domenica 7 agosto 2022

Sgominata una associazione dedita al caporalato e allo sfruttamento dei lavoratori

Interdetto il promotore dall’attività  ed eseguito il sequestro di immobili e disponibilità finanziarie per oltre 750 mila euro. 

Il Comando della Guardia di Finanza informa:


Capeggiata da un cittadino indiano i componenti di una associazione a delinquere dediti allo sfruttamento di numerosi lavoratori e stata smantellata dalla Guardia di Finanza.

Operavano a Bologna, Alessandria, Mantova, Brescia, Verona, Vicenza, Padova, Venezia, Parma , Arezzo, Perugia e Lecce.

Gli accertamenti della Fiamme Gialle  hanno rilevato che l’organizzazione reclutava manodopera tra  stranieri in stato di bisogno o necessità, sia - soprattutto - nello stato indiano del Rajasthan, dove emissari dell’associazione criminale,  nella fattispecie familiari del dominus,  attingevano manovalanza dalle fasce più povere della popolazione rurale, prospettando migliori condizioni di vita e lavorative a fronte del pagamento di un’ingente somma, di cui un anticipo da corrispondere in madrepatria e il resto mensilmente, una volta intrapresa l’attività lavorativa in Italia.

Appena giunti in Italia, i lavoratori ottenevano un regolare permesso di soggiorno grazie all’immediata assunzione presso cooperative fornitrici di forza-lavoro per la gestione di magazzini della grande distribuzione, siti principalmente nel nord Italia, ma anche in Toscana, Umbria e Puglia.

I lavoratori, infatti, erano sottoposti alla pressante vigilanza dell’organizzazione, che dislocava presso ogni cooperativa un fidato sodale con il compito di spegnere, con la minaccia e talvolta con l’uso della forza, ogni tentativo di protesta o ribellione, controllando anche la fruizione di ferie o permessi, nonché disincentivando l’eventuale adesione a organizzazioni sindacali. Il clima di costante intimidazione era alimentato anche dal timore di possibili ritorsioni sui familiari rimasti in India. La soggezione delle vittime si manifestava anche fuori dai luoghi di lavoro: gli stessi – già gravati dalla necessità di mantenere le famiglie d’origine - erano costretti a restituire le ingenti somme dovute per l’ingresso e l’ottenimento dell’impiego in Italia, nonché obbligati a dimorare presso le abitazioni nella disponibilità degli organizzatori del sodalizio criminale, spesso in situazioni alloggiative degradanti, per essere sottoposti a un controllo stringente fino al pieno soddisfacimento della pretesa economica. Il consistente profitto dell’organizzazione, pertanto, era assicurato dal denaro contante prelevato direttamente dai conti correnti dei lavoratori sfruttati, di cui la consorteria poteva disporre autonomamente, nonché dal rimborso forzoso delle spese di vitto e alloggio che rendevano, di fatto, indissolubile il legame tra il lavoratore sfruttato e gli indagati, che si protraeva anche dopo l’estinzione del debito iniziale. Tale profitto veniva in parte trasferito in India e in parte utilizzato per l’acquisto di ulteriori abitazioni da destinare a dimora obbligata dei lavoratori, in modo da alimentare e accrescere il sistema di sfruttamento della manodopera. In conclusione, la stima dei soggetti reclutati e impiegati con il sistema del “caporalato” è risultata ammontare a oltre 100 unità. Al termine delle indagini il  G.I.P. ha emesso un provvedimento di interdizione dall’esercizio dell’attività imprenditoriale nei confronti del promotore dell’associazione, disponendo il sequestro di 3 immobili siti nella provincia di Padova, utilizzati per ospitare i lavoratori reclutati, nonché di ulteriori beni e disponibilità finanziarie, per un valore complessivo di oltre 750 mila euro. Si rappresenta che, per il principio della presunzione di innocenza, la colpevolezza delle persone sottoposte ad indagine in relazione alla vicenda in esame sarà definitivamente accertata solo ove intervenga sentenza irrevocabile di condanna. L’intervento delle Fiamme Gialle  testimonia il costante impegno del Corpo nel contrasto delle più gravi forme di sfruttamento e prevaricazione, a tutela del mercato del lavoro e dell’ordine pubblico economico, al fine di disincentivare ogni forma di distorsione della concorrenza assicurando il rispetto delle regole e dei diritti dei lavoratori.

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