giovedì 10 maggio 2018

La badante era fantasma, ma l'indennità di disoccupazione e il permesso di soggiorno molto veri: un arresto e 234 denunce.


Da sin, Maggiore Diego Polio, Comandante
del Nucleo Investigativo Carabinieri di
Bologna e Maggiore Sabato Simonetti,
Comandante della Compagnia Carabinieri di Vergato;
Sono 234 i denunciati con l'accusa di falsità ideologica messa in atto al fine di ottenere il permesso di soggiorno. Inoltre questa mattina i Carabinieri di Vado hanno eseguito una misura cautelare in carcere a carico di un italiano, ritenuto responsabile di uso di atto falso e utilizzo di documenti contraffatti necessari per il rilascio/rinnovo del permesso di soggiorno.

L’indagine, condotta dai Carabinieri di Vado e dagli altri reparti della Compagnia di Vergato, si è conclusa  appunto con  234 persone denunciate, per lo più extracomunitari, perché ritenuti responsabili di falsità ideologica commessa dal privato in atti pubblici, indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, favoreggiamento alla permanenza nello Stato Italiano dello straniero clandestino, utilizzo di documenti contraffatti necessari per il rilascio/ rinnovo del permesso di soggiorno.

L’indagine ha avuto spunto da un’attività informativa e ha permesso di individuare un cittadino italiano che svolgendo l’attività di “consulente sindacale” per il disbrigo di pratiche attinenti rapporti col Fisco e con l’INPS, aveva, in alcuni casi con la connivenza di suoi clienti, comunicato fraudolentemente, a mezzo di sistemi informatici, l’avvenuta instaurazione di numerosi rapporti di lavoro subordinati, di fatto mai venuti ad esistere. Il sistema utilizzato e la condotta posta in essere si è rilevata di disarmante semplicità e nel contempo subdola e di non facile individuazione perché messa in atto, da remoto, utilizzando canali di comunicazione informatica. Come è noto, l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, nell’ambito dei progetti di facilitazione e trasparenza dei rapporti con l’utenza, dal 2011 ha predisposto e attuato una piattaforma informatizzata con la quale concede la possibilità ad ogni cittadino di poter ottenere le credenziali di autenticazioni informatiche e un PIN (Personal Identification Number) col quale, senza presentarsi presso gli sportelli, può accedere ai servizi offerti, avanzare richieste o effettuare comunicazioni obbligatorie o non; tra queste vi è anche la possibilità, in qualità di datore di lavoro, di denunciare/dichiarare l’assunzione di lavoratori dipendenti per l’attivazione della posizione contributiva ed altro. E’ proprio sfruttando indebitamente l’innovativa e vantaggiosa piattaforma messa a disposizione dall’INPS che gli autori dei reati accertati hanno operato. Il principale indagato, al fine di trattare le pratiche di molti dei suoi clienti, ha avuto da loro il codice PIN e utilizzandolo fraudolentemente ha formalizzato le assunzioni di centinaia di soggetti (quali collaboratori domestici/badanti), in maggioranza stranieri, in alcuni casi con la complicità del fittizio datore di lavoro, nella stragrande maggioranza comunicando l’assunzione dei lavoratori a carico di soggetti ignari. La messa in scena dei contratti di lavori, poi, non era fine a se stessa, ma era fatta a scopo di:
-     consentire ai soggetti extracomunitari di poter ottenere il rilascio o il rinnovo del permesso/carta di soggiorno, ovvero domandare l’ottenimento della cittadinanza;
-     richiedere e ottenere un’ingiusta indennità di disoccupazione a cittadini italiani o extracomunitari;
-     documentare fraudolentemente il possesso dei requisiti necessari per ottenere dei prestiti finanziari presto istituti di credito.
L’utilizzo dei finti contratti di lavoro, quindi, ha indotto in errore alcuni uffici della Questura, che hanno rilasciato o rinnovato  permessi/carta di soggiorno a soggetti che altrimenti non avrebbero riunito i requisiti, come lo stesso INPS che è stato tratto in inganno laddove ha erogato, per più soggetti, l’indennità di disoccupazione per un ammontare di circa 500.000 euro. Situazioni già singolarmente segnalate per la risoluzione ad entrambe le Amministrazioni.
Si è appurato, infine, che il principale indagato intascava, da ogni finto lavoratore, fino a circa 1.000 euro e i 15 falsi datori di lavoro conniventi, qualche centinaia di euro.
Si è potuto accertare tali anomalie, spie di irregolari assunzione, solo con accertamenti diretti e ciò ha permesso agli indagati di passare inosservati, nelle loro illegali condotte, ai sistemi informatici dell’Istituto di previdenza.

Dal Comando Provinciale Carabinieri Bologna

1 commento:

Anonimo ha detto...

Tutti ai lavori forzati a pane e acqua per ripagare quanto rubato.
Poi tutti a casa loro a calci nel sedere. (assieme all'italiano).