Visualizzazione post con etichetta Eraclito. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Eraclito. Mostra tutti i post

lunedì 13 aprile 2020

FINESTRE SULLA FILOSOFIA



di Marco Leoni

 
DIEGO FUSARO : Eraclito 

pensatore della  Comunità


 
Desidero presentarvi alcune riflessioni di Diego Fusaro sul pensiero
di Eraclito. Queste riflessioni in parte discordano da quelle già
Presentate del prof. Matteo Saudino.

Parlare del pensiero di Eraclito significa immergersi nella galassia dei
cosiddetti pensatori dell’origine come li chiamava Heidegger, per
parlare dei quali occorre innanzitutto congedarsi da un pregiudizio
duro a morire, quello secondo il quale i cosiddetti pensatori dell’origine
Eraclito, Parmenide, Talete, Democrito si sarebbero occupati della
natura quasi come se fossero stati dei potenziali premi Nobel per la
Fisica in camice, in verità non è così perché la physis di cui parlano
non corrisponde alle scienze naturali a cui siamo abituati noi, ma
indica piuttosto la natura del tutto e quindi la totalità in senso
filosofico.
Anche Eraclito vissuto tra il 535 a.c. e il 475 a.c. rientra nel novero
di questi autori che tramite la nozione di physis si occupano della
totaltà filosoficamente.
La sua principale opera sulla physis sulla natura appunto deve essere
intesa come un’opera sulla natura del tutto e non certo come un
manuale di fisica o di biologia; in questo senso le opere dei cosiddetti
pensatori dell’origine, Eraclito compreso, fossero opere innanzitutto di
tipo politico che a partire dalla polis di riferimento, nel caso di Eraclito
Efeso, si interrogavano sulla natura del tutto, la totalità cosmica,
utilizzando e proiettando su scala cosmica categorie politiche operative
all’interno della polis.
Ad es. in Eraclito il FUOCO sempre vivo non esprime altro se non il
conflitto dinamico all’interno della polis elevato a principio universale
della natura del tutto, l’immediatezza del POLEMOS, il conflitto come
Padre di tutte le cose è potremmo dire il conflitto sociale che ritma la
vita della polis trasposto sul piano universale nella forma di un
conflitto Cosmico.
Ora il pensiero di Eraclito deve essere letto in questa chiave, già gli
antichi erano perfettamente consapevoli del fatto che il pensiero di
Eraclito fosse un PENSIERO OSCURO enigmatico, scotoinos, l’oscuro
era del resto l’attributo che spesso veniva riferito a Eraclito.
Lo stesso Socrate dice nei dialoghi platonici che bisogna ricorrere
all’ausilio di un palombaro per non affogare quando ci si immerge
dentro l’opera di Eraclito perché appunto la sua opera è poi semantica
è criptica è difficile da decifrare tanto più che non possediamo l’intera
opera di Eraclito ma possediamo solo alcuni frammenti dell’opera sulla
Natura ed è interessante il fatto che già Diogene Laerzio ricordasse nelle
Vite dei filosofi il fatto che l’opera di Eraclito non parla di natura bensì di
Politica, in particolare della vita politica efesina, in questo senso quando
Eraclito schematizza in uno dei suoi frammenti più interessanti
IL CONFLITTO E’ PADRE DI TUTTE LE COSE, sta come prima dicevo
assumendo il polemos, il conflitto come fondamento dell’universo e lo
fa proiettando sulla scala cosmica quella che è la vita sociale e politica
all’interno della polis efesina in cui appunto troviamo una polis sospesa
fra una dialettica di illimitata espansione mercantile e di colonizzazione
e per un altro verso di tentativo sempre difficile di mantenere un
equilibrio armonico fra le parti all’interno della polis stessa.
La guerra di tutti contro tutti è di fatto il perenne rischio di
annichilimento per la comunità basata sul metro, sulla giusta misura,
la comunità si regge su un ordine instabile, precario di mantenimento
dell’ordine per un verso e di tentativo di illimitatezza di crescita
smisurata per un altro verso e il compito fondamentale è quello di
garantire questo equilibrio dinamico che Eraclito mette a tema tramite
IL FUOCO SEMPRE VIVO, che si accende e si spegne secondo misura,
cioè il conflitto deve essere coessenziale alla vita politica, la quale per
sua natura è conflitto, contrapposizione, lotta.
In questo senso Eraclito è ben prima di Hegel e di Marx, che lo
elogeranno molto, UN PENSATORE DEL CONFLITTO, il conflitto fa
parte della vita della polis, ma deve essere un conflitto SECONDO
MISURA, non deve tradursi in un’illimitatezza che porterebbe alla
dissoluzione della polis stessa, deve essere un conflitto appunto che è
come il fuoco che ha una sua stabilità nel divenire che si regge appunto
sulla stabilità dinamica, che non sta fermo ma è divenendo senza che
