che porterà il gas in Germania senza passare dall’Ucraina, il Nord Stream 2, anche se ultimato e pronto per entrare in funzione, riuscirà ad andare a pieno regime solo l’anno prossimo”, spiega il presidente di Nomisma Energia. “Nel frattempo ci sono dispute sulle tariffe e annosi problemi politici tra Russia e Ucraina, da dove passano i tubi diretti al mercato europeo. Non solo: si stanno manifestando anche i problemi strutturali russi a monte del trasporto della materia prima, cioè prima che il gas si immetta nei gasdotti collegati alla rete europea, problemi dovuti sostanzialmente ad anni di mancati investimenti”. A febbraio scorso, per esempio, c’è stata una esplosione in una stazione di compressione di un gasdotto nella regione dell’Orenburg, nei pressi del Kazakistan. 

Un ultimo elemento che sta contribuendo alla salita dei prezzi è da ricondurre alla CO2 e alla necessità di decarbonizzare l’economia, per combattere la crisi climatica. Le aziende che producono anidride carbonica (il principale gas serra), fra le quali quelle energetiche, nella Ue devono pagare per farlo, comprando quote di emissioni nel sistema europeo Ets. In pratica si tratta dei diritti per le imprese di emettere una quantità prestabilita di anidride carbonica. Il prezzo di queste quote viene aumentato gradualmente, per spingere le aziende a decarbonizzare. Ma questo porta anche a un aumento dei costi di produzione, e quindi delle tariffe in bolletta. Secondo i dati Prometeia, tra novembre 2020 e giugno 2021 il costo dell’energia per le imprese è salito di oltre il 70%, quello di gas naturale del 113%, del petrolio del 67%. 

Proprio attingendo dalle risorse ricavate dalla vendita di quote di emissioni nel sistema Ets, il Governo a luglio è riuscito a scongiurare il maxi-rincaro atteso per il terzo trimestre dell’anno. Le risorse per attutire il (primo) colpo del caro-energia, e inserite nel Decreto Lavoro e imprese del 30 giugno scorso, ammontano a 1,2 miliardi. Si è cercato di racimolare più soldi da più fondi, una parte (circa 80 milioni) sottratti persino al programma Parchi per il Clima, e quindi alle aree verdi e protette italiane. Un controsenso logico in tempi di transizione ecologica che non ha mancato di sollevare polemiche, spente dalla promessa del ministro Cingolani di ripianare al più presto l’ammanco.

In Europa il prezzo per megawattora dell’energia ha in media superato, in alcuni casi anche abbondantemente, i 100 euro: in Italia si aggira intorno ai 130 euro, a maggio 2020 si aggirava sui 20 euro. A dare ulteriore spinta ai prezzi dell’energia, come detto, ci sono poi i diritti di emissione di CO2 nel sistema delle quote ETS che, scambiate sui mercati, hanno visto il loro valore di mercato aumentare di pari passo con la ripresa economica e con la forte spinta della Commissione Europea a tagliare le emissioni per avvicinare prima il traguardo della neutralità climatica. Se a marzo scorso il prezzo era di 40 euro per tonnellata, oggi si è arrivati a scambiare una tonnellata di CO2 a più di 60 euro.

“Qualsiasi sistema che consente in diciassette mesi di far salire il prezzo in questo modo semplicemente non funziona. Il sistema europeo ha fallito, il mercato non è efficiente”, continua Tabarelli. “E in questo l’Europa ha le sue gravi responsabilità. Ora serve prima di tutto diversificare l’approvvigionamento di gas e ridurre la dipendenza dai fornitori esteri. Bisogna tornare a produrre energia domestica. L’Italia in passato riusciva a produrre 20 miliardi di metri cubi di gas all’anno, oggi solo quattro. A chi non piacerebbe un mondo dove l’energia viene prodotta solo con il vento e con il sole? Ma il passaggio al green non può essere così rapido e al tempo stesso indolore”, conclude il presidente Nomisma Energia. “Eppure c’è chi per anni, anche vincendo le elezioni, ci ha illuso che la transizione energetica fosse una passeggiata. Bisogna tornare alla realtà e riconsiderare tutto”. 

