Illudersi che bastino “zone rosse”, nuovi
commissariati o campagne su spray al peperoncino e “punti viola” per
contrastare l’escalation di violenza urbana è, nei fatti, inutile. Le
dichiarazioni su grandi progetti per la sicurezza rischiano di restare parole
vuote se non si interviene sulle cause profonde del degrado e della criminalità
nelle città.
A Bologna, il
quadro che emerge è sempre più preoccupante: aggressioni, risse violente anche
con armi improprie, episodi di crudeltà e diffuso senso di insicurezza. Una
realtà che solleva interrogativi urgenti: di cosa stiamo parlando quando
parliamo di sicurezza urbana?
L’episodio più recente riporta
l’attenzione su Casalecchio di Reno, dove
domenica scorsa un gruppo di minori non accompagnati ha aggredito alcuni
coetanei per sottrarre scarpe e telefoni. Un fatto che, secondo diverse
segnalazioni, non rappresenterebbe un caso isolato.
Altri punti critici della città
vengono indicati in Piazza San Francesco,
descritta come area di spaccio gestita da giovanissimi, e nella zona
universitaria, percepita sempre più come un’area fuori controllo.
Il nodo, secondo questa lettura,
riguarda anche la gestione dei minori stranieri non accompagnati: l’assenza di
strumenti normativi efficaci e di controlli adeguati favorirebbe situazioni di
marginalità e, in alcuni casi, l’ingresso nei circuiti della criminalità. Viene
inoltre messa in discussione l’efficacia delle strutture di accoglienza
finanziate dallo Stato.
Tra le proposte avanzate: un
rafforzamento del controllo capillare del territorio, maggiore utilizzo della
videosorveglianza, dotazioni più adeguate per le forze dell’ordine — incluso il
taser — e una revisione delle politiche sui rimpatri.
Il tema sicurezza resta così al centro del dibattito pubblico, con posizioni che chiedono un cambio di rotta deciso nelle politiche urbane e migratorie.
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