| Foto d'archivio |
Erika Seta, Coordinatrice Regionale Azzurro Donna e Annamaria Cesari Coordinatrice Provinciale Azzurro Donna, scrivono:
La piccola Ginevra è
venuta alla luce in circostanze straordinarie, lungo la Fondovalle Savena, al
chilometro X. Un parto d’emergenza che si è concluso felicemente, ma che lascia
aperte molte domande. Il padre della neonata lo ha detto chiaramente: "Se qualcosa fosse andato
storto, se il telefono non avesse preso campo, cosa sarebbe successo a mia
moglie o a mia figlia?"
È vero: con i “se” non
si fa la storia. Ma è altrettanto vero che da eventi come questo si può — e si
deve — costruire un futuro migliore.
L’Appennino,
meravigliosa terra di confine, rischia ogni giorno di essere abbandonato,
svuotato dei servizi essenziali. La vicenda di Ginevra mette in luce una verità
scomoda: la chiusura progressiva di ospedali periferici e punti nascita può
avere conseguenze gravi. E in certi casi, può costare una vita.
I piccoli ospedali,
quelli che servono aree vaste e difficili da raggiungere in tempi brevi, sono
presìdi fondamentali. Chiuderli perché "nascono pochi bambini" o
"mancano risorse" è una scelta che risponde a logiche economiche più
che a esigenze umane. È politica, sì, ma una politica che ha dimenticato il
buon senso. E che, purtroppo, troppo spesso sembra non conoscere la realtà
dell’Appennino.
Un plauso va
all’ospedale di Loiano, e a tutti quei medici che, ogni giorno, mandano avanti
con sacrificio e dedizione presìdi ospedalieri sempre più in difficoltà,
svuotati di servizi, personale e strumenti diagnostici da una gestione
sanitaria discutibile.
Ci auguriamo che il
lieto evento di Ginevra non diventi un’eccezione fortunata. Che non ci si trovi
mai a raccontare, al chilometro X della Porrettana o su qualsiasi altra strada,
una tragedia evitabile. Pensiamo ai punti nascita chiusi a Porretta e
all’ospedale di Vergato: ogni chilometro in più può fare la differenza tra la
vita e la morte.