venerdì 24 marzo 2023

Hera sta bene, anzi benissimo.

Nel 2022 un attivo di oltre 20 milioni, ma non tutti si associano agli entusiasmi 

Dante Franchi invia il comunicato di Federconsumatori 


Ricavi oltre i 20 miliardi di euro nel 2022, +90,3% sul 2021, che a sua volta aveva visto una crescita del 49% sul 2020. Una crescita che, nei tre anni di Covid, di guerra in Ucraina, di inflazione che erode salari e pensioni, ha raggiunto l’incredibile cifra di +184%.

Sono i risultati del Gruppo Hera, la SPA bolognese controllata per il 45,8% da 111 Comuni, in buona parte della nostra regione.

Un bilancio che stride con la condizione complessiva di famiglie e cittadini, che hanno visto in questi anni un pesante arretramento dei propri redditi, soprattutto a causa dell’enorme crescita dei costi energetici. Cresce l’area della povertà, si riducono le cure sanitarie e i consumi alimentari, si mettono in discussione  i percorsi scolastici dei figli, aumentano le diseguaglianze educative.

La crescita a dismisura dei ricavi Hera evidenzia, ancora una volta, le contraddizioni di sistema. Una SPA che pianifica la crescita dei ricavi, in un mercato protetto: una crescita in gran parte a carico dei propri clienti. Ma poi Hera destina gli utili ai propri soci, pubblici e privati, consentendo ai primi di mantenere i servizi ai cittadini, gli stessi che hanno pagato più del dovuto i servizi di Hera.

Una contraddizione con effetti perversi; crescono sempre di più le difficoltà dei Comuni  nel chiudere i bilanci, i dividendi di Hera sono indispensabili, e la richiesta è quella di farli crescere, sempre di più, in una spirale impazzita. Una spirale che andrebbe fermata, o quanto meno messa sotto osservazione, per evitare l’anno prossimo l’ennesimo comunicato trionfalista di Hera, vantante una crescita di ricavi ancora maggiore, senza specificare come. E soprattutto alle spalle di chi.

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