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giovedì 25 febbraio 2021

Covid: microbiologo, in Emilia Romagna variante inglese verso normalità

Sambri, in regione trovate pure variante sudafricana e nigeriana

In Emilia-Romagna "le varianti hanno attecchito da tempo, quella inglese per quanto ne sappiamo rappresenta più del 40% dei contagi. A Bologna ha raggiunto il 70% e presto diventerà dominante".

Il quadro della circolazione di varianti del coronavirus in regione è del professor Vittorio Sambri, direttore del laboratorio di Microbiologia di Pievesestina (Cesena) dove viene effettuato il sequenziamento del virus. Intervistato dall'edizione modenese del Resto del Carlino, Sambri avverte anche sul rischio di fine scorte dei reagenti per continuare il lavoro di sequenziamento del Sars-Cov2.

"Oltre alla variante inglese, che ormai sta diventando la normalità - spiega il professore - abbiamo per ora trovato un caso di variante sudafricana in Romagna e due casi di variante nigeriana, la cosiddetta 'B1.525' a Modena e Bologna. Quest'ultima può dirsi un mix tra quella inglese, sudafricana e brasiliana ma non sembra avere caratteristiche biologiche preoccupanti".

Sulle varianti il professore lamenta ritardi: "L'indagine su scala nazionale è partita molto tardi. Siamo arrivati lunghissimi con le analisi - afferma - Da fine dicembre sapevamo dell'esistenza di questa variante e abbiamo avviato il primo studio il 4 febbraio". Le analisi sui tamponi, aggiunge, andranno avanti "finché avremo i reagenti per fare il sequenziamento. Purtroppo stiamo terminando le scorte e l'approvvigionamento dalle aziende americane è sempre più difficile. Oggi il sequenziamento è fondamentale e se non arrivano i reagenti sarà un problema, dovremo fermarci". (ANSA)


mercoledì 17 febbraio 2021

Covid-19, relazione tecnica dell'Istituto Superiore della Sanità (ISS) della prima indagine sulla variante inglese

foto di laboratorio analisi

E' stata pubblicata dall'Istituto Superiore di Sanità la relazione tecnica della prima indagine sulla variante inglese del virus SARS-CoV-2.

Il risultato dell'indagine, condotta dall’Iss e dal ministero della Salute insieme ai laboratori regionali, ci dice che nel nostro Paese, così come nel resto d’Europa (in Francia la prevalenza è del 20-25%, in Germania è sopra il 20%), c’è una circolazione sostenuta della variante, che probabilmente è destinata a diventare quella prevalente nei prossimi mesi.

A livello nazionale la stima di prevalenza della cosiddetta "variante inglese" del virus Sars-CoV-2 è pari a 17,8%.  

Per l’indagine è stato chiesto ai laboratori delle Regioni e Province autonome di selezionare dei sottocampioni di casi positivi e di sequenziare il genoma del virus, secondo le modalità descritte nella circolare del ministero della Salute dello scorso 8 febbraio. I campioni analizzati sono stati in totale 852 per 82 laboratori, provenienti da 16 regioni e province autonome, ripartiti in base alla popolazione.  Il risultato medio è in linea con quello di altre survey condotte in Europa. Il range di prevalenze sembra suggerire una diversa maturità della sub-epidemia determinata probabilmente da differenze nella data di introduzione della variante stessa. È presumibile pertanto che tali differenze vadano ad appiattirsi nel corso del tempo.

La necessità di monitorarne attentamente la prevalenza della variante inglese deriva dalla sua maggiore trasmissibilità rispetto al virus originale. Un attento monitoraggio ci consentirebbe, assieme al rafforzamento delle misure di mitigazione, di contenere e arginare gli effetti della nuova variante mentre si prosegue con le vaccinazioni, che restano comunque efficaci anche contro il virus mutato.

Nei prossimi giorni l’indagine sarà ripetuta, per verificare la velocità di diffusione della nuova variante. Il virus muta continuamente e sono già state isolate centinaia di varianti, anche se la maggior parte di queste non cambia le caratteristiche del virus. La vigilanza deve restare alta però per individuare, come viene già fatto, quelle che potrebbero peggiorare la situazione in termini di trasmissibilità, sintomatologia o sensibilità nei confronti di vaccini e anticorpi, tenendo presente che questi ultimi possono essere comunque modificati per adeguarli alle versioni più pericolose.

Consulta 



 

venerdì 5 febbraio 2021

Covid: primi casi di variante inglese anche in Emilia Romagna

Su 10 persone provenienti dal Regno Unito, in buone condizioni

Primi casi di variante inglese di coronavirus sono stati rilevati anche in Emilia-Romagna. Si tratta di dieci persone provenienti dal Regno Unito, tutte in buone condizioni.

Lo comunica la Regione, precisando che sei sono stati individuati all'arrivo in aeroporto a Bologna, gli altri quattro sono stati segnalati dai servizi di sanità pubblica a seguito di verifiche.

Il risultato è emerso dopo la complessa analisi di sequenziazione necessaria per l'individuazione di varianti virali svolta dal laboratorio di Pievesestina (Forlì-Cesena), diretto dal professor Vittorio Sambri, in collaborazione con la sede di Parma dell'Istituto zooprofilattico sperimentale dell'Emilia-Romagna e Lombardia. Dal 28 dicembre i tamponi di 23 pazienti, rientrati dal Regno Unito o da altri Paesi esteri a rischio, sono stati sottoposti al sequenziamento dell'intero genoma del Sars-Cov2. Operazione che richiede quattro giorni e mezzo di analisi, dalle quali sono emersi i dieci portatori della variante. Le condizioni dei pazienti sono buone, tutti sono stati posti in isolamento e sono stati tracciati i loro contatti.

Dopo la circolare ministeriale del 30 gennaio, la Regione ha deciso di ampliare le categorie di pazienti sui quali effettuare le sequenziazioni per cercare la presenza di varianti: saranno coinvolti anche coloro che fanno rientro da Portogallo, Brasile e Sudafrica oltre a pazienti che presenteranno particolari criteri clinici.