questo porti alla dissoluzione della polis e l’obiettivo della filosofia
appunto secondo Eraclito è quello di mantenere quest’ordine dinamico.
C’è un frammento giustamente noto che è esattamente il 22B30 in cui
Eraclito dice : questo ordine che è identico per tutte le cose non lo fece
nessuno degli Dei né degli uomini ma era sempre, è e sarà fuoco
eternamente vivo che secondo misura si accende e secondo misura si
spegne.
Il fuoco è l’elemento dinamico per antonomasia e in ogni momento
diverso e insieme sempre uguale a sé stesso, simboleggia un ordine
che si regge sul dinamismo sul divenire dove appunto l’idea
fondamentale è quella del mantenimento di un limite pur all’interno
del conflitto, di un mantenimento di una misura pur all’interno della
dinamica conflittuale che regola la vita della polis.
Eraclito in termini metaforici scrive in un altro frammento in questo
Caso è il 22B40 e 22B94 scrive : il sole non potrà mai oltrepassare i
giusti limiti, metro, altrimenti le ministre di Dike lo troveranno, appunto
l’idea che il giusto limite non deve essere varcato, altrimenti Dike, la
Giustizia, punirà, la giustizia pretende che il giusto limite venga sempre
rispettato.
Eraclito è passato alla storia ingiustamente come un pensatore
aristocratico e nemico del popolo e della democrazia, là dove invece
se si legge con attenzione la sua filosofia e si leggono con attenzione
i frammenti superstiti del suo pensiero ci si accorge che siamo al
cospetto di un pensatore ultrademocratico, un pensatore comunitario
che legge la filosofia stessa nella sua funzione comunitaria, di
mantenimento dell’ordine della polis.
In un frammento anche questo molto noto, dice : COMUNE E’ A
TUTTI IL PENSARE, tutti gli uomini possono pensare e altrove dice che
a ogni uomo è concesso divenire saggio e conoscere sé stesso, infatti
dice poi Eraclito bisogna seguire ciò che è uguale per tutti ossia ciò che è
comune infatti ciò che è uguale per tutti coincide con ciò che è comune,
ma anche se il logos è uguale per tutti la maggior parte degli uomini vive
come se avesse un proprio intendimento.
Appunto Eraclito instaura un noto paragone fra il mondo della veglia e
quello del sonno, nel mondo della veglia c’è un mondo comune per
tutti, la comunità è la stessa per tutti, tutti fanno parte della comunità,
là dove nel mondo dei sogni ciascuno vive in un mondo suo in cui c’è
solo lui e tutti gli altri non ci sono.
Ora la maggior parte dei cittadini di Efeso, dice Eraclito è come se
vivessero da stolti in un mondo di sogni in cui abbandonano la
dimensione comunitaria e pensano privatisticamente in nome del loro
interesse egoistico e del loro tornaconto personale, per questo appunto
continuamente viene varcato il metro, la giusta misura perché nel
mondo della veglia che è unico e comune a tutti, bisogna lottare per
difendere la comunità, ciascuno deve riconoscersi come parte della
comunità e quindi salvaguardare la polis dalla spinta centrifuga che la
porterebbe alla sua negazione qualora prevalesse la logica del conflitto
illimitato dell’arricchimento smisurato di pochi a danno dei molti. Del
resto Eraclito più che un aristocratico deve essere inteso come un
Ultrademocratico comunitario e per ciò stesso compie una secessione
personale rispetto alla propria città Efeso che aveva storicamente
preferito la sottomissione alla Persia piuttosto che al rispetto delle
leggi del metro.
C’è un frammento molto bello e molto noto anch’esso ed è il
frammento in questo caso B125 in cui scrive Eraclito : luto agisce da
cieco in quanto è causa non di virtù ma di vizio, perciò anche Eraclito
di Efeso inveisce contro gli efesini e non rende loro grazia dicendo :
efesini non venga mai meno a voi la ricchezza in modo che si manifesti
in maniera più chiara il vostro operare da malvagi.
Dunque gli efesini hanno scelto la ricchezza illimitata a deprimento del
metro e della polis ed Eraclito compie una secessione personale rispetto
a loro, si stacca da questa comunità in dissoluzione dove appunto il vero
obiettivo della comunità e della filosofia è quello di combattere in
difesa delle leggi della polis come per le mura della città, dice Eraclito.
Appunto una filosofia ultracomunitaria che ha indotto alcuni interpreti
fra cui Capizzi a sostenere che i frammenti di Eraclito del perifusios non
fossero altro che un commento critico alla costituzione di Efeso.
dunque un testo ultrapolitico che cercava di fare chiarezza filosofica
sui principi stessi della polis in modo ripeto di preservarne l’intima
unità mettendola al riparo dalle contraddizioni e dal rischio di una
illimitatezza in grado di dissolvere lo spirito comunitario.

