Dubbio segnala:
Torna nel dibattito pubblico l’ipotesi di chiudere i
supermercati la domenica. A rilanciarla è il presidente di Ancc-Coop, Ernesto Dalle Rive, che
propone una riflessione sulle liberalizzazioni introdotte nel 2011 dal governo Mario Monti, le quali hanno reso l’Italia
uno dei Paesi europei con il maggior numero di esercizi aperti sette giorni su
sette.
L’obiettivo, spiega Dalle Rive, non è solo economico
ma sociale: «Si compra meno e si spende di più. Le liberalizzazioni puntavano
ad aumentare i consumi, ma oggi il problema è il calo del potere d’acquisto. In
parallelo cresce tra i lavoratori l’esigenza di una migliore conciliazione tra
vita privata e lavoro».
Secondo Coop, la chiusura domenicale
comporterebbe un risparmio legato al costo del lavoro festivo — in media
superiore del 30-40% — con risorse stimate tra 2,3 e 2,6 miliardi l’anno (dati
Ufficio studi Mediobanca). Un’indagine su 965 consumatori indica che solo il
10% vivrebbe la chiusura come un disagio, mentre il 43% cambierebbe
semplicemente il giorno della spesa. Le risorse risparmiate, nelle intenzioni,
potrebbero essere reinvestite in riduzioni di prezzo e promozioni.
Di segno opposto le reazioni delle
associazioni di categoria. Federdistribuzione,
che rappresenta 18mila punti vendita e 225mila addetti, definisce la proposta
«antistorica». Il presidente Alberto Buttarelli sottolinea come la flessibilità
domenicale risponda alle esigenze di molte famiglie, soprattutto
monogenitoriali, e rappresenti un’opportunità occupazionale per giovani e
studenti. Nei centri commerciali, inoltre, la domenica pesa mediamente per il
30-40% delle vendite.
Anche Confcommercio
respinge l’ipotesi: l’apertura domenicale è una facoltà, non un obbligo, e una
chiusura generalizzata rischierebbe di favorire l’e-commerce, alterando
l’equilibrio raggiunto tra grande distribuzione e negozi di vicinato.
Favorevoli invece diverse
associazioni familiari aderenti alla European
Sunday Alliance, rete che riunisce realtà religiose, sindacali e
datoriali. Per Vincenzo Bassi, presidente della Fafce,
«il consumo senza limiti alimenta solitudine». L’idea è restituire alla
domenica una dimensione condivisa, non solo libera dal lavoro ma anche dalla
pressione dell’acquisto.
In Europa i modelli sono diversi: in
Germania, Austria e Svizzera i negozi restano chiusi la domenica, con deroghe
limitate; restrizioni sono previste anche in Norvegia, Belgio e Francia.
Secondo Adriano Bordignon, presidente del Forum
nazionale delle Associazioni familiari, una marcia indietro totale
appare difficile, ma si potrebbe ragionare su una mediazione, ad esempio
prevedendo un numero significativo di domeniche di chiusura, sul modello delle
turnazioni farmaceutiche.
Il confronto resta aperto. Sul tavolo non c’è soltanto l’organizzazione degli orari commerciali, ma una questione più ampia: quale equilibrio tra mercato, lavoro e tempo condiviso si intende costruire.
1 commento:
Coop ci riprova, ancora malamente. Se per i suoi costi le domeniche sono 'esose' basta restare chiusi, come in fondo fa da sempre la Coop di Casalecchio.
Non vedo nulla di scandaloso se l'IperCoop al Centro Lame o al Centro Borgo restano chiuse, al più una perdita di opportunità perchè i Centri Commerciali tipicamente la domenica sono aperti.
L' apertura domenicale è scelta facoltativa ed individuale. Non un tema da strumentalizzare per una norma che obblighi tutti.
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