I ritardi nello sviluppo della rete a banda ultra
larga in Emilia-Romagna finiscono al centro di un’interrogazione presentata dal
consigliere di Rete Civica Marco Mastacchi. L’atto punta i riflettori sulle
criticità del progetto affidato a Open Fiber, con particolare riferimento ai
comuni di Monterenzio e San Giovanni in Persiceto, dove si registra una marcata
discrepanza tra cantieri dichiarati conclusi e l’effettiva impossibilità per i
cittadini di attivare i servizi digitali.
Alla Giunta regionale viene chiesto di fornire un
cronoprogramma aggiornato e trasparente per colmare il divario tecnologico,
chiarendo anche lo stato dei collaudi dell’infrastruttura e il livello di
avanzamento della copertura nelle aree appenniniche, ancora lontane
dall’obiettivo di una connettività diffusa e omogenea.
Il tema si inserisce in un contesto
in cui la trasformazione digitale – tra intelligenza artificiale e servizi
sempre più connessi – procede rapidamente, mentre migliaia di cittadini restano
di fatto esclusi. Il risultato è un crescente scarto tra la narrazione
istituzionale e la realtà dei territori, dove proliferano i cosiddetti
“cantieri fantasma”.
Per comprendere la portata del
problema occorre tornare al 2019, quando la Regione delineava un piano
ambizioso: entro il 2021 la banda ultra larga avrebbe dovuto raggiungere
l’intero Appennino, comprese frazioni e aree periferiche. A distanza di cinque
anni da quella scadenza, nel 2026, l’obiettivo risulta ancora lontano.
Al centro della questione c’è la
diffusione della tecnologia FTTH (Fiber To The Home), l’unica in grado di
portare la fibra ottica direttamente nelle abitazioni. Un’infrastruttura ormai
essenziale non solo per la vita quotidiana – dalla telemedicina alla didattica
a distanza – ma anche per la competitività delle imprese e l’efficienza della
pubblica amministrazione.
Uno degli aspetti più critici
riguarda i civici formalmente “coperti” ma non attivabili: una situazione che
evidenzia il divario tra avanzamento amministrativo e operatività reale. Sui
portali di Open Fiber lo stato dei lavori può risultare “completato”, ma senza
che il servizio sia effettivamente disponibile o commercializzabile. Mancano,
infatti, indicazioni chiare sui tempi di attivazione, lasciando cittadini e
imprese nell’incertezza.
Le cause tecniche di questo stallo
sono spesso invisibili agli utenti: tra queste, il mancato collegamento al
Punto di Consegna Neutro (PCN), snodo essenziale per rendere operativa la rete,
o l’assenza del collaudo finale, necessario per l’entrata in esercizio
dell’infrastruttura. Senza questi passaggi, la fibra posata resta
inutilizzabile.
A ciò si aggiungono le segnalazioni
delle associazioni dei consumatori, che denunciano disservizi diffusi:
appuntamenti tecnici mancati, ritardi reiterati e un’assistenza percepita come
inefficace.
La situazione regionale riflette,
peraltro, criticità su scala nazionale. La stessa Open Fiber ha riconosciuto
difficoltà nel rispettare i tempi previsti, indicando l’impossibilità di
completare entro giugno 2026 la copertura di circa 700 mila civici e
prospettando uno slittamento al 2030. Un orizzonte che dilata significativamente
i tempi rispetto alle previsioni iniziali.
In questo scenario, sottolinea Mastacchi, il rischio è quello di una marginalizzazione digitale crescente per le aree interne e periferiche, con ricadute dirette sullo sviluppo economico e sociale. Da qui la richiesta alla Giunta di un intervento deciso per accelerare i lavori e garantire finalmente una connettività reale, superando il divario tra infrastrutture dichiarate e servizi effettivamente disponibili.
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