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venerdì 3 aprile 2026

Frane in collina, proseguono gli interventi per la messa in sicurezza

 


Proseguono senza sosta i lavori nelle aree collinari colpite dalle frane degli anni scorsi. Gli interventi,  portati avanti con determinazione dai privati anche utilizzando i ristori messi a disposizione dal Governo, hanno l’obiettivo di mettere in sicurezza i versanti più fragili e di alleggerire i terreni dai carichi che ne compromettono la stabilità, aggravati dagli eventi alluvionali che hanno segnato il territorio.

Le operazioni in corso mirano a restituire equilibrio ambientale a zone profondamente segnate, intervenendo sulle ferite aperte dalle frane già avvenute e prevenendo nuovi dissesti. Tecnici e operatori stanno lavorando per consolidare i pendii e ridurre il rischio idrogeologico, in un contesto che richiede attenzione costante.

La preoccupazione resta alta anche in vista delle piogge primaverili. Come ricorda il detto popolare, “ad aprile ogni giorno un barile”, a sottolineare la frequenza e l’intensità delle precipitazioni in questo periodo. Proprio per questo, gli interventi puntano non solo alla riparazione dei danni passati, ma anche alla prevenzione di ulteriori criticità.

L’obiettivo è chiaro: proteggere il territorio e le comunità locali, restituendo sicurezza e stabilità a un paesaggio messo a dura prova negli ultimi anni.


Bologna, ordinanza su presenza del lupo: obblighi e divieti nelle aree collinari fino a fine 2026

 Misure per la sicurezza pubblica e la tutela dell’animale dopo recenti avvistamenti, in particolare nell’area del Parco di Villa Ghigi.

 


A seguito di diverse segnalazioni di avvistamento di un lupo nelle aree collinari di Bologna, soprattutto nei pressi del Parco di Villa Ghigi, il Comune ha emanato una nuova ordinanza contingibile e urgente per disciplinare i comportamenti dei cittadini e prevenire situazioni di rischio.

Sebbene il lupo sia generalmente una specie schiva, alcuni episodi recenti evidenziano una minore diffidenza, in particolare in presenza di cani. La frequentazione intensa delle aree verdi collinari da parte di persone e animali domestici rende necessario introdurre regole più stringenti, sia per la sicurezza pubblica sia per salvaguardare il comportamento naturale dell’animale.

L’ordinanza vieta espressamente:

  • qualsiasi comportamento che possa attirare lupi o altra fauna selvatica in ambito urbano;
  • il deposito incontrollato di alimenti o scarti organici;
  • l’abbandono di rifiuti fuori dagli appositi contenitori.

Tra le principali disposizioni:

  • cani sempre al guinzaglio nelle aree aperte e divieto di lasciarli liberi o incustoditi;
  • divieto di somministrare cibo agli animali domestici all’aperto o in luoghi non protetti;
  • per le colonie feline, obbligo di sorvegliare l’alimentazione e rimuovere il cibo non consumato. In caso di avvistamento:
  • non avvicinarsi al lupo o ad altri animali selvatici;
  • non alimentarli;
  • segnalare tempestivamente alle autorità competenti (Carabinieri Forestali – 112; Polizia Locale metropolitana).

Il Comune invita inoltre a prestare particolare attenzione nelle ore serali e notturne.

L’ordinanza mira a:

  • prevenire rischi per persone e animali domestici;
  • evitare che il lupo sviluppi eccessiva confidenza con l’uomo;
  • impedire l’accesso a fonti alimentari di origine antropica, che potrebbero alterarne comportamento e salute.

Il provvedimento si estende a tutta l’area collinare, considerando che i lupi possono percorrere anche decine di chilometri al giorno.

L’ordinanza:

  • è immediatamente efficace e valida fino al 31 dicembre 2026 (salvo proroghe);
  • prevede sanzioni amministrative da 25 a 500 euro in caso di violazione;
  • non esclude l’applicazione dell’art. 650 del Codice Penale nei casi più gravi.

Resta in ogni caso permanente il divieto di alimentare la fauna selvatica.

