La denuncia preoccupata del sindaco di San Benedetto Val di Sambro:
Non è stato approvato, nella seduta del Consiglio
metropolitano di Bologna di ieri, mercoledì 12 febbraio, l’ordine del giorno
presentato dal gruppo Uniti per l’Alternativa per sollecitare la pubblicazione
del bando relativo ai Programmi metropolitani di rigenerazione, finanziati con
le risorse del Fondo perequativo metropolitano. Una richiesta avanzata da mesi,
in modo trasversale, da diversi Comuni, in particolare da quelli di minori
dimensioni.
L’atto richiamava quanto previsto
dall’articolo 5 del Regolamento per la gestione del Fondo, che stabilisce
l’approvazione entro il 30 giugno di ogni anno del bando necessario a
consentire a Comuni e Unioni di presentare le proprie proposte progettuali. Al
31 dicembre 2025, le risorse disponibili ammontavano a oltre 4,6 milioni di
euro, somme che i territori attendono di poter utilizzare per interventi di
rigenerazione e riequilibrio.
«Esprimiamo disappunto per la mancata
approvazione dell’ordine del giorno – dichiara il consigliere metropolitano
Alessandro Santoni –. Il tema era stato discusso in Commissione, dove erano
emerse osservazioni e avevamo manifestato la disponibilità a rivedere in parte
i contenuti. Per noi era fondamentale arrivare a un impegno concreto da parte
della Città metropolitana. In Consiglio, invece, non vi è stato alcun
intervento nel merito, né per motivare la contrarietà né per fornire risposte
puntuali alle questioni sollevate».
Il gruppo ricorda inoltre che già a
settembre, in risposta a una precedente interrogazione, il sindaco
metropolitano aveva assicurato l’impegno dell’Ente a pubblicare il bando,
seppur in ritardo, entro la fine dell’anno. Ad oggi ciò non è avvenuto e,
considerando che entro il prossimo giugno dovrebbe essere approvato il bando
relativo al 2026, si profila il rischio di un ulteriore slittamento, con
possibili ripercussioni sulla programmazione degli enti locali.
Il Fondo perequativo metropolitano
nasce con l’obiettivo di contribuire al riequilibrio territoriale, sostenendo
in particolare i Comuni con minori capacità fiscali e maggiori fragilità
strutturali. Si tratta, in larga parte, di realtà medio-piccole e appenniniche
che attendono queste risorse per attivare interventi di rigenerazione urbana e
sviluppo locale.
«Non comprendiamo le ragioni per cui
risorse già disponibili debbano rimanere ferme – prosegue Santoni – quando
potrebbero e dovrebbero essere messe a disposizione dei territori secondo
quanto previsto dal Regolamento approvato da questo stesso Consiglio».
Uniti per l’Alternativa sottolinea
infine come, nella stessa seduta, siano state espresse critiche rispetto al
percorso nazionale di riclassificazione dei Comuni montani, senza che
contestualmente si sia dato seguito alla distribuzione di risorse già nella
disponibilità della Città metropolitana e potenzialmente decisive proprio per
quei territori.
«Il nostro
intento – conclude Santoni – era garantire il rispetto delle regole e offrire
certezze agli enti locali. Continueremo a sollecitare l’emanazione del bando
affinché i Comuni possano programmare con tempi chiari e risorse certe,
nell’interesse dell’intero territorio metropolitano».
Il tema trattato ha portato Marco Dubbio a interviene sul tema della governance della Città Metropolitana, criticando l’attuale sistema di composizione degli organi amministrativi e politici.
Secondo Dubbio, finché la guida dell’ente resterà affidata al sindaco di
Bologna — eletto esclusivamente dai cittadini del capoluogo — e il Consiglio
metropolitano sarà composto da membri nominati dai consiglieri dei Comuni della
cintura, anziché eletti direttamente da tutti i cittadini della provincia, si
continueranno a registrare decisioni che, a suo dire, finiscono per penalizzare
i cittadini.
La riflessione viene
estesa anche alle Unioni dei Comuni, alle Giunte e ai rispettivi Consigli, per
i quali Dubbio auspica un sistema fondato su un’elezione diretta e su meccanismi
di voto disgiunto che coinvolgano l’intera cittadinanza.
Infine, Dubbio sottolinea come non risultino, a sua conoscenza, atti politici o ordini del giorno presentati e approvati dai consiglieri metropolitani per modificare quella che definisce una normativa «fantasiosa e anacronistica», riferendosi alla cosiddetta Legge Del Rio.
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