Visualizzazione post con etichetta Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua. Mostra tutti i post

venerdì 12 novembre 2021

Privatizzazioni, una dichiarazione di guerra all’acqua e ai beni comuni

 



Dante Franchi, del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, invia:

 

Era il 5 Agosto 2011 quando l’allora Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, insieme al Presidente della Banca Centrale Europea Jean-Claude Trichet, scrisse la famigerata lettera al Presidente del Consiglio Berlusconi in cui indicava come necessarie e ineludibili "privatizzazioni su larga scala" in particolare della "fornitura di servizi pubblici locali".

Uno schiaffo ai 26 milioni di italianə che poco più di un mese prima avevano votato ai referendum indicando una strada diametralmente opposta, ossia lo stop alle privatizzazioni e alla mercificazione dell’acqua.


Oggi Draghi, da Premier con pieni poteri, ripropone in maniera esplicita e chiara quella stessa ricetta mediante il DDL Concorrenza approvato dal Consiglio dei Ministri giovedì scorso.
La logica che muove l'intero disegno di legge, oltremodo evidenziata nell'art.6, è quella di chiudere il cerchio sul definitivo affidamento al mercato dei servizi pubblici essenziali.

Un provvedimento ispirato da un’evidente ideologia neoliberista in cui la supremazia del mercato diviene dogma inconfutabile nonostante la realtà dei fatti dimostri il fallimento della gestione privatistica, soprattutto nel servizio idrico: aumento delle tariffe, investimenti insufficienti, aumento delle perdite delle reti, aumento dei consumi e dei prelievi, carenza di depurazione, diminuzione dell’occupazione, diminuzione della qualità del servizio, mancanza di democrazia.
Questa norma, di fatto, punta a rendere residuale la forma di gestione del cosiddetto “in house providing”, ossia l’autoproduzione del servizio compresa la vera e propria gestione pubblica, per cui gli Enti Locali che opteranno per tale scelta dovranno “giustificare” (letteralmente) il mancato ricorso al mercato.
Nel DDL emerge chiaramente la scelta della privatizzazione. Gli Enti Locali che intendano discostarsi da quell'indirizzo dovranno dimostrare anticipatamente e successivamente periodicamente il perchè di altra scelta, sottoponendola al giudizio dell’Antitrust, oltre a prevedere sistemi di monitoraggio dei costi".  

Mentre i privati avranno solo l’onere di produrre una relazione sulla qualità del servizio e sugli investimenti effettuati.

Inoltre, si prevedono incentivi per favorire le aggregazioni indicando così chiaramente che il modello prescelto è quello delle grandi società multiservizi quotate in Borsa che diventeranno i soggetti monopolisti (alla faccia della concorrenza!) praticamente a tempo indefinito. Tutto ciò in perfetta continuità con quanto previsto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Ed è proprio dal combinato disposto tra PNRR, DDL sulla concorrenza e decreto semplificazioni (poteri sostitutivi dello Stato) che il Governo intende mettere una pietra tombale sull’esito referendario provando così a chiudere una partita che Draghi ha iniziato a giocare ben 10 anni fa dimostrando, oggi come allora, di fare solo gli interessi delle grandi lobby finanziarie e svilendo strumenti di democrazia diretta garantiti dalla Costituzione.

L’art. 6 è un proditorio attacco alla sovranità comunale: i comuni da presidii di democrazia di prossimità ridotti a meri esecutori della spoliazione della ricchezza sociale.  
E’ il punto di demarcazione tra due diverse culture, quella che considera un dovere il rispetto e la garanzia dei diritti fondamentali e quella che trasforma ogni cosa, anche le persone, in strumenti economici e merci.

Noi continueremo a batterci per la difesa dell’acqua, dei beni comuni e dei diritti ad essi associati e della volontà popolare.
A questo scopo, nelle prossime settimane, a partire dalla manifestazione nazionale in programma il 20 novembre a Napoli in cui chiederemo con forza anche lo stop alla privatizzazione delle partecipate della città partenopea (tra le quali l'azienda pubblica “Acqua Bene Comune”) paventate in questi giorni, metteremo in campo una rinnovata attivazione per ottenere il ritiro di questo provvedimento al pari del DDL Concorrenza e dei famigerati intendimenti in esso contenuti.

Facciamo appello alla mobilitazione generale, rivolgendoci alle tante realtà e organizzazioni sociali che in questi anni hanno saputo coltivare e arricchire un dibattito e una mobilitazione sui servizi pubblici locali e sui beni comuni per ribadire insieme che essi sono un valore fondante delle comunità e della società senza i quali ogni legame sociale diviene contratto privatistico e la solitudine competitiva l’unico orizzonte individuale.

sabato 13 giugno 2020

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua: “Un altro stop alla lunga marcia verso la rimunicipalizzazione dell’acqua di Torino”

Dante Franchi: “Dovunque si provi a dare seguito a quanto deciso dagli italiani in un referendum, fin dal 2011, in tema di acqua pubblica, dalla parte opposta si trova sempre il Partito Democratico”. 

Franchi ha inviato il comunicato del Comitato provinciale Acqua Pubblica Torino

Il 5 giugno 2020, alla fine della sospensione di fatto dei diritti costituzionali, avvantaggiata dall’impossibilità dei cittadini di esprimersi, una minoranza di blocco di comuni medi e piccoli di Torino Metropolitana hanno respinto la proposta della Città di Torino di rimunicipalizzare SMAT S.p.A., l’azienda idrica locale di loro proprietà ma soggetta al diritto privato che rende l’acqua una merce e non un bene comune.
Infatti, le tariffe e le bollette di SMAT non recuperano soltanto il costo della gestione e degli investimenti ma sono gravate anche da quote che garantiscono il profitto al gestore.

Ancora una volta la lunga marcia del Movimento italiano dell’acqua verso l’attuazione del Referendum del 2011 viene bloccata dal PD Partito Democratico alla testa di una coalizione di centro destra in spregio alla volontà di 25.609.701 pari al 96,32% dei votanti che avevano detto sì all’abrogazione del profitto nella gestione dell’acqua.

Dal punto di vista economico e giuridico la volontà popolare poteva essere rispettata solo con la trasformazione della forma societaria di SMAT, passando dalla società per azioni di diritto privato all’azienda speciale di diritto pubblico la cui missione non è il profitto ma il recupero totale dei costi di gestione e d’investimento per garantire l’accesso universale all’acqua bene comune.

Il Comune di Napoli aveva completato la trasformazione di ARIN S.p.A. in ABC-Acqua Bene Comune Napoli subito dopo il Referendum, ottenendo così un bilancio corretto e trasparente, il miglioramento della qualità dell’acqua e del servizio e di mantenere la tariffa al di sotto della media nazionale.
Al contrario, i Comuni di Torino metropolitano governati da maggioranze politiche ispirate alla cultura del “profitto über alles”, non hanno mai voluto seguire quell’esempio.

Ma lo stop che hanno imposto ora all’acqua pubblica non fa arretrare di un passo il Movimento dell’acqua, impegnato per un rinnovo reale dei prossimi consigli comunali nei quali i valori e principi dell’acqua bene comune possano infine prevalere.

Torino, Giugno 2020