 

venerdì 22 maggio 2020

Sostenere l’agricoltura in collina non solo in montagna

Il consigliere Tagliaferri (Fdi) invita a non trascurare le aree agricole a bassa altura e a prevedere anche per queste aree un bando

La Regione si impegni a sostenere l’agricoltura non solo in montagna, ma anche in collina per evitare di lasciare scoperta una parte molto importante del territorio regionale. A chiederlo, in un’interrogazione, è Giancarlo Tagliaferri (Fdi), che ricorda come “dopo il bando per le aree montane finanziato per il 2020 con fondi europei per un ammontare di circa 14milioni, non si possa trascurare la collina, dato che le imprese agricole di questa fascia territoriale hanno bisogno di urgente iniezione di liquidità: si tratta dell’erogazione annuale di indennità a favore degli agricoltori calibrata sugli ettari di superficie agricola al fine di compensare i costi aggiuntivi e il mancato guadagno dovuti ai vincoli cui è soggetta la produzione agricola nelle zone collinari svantaggiate”.
Da qui l’atto ispettivo di Tagliaferri per sapere se l’esecutivo regionale “intenda intervenire per colmare la lacuna e chiarire perché la nuova zonizzazione abbia questi ritardi; se intenda sollecitare il governo a provvedere il prima possibile alla nuova classificazione del territorio regionale collinare considerato svantaggiato affinché non sia ulteriormente penalizzato e quanti fondi abbia intenzione di stanziare per le aziende delle aree collinari svantaggiate”.

(Luca Molinari)

lunedì 10 giugno 2019

Sasso Marconi. In collina si asfalta

A Sasso Marconi sono in programma nei prossimi giorni lavori di asfaltatura in alcune vie della zona collinare compresa tra il capoluogo e le frazioni di Pontecchio e Borgonuovo.

Si tratta di interventi finanziati con i contributi erogati dalla Legge Finanziaria ai "Comuni con popolazione fino a 20.000 abitanti per interventi per la messa in sicurezza di scuole, strade, edifici pubblici e patrimonio comunale", per un importo complessivo di 100.000 Euro.

I lavori interesseranno tratti - di alcune centinaia di metri - delle Vie Moglio, Montechiaro, Iano, Castello e il ponte sul fiume Olivetta in Via Tignano (in località Campolungo).

I lavori inizieranno mercoledì 12 giugno da Via Moglio per poi spostarsi via via nelle altre strade e concludersi in un tempo stimato di cinque giorni lavorativi (condizioni meteo permettendo).

Nei tratti stradali interessati dagli interventi, la circolazione verrà regolamentata a senso unico alternato. Appositi cartelli informativi segnaleranno le modifiche alla viabilità necessarie per consentire lo svolgimento dei lavori. 


Per informazioni, tel. 051-843543 oppure 051-842807

 

domenica 10 febbraio 2019

Il Passante Sud fa insorgere i sindaci della cintura collinare bolognese.


Passante sì... passante no . Passante nord …. passante sud “ E' ormai divenuto un ritornello, che ricalca quello della 'La Terra dei Cachi' di Elio delle Storie Tese, la soluzione del nodo viario di Bologna. 

Sembrava giunto al punto del via l'allargamento in sede con tre corsie per arteria e per senso di marcia dell'attuale tangenziale, quando è stata riportata all'attenzione da un convegno tenutosi a Casalecchio, organizzato dalla Lista Civica, la proposta del passante Sud. La proposta abbandona l'allargamento in sede della tangenziale e prevede in alternativa l'abbraccio viario della città con un nuovo tracciato che attraversa le colline in galleria da Casalecchio a San Lazzaro formando un cerchio con l'attuale tangenziale. I vantaggi sarebbe molteplici, si disse nel convegno, da quelli economici ( i costi sarebbero sensibilmente inferiori rispetto a quelli richiesti per l'allargamento in sede) a quelli ambientali per il contenimento degli inquinamenti, fra cui quello acustico. Inoltre migliorerebbe l'allacciamento della viabilità montana e collinare a quella nazionale, con benefici sensibili per l'economia di questa zona, non secondaria quella turistica. Infine quello di interrare le grandi arterie sarebbe una soluzione già attuata con esiti soddisfacenti nei paesi più avanzati dell'Europa. 

Al convegno seguì una lettera al ministero delle infrastrutture di cinque sindaci non di sinistra dell'Appennino a sostegno alla proposta, ribadita da una seconda a pochi mesi di distanza.

Di pochi giorni fa lo scontro su questo tema dell'assessore regionale Donini con il ministro , con informazioni di ricorsi alla giustizia amministrativa.

Ora, probabilmente perchè l'ipotesi di passante sud sta aumentando i consensi, cinque sindaci PD, hanno affidato a Dire una loro lettera congiunta di decisa critica al passante Sud, ribaltando persino il dato economico: è il passante sud, scrivono, che costa di più e mette a repentaglio equilibri ambientali di parchi e aree protette. Sarebbe poi inefficace per il volume pressochè insignificante di traffico che intercetterebbe. Inoltre non darebbe il servizio desiderato alla collina e alla montagna.

Insomma è un confronto per valutare oggettivamente il futuro viario di Bologna o è uno dei tanti scontri di parte ?


Forse la risposta la può dare solo Elio delle Storie Tese con la sua 'Terra dei Cacchi'....


I cinque sindaci Pd del bolognese che hanno firmato una dichiarazione congiunta per ribadire la propria contrarietà al "Passante sud", sono Massimo Bosso di Casalecchio, Stefano Mazzetti di Sasso Marconi, Gabriele Minghetti di Pianoro, Isabella Conti di San Lazzaro e Luca Lelli di Ozzano. Annunciando anche di essere pronti ad avviare una raccolta firme.

mercoledì 2 gennaio 2019

Parlamento, ascolta il 'grido di dolore' che da tante parti si alza verso di te.

L'intervento in Parlamento dell'onorevole Galeazzo Bignami tocca nel vivo i tanti problemi irrisolti della montagna e della collina. 
Sono i  temi che da anni i residenti denunciano senza ancora avere attenuto risposte adeguate.  Ancora una voce in più si alza per scongiurare il definitivo decadimento di un'area meravigliosa.

Il filmato è disponibile su you tube a questo indirizzo:

https://www.youtube.com/watch?v=ViojKLQ28-g&feature=youtu.be

martedì 20 novembre 2018

E' arrivata la prima neve



L'esercito degli spartineve è entrato all'opera questa notte alle prime ore del giorno per garantire una sufficiente percorribilità delle strade di colline a coloro che giornalmente si recano al lavoro di buon' ora o per portare i figli a scuola. Come annunciato l'inverno si è presentato nella sua forma più classica, quella delle neve, e come un bravo pittore ha passato con il suo pennello l'intera collina imbiancandola. 

La neve è giunta fino a bassa quota: una spruzzata mista ad acqua all'altezza con confluenza del Setta con il Reno a Sasso Marconi che si è presto sciolta. 'Un dito' a Vado e una decina di centimetri a Monzuno, gli esempi che possono dare un quadro della nevicata. Neve fino a 40 centimetri in montagna.
Dalle tre di questa notte, fiocchi sono caduti anche sul tratto autostradale compreso tra Sasso Marconi e lo svincolo.

Pianoro, Loiano, Monghidoro, Monzuno, San Benedetto Val di Sambro, Castiglione dei Pepoli e Sasso Marconi i comuni imbiancati.



mercoledì 14 febbraio 2018

Gelate in arrivo attenzione colline e monti

Da mezzanotte del 14/2 per 24 ore, in calo temperature minime


Da ANSA

Dalla mezzanotte del 14 febbraio e per le 24 ore successive, è attivo il primo livello di allerta ('gialla') per gelate su tutte le zone dell'Emilia-Romagna, particolarmente consistenti in quelle collinari e montane.
    Le condizioni di tempo stabile, determineranno l'abbassamento delle temperature minime - spiega la nota emessa da Arpae - che nelle aree urbane potranno raggiungere valori intorno a -2/-3 gradi fino a -6/-7 gradi nelle pianure extraurbane, con possibilità di gelate in base alle condizioni del suolo. Valori compresi tra -8 e -10 gradi sui rilievi e fascia collinare con formazione di gelate. L'attenuazione dei fenomeni è prevista nelle 48 ore successive.

giovedì 14 dicembre 2017

Ancora Vento e allerta acque in Emilia Romagna

Dalle 24 del 14 dicembre per altre 24 ore, piogge sui crinali

 
Da ANSA
 
Prosegue per altre 24 ore, dalle 24 del 14 dicembre, l'allerta per vento in Emilia-Romagna: riguarda soprattutto le zone collinari e montane (livello giallo), di più elevato valore (livello arancione, di media intensità) nelle zone collinari e montane del Bolognese e della Romagna. Continua nel periodo anche una moderata criticità idrogeologica e idraulica in tutta la regione, pianure comprese, in particolare in quella emiliana centrale (livello arancione).
La nota della Protezione civile regionale prevede ventilazione sostenuta da sud ovest sui settori appenninici nella prima parte della giornata di venerdì 15 dicembre, con precipitazioni moderate sui crinali appenninici centro-occidentali, con cumulate localmente anche di 50-70 mm. che determineranno ulteriori incrementi dei livelli idrometrici sui corsi d'acqua già interessati dall'esaurimento dell'ultimo evento di piena. Nei tratti vallivi dei fiumi Enza e Secchia, nella giornata di venerdì 15, si potranno raggiungere le soglie idrometriche 2.



mercoledì 2 agosto 2017

Prosegue, almeno fino al 4 agosto, l’ondata di caldo a Bologna e nei Comuni limitrofi in pianura e collina.

L'Azienda Usl di Bologna informa:


Prosegue, almeno fino a venerdì 4 agosto, l’ondata di calore in corso con temperature che potrebbero raggiungere i 37 gradi centigradi (fonte www.arpae.it) e possibili disagi per i cittadini residenti a Bologna, Casalecchio di Reno, Castel Maggiore, San Lazzaro di Savena e nei 20 Comuni della pianura (Anzola dell'Emilia, Argelato, Baricella, Bentivoglio, Budrio, Calderara di Reno, Castello d'Argile, Castenaso, Crevalcore, Galliera, Granarolo dell'Emilia, Malalbergo, Minerbio, Molinella, Pieve di Cento, Sala Bolognese, San Giorgio di Piano, San Giovanni in Persiceto, San Pietro in Casale, Sant'Agata Bolognese).
L’ondata coinvolgerà anche i 9 comuni della collina. Nel dettaglio, Loiano, Marzabotto, Monterenzio, Monte San Pietro, Ozzano dell'Emilia, Pianoro, Sasso Marconi, Valsamoggia, Zola Predosa.

Sono stati allertati i pronto soccorso, gli ospedali, le case di cura e le strutture di assistenza per gli anziani, i medici e i pediatri di famiglia, oltre che gli infermieri dell’assistenza domiciliare dell’area metropolitana.
Per gli anziani particolarmente fragili, inoltre, l’Azienda Usl di Bologna promuove, insieme alla Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria, il progetto di sostegno e-Care, che prevede telefonate con frequenza settimanale, eventuali interventi di assistenza a domicilio, attività di socializzazione presso strutture ricreative.
Come affrontare le ondate di calore
Tra le precauzioni per affrontare le ondate di calore è bene ricordare di limitare, per quanto possibile, la permanenza all’aperto nelle ore più calde della giornata (tra le 11 e le 17), di bere molto e spesso, anche quando non si ha sete, evitando alcol e caffeina, bibite gassate o contenenti zuccheri e, in generale, bevande ghiacciate o fredde. E’ bene, inoltre, fare bagni o docce con acqua tiepida per abbassare la temperatura corporea, e utilizzare i climatizzatori regolando la temperatura dell’ambiente con una differenza di non più di 6/7 gradi rispetto a quella esterna. Se si utilizzano ventilatori, infine, evitare di rivolgerli direttamente sul corpo.
Particolare attenzione va prestata nei confronti dei bambini molto piccoli, delle donne in gravidanza, degli anziani con patologie croniche (ad esempio i diabetici che devono assumere insulina o le persone con scompenso cardiaco), di chi ha difficoltà ad orientarsi nel tempo e nello spazio, delle persone non autosufficienti, in condizioni socio economiche disagiate, di chi vive da solo e in appartamenti soggetti a surriscaldamento come i piani alti privi di condizionamento dell’aria, di quanti lavorano all’aperto o in ambienti nei quali c’è produzione di calore.
Numeri utili
Attivo il numero verde gratuito 800 562 110, dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 17,  il sabato dalle 8.30 alle 13, per informazioni sui rischi per la salute e sui comportamenti da adottare in caso di ondata di calore.
Sempre per informazioni, infine, è disponibile anche il numero verde del Servizio Sanitario Regionale 800 033 033, gratuito e attivo tutti i giorni feriali, dalle ore 8,30 alle ore 17,30, il sabato dalle ore 8,30 alle ore 13,30.


mercoledì 27 febbraio 2013

Montagna: sos agricoltura.