domenica 5 aprile 2020

FINESTRE SULLA FILOSOFIA


di Marco Leoni

 
ERACLITO : Il panta rei come logos  del cosmo .


(riporto una lezione di Matteo Saudino fantastico prof. Di filosofia)

Eraclito è il filosofo del divenire è il filosofo del panta rei.
E' l’iniziatore di una scuola, quella appunto di Eraclito e dei suoi
seguaci, che entrerà in conflitto con una delle altre grandi scuole del
cosiddetto periodo presocratico presofista, quello degli eleati di
cui Parmenide e Zenone furono i massimi esponenti.
Due scuole, la scuola del divenire dell’essere, la scuola secondo
la quale l’essere diviene, muta ed è in costante cambiamento e la scuola
invece dell’unicità e stabilità dell’essere.
Eraclito, filosofo delle colonie greche orientali, visse ad Efeso, in Anatolia,
dunque nella Grecia che lambisce il grande impero persiano, e divenne
ben presto un personaggio ammirato ma anche scomodo. L’ho definito
l’oscuro signore della filosofia in quanto era tanto geniale quanto
burbero, quasi una sorta di eremita che rifiutò sempre l’impegno politico
assoluto. Efeso fu una città democratica e Eraclito fu invece un
antidemocratico : UNO VALE 10.OOO, questo era il suo motto e cioè
una persona sapiente, sveglia che vive per la leteria, per la verità, vale
come 10.000 dormienti, persone ignoranti che preferiscono la doxa,
vivere nell’opinione. Forte di questa convinzione, egli fu ovviamente un
antidemocratico: la democrazia è il luogo della mediocrità, è una forma di
governo che si fonda sulle passioni, sull’immediatezza del giudizio, NON
SULLA PONDERATEZZA E SULLA LUNGIMIRANZA.
Pertanto Eraclito divenne ben presto un filosofo scomodo, perché oltre a
non partecipare alla vita politica ne fu un critico e nemico.
Rifiutò addirittura di presentarsi alla corte dello Scià di Persia. Pochi
avrebbero rifiutato di trascorrere una sorta di soggiorno dorato alla corte
del re dei re per poter illustrare la propria teoria, per poter fare il sapiente
a corte, l'illuminato, ma il suo anche essere greco, non amante dei sovrani
despoti, lo portò a rifiutare.
Anche la religiosità di Eraclito era una religiosità particolare.
Eraclito diceva che gli Dei di fatto non hanno creato nessun universo, la
legge dell’universo sta nel panta rei, nella costante successione di
scontro tra opposti.
Egli parte da un punto di vista molto semplice: in natura tutto diviene,
tutto è mutamento e cambiamento: le stagioni (la primavera segue
l’inverno, l’estate si mangia la primavera, l’autunno giunge al termine
dell’estate e sarà poi soppiantato dal nuovo inverno), la vita ( si è bambini
poi si è adulti e poi si è vecchi, c'è alternanza salute-malattia, vita-morte).
Significa che alla base del cosmo, che è ordinato, vi è l’eterno scontro tra
opposti, tutto diviene, la legge del divenire, è l’eterno scontro tra opposti
e gli opposti sono costantemente in lotta ma si autoalimentano: non ci
sarebbe salute senza malattia, il giorno senza notte, dunque negli opposti
vi è la legge, l’archè che era per Talete l’acqua che era per Anassimene
l’aria che era l’aperson per Anassimandro, che era il numero le dualità per i pitagorici.
Che cos’è che simboleggia tutto ciò ? IL FUOCO.
