sabato 21 febbraio 2026

Diritti dei disabili negati in Emilia-Romagna: presentata una risoluzione per colmare un vuoto normativo ventennale

 



Colmare un vuoto normativo che si protrae da oltre vent’anni e adottare con urgenza criteri uniformi in linea con le recenti sentenze e con la normativa nazionale in materia di disabilità. È questo l’obiettivo della risoluzione presentata alla Giunta regionale dal consigliere Mastacchi (Rete Civica), che punta a superare le disparità di trattamento tra cittadini e i numerosi contenziosi legati alla compartecipazione ai costi dei servizi sociali.

Al centro dell’atto vi è la richiesta di dare piena attuazione alla Legge Regionale Emilia-Romagna 2/2003, “Norme per la promozione della cittadinanza sociale e per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”. In particolare, l’articolo 49 impone alla Giunta di adottare una direttiva chiara e omogenea per definire le modalità di contribuzione dei cittadini ai costi delle prestazioni. Direttiva che, dal 2003 a oggi, non è mai stata emanata.

Secondo il consigliere, questo “vuoto regolatorio” ha lasciato il sistema privo di criteri uniformi, trasformando l’accesso ai servizi in una sorta di “lotteria dei codici postali”. In assenza di una cornice regionale condivisa, i Comuni hanno infatti operato in autonomia, stabilendo in modo differente tariffe e quote di compartecipazione per servizi essenziali come centri diurni, vitto, trasporto e quota sociale. Una frammentazione che, si legge nella risoluzione, rischia di violare il principio di uguaglianza, creando disparità tra cittadini in base al luogo di residenza.

A rafforzare la richiesta di intervento sono intervenute anche le recenti decisioni del Tribunale di Bologna, che con le sentenze n. 3399/2025 e 3400/2025, pubblicate il 5 dicembre 2025, ha rilevato esplicitamente l’inadempienza della Regione rispetto all’attuazione dell’articolo 49 della legge regionale. Secondo il giudice, la mancata emanazione della direttiva ha contribuito all’insorgere di contenziosi e a profonde disparità di trattamento tra territori.

Uno dei punti cardine della risoluzione riguarda l’esclusione delle indennità – come quella di accompagnamento – dal calcolo del reddito ai fini dell’accesso e della compartecipazione ai servizi sociali. Il riferimento è all’articolo 2-sexies del Decreto-Legge 42/2016 (convertito nella legge 89/2016), che stabilisce come tali somme non possano essere considerate reddito. Si tratta di un principio già affermato anche dalla giurisprudenza amministrativa: le indennità hanno natura compensativa e non rappresentano un incremento della capacità contributiva della famiglia. Considerarle nel calcolo delle quote, secondo la risoluzione, costituisce un errore giuridico e concettuale.

Altro nodo centrale è la tutela dell’autonomia economica delle persone con disabilità grave. In linea con quanto previsto dal decreto legislativo 109/1998, per le prestazioni rivolte a disabili gravi dovrebbe essere presa in considerazione esclusivamente la situazione economica dell’assistito, senza estendere il calcolo ai redditi dell’intero nucleo familiare.

Particolare attenzione viene poi riservata alla sostenibilità dei progetti legati al “Dopo di Noi” e alla tutela del risparmio delle famiglie. Le somme accantonate negli anni per garantire un futuro dignitoso ai propri figli non dovrebbero essere penalizzate da criteri di compartecipazione ritenuti iniqui. La proposta chiede dunque di garantire una “quota minima” di disponibilità finanziaria che resti nella piena disponibilità della persona con disabilità, assicurando un livello essenziale di autodeterminazione.

L’impegno richiesto alla Giunta regionale è chiaro: passare dalla norma scritta alla sua concreta attuazione, adottando finalmente la direttiva prevista dall’articolo 49 e allineando l’Emilia-Romagna agli standard nazionali di equità e certezza del diritto. Per i proponenti, un sistema di welfare moderno non può basarsi sui ricorsi ai tribunali, ma su regole chiare e uniformi a tutela dei diritti delle persone più fragili e delle loro famiglie. 

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