giovedì 9 aprile 2026

Fibra ottica in Emilia-Romagna, tra promesse digitali e cantieri fantasma



I ritardi nello sviluppo della rete a banda ultra larga in Emilia-Romagna finiscono al centro di un’interrogazione presentata dal consigliere di Rete Civica Marco Mastacchi. L’atto punta i riflettori sulle criticità del progetto affidato a Open Fiber, con particolare riferimento ai comuni di Monterenzio e San Giovanni in Persiceto, dove si registra una marcata discrepanza tra cantieri dichiarati conclusi e l’effettiva impossibilità per i cittadini di attivare i servizi digitali.

Alla Giunta regionale viene chiesto di fornire un cronoprogramma aggiornato e trasparente per colmare il divario tecnologico, chiarendo anche lo stato dei collaudi dell’infrastruttura e il livello di avanzamento della copertura nelle aree appenniniche, ancora lontane dall’obiettivo di una connettività diffusa e omogenea.

Il tema si inserisce in un contesto in cui la trasformazione digitale – tra intelligenza artificiale e servizi sempre più connessi – procede rapidamente, mentre migliaia di cittadini restano di fatto esclusi. Il risultato è un crescente scarto tra la narrazione istituzionale e la realtà dei territori, dove proliferano i cosiddetti “cantieri fantasma”.

Per comprendere la portata del problema occorre tornare al 2019, quando la Regione delineava un piano ambizioso: entro il 2021 la banda ultra larga avrebbe dovuto raggiungere l’intero Appennino, comprese frazioni e aree periferiche. A distanza di cinque anni da quella scadenza, nel 2026, l’obiettivo risulta ancora lontano.

Al centro della questione c’è la diffusione della tecnologia FTTH (Fiber To The Home), l’unica in grado di portare la fibra ottica direttamente nelle abitazioni. Un’infrastruttura ormai essenziale non solo per la vita quotidiana – dalla telemedicina alla didattica a distanza – ma anche per la competitività delle imprese e l’efficienza della pubblica amministrazione.

Uno degli aspetti più critici riguarda i civici formalmente “coperti” ma non attivabili: una situazione che evidenzia il divario tra avanzamento amministrativo e operatività reale. Sui portali di Open Fiber lo stato dei lavori può risultare “completato”, ma senza che il servizio sia effettivamente disponibile o commercializzabile. Mancano, infatti, indicazioni chiare sui tempi di attivazione, lasciando cittadini e imprese nell’incertezza.

Le cause tecniche di questo stallo sono spesso invisibili agli utenti: tra queste, il mancato collegamento al Punto di Consegna Neutro (PCN), snodo essenziale per rendere operativa la rete, o l’assenza del collaudo finale, necessario per l’entrata in esercizio dell’infrastruttura. Senza questi passaggi, la fibra posata resta inutilizzabile.

A ciò si aggiungono le segnalazioni delle associazioni dei consumatori, che denunciano disservizi diffusi: appuntamenti tecnici mancati, ritardi reiterati e un’assistenza percepita come inefficace.

La situazione regionale riflette, peraltro, criticità su scala nazionale. La stessa Open Fiber ha riconosciuto difficoltà nel rispettare i tempi previsti, indicando l’impossibilità di completare entro giugno 2026 la copertura di circa 700 mila civici e prospettando uno slittamento al 2030. Un orizzonte che dilata significativamente i tempi rispetto alle previsioni iniziali.

In questo scenario, sottolinea Mastacchi, il rischio è quello di una marginalizzazione digitale crescente per le aree interne e periferiche, con ricadute dirette sullo sviluppo economico e sociale. Da qui la richiesta alla Giunta di un intervento deciso per accelerare i lavori e garantire finalmente una connettività reale, superando il divario tra infrastrutture dichiarate e servizi effettivamente disponibili.

Nessun commento: