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martedì 19 gennaio 2021

L'onorevole Polverini ha alzato un 'polverone'

Le vicende di ieri alla camera per la conferma della fiducia al Governo Giuseppe Conte ha avuto uno strascico anche a Marzabotto. Strascico che ha visto protagonista Morris Battistini galvanizzato dal fatto che ad accettare di condividere il voto dell'onorevole Renata Polverini che ha lasciato i banchi di FI per votare 'responsabilmente' a favore di Conte, c'è il Pd la cui  presidente nazionale è la sindaca di Marzabotto, Valentina Cuppi. A una prima impressione incredula a Battistini è subentrata l'irritazione, infine il sarcasmo. “Ma come”, si è detto Battistini, “ho la foto con la onorevole transfuga che sfoggia un inequivocabile saluto romano e imparo oggi che il mio sindaco, quale presidente nazionale del Pd, ha accettato che facesse parte della schiera che ha votato per la fiducia a Conte con il PD. La Polverini è stata folgorata sulla strada di Damasco o è solo una opportunista?” si chiede Battistini sicuro della seconda ipotesi.

Poi per tenere fede alla sua severa operatività che è quella di non perdonare nulla alla sua avversaria politica Battistini ha postato sulla sua pagina facebook la foto del saluto fascista e un suo commento:

Ma Valentina Cuppi, antifascista e amica dell’ANPI, cosa ne pensa della buona Renata camerata ?”.

Ma questa Onorevole è la stessa che ora siederà al fianco di FIANO, colui che presentò un disegno di legge contro gli oggetti, i modi ed i saluti fascisti?

Quindi i fascisti sono da combattere finché siedono nella parte destra dell’emiciclo, ma quando passano nella parte sinistra diventano dei costruttori responsabili?

Questa politica non ti indigna, come ti ha indignato l’abbandono di Renzi dal Governo?”

 

martedì 21 gennaio 2020

Regionali:Antimafia 23 su impresentabili

Presidente farà comunicazioni sulla formazione delle liste

 © ANSA


Giovedì prossimo 23 gennaio alle 12 in Commissione parlamentare antimafia il presidente Nicola Morra farà una serie di comunicazioni in merito alle verifiche compiute dalla Commissione in materia di formazione delle liste elettorali nelle Regioni Calabria ed Emilia Romagna, dove si voterà domenica prossima. (ANSA)

giovedì 10 ottobre 2019

Andrea De Maria eletto Segretario di Presidenza della Camera

Ci è stata inviata questa informazione relativa all'onorevole Andrea De Maria ( PD), ex sindaco di Marzabotto:

Andrea De Maria è stato eletto, a voto segreto dalla Assemblea di Montecitorio, Segretario di Presidenza della Camera dei Deputati, con 352 voti.
L'elezione di un nuovo segretario si è resa necessaria perchè il gruppo del PD non aveva più rappresentanti in Presidenza, dopo la nascita del gruppo Italia Viva.
La candidatura è stata decisa dal gruppo con il ballottaggio a voto segreto con un altro candidato.

Il neo eletto ha detto: “Ringrazio il presidente del gruppo Delrio della fiducia. Metterò tutto il mio impegno per essere all'altezza di questa nuova responsabilità e del sostegno di tanti colleghi".

mercoledì 2 gennaio 2019

Parlamento, ascolta il 'grido di dolore' che da tante parti si alza verso di te.

L'intervento in Parlamento dell'onorevole Galeazzo Bignami tocca nel vivo i tanti problemi irrisolti della montagna e della collina. 
Sono i  temi che da anni i residenti denunciano senza ancora avere attenuto risposte adeguate.  Ancora una voce in più si alza per scongiurare il definitivo decadimento di un'area meravigliosa.

Il filmato è disponibile su you tube a questo indirizzo:

https://www.youtube.com/watch?v=ViojKLQ28-g&feature=youtu.be

lunedì 12 marzo 2018

L'onorevole Marilena Fabbri si racconta

Sollecitato da Gabriele Bignami

Resoconto di fine mandato dell'onorevole Marilena Fabbri sul sito da lei curato. 

La parlamentare sassese ha concluso la sua esperienza a Montecitorio e tira le somme dei suoi quattro anni di impegno politico. Gabriele Bignami ha voluto indicare ai lettori del blog l'indirizzo al quale si può trovare il materiale informativo



http://www.marilenafabbri.it/wp-content/uploads/2018/03/Rendiconto-Marilena-Fabbri.pdf



giovedì 21 dicembre 2017

Dal Parlamento 3 milioni di euro per i luoghi della Memoria.

Onorevole Andrea De Maria scrive:

In Commissione Bilancio della Camera è stato approvato un emendamento alla legge di Bilancio, da me  sottoscritto con altri colleghi, che prevede un finanziamento ai principali luoghi della memoria della lotta antifascista, fra cui Marzabotto: un milione di euro per il 2018 e due e mezzo per il 2019.
E' un fatto molto importante, che consentirà la definitiva approvazione del provvedimento in Aula. I luoghi della memoria rappresentano un grande patrimonio per l' intera comunità nazionale, occasioni di approfondimento e conoscenza, meta di tanti che vogliono rendere omaggio a chi con il suo sacrificio ha conquistato libertà e democrazia per tutti gli italiani.
In quella memoria risiede la forza della nostra democrazia e la condizione per costruire su basi solide il futuro del Paese.

giovedì 16 novembre 2017

Casini e Marino 'portano' in maltempo dell' Emilia Romagna in Parlamento.

Questo pomeriggio i senatori Pier Ferdinando Casini, primo firmatario e Luigi Marino hanno presentato in Senato una interrogazione urgente ai ministri delle infrastrutture e dei trasporti; dello sviluppo economico e dell'interno, sui gravi disagi scaturiti dal maltempo in Emilia-Romagna.


Pier Ferdinando Casini
Al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti;
Al Ministro dello sviluppo economico;
Al Ministro dell'Interno;

PREMESSO CHE:
le zone montane sono tutela dalla Costituzione italiana, il cui articolo 44, secondo comma, prevede espressamente che siano adottati provvedimenti legislativi a favore delle zone montane stesse;
le regioni di montagna sono riconosciute anche dall’articolo 174 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che le considera esplicitamente tra quelle interessate dalle politiche di coesione per ridurre il divario di sviluppo con le altre, in quanto regioni meno favorite;

CONSIDERATO CHE:
nella giornata di lunedì 13 novembre 2017, una nevicata sull'Appennino bolognese, della durata di poche ore, che ha depositato neve per circa 60 centimetri, peraltro ampiamente prevista e debitamente comunicata alle autorità locali dall'allerta meteorologica della Protezione civile, ha causato, e sta ancora causando, pesantissimi disagi e disservizi ai cittadini dei comuni montani di quelle aree. In particolare, circa 30 mila utenze relativi ai cittadini dell'Unione dell'Appennino, di Marzabotto, Grizzana, Monzuno, Monte San Pietro, Casalfiumanese, Monghidoro, San Benedetto val di Sambro, Castiglione de' Pepoli, Vergato, Camugnano, Castel di Casio, Fontanelice, Castel d'Aiano, Castel del Rio, Sasso Marconi, Porretta, Loiano e Monterenzio sono rimaste lunedì sera senza alcuna tipo di collegamento telefonico, di fornitura di energia elettrica, di acqua, di luce e di gas. I disagi, compreso il freddo dell'inverno montano che affliggeva tutte quelle famiglie che non dispongono di caldaia a legna o di camino, e il completo isolamento sono continuati fino alla serata di ieri, mercoledì 15 novembre, per almeno 4 mila utenze;
decine di alberi sono caduti sui tralicci dell'alta tensione e gli impianti di sollevamento idrici e i serbatoi che alimentano le condutture cittadine, funzionanti con l'energia elettrica, sono rimasti bloccati causando l'interruzione del servizio idrico;

TENUTO CONTO CHE:
non può essere tollerabile che una nevicata di intensità poco più che ordinaria comporti una tanto grave e prolungata interruzione dei richiamati servizi pubblici essenziali a danno dei cittadini delle zone montane. La drammatica situazione di abbandono per quasi tre giorni ha riguardato migliaia di famiglie e sta penalizzando fortemente, attività commerciali di piccole imprese, artigiani e negozianti, costretti alla forzata chiusura delle rispettive attività;

le istituzioni locali si sono ritrovate nell'impossibilità di prestare una pronta assistenza ai propri concittadini per responsabilità non proprie, mentre l'ENEL attivava 50 gruppi elettrogeni e schierava sul terreno 500 tecnici, purtroppo evidentemente non sufficienti a prestare neppure il più minimo argine ai disservizi patiti dalla popolazione;
la situazione che ha coinvolto decine di migliaia di cittadini delle zone appenniniche del bolognese sembra ancora più inaccettabile in considerazione dei precedenti analoghi verificatisi degli anni scorsi: infatti, già nel febbraio 2015 e nel 2012 episodi nevosi di non eccezionale entità avevano causato, negli stessi territori delle montagne bolognesi, massicci black-out dell'energia elettrica, e conseguentemente, degli altri servizi connessi. Appare evidente come non siano state attuate, da parte di più attori a vario titolo coinvolti, le necessarie determinazioni e misure al fine di evitare il ripetersi di tali disastri: il risultato è stato che oggi, nuovamente, interi Paesi sono rimasti completamente isolati per moltissime ore;

i sindaci delle richiamate comunità, attivi nei vertici in Prefettura per coordinare i soccorsi e le attività di assistenza alla popolazione, hanno sottolineato come il ripetersi di tali gravissime circostanze emergenziali sia il segno della mancanza di un'opera costante di prevenzione e messa in sicurezza del territorio e delle linee infrastrutturali dei servizi. L'assenza di adeguate risposte concrete negli anni da parte dei gestori dei servizi ha spinto alcuni sindaci a presentare un esposto in Procura contro ENEL; parallelamente, i Carabinieri hanno avviato accertamenti per valutare eventuali ritardi o inadempienze negli interventi di ripristino da parte di ENEL, esaminando, anche attraverso sopralluoghi aerei, la manutenzione delle reti e la dislocazione delle cabine;
i collegamenti stradali hanno subito pesanti limitazioni;
VISTO, INFINE, CHE
Appare necessario ed imprescindibile assicurare che le richiamate garanzie costituzionali a favore delle comunità di montagna siano costantemente implementate, al fine di non discriminare moltissimi italiani nell'accesso ai più fondamentali servizi alla cittadinanza e al fine di affrontare prontamente e adeguatamente episodi atmosferici senza che ciò possa trasformarsi regolarmente in situazioni gravemente emergenziali;
i territori montani e i cittadini che vi abitano non possono continuare a pagare le conseguenze di mancate strategie nazionali di prevenzione, cura del territorio e pianificazione nella gestione delle emergenze. D'altra parte le risorse a disposizione delle relative istituzioni locali sono sempre più esigue e non consentono loro di affrontare investimenti infrastrutturali e di ammodernamento delle reti di distribuzione dei servizi essenziali;

Luigi Marino
TUTTO CIÒ PREMESSO, SI CHIEDE AI MINISTRI IN INDIRIZZO DI SAPERE:

Se sono state poste in essere tutte le misure necessarie per superare la fase emergenziale descritta nelle premesse;
Quali misure il Governo ha posto in essere per assistere le amministrazioni locali nella difficile gestione di questa emergenza;
Se prevedono iniziative per lo stanziamento di apposite risorse per fronteggiare i danni ai territori, alle persone e alle imprese derivanti dagli episodi sopra citati;
Quali iniziative i ministri in indirizzo intendano porre in essere nei confronti dell'Enel;
Se, in ogni procedimento giudiziario, intendano costituirsi parte civile nei confronti di chi ha in capo la responsabilità dell'erogazione dei servizi elettrici, idrici e telefonici e della manutenzione stradale;
Quali iniziative intendano porre in essere per individuare negligenze o gravi mancanze nell'ambito della prevenzione, della manutenzione e della salvaguardia degli impianti;
Quali determinazioni vogliano prendere per evitare che in futuro non vengano garantiti i servizi essenziali;
Se non sia il caso di predisporre una riforma della macchina dei soccorsi più efficiente ed attiva sull'intero territorio nazionale e di garantire una più veloce gestione delle opere di ammodernamento e manutenzione, anche straordinaria, del territorio e delle infrastrutture strategiche presenti in esso.
Sen. Pier Ferdinando Casini
Sen. Luigi Marino

domenica 9 luglio 2017

800 MILIONI DI EURO PER RIQUALIFICARE LE PERIFERIE


Dall'onorevole Marilena Fabbri:

E’ stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale del 26 giugno scorso la Delibera CIPE 3 marzo 2017 che dispone l’assegnazione di risorse al «Programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie», ai sensi dell'art. 1 comma 141, legge 11 dicembre 2016, n. 232 (Legge di bilancio 2017). 

 
In sintesi, la citata Delibera il CIPE ha disposto l’assegnazione, ad integrazione delle risorse del Fondo di cui all'art. 1, c.140, della legge n. 232/2016, a valere sulle risorse FSC 2014-2020 - la cui dotazione e' stata integrata per 10.962 milioni di euro con la legge di bilancio 2017 - di un importo complessivo fino ad un massimo di 798,17 milioni di euro, in favore dei progetti inseriti nel Programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie, come individuati dal DPCM 6 dicembre 2016 e non risultanti finanziati. (ad oggi, con le risorse di cui all'art. 1, c. 978, della legge n. 208/2015 , ossia 500 milioni di euro, sono già finanziati i progetti dal numero 1 al numero 24, su un totale di 120 Progetti).
L’ulteriore importo di 798,17 milioni di euro e' così ripartito:
  • fino ad un massimo di 603,90 milioni di euro, a copertura integrale del fabbisogno finanziario residuo degli interventi delle Citta' metropolitane e dei comuni capoluogo che appartengono alla macro-area del Mezzogiorno;
  • per 194,27 milioni di euro, in favore di Citta' metropolitane e comuni capoluogo del Centro Nord, fino a concorrenza di tale importo, secondo l'ordine di graduatoria, per la parte corrispondente al fabbisogno finanziario non coperto della graduatoria medesima.

lunedì 28 marzo 2016

Il sindaco delude? Va a casa.

Con il commento  'Speriamo che la votino in fretta come quando si devono aumentare le loro prebende ', rivolto evidentemente ai parlamentari, un lettore ha inviato questo articolo di Francesco Cerisano che tratta di una proposta di legge:


Se diretta è l'investitura, diretta potrà essere anche la revoca. I sindaci che tradiscono il mandato degli elettori potranno essere mandati a casa senza attendere la fine della legislatura. Basterà aspettare 18 mesi e raccogliere le firme del 15% dei votanti dell'ultima tornata elettorale.
Non servirà nessun quorum per la validità del referendum i cui costi saranno a totale carico del comune. Se sfiduciato dai propri cittadini, il sindaco si intenderà revocato e il Viminale dovrà indire nuove elezioni entro i tre mesi successivi. La proposta di legge di Pino Pisicchio (AC n.3660) è appena stata presentata alla camera e fa già molto discutere. Perché i sindaci (e soprattutto quelli dei piccoli comuni che si sentono accerchiati da progetti di associazionismo forzoso imposti in nome dell'efficienza e dei risparmi di spesa) la interpretano come una spada di Damocle agitabile per sovvertire l'esito democratico delle elezioni. «Ma in realtà», spiega Pisicchio, «si tratta di uno strumento di democrazia continua, particolarmente necessario in questo periodo storico in cui la crisi dei partiti ha prodotto un forte deficit democratico». «Fino alla fine degli anni 80», osserva il deputato pugliese, «gli italiani iscritti ai partiti erano 4 milioni e mezzo, in pratica il 10% del corpo elettorale. Ora questo numero sta precipitando, c'è una forte disaffezione, l'astensionismo sta raggiungendo livelli record e si fa fatica in questo quadro a parlare di democrazia compiuta». La scelta della classe dirigente diventa quindi un problema reale e le possibilità di commettere errori sono molto elevate. Il ragionamento allora diventa molto semplice: visto che è impossibile mandare a casa i deputati, perché la Costituzione non lo consente, tanto vale iniziare dai comuni «dove si verifica non di rado che il rapporto di fiducia tra il capo dell'amministrazione locale, investito dal voto popolare, e il corpo elettorale non sia più in sintonia». E dove, prosegue Pisicchio, spesso i consigli comunali, spinti da una logica di autoconservazione, «finiscono per creare condizioni di tutela del sindaco» anche quando ormai la sua immagine è compromessa. Pisicchio, che è presidente del Gruppo Misto, spera che i lavori in commissione affari costituzionali possano iniziare prima dell'estate. E punta a raccogliere un ampio consenso sul testo ma soprattutto una discussione rapida. «Lo spiegherò nella conferenza dei capigruppo», dice. «Non a caso ho formulato la proposta alla vigilia delle amministrative».

giovedì 21 maggio 2015

Parlamento. 256 cambi di gruppo da inizio Legislatura. E’ un valzer senza precedenti.



Da OPEN BLOG 



Con l’uscita ufficiale di Pippo Civati dal Partito Democratico, sono diventati 200 i parlamentari che da inizio Legislatura hanno cambiato gruppo parlamentare . In soli 2 anni, siamo già a +20 rispetto alla scorsa Legislatura durata 5 anni.
Come già analizzato nel  MiniDossier ‘Giro di Valzer”, l’attuale Legislatura si sta caratterizzando per un numero particolarmente elevato di cambi di gruppo. Dopo l’uscita dello studio, i numeri sono continuati a crescere, polverizzando settimana dopo settimana i record precedenti.
Ultimo in ordine di tempo è stato Pippo Civati, che con la votazione sull’Italicum, ha rotto ufficialmente con il Partito Democratico, entrato nel Gruppo Misto. Con l’ex candidato alla Segreteria Dem, sono diventati 103 i Deputati che hanno cambiato casacca da inizio Legislatura , per un totale di 133 cambi di gruppo. Al Senato siamo ‘fermi’ a 123 cambi con 97 Senatori coinvolti.
Il confronto con la scorsa Legislatura è particolarmente interessante. In 5 anni ci eravamo fermati a 261 cambi per 180 parlamentari, per una media di 4,5 cambi al mese. 

sabato 28 febbraio 2015

Il maltempo del 5 - 6 febbraio scorso in Parlamento.



Pubblichiamo, su segnalazione di un lettore,  l’interpellanza presentata dai deputati  emiliano romagnoli al fine di rappresentare lo ‘stato di calamità naturale’ in cui si è trovata l’intera Emilia Romagna per l’eccezionale ondata  di maltempo del 5 – 6 febbraio scorso che si è abbattuta sulla Regione.  

Il testo  presentato dall’onorevole MARILENA FABBRI (nella foto).

Signor Presidente, ringrazio anche il viceministro De Vincenti che è qui in Aula. La nostra interpellanza, sottoscritta da tutti i deputati dell'Emilia Romagna, intende rappresentare al Governo la nuova situazione di disagio e di calamità naturale che si è verificata in Emilia Romagna nel fine settimana del 5 e 6 febbraio. È un disagio che si è determinato a causa di neve e piogge cospicue e di una mareggiata che hanno, quindi, interessato, per motivi diversi, tutto il territorio regionale nell'ambito di queste due giornate e hanno provocato ingenti danni e numerosi disagi alle persone, alla circolazione di auto, treni ed aerei.
  Stante la situazione di emergenza, la giunta regionale dell'Emilia Romagna ha, nell'immediatezza dell'evento, stanziato 5 milioni di euro per finanziare gli interventi urgenti necessari e far fronte, quindi, alle emergenze e agli interventi più prioritari e ha inviato, in data 13 febbraio, al Governo la richiesta formale per lo stato di emergenza dovuto a calamità naturale, per richiedere un intervento e un riconoscimento anche da parte del Governo e, quindi, del contesto nazionale. Al momento, i danni calcolati sono di 179 milioni 696 mila euro solo per il comparto pubblico, cifra che è stata calcolata per far fronte all'assistenza della popolazione, che in gran parte dei contesti provinciali è stata evacuata per i motivi che poi espliciterò, e anche per intervenire in somma urgenza rispetto agli interventi necessitati dalla calamità, interventi urgenti di riduzione del rischio residuo e di ripristino delle strutture interessate. Il comparto privato ed economico produttivo risulta, invece, al momento, dal censimento che è stato fatto ad oggi, interessato per danni pari a 90 milioni di euro.
  L'evento, come dicevo prima, ha interessato tutto il territorio regionale e, in particolare, nelle aree costiere, abitazioni civili, attività commerciali e strade sono state allagate dall'acqua marina a seguito di violente mareggiate con onde alte fino a 4 metri che hanno determinato un rientro dell'acqua di mare sulla costa. Le violente mareggiate hanno determinato allagamenti in alcuni centri abitati balneari, in particolare Lido degli Estensi, Porto Garibaldi, Lido di Spina, Lido di Savio, Lido Adriano, Milano Marittima, Cesenatico, Gatteo Mare, solo per fare alcuni riferimenti.
  Nei comuni dell'entroterra della Romagna, invece, le criticità diffuse sono state determinate, oltre che dalla neve, da una pioggia cospicua pari a circa 100 millimetri in due giorni, da raffiche di vento tra gli 80 e i 100 chilometri orari. Piogge che, insieme alle mareggiate sulla costa, hanno determinato la fuoriuscita dei principali corsi d'acqua, che non sono riusciti a sfogare in mare e che sono quindi esondati. Questi danni hanno interessato, principalmente, la rete di bonifica delle province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini, con rotture arginali e danni ad edifici di uso civile e produttivo. Tra le località maggiormente colpite nell'entroterra, appunto, a seguito delle cospicue piogge, sono state indicate San Giovanni in Marignano, Sant'Arcangelo, Villafranca, Villa Selva, Santa Maria Nuova, Ronco, Lugo, Bagnacavallo, Massa Lombarda, Rossetta, Mandriole, Sant'Alberto, delle province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini. Non mi dilungo. Nell'Appennino bolognese, invece, hanno avuto rilevanti danni le aree del bolognese, del parmense, del reggiano, del modenese.
  L'entroterra emiliano è stato, invece, fortemente caratterizzato da danni legati alla neve. Neve che, seppur caduta in quantità non rilevante, si è caratterizzata, invece, come particolarmente dannosa, creando frane e, principalmente, caduta di alberi che hanno danneggiato la linea elettrica. I danni, infatti, si sono caratterizzati, principalmente, per un fortissimo, importante blackout che ha interessato almeno sette cabine – queste sono le notizie iniziali – dicevo, sette cabine dell'alta tensione gestite da Terna e più di 300 linee fra alta e media tensione. Un blackout che si è protratto per diversi giorni, da un minimo di 12 ore fino a 5 giorni, che ha interessato circa 200 mila utenze di media tensione su tutto il territorio regionale, calcolate pari a circa 500 mila cittadini non serviti dalla energia elettrica. La mancanza di energia elettrica per diverse ore ha determinato il blocco delle centrali di riscaldamento, il blocco della fornitura dell'acqua, oltre che il blackout della telefonia fissa e mobile, che riteniamo, però, debba essere imputato solo in parte al blackout energetico. Riteniamo che, invece, anche questi servizi siano stati interessati da danni diretti che poi sono stati mascherati, diciamo, dal blackout. Questo, però, ha determinato, soprattutto nelle prime ore, anche una grandissima difficoltà dei sindaci a poter attivare i servizi di protezione civile e quindi, anche di essere più efficaci sul territorio. Solamente un dato: a distanza di cinque giorni erano ancora 7.500 le utenze, solo nel bolognese, a non essere servite dall'energia elettrica e, 500 solamente nel comune della Valsamoggia e 20 mila su tutto il territorio regionale.
  I sindaci colpiti dal blackout elettrico hanno denunciato con forza, soprattutto, l'impossibilità di entrare in contatto con Enel, con l'ente gestore, nelle prime 24 ore dell'emergenza, al fine di segnalare i guasti registrati sul territorio, condividere gli eventuali interventi prioritari, avere informazioni circa la consistenza del danno e degli eventuali tempi di ripristino, per meglio gestire il rapporto con i cittadini interessati dal disservizio e, anche, predisporre gli eventuali interventi di sostegno alla popolazione. I call center di Enel non hanno funzionato né verso le amministrazioni ed i sindaci, che hanno dovuto fronteggiare, senza informazioni, le numerose richieste e chiamate di famiglie, imprese ed attività commerciali, né hanno funzionato direttamente verso i cittadini/utenti/consumatori che sono rimasti in attesa del ripristino del collegamento elettrico per diversi giorni, pensando che si trattasse di poche ore, senza potersi organizzare per ridurre i disagi ed i danni per la propria famiglia e per le proprie attività economiche. Ricordiamo, ad esempio, che, in tutto il territorio del bolognese – Bologna, Modena, Parma, Reggio Emilia – sono attivi diversi allevamenti di bestiame che sono, anch'essi, stati coinvolti dal blackout con danni anche alla gestione degli animali da parte delle aziende esistenti.
  Altro problema che vogliamo e che abbiamo voluto segnalare con questa interpellanza è la scelta di società Autostrade di chiudere alcuni tratti autostradali in previsione dell'emergenza neve. Vorremmo sottolineare questo: in previsione dell'emergenza neve, non in presenza già di cospicue nevicate sul territorio. Sono state scelte che hanno determinato il blocco della circolazione già a partire dal modenese, creando enormi disagi al traffico, riversatosi al di fuori del percorso autostradale sulle strade provinciali e comunali che già erano sovraccaricate del problema gestione neve sul territorio.
  Il cosiddetto «protocollo neve», è un protocollo, sì, di rilevanza regionale, però definisce delle linee guida di comportamento che vede società Autostrade in maniera unilaterale decidere i codici rosso, nero e giallo rispetto alle emergenze in autostrada. E se in passato le autostrade, così come i servizi ferroviari, erano l'elemento di sfogo in caso di disagio sul territorio legato alla neve, oggi sono i primi elementi che vanno in tilt e che riversano, invece, sulle gestione comunale e territoriale anche le emergenze di mobilità della popolazione.
  Nello specifico, società Autostrade ha iniziato a bloccare il traffico pesante, per disincentivare l'ingresso in autostrada nel tratto appenninico, già a partire dall'alba del 5 febbraio, mentre le nevicate sono iniziate solo nel pomeriggio del 5 febbraio, mettendo in grande difficoltà i comuni a ridosso del tratto appenninico, in particolare i comuni di Casalecchio di Reno e Sasso Marconi.
  Sappiamo che il Ministro, già nelle prime ore, aveva dichiarato l'intenzione di chiedere di vigilare sul comportamento di società Autostrade, quindi di chiedere un riscontro rispetto alle scelte effettuate e ai disagi arrecati.
  In particolare, chiediamo, quindi, di avere conto eventualmente di queste verifiche che il Governo ha fatto nei confronti del concessionario Autostrade e se non si ritenga, inoltre, qualora non sia stato già accertato, di conoscere, con la massima urgenza, le cause dell'interruzione prolungata dell'erogazione dell'energia elettrica e del servizio idrico da parte dei soggetti gestori (rispettivamente, Terna ed Enel per quanto riguarda l'alta e media tensione energetica, Hera e Iren per quanto riguarda i gestori locali del servizio idrico); e, soprattutto, la causa dell'assenza totale di informazioni nelle prime 24 ore, non solo rivolte alla popolazione ma anche ai sindaci, che sono i responsabili della protezione civile sul territorio.
  Quindi, si tratta di una grandissima mancanza di responsabilità, che non può trovare risposte esclusivamente nel fatto che 500 mila utenti si siano riversati in poche ore sui centralini e sui call center di Enel. Anzi, voglio ricordare che l'unico punto di contatto telefonico era il numero verde; non è mai stato possibile parlare direttamente con gli operatori di Enel per sapere l'accaduto. Il flusso informativo nei confronti dei sindaci è migliorato solamente nel momento in cui le prefetture, dopo diversi tentativi e difficoltà sono riuscite a chiamare i soggetti gestori ai tavoli di crisi per gestire l'emergenza neve e alluvione sui diversi territori.
  Si chiede, quindi, se non si intenda anche verificare la presenza e l'efficacia del piano per la gestione delle emergenze da parte di Terna ed Enel quali gestori unici della distribuzione, rispettivamente dell'energia di alta e media tensione, ed eventualmente assumere iniziative per ridefinire le eventuali procedure di prevenzione ed intervento laddove queste si siano rivelate inadeguate, al fine di evitare che tali disservizi possano ripresentarsi nel Paese in caso di altre avversità atmosferiche o situazioni emergenziali.
  Chiediamo, inoltre, se non si intenda accertare con la massima urgenza l'effettivo stato di manutenzione e il grado di efficienza strutturale della rete dell'alta e media tensione per la distribuzione dell'energia elettrica nella regione Emilia Romagna, ma anche sicuramente nel territorio nazionale e verificare il livello di tenuta nel territorio nel quale sono ubicati i tralicci e i cavi, includendo, per quanto concerne in particolare le zone montane, la regolare manutenzione e cura anche delle alberature, che sembrano essere tra le principali cause dell'interruzione delle linee elettriche.
  La ringrazio per quanto già oggi ci potrà eventualmente rispondere e per l'attenzione che il Governo avrà nei prossimi giorni nell'analizzare la richiesta di stato di emergenza per calamità naturale inoltrata venerdì 13 febbraio dalla regione Emilia Romagna.
  
PRESIDENTE. Il Viceministro dello sviluppo economico, Claudio De Vincenti, ha facoltà di rispondere.
CLAUDIO DE VINCENTI, Viceministro dello sviluppo economico. Signor Presidente, in premessa voglio sottolineare come il Governo sia pienamente consapevole dei disagi che hanno vissuto le popolazioni delle zone interessate dagli eventi richiamati nell'interpellanza.
  La regione Emilia Romagna nei giorni 5, 6 e 7 febbraio scorso è stata interessata da un eccezionale evento meteorologico, segnalato con allerta meteo dalla Protezione civile in data 5 febbraio. Tale evento eccezionale ha comportato l'interruzione della fornitura di energia elettrica nelle zone appenniniche delle province di Reggio Emilia, Bologna, Modena, Parma, nella costa adriatica (Ravenna, Forlì, Cesena), con particolari criticità riscontrate nel reggiano e nel bolognese, a ridosso dell'Appennino tosco-emiliano.
  Il Ministero dello sviluppo economico, preso atto di tali criticità, ha immediatamente richiesto alle società concessionarie della trasmissione e della distribuzione elettrica, presenti sul territorio, un'informativa dettagliata di quanto successo e delle azioni messe in campo dalle stesse concessionarie al fine di superare tale crisi.
  Da quanto comunicato dalle stesse concessionarie, risulta che il fenomeno di interruzione di fornitura di energia elettrica di tale gravità sul territorio regionale si è verificato per la compresenza di diversi fattori. L'eccezionale evento meteorologico ha comportato, infatti, la caduta di una particolare tipologia di neve, la cosiddetta «neve bagnata», estremamente umida e con rapide inversioni termiche al suolo, che è stata causa del notevole appesantimento degli alberi, anche situati oltre la fascia di rispetto degli elettrodotti, poi caduti, anche a bassa quota, sulle linee elettriche. A ciò si sarebbe aggiunta la formazione di ghiaccio intorno ai conduttori, con uno spessore fino a 15 centimetri contro i 12 millimetri ritenuti regolari; in tal modo i conduttori sono stati sottoposti ad un eccezionale sovraccarico, che ha comportato il loro congelamento.
  Per quanto riguarda i disservizi riferibili al gestore del sistema elettrico nazionale Terna Spa, le attività di ripristino delle forniture di energia elettrica sono andate a rilento a causa della chiusura della rete viaria (A1, A13, A14, E45, strade statali e provinciali), e della impossibilità di far decollare elicotteri – date le condizioni meteorologiche – per raggiungere le situazioni di maggiore criticità, cui si sono aggiunte difficoltà nei sistemi di telecomunicazione.
  Tuttavia, in previsione dell'ondata di maltempo, Terna aveva predisposto un piano di emergenza, che si è dispiegato in tre aree critiche: l'area reggiano-modenese, l'Appennino bolognese, la Romagna. La ripresa del servizio elettrico è avvenuta entro 6 ore in Romagna e nel reggiano-modenese, mentre nell'Appennino bolognese sono occorse circa 13 ore per tornare alla normalità, con l'eccezione dell'area del Brasimone, che ha richiesto uno sforzo ulteriore. Sto parlando delle linee di responsabilità della società Terna.
  Per quanto riguarda le iniziative che il gestore intende porre in essere per evitare che in futuro possano ripresentarsi tali disservizi, Terna sta procedendo alla sperimentazione, su alcune linee elettriche dell'alta tensione in zona dolomitica, sia di una nuova tecnologia atta a ridurre lo spessore dei manicotti di ghiaccio, sia di un sistema per scuotere i cavi al fine di scrollare gli accumuli. Tale sperimentazione potrebbe essere estesa su tutto il territorio appenninico.
  La società distributrice di energia elettrica Enel distribuzione Spa, in seguito all'allerta meteo della Protezione civile, riferisce di aver proceduto ad attivare il proprio piano di emergenza, rinforzando il personale reperibile e pre-allertando le imprese appaltatrici. Il disservizio ha avuto inizio alle prime ore del mattino del 6 febbraio ed è andato peggiorando durante la giornata, con un picco massimo – ricordato anche nell'interpellanza – di oltre 200 mila clienti disalimentati, su circa 2,5 milioni. Sono stati registrati 16 guasti in cabine dell'alta tensione e guasti a 415 linee di media tensione.
  La società si è mobilitata con le risorse operative interne e dirottando in Emilia anche task force provenienti da altre aree territoriali per oltre 850 persone, a cui si sono aggiunte 300 persone delle imprese appaltatrici. Sono stati gestiti in sicurezza oltre 600 cantieri per la riparazione dei guasti in uno scenario operativo reso particolarmente complicato, come ricordavo prima, dalla difficoltà di circolazione su strade ed autostrade, perdurato per diversi giorni non solo nelle aree interne e montane.
  Dalla giornata di venerdì fino alla piena normalizzazione del martedì successivo sono stati compiuti 1.396 interventi per il ripristino della fornitura di energia, pari al 20 per cento degli interventi medi annui. Sono stati inoltre installati oltre 70 gruppi elettrogeni per la ripresa del servizio nelle situazioni più critiche. Rispetto al numero dei clienti disalimentati, già nelle prime sei ore del venerdì oltre 100 mila erano stati rialimentati.
  Alla fine della giornata di sabato 7 febbraio il numero dei clienti disalimentati è sceso a circa 20 mila, principalmente localizzati nel reggiano e nell'alto bolognese. Domenica 8 febbraio erano ancora privi del servizio circa 7.500 clienti, mentre la completa normalizzazione si è compiuta martedì 10 febbraio.
  Per quanto riguarda le comunicazioni con i clienti e con le amministrazioni locali interessate dall'evento eccezionale, Enel ha segnalato che il servizio guasti ha ricevuto circa 700 mila telefonate. Per i rapporti con i sindaci, si è confermato che i numeri sensibili dell'Enel sono stati a disposizione dei centri operativi della Protezione civile e delle prefetture. In tale situazione di emergenza la società ha avuto più di mille contatti con comuni, registrando anche oltre 1.200 chiamate in due giorni ai numeri sensibili messi a disposizione delle unità di crisi, oltre a un consistente flusso di e-mail.
  Per quanto riguarda le iniziative che Enel intende porre in essere per evitare che in futuro possano ripresentarsi tali disservizi, la stessa segnala che anche Enel, come il gestore Terna, sta studiando nuove soluzioni tecnologiche contro la formazione di ghiaccio sui cavi e le modalità per migliorare il piano di emergenza.
  In riferimento alla rete di competenza della società distributrice di energia elettrica Hera Spa, che gestisce l'erogazione in parte delle province di Bologna e Modena per 200 mila clienti, il numero dei clienti disalimentati, alle ore 21 di venerdì 6 febbraio, risultava di 6.800 nell'area modenese, ma già alle 5 di sabato mattina il numero era più che dimezzato, con meno di 2 mila clienti ancora sprovvisti di energia elettrica. Domenica mattina è stata compiuta l'ultima riparazione.
  Per la società distributrice di energia elettrica Iren energia Spa, su 135 mila utenze elettriche, 23.500 sono state interessate da disservizi. Il piano di emergenza e il rafforzamento delle strutture operative ha fatto sì che, alle 7 del mattino del venerdì, al 90 per cento dei clienti fosse garantita l'erogazione del servizio. Entro il venerdì sera 450 utenze sono state riallacciate e solo 30 utenze sono rimaste non servite fino al mattino della domenica.
  Il Ministero dello sviluppo economico ritiene che le società concessionarie debbano impegnarsi nel rafforzamento della prevenzione nonché nell'implementazione di tutte le misure per migliorare i piani di gestione delle emergenze, anche attraverso attività di coordinamento tra le strutture territoriali di intervento, i comuni, le prefetture e la Protezione civile e di comunicazione verso gli utenti, prevedendo adeguati piani di investimento. A questo riguardo, il Mise ha avviato un confronto con le società concessionarie per la predisposizione dei piani necessari.
  Voglio evidenziare anche che le società interessate saranno tenute a effettuare i rimborsi automatici per l'interruzione prolungata del servizio, in linea con quanto previsto dalle delibere dell'Autorità per l'energia elettrica, il gas e il sistema idrico.
  Infine, sul primo quesito rappresentato con l'atto in questione, il Ministero delle infrastrutture ha comunicato che il codice della strada prevede che per le strade in concessione – come l'A1, naturalmente – i poteri ed i compiti dell'ente proprietario della strada previsti dal presente codice sono esercitati dal concessionario, salvo che sia diversamente stabilito. Tra tali poteri e compiti vi è: manutenzione, gestione e pulizia delle strade, delle loro pertinenze e arredo, nonché delle attrezzature, impianti e servizi; controllo tecnico dell'efficienza delle strade e relative pertinenze. Il concedente provvede a vigilare sull'esatto adempimento del concessionario agli obblighi convenzionali e di legge, effettuando controlli con potere di ispezione, di accesso, di acquisizione della documentazione e delle notizie utili a tale scopo.
  Inoltre, emana direttive concernenti l'erogazione dei servizi da parte del concessionario. Può, infine, irrogare sanzioni in caso di inadempimenti.
  In ordine alla gestione della viabilità invernale, il concedente emana annualmente, nel caso specifico in data 26 settembre 2014, una circolare a tutte le società concessionarie contenente le indicazioni minime da tenere in considerazione al fine di una corretta gestione dell'infrastruttura durante tutto il periodo invernale e ai connessi eventi meteorologici avversi.
  Tale circolare prevede, in particolare, la predisposizione da parte delle concessionarie autostradali di appositi piani di gestione delle emergenze invernali che prevedano, tra le altre cose: adeguatezza ed efficienza delle strutture operative e delle attrezzature (ivi compresi strumenti di localizzazione in tempo reale dei mezzi concretamente impiegati, con sistemi GPS o sistemi alternativi) da impiegare per la gestione del traffico invernale ed, in particolare, negli scenari maggiormente critici; tempestività, completezza ed adeguata gestione delle informazioni all'utenza e tempestivo soccorso a mezzi e/o utenti in difficoltà.
  La circolare richiama, altresì, l'esatto adempimento al contenuto del cosiddetto «Piano neve» emanato, anch'esso annualmente, da Viabilità Italia, organismo di coordinamento in capo al Ministero dell'interno – Polizia Stradale.
  In ottemperanza a tali disposizioni ed in base alla propria autonomia gestionale, il concessionario Autostrade per l'Italia Spa ha redatto il proprio «Piano per le operazioni invernali» trasmettendone copia alla struttura di vigilanza del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.
  Lo stato di criticità è attivato dal gestore (nel caso specifico da Autostrade per l'Italia) mediante il proprio personale e con l'ausilio dei propri mezzi tecnologici oltre alle informazioni acquisite da organi istituzionali preposti.
  La decretazione del codice è adottata dallo stesso gestore e ne comporta l'immediata comunicazione ai comitati operativi viabilità presenti presso le prefetture interessate, al fine di un coordinamento territoriale, l'adozione di misure proprie da parte del gestore e l'attivazione di alcune azioni specifiche, come il fermo dei mezzi pesanti in punti prestabiliti, per evitare che questi giungano nelle zone interessate da neve e ghiaccio.
  A seguito di quanto accaduto nelle giornate del 5 e 6 febbraio scorso lungo l'autostrada A1 da Milano a Firenze e lungo la A14 da Bologna a Cesena, laddove le intense nevicate hanno comportato l'adozione da parte di Autostrade per l'Italia di misure di regolazione di traffico con fermo in carreggiata di mezzi pesanti in fase di codice cosiddetto «giallo e rosso» con l'ausilio della Polizia stradale, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha avviato un procedimento ispettivo secondo quanto previsto dall'atto convenzionale ed ha convocato la concessionaria il giorno 6 febbraio, al fine di acquisire ogni elemento utile alla valutazione degli accadimenti. Ad esito dell'incontro ed a seguito dell'esame della documentazione prodotta dalla società in data 11 febbraio, il Ministero ha sentito nuovamente la stessa il giorno 16 febbraio.
  Al momento sta continuando nell'esame della documentazione focalizzando principalmente l'attenzione sulle operazioni di trattamento del piano viabile preventive rispetto all'evento nevoso e alla conseguente decretazione dei codici.
  Si prevedono tempi ristretti per la conclusione della procedura.
PRESIDENTE. Il deputato Arlotti ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla interpellanza Fabbri n. 2-00838, di cui è cofirmatario, per dieci minuti.
  
TIZIANO ARLOTTI. Grazie Presidente, grazie anche al Viceministro De Vincenti che ha risposto in modo puntuale. Credo che l'evento che si è verificato sia di carattere straordinario, ma è un evento che ha toccato ben il 10 per cento delle utenze di tutta la regione Emilia Romagna ed ha messo veramente in seria difficoltà le popolazioni, le attività produttive e tutto il sistema e il reticolo collegato alla mobilità.
  Questo è il primo elemento che voglio evidenziare: il 5 febbraio parte il pre-allertamento e noi ci troviamo a chiudere questo percorso il 10: sei giorni sono tanti. E ci troviamo a chiudere questo percorso sapendo che ci sono molti nodi che vanno sciolti. Anzi, da parte nostra, ci sarà anche il sollecito a svolgere delle audizioni con gli affidatari di questi servizi nelle competenti Commissioni, proprio per trarre quantomeno da questa esperienza elementi utili anche per migliorare i contratti di servizio e per essere più tempestivi.
  Infatti, ci troviamo con situazioni in cui la cosa più semplice, che in molti casi viene in mente, è quella di chiudere l'autostrada, è quella di non avere dei parcheggi d'attestazione adeguati, in particolar modo. Quindi, in situazioni come queste bisogna che ci sia un'attenzione particolare.
  Ci troviamo Terna, che è il soggetto che porta la media-alta tensione, che addirittura dice: «Adesso stiamo studiando dei sistemi per evitare che laddove si creano anche delle formazioni di gelo superiori ai 12 centimetri riusciamo a mitigare questo fenomeno». Mi sembra di affrontare la discussione come quando si affrontava per la prima volta l'argomento sugli scambi dei binari dei treni e sappiamo che in molti casi ci troviamo in condizioni estreme. Così come non possono dire che il varco che viene lasciato è adeguato, nel momento in cui gli alberi cadono e rompono i fili. Vuol dire che quella fascia di rispetto non è adeguata e va rivista in relazione a quelle che sono le necessità di salvaguardia del servizio stesso.
   Ci troviamo anche ENEL che dice: «Rimborseremo i danni rispetto a quello che è l'attuale contratto», ma ci troviamo di fronte anche ad un sistema di informazione di centralini che non hanno adeguatamente dato risposta, che non hanno potuto consentire la comunicazione anche alle stesse amministrazioni comunali. Si parlava di invio di posta, ma non andava neppure la banda larga e in molte situazioni non c'erano neppure le condizioni per scambiarsi le e-mail.
  Quindi, si tratta di una situazione in cui, credo, ci sia la necessità di fare ulteriori approfondimenti, proprio per capire fino in fondo quali siano state le responsabilità. Quindi, occorre andare incontro a chi ha subito dei danni e, dall'altra parte, capire anche quali possano essere i margini di miglioramento, visto e considerato che, purtroppo, questa non sarà né la prima né l'ultima emergenza che si presenterà, perché sono arrivate 700 mila chiamate. Ricordo che siamo anche in zone collinari, in zone dove abitano anche molte persone anziane che, quindi, hanno subito un disagio straordinario, oltre a quello che hanno subito tutte quelle popolazioni.
  Io voglio cogliere anche questa interpellanza urgente per svolgere un ulteriore ragionamento. Noi abbiamo inserito, in ordine alle fasi emergenziali di questo Paese, due provvedimenti di legge importanti: il primo è il decreto-legge n. 93 del 2013 e, poi, la successiva legge n. 119 del 2013, con la quale abbiamo riconosciuto per la prima volta in caso di calamità, in caso di danni, il riconoscimento di interventi per quanto riguarda sia i danni pubblici sia quelli dei privati. Ad oggi, da quella data noi abbiamo avuto in tutta Italia 30 eventi calamitosi. Abbiamo istituito un Fondo per le emergenze, con una dotazione di 200 milioni di euro, e ad oggi ci sono richieste per oltre 360 milioni di euro e, fra le altre cose, la prima emergenza, quella che è in testa, riguarda proprio l'Emilia-Romagna.
  Ora, io credo che la regione sia intervenuta subito, stanziando 5 milioni di euro. Ha richiesto lo stato di emergenza per l'evento calamitoso. Lo ha richiesto, quindi, e si sta attivando con una serie di interventi direttamente, perché non va dimenticato che noi dobbiamo innanzitutto partire dal presupposto che questa è stata una tempesta quasi perfetta, perché è partita dal mare, è partita dalla neve, è partita da un insieme di eventi che hanno fatto sì che ci fossero, nella fascia di pianura e nella fascia di costa, addirittura onde di 4 o di 4,5 metri e ci fosse, nello stesso tempo, anche l'interruzione dell'energia elettrica, che ha messo in crisi il sistema idraulico perché gli impianti di sollevamento in molti casi non funzionavano.
  Quindi credo che, anche da questo punto di vista, in termini di rispetto anche dei contratti, come dicevo prima, ci sarà da approfondire molto per venirne a capo e per trovare delle soluzioni per il futuro. L'altra cosa: la regione ha fatto anche la richiesta, sempre il 13 febbraio, al MEF per sospendere o differire, ai sensi dell'articolo 9, comma 2, della legge n. 212 del 2000, i termini per gli obblighi tributari dei contribuenti interessati dagli eventi calamitosi. Va detto che, in questo caso, noi ad oggi abbiamo tutta la fascia della spiaggia che è stata completamente devastata. Abbiamo gli operatori che, nell'arco di qualche mese, devono aprire le attività. Ci sono stati bagni che sono stati completamente distrutti, altri danneggiati gravemente, e c’è la necessità di avere risposte nel momento in cui dovrà essere attivata anche la soprintendenza per i pareri per il ripristino e per portare quelle attività ad essere produttive, ad essere attive, nel giro di due-tre mesi al massimo. Siamo a febbraio, quindi, quando saremo dopo Pasqua, già partiranno le necessità che ci sono per queste attività.
  Credo, dall'altra parte, però, che vada fatto un ragionamento: un elemento è quello dell'emergenza, un elemento è quello della seconda fase. Ora, io credo che, per quanto riguarda, ad esempio, le nostre coste, noi sappiamo che ogni anno 75 mila metri quadrati scompaiono; c’è un'erosione che è data dalle situazioni meteo-climatiche, dai cambiamenti che ci sono stati anche nelle correnti marine, che hanno portato a questo. Nell'Emilia Romagna addirittura un quarto su un totale di tutto quanto c’è a livello nazionale. Quindi, abbiamo la necessità di avere risposte, mettendo in atto degli interventi che sono strutturali. Devono diventare ordinari i sistemi di rifacimento e i sistemi di mitigazione, che non possono essere quelli che tradizionalmente abbiamo conosciuto. Dall'altra parte, noi abbiamo bisogno anche di intervenire molto sul versante della manutenzione, a partire da quella ordinaria. In molti casi, il sistema di scolo dei fossi, dei fiumi, dei rii, non ha dato risposte rispetto a quella che era la mitigazione, perché in molti casi c’è poca manutenzione, c’è incuria anche da parte dei cittadini stessi, ma soprattutto non viene valorizzato fino in fondo il ruolo e la funzione che hanno le attività agricole e gli agricoltori proprio per tutto il tema della salvaguardia idrogeologica del nostro territorio.
  Io credo che questi siano gli elementi ulteriori su cui lavorare. Quindi, facciamo tesoro, purtroppo, di questa esperienza sia per migliorare anche i nostri sistemi di responsabilizzazione da parte di tutti i soggetti, soprattutto di coloro che hanno le concessioni, sia, dall'altro, per attivare immediatamente le risorse e gli interventi di emergenza, ma soprattutto per mettere mano anche al secondo livello, come dicevo, che è quello di rendere costanti le risorse, perché ci sia, quanto meno, un adeguato intervento, che possa prevenire o, comunque sia, mitigare gli effetti anche di elementi e di situazioni estreme come quelle che abbiamo conosciuto.