Il fuoco che è elemento distruttore ma che al contempo distrugge per
creare.
Eraclito sarà sempre il filosofo del conflitto, dell’esaltazione dello scontro.
Non è da eros che nasce il mondo, non è l’amore il legame che genera le
cose e le tiene unite, è la guerra, è Polemos, dirà, il padre di tutte le
cose, dove c’è guerra c’è vita, ed è qui la filosofia pericolosa.
Poi c’è una rilettura di Eraclito in tanti altri autori, c’è un ritorno forse di
Eraclito in Hegel, nella dialettica tesi antitesi sintesi, dove c’è scontro ci
sarà poi il divenire della realtà, la realtà è sempre il prodotto di uno
scontro tra una tesi e un’antitesi.
Vi sarà un ritorno a Eraclito nel periodo precedente la prima guerra
mondiale: gli intellettuali futuristi, artisti o filosofi esalteranno il conflitto
come igiene del mondo, la prima guerra mondiale come evento che
avrebbe cambiato le sorti e gli equilibri dell’Europa ma migliorandola:
la guerra stabilisce chi vince e chi perde e chi vince è razionale dirà
Hegel e chi vince è più forte, dunque costruirà una nuova società, diranno
i futuristi e altri intellettuali alla vigilia della prima guerra mondiale. ln
questo c'è un po’ di Eraclito quando sostiene che dove c'è discordanza c’è
anche armonia, come il dito che colpisce le corde della lira produce
armonia così i conflitti generano l’equilibrio del mondo.
L’obiettivo, la realizzazione, l’equilibrio nascono quindi da un conflitto,
dunque il fuoco, come dicevamo, è il simbolo di questa forza distruttrice
che però al contempo genera un nuovo ordine, un nuovo equilibrio.
L’equilibrio però di cui parla Eraclito è del tutto.
I contrari sono scontro caotico ma al contempo producono un equilibrio,
un ordine che è razionale. Ecco dunque che l’archè, il panta rei, il divenire
di tutte le cose, è lo scontro è caos ed equilibrio, è un caos armonico.
I dormienti vedono il caos del mondo, gli svegli vedono il mondo che è
ordinato, in equilibrio prendendo in considerazione il tutto.
C’è ad es. un bambino che nasce e muore subito e un bambino che nasce
e diventerà adulto: c’è equilibrio fra il bambino che è morto subito e il
bambino che ha vissuto tanto, poi ovviamente per la singola famiglia, per
le singole persone c’è il dolore, c’è il conflitto e pare che tutto sia in
disarmonia, che non abbia senso, ma Eraclito si eleva al di sopra del
singolo evento e dice : MA L’ARMONIA STA NEL TUTTO.
In una località c’è siccità c’è carestia, ma in un’altra c’è abbondanza; in
una gara c’è chi ha vinto ed è contento e c’è chi ha perso e prova dolore;
c’è chi è in malattia e c’è chi è in salute; anche noi nella totalità abbiamo
un periodo in cui stiamo male e un periodo in cui siamo sani, siamo sani
perché siamo stati prima malati e saremo malati perché siamo stati sani,
per una stella che nasce ve ne è un’altra che si spegne ma è la TOTALITA’
che è in Equilibrio.
Ovviamente noi che siamo dei singoli dentro il tutto fatichiamo a cogliere
l’equilibrio perché siamo immersi nella nostra preziosissima particolarità.
I dormienti si soffermano sul Caos, sullo scontro fra opposti e pensano
che sia il caos a dominare il mondo, gli eventi, invece Eraclito sostiene
che i pochi svegli che vanno al di là dell’apparenza, dell’opinione, della
doxa, che hanno la forza, perché costa fatica la verità, di andare oltre
l’apparenza, colgono che dietro il caos, in realtà apparente, c’è l’ordine e
l’equilibrio del tutto.
Il tutto che diviene è in equilibrio, le singole parti del tutto, in maniera
apparente possono essere in disarmonia, il tutto diviene e la metafora
è quella del fiume, che eternamente scorre ed è impossibile fare due
volte il bagno nello stesso fiume, perché il fiume in cui mi immergo al
mattino non è il fiume in cui mi immergo nel pomeriggio, così come
l’essere delle cose non è mai lo stesso, può sembrare simile, può
assomigliare, ma l’essere è in eterno divenire esattamente come un fiume
che eternamente scorre.
Questa filosofia del cambiamento caotico ma razionale, questa filosofia
elitaria (perché Eraclito dice che non è coglibile dai più), è una filosofia
che apre molte pagine di discussione, in quanto esalta il conflitto
razionale, è una filosofia che esalta l’equilibrio del tutto.
Questo universo, questo cosmo, questo ordine ha un equilibrio che non
nasce dall’eros ma da un caos logico.
Nella morte di Eraclito ci sta tutta la genialità, il suo essere burbero,
antipatico, oscuro signore della filosofia ma anche il suo essere
anticonformista. Lui si ammalò, la percentuale dell’acqua del suo corpo
era aumentata, ma siccome l’equilibrio è l’equilibrio del tutto, lui pensò di
curarsi facendo aumentare la parte solida del suo corpo e dunque di
asciugare il suo corpo ; non volle andare dai medici perché, nella pienezza
della sua arroganza, saccenza, pensava che i medici fossero persone
assolutamente prive di stima e fiducia negli altri uomini. Egli di
conseguenza non aveva fiducia in loro: tagliuzzano sperimentano e
vogliono anche essere pagati. Io mi curo da solo.
Quest’idea che il filosofo voglia andare oltre la semplice speculazione
porta a considerare che è rischioso passare dalla teoria alla pratica; che
egli volesse sconfinare nel campo della medicina dice molto anche
dell’ambizione del pensiero umano: il nostro pensiero è come un fiume
che a volte esonda, non sa fermarsi ed Eraclito è questo uomo dal
pensiero inarrestabile che dice di voler curarsi da solo.
E per curarsi inventò le sabbiature: si fece fare un bel buco, si fece
seppellire pensando che i raggi del sole riscaldando il suo corpo
avrebbero trasformato l’acqua in terra, in elemento solido organico, in
modo che il suo corpo avrebbe ritrovato l'equilibrio.
Pensava di aver capito le cause della malattia e provò a curarsi.
Addirittura per aumentare il calore fece mettere del letame e dello sterco
intorno alla buca in cui si era fatto seppellire. A quel punto alcuni decisero
di non andare più tirarlo fuori per fargli pagare il suo essere
antidemocratico, il suo essere eremita, il suo essere burbero e
antipatico. Uno vale 10.000?, benissimo prova adesso tu che sei immerso,
con la terra fino al collo a tirarti fuori. Ovviamente non ci riesce e morirà
così di una morte terribile. I più nemici, i più critici dissero che non morì di
fame e di sete ma che cani randagi giunsero e gli divorarono il volto.
Questa è la tragica fine di uno dei più grandi pensatori dell’antichità,
Eraclito appunto.

domenica 22 marzo 2020

FINESTRE SULLA FILOSOFIA


di Marco Leoni

  

ERACLITO : 
             Noi siamo e non siamo
(5oo a.c.)    allo stesso tempo

Lezione dedicata ad Eraclito a partire dalla lettura e analisi di alcuni dei suoi più celebri frammenti.
Molti di questi frammenti sono di dubbia provenienza, cioè non si ha
la certezza che siano di Eraclito, ma noi partiamo dal presupposto che
possono esserlo nel senso che molti studiosi ne hanno attribuito a lui
o ai suoi seguaci la paternità, anche se qualcuno ha messo dei dubbi, ma
è vero che sembrano cogliere effettivamente molto del suo pensiero.
Eraclito è il filosofo del divenire, il filosofo del panta rei.
Partiamo da uno dei più famosi frammenti : “negli stessi fiumi scendiamo
e non scendiamo, siamo e non siamo”, che teorizza il mutamento della
realtà.
La realtà è paragonata ad un fiume che eternamente, costantemente scorre e dunque è in eterno mutamento, è un eterno fluire è un eterno cambiamento.
L’archè, il principio primo che governa il mondo, che governa le cose,
che governa il cosmo è proprio il divenire della realtà, è il mutamento:
tutto diviene tutto muta, ecco dunque che la Realtà è paragonata ad
un fiume.
Cosa c’è di più simbolicamente anche realmente diveniente di un
Fiume?
Se voi vi sedete ai bordi di un fiume, lo vedete costantemente scorrere,
quello scorrere è l’essere della realtà che eternamente fluisce e
eternamente scorre. Per quello noi siamo e non siamo, perché noi siamo
in un istante ciò che siamo ma non siamo più quello che eravamo
precedentemente, noi oggi siamo diversi da ieri, tra qualche minuto
saremo diversi da ora. Ma, siamo diversi in che cosa ?
Da un punto di vista fisico, di liquidi, ho fatto la pipì, non ho fatto la pipì,
di corpi ho mangiato non ho mangiato, ma poi ci sono i bambini dove il
mutamento è ancora più evidente, da un giorno all’altro cambiano
d’altezza, noi di peso. Ma c’è anche un mutamento emozionale: sono
felice, sono triste, oggi sono triste ieri non lo ero, siamo oggi quello che
non eravamo ieri e così magari stasera sarete profondamente felici
perché chissà oggi cosa sarà accaduto, vi sarete innamorati, avrete visto
un panorama stupendo, avrete rivisto un amico, visto un bel film,
ascoltato della musica, la bellezza delle cose che vi sono davanti vi hanno
dato della felicità, oppure sarete profondamente tristi. Ecco che siamo
e non siamo, in ogni istante siamo qualcosa e non siamo più
quello che eravamo prima e non siamo ancora quello che
saremo dopo.
In un altro frammento che qui non è citato ci dice Eraclito, o un suo
allievo, che è impossibile fare il bagno due volte nello stesso fiume. Così è
l’essere: l'essere diviene ed è impossibile che la realtà si ripeta identica.
Impossibile che la realtà sia immutabile così come è impossibile
immergersi due volte nella stessa acqua del fiume.
Secondo frammento, bellissimo, denso di significati evocativo :
l’opposto concorde e dai discordi bellissima armonia”.
Cosa vuol dire ? Che secondo Eraclito e i suoi seguaci l’armonia del tutto
è data dallo scontro tra opposti, lo scontro tra opposti è l’archè, ma
come non è la realtà che muta ? Certamente, ma il mutamento è dato
dallo scontro tra gli opposti, il caldo il freddo, la salute la malattia, la
guerra e la pace, il giorno e la notte, il bene e il male, il giusto e l’ingiusto,
il dolce e il salato, gli opposti sono in eterno scontro, ma dallo scontro tra
opposti deriva una armonia bella.
La bellezza l’armonia e l’equilibrio sono figli dello scontro tra opposti: c’è
un ritmico susseguirsi tra il giorno la notte, tra costellazioni pianeti stelle
che mutano i cieli che ruotano. Dal mondo dell’astronomia al mondo della
natura al mondo di noi stessi è un eterno ritmato scontro tra opposti e
l’armonia ne è il risultato.
La nostra felicità passa dalla infelicità che abbiamo conosciuto, la gioia
passa dal sacrificio o dal dolore, se non ci fosse il dolore non ci sarebbe
la gioia perché la gioia è soltanto il superamento di un dolore, la felicità
è l’uscita da uno stato di noia e se voi non foste mai nella noia non
provereste mai il piacere. Ecco perché annoiarsi, secondo alcuni
pedagogisti, è fondamentale perché quando vi annoiate vi preparate ad
assaporare il piacere della non noia, dunque quando si fanno cose per
riempire il tempo in realtà ci si sta preparando a una non noia ed è il
preambolo al divertirsi e poi allo stare bene.
Lo stare male per una malattia terminale allora porterà quale equilibrio ?
Dovete uscire dalla singola vita: nascerà qualcun altro. Quante persone
saranno morte stanotte a Torino ad esempio? 11 o più sicuramente, ma
7- 10 saranno nate, vuol dire che c’è un ciclo che è armonico.Certamente
io piango la morte di un caro e lei sta festeggiando la nascita di suo
figlio o di suo nipote. Sono due cose diverse, ma nella totalità
dell’ospedale di Torino sono l’equilibrio, sono l’armonia.
Dunque solo da una opposizione si trae l’equilibrio e un opposto esiste
grazie al suo opposto, gli opposti si autolegittimano a vicenda, esiste il
bene perché c’è il male, gli opposti scontrandosi, teoria che verrà ripresa
poi da un filosofo della Dialettica idealistica dell’ottocento, da Hegel, gli
opposti si riconoscono scontrandosi, e qua ve lo getto come riflessione in
amore. Nell’amore o nell’amicizia, quando si litiga è perché ci si sta
riconoscendo reciprocamente, perché è la diversità che porta al
riconoscimento reciproco ed è normale.
Io sono insegnante voi gli studenti, in un bel rapporto che si deve
instaurare, i due ruoli vanno comunque mantenuti separati nella armonia
e condivisione meglio che nel conflitto. Papà e mamma non sono i vostri
amici o i vostri compagni di pomeriggio e l’opposizione genitori-figli fa
parte del reciproco riconoscimento.
Lo scontro genera armonia, dove non c’è scontro c’è l' indifferenza, ma
l’indifferenza è morte, lo scontro è vita.
Eraclito è veramente una miniera.
Qual’ è il simbolo dell’eterno scontro tra opposti ? IL FUOCO.
L’archè per Eraclito è il fuoco, simbolo dell’eterna lotta tra contrari che
genera l’equilibrio, il fuoco come elemento simbolico distruttore
distrugge e crea, dunque simbolo dell’eterno scontro.
Il fuoco è caos da un lato, dall’altro è logos, cioè ragione. Dal caos nasce
un ordine razionale. Il caos produce armonia e senza caos non c’è
armonia, l’armonia portata dal caos è a sua volta feconda e fertile.
Non abbiate paura di affrontare il tema del mutamento, voi che mutate
che avete amicizie che nascono e finiscono, materie che amate e non
amate più, amori che nascono e finiscono, litigi con i genitori, scelte che
fate e cambiate, intraprendete uno sport poi ne scegliete un altro, è caos,
ma è caos che produce la vita. Ad esempio, sono stato bocciato in terza
linguistico e ho capito che la mia vita era un’altra, oppure ho rifatto l'anno
e sono andato molto meglio perché mi sono rafforzato: il mutamento non
dobbiamo vederlo come negativo.
Per Eraclito il mutamento è il cuore della vita, senza mutamento c’è
staticità e la staticità è aridità, porta ad appassire.
Attenzione al 14° frammento :
'Polemos, la guerra, è il padre di tutte le cose, di tutto è re e gli uni
disvela come Dei e gli altri come uomini, gli uni fa schiavi gli altri liberi'.
Il Dio padre di tutti gli altri Dei quindi è la guerra: Eraclito esalta la guerra.
Ma la esalta come scontro tra opposti, perché la guerra stabilisce chi ha
vinto e chi ha perso, chi è libero e chi è schiavo e lo schiavo a sua volta
per poter diventare libero dovrà fare la guerra.
E' lo scontro che produce l’equilibrio e chi vince lo scontro si afferma,
dice Eraclito. Se c’è una malattia e c’è la medicina o vince la malattia o la
medicina, se vince la malattia ha perso la medicina se ha vinto la
medicina ha perso la malattia. E così vale anche poi in tutte le cose:
ogni giorno la notte sembra vincere perché manda a casa il giorno, ma poi
al mattino l’alba sconfiggerà la notte, allora lì sembra un eterno conflitto
che non ha ancora vincitori e vinti, vincerà la notte quando il sole si
spegnerà.
La guerra è comune a tutte le cose e la giustizia è contesa e tutto
accade secondo contesa e necessità.
La giustizia è uno scontro fra chi ha subito un torto e chi l’ha fatto, la
giustizia è contesa perché c’è qualcuno che ha commesso un reato o un
sopruso e qualcuno che l’ha subito.
Essere giusto significa fare delle scelte che eliminano l’ingiustizia: c’è
una tensione, quando si è giusti perché fra A e B non scelgo ad es.
B perchè è vantaggioso, scelgo A perché più giusto, la giustizia è una
vittoria rispetto alla scelta ingiusta. Quante volte la giustizia costa fatica!
Ve ne accorgete quando volete fare una cosa giusta che spesso implica un
sacrificio, per cui a volte si fanno le cose ingiuste. Quello davanti a me
perde 100 euro dalle tasche, non c’è nessuno che mi vede, lui sta
andando avanti, devo chiamarlo, “scusa ?”. Spero che per voi sia
naturale, ma per tanti non lo è: “Con 100 euro però potrei comprarmi
tante cose che mi piacciono, non mi ha visto nessuno, magari lui non lo
farebbe”, è una contesa fra l’azione giusta, che sappiamo qual è, e
l’azione ingiusta che ci sta comunque attirando.
E’ la contesa fra giusto e ingiusto.
Congiungimenti su intero e non intero concorde discorde armonico e
disarmonico: concorde e discorde sono nell’unità la stessa cosa, nella
cosa c’è il bene e il male c’è la salute e la malattia, sono concordi i
disaccordi, nella totalità della nostra vita c’è l’armonia fra le cose diverse,
noi siamo stati bene e siamo stati male, noi a volte siamo giusti e siamo
ingiusti, nel giorno c’è la notte e c’è il giorno nelle 24 ore.
Ma le cose non comprendono, sapete chi ? I dormienti.
Eraclito divide il mondo in svegli e dormienti, i dormienti sono quelli che
non capiscono che il mondo è in eterno mutamento, che la realtà muta,
che l’armonia è figlia della disarmonia, immagine bellissima.
L’arco: c’è una tensione fra l’arco la corda la mia spalla il mio braccio,
il risultato di questa tensione è l’equilibrio della freccia scagliata verso il
bersaglio; suono la lira la chitarra, colpisco le corde , scontro, ma dallo
scontro fra le mie dita e le corde della chitarra esce un suono armonico.
L’armonia è prodotta dallo scontro, chi non lo capisce sono i dormienti, gli
svegli, i meno, capiscono che una via è la stessa: la via all’insù e la via
all’ingiù sono la stessa cosa.
L’unità dei contrari, la lotta tra gli opposti, il divenire della realtà, sono i
Pilastri fondamentali del pensiero di Eraclito.
GRANDISSIMO ERACLITO.