lunedì 14 novembre 2022

Sanità in montagna: si assicurano riaperture mentre si taglia un servizio dietro l’altro

 E' la volta dei laboratori di analisi degli Ospedali di Vergato e Loiano. 

 

di Letizia Rostagno

 

Nel Programma di mandato 2020-2025 la Giunta si è impegnata a rafforzare e rendere capillare la medicina del territorio affinché i cittadini possano avere risposte ai loro bisogni sanitari in prossimità, migliorando il livello di assistenza sanitaria e riequilibrando la disponibilità dei servizi tra i grandi centri abitati e le aree periferiche e montane che rappresentano un quarto dell’intera area metropolitana di Bologna.

La percentuale di over 65 e quella di ultraottantenni è in continuo aumento e ciò comporta un aumento progressivo della fragilità sanitaria nelle fasce più alte di rischio. Sarebbe stata necessaria una revisione delle prestazioni specialistiche in modo da garantirle anche nell’area collinare /montana dei distretti, visto che ad esempio i cittadini di Loiano e Monghidoro hanno consumato nel 2019 più del 65% delle prestazioni fuori dal distretto di San Lazzaro e ciò ha creato notevoli disagi. È necessario e urgente riattivare e ripristinare tutti i servizi di cura ambulatoriale e specialistica per le  comunità dislocate nelle aree montane e disagiate, dove, data l’orografia del territorio, risulta particolarmente complessa la viabilità in casi di emergenza.

La pandemia, tra i tanti danni, ha dato una valida scusa per la chiusura di una serie di servizi e di strutture sanitarie che non si intendono riaprire. Peggio ancora, come nell’ultima Conferenza Territoriale Sociosanitaria Metropolitana, si prendono decisioni senza nessun coinvolgimento dei distretti. In particolare, si è deliberato il Piano di Rimodulazione della rete dei laboratori analisi presso le strutture ospedaliere che prevede la totale chiusura dei laboratori di analisi operativi presso gli Ospedali di Vergato e Loiano  e la loro sostituzione con apparecchi POCT. Si tratta dell’ennesimo schiaffo alla sanità in montagna che ha già sollevato proteste e contrarietà, sia tra i Sindaci che tra gli stessi medici e operatori sanitari. Le apparecchiature POCT, sicuramente valida tecnologia in situazioni di emergenza-urgenza, operativamente non garantiscano tutta la gamma di esami che effettua il laboratorio analisi per i reparti ospedalieri attualmente operativi. Una scelta questa, che se confermata, inciderà pesantemente sulla possibilità di continuare diverse attività che ora sono invece possibili presso le strutture, generando così un pericoloso effetto domino. 

Da oltre due anni il Consigliere Marco Mastacchi ha chiesto di poter udire i Sindaci e i Presidenti dei distretti della montagna in commissione per poter ascoltare direttamente dalle loro voci quale sia la reale situazione che devono affrontare sul territorio. La richiesta è rimasta a tutt’oggi “lettera morta” e così Mastacchi oltre ad avere scritto alla Presidente Emma Petitti chiedendole di intervenire per sbloccare questa sgradevole situazione afferma, che se non verrà convocata a breve, si attiverà per organizzare, in appoggio ai Sindaci del territorio, un’assemblea pubblica alla quale invitare a partecipare gli Assessori Donini e Taruffi.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ma che belle amministrazioni che abbiamo. Buffoni.

Anonimo ha detto...

certo, certo, ringraziate i super pagati consiglieri e assessori regionali.