Segnalato da Dubbio

martedì 14 novembre 2017

L’Unione dell’Appennino: “Senza acqua e luce alla prima nevicata, situazione non più sostenibile”.

I sindaci dell’Unione dei comuni denunciano: occorre maggiore manutenzione e prevenzione da parte dei gestori delle reti, non è possibile alla prima nevicata lasciare le famiglie senza luce e acqua. Grave soprattutto la carenza di comunicazioni da parte di Enel

A Tolè di Vergato
Riceviamo dall'Unione dei Comuni dell'Appennino bolognese


Manca ancora luce e acqua in molte aree dell’Appennino bolognese (e non solo) dopo la nevicata di ieri 13 novembre, uno scenario che tristemente ricorda quello vissuto nel 2015.
E questa volta non si può certo parlare di condizioni inattese: i meteorologi avevano infatti avvisato dell’arrivo dell’ondata di maltempo, con nevicate abbondanti anche a quote collinari. E infatti i servizi di protezione civile dell’Appennino bolognese avevano per tempo diramato l’allerta rossa, avvisando tutti i cittadini tramite i sistemi di allerta a disposizione (messaggistica, telefonia mobile, social network).
La neve è arrivata, ben oltre i 60 cm. Se i comuni però si sono trovati pronti a gestire l’emergenza utilizzando le risorse disponibili per liberare le strade, sono i gestori di servizi (luce elettrica e, come diretta conseguenza, acqua e telefonia) a trovarsi ancora una volta impreparati.
Mentre la protezione civile, i vigili del fuoco, i dipendenti comunali e le ditte incaricate stanno operando per ripristinate la viabilità interrotta dalla caduta degli alberi, mancano notizie dall’ENEL, con la conseguente segnalazione fatta dai comuni all’Unità di crisi della prefettura.
Anche l’incontro tenuto nel primo pomeriggio a Monghidoro alla presenza del prefetto e dei sindaci Mastacchi (Monzuno) e Santoni (San Benedetto Val di Sambro) in rappresentanza dell’Unione non ha dato gli esiti sperati, visto che i sindaci denunciano risposte interlocutorie e poco chiare. Ancora una volta i primi cittadini sono chiamati pertanto a gestire da soli l’emergenza individuando spazi in locali per ospitare le persone che sono senza luce e riscaldamento e che si stanno allestendo in queste ore.

I sindaci dell’Unione dei comuni dell'Appennino bolognese commentano: “Ancora una volta a fronte di una nevicata di importanti dimensioni registriamo l'inadeguatezza delle reti di energia elettrica e, come conseguenza, i problemi all’erogazione dell’acqua e alla telefonia. Il tutto nella quasi totale assenza di informazioni da parte delle aziende preposte. Nonostante i solleciti mancano da ENEL risposte certe sui tempi. In molte zone i municipi non riescono nemmeno a essere in contatto con le popolazioni se non attraverso sopralluoghi. Ringraziamo tutti quanti si stanno impegnando per limitare i disagi ma certo non possiamo non rilevare ancora una volta quando fondamentale la manutenzione preventiva del territorio e delle reti tecnologiche”.

giovedì 12 febbraio 2015

RIDURRE I COSTI DI LUCE E GAS E’ POSSIBILE!? SI’ LO E’ ! A Vado di Monzuno spiegano come.





Di Ermanno Pavesi
Assessore alla Cultura di Monzuno


Domani sera, venerdì 13 febbraio, alle 20.30, nella  sala del Centro Sociale di Vado  si terrà un seminario informativo sul risparmio energetico nelle abitazioni e in condominio.

Al seminario parleremo del concetto di risparmio energetico e si potranno ricevere consigli utili per ridurre il costo in bolletta, di luce e gas.

Si potranno valutare le soluzioni ideali per migliorare il comfort dell'abitazione.

Tecnici e professionisti spiegheranno come poter attuare il massimo risparmio a casa e in condominio.