Pietro Sabbioni

L’assessore all’ambiente di Sasso Marconi Pier Paolo Lanzarini, in occasione di una discussione consiliare, ha avuto modo di riferire sulle aziende agricole che registrano, nei comuni dell’Appennino, una preoccupante ‘moria’ ed ha elencato i dati:  nel comune di Gaggio Montano, ad esempio, negli ultimi 10 anni il numero delle imprese agricole si è pressoché dimezzato.  
Il dato ha piuttosto sorpreso, anche perché con la crisi dell’industria e dell’artigianato si è parlato di una ripresa del settore agricolo  cui si sarebbero rivolti numerosi giovani.

Abbiamo incontrato il referente del settore lavoro-impresa  della Confederazione Italiana agricoltori di Bologna (CIA) Pietro Sabbini e gli abbiamo chiesto conferma sui dati di chiusura di impresa.

“Purtroppo è così. Ciò è dovuto principalmente all’età elevata degli operatori e  al fatto che sono  purtroppo difficoltosi  il ricambio generazionale e i nuovi inserimenti nel settore. Questo per diversi motivi: il principale è dovuto alle  difficoltà di ricavare redditi soddisfacenti dall’attività agricola specialmente nelle zone montane perché si produce di meno a costi più elevati.  Inoltre il boom industriale degli anni ’70 ha attirato i figli degli agricoltori verso altri settori che assicuravano meno sacrifici e maggiori entrate. Infine è  impossibile iniziare l’attività agricola se non si è in possesso di un consistente capitale iniziale e di un bagaglio operativo specifico del settore che  si acquisisce  solamente con l’esperienza ‘sul campo’. I tempi per apprenderlo sono lunghi”.

Se tutto questo è vero dobbiamo rassegnarci a perdere l’agricoltura di montagna ?

“Il problema è reale ed è più ampio di quello che generalmente si crede. L’agricoltore oltre  all’utilizzo agricolo  dei campi, assicura la salvaguardia, il presidio e la tutela dell’ambiente montano estremamente fragile e che non può essere abbandonato. Per questo motivo diventa indispensabile che il tema dell’abbandono dell’agricoltura in montagna venga preso in seria considerazione da tutto il sistema politico-economico. Se il territorio non può essere fruibile perché abbandonato ne risente il turismo, il commercio e l’intera economia della montagna”.

E’ insistente da parte degli agricoltori la lamentela per l’eccessiva presenza di ungulati e per il carico burocratico scoraggiante. Cosa ne dice?

“Sono pienamente d’accordo. A mio parere occorre trasformare il problema degli ungulati in una opportunità per l’impresa agricola. L’attuale regolamentazione della gestione faunistica venatoria  non va. Deve essere modificata radicalmente. Gli ungulati nobili, specialmente il cervo, sono considerati dai cacciatori i migliori d’Europa e  richiamano molti di loro disposti a compensarne il  valore. Questi introiti sono già una cospicua realtà destinata ad aumentare. Risorsa però non gestita dai montanari e non utilizzata in montagna. Le risorse della montagna debbono essere reinvestite in montagna. La burocrazia poi è un’altra palla al piede che comunque non appesantisce solo l’agricoltura”. 

Sto parlando con un operatore che la diagnosi la conosce molto bene. Avete valutato quale è la cura ?

“Diventa indispensabile valorizzare i prodotti tipici di nicchia: marroni, ciliegie, patate, piccoli frutti di bosco, piccola zootecnia come capre e pecore , con punti organizzativi di trasformazione associata che esalti qualità e salubrità del prodotto montano. Incrementare inoltre la formazione delle filiere che consentano agli operatori locali di essere protagonisti  dalla coltivazione del prodotto base alla commercializzazione,  tramite accordi con il settore commerciale e turistico locali. In questo campo sono un punto d’eccellenza i numerosi agriturismi già presenti.  Si sta concludendo l’iter per la formazione del consorzio ‘carni dell’Appennino bolognese’ tra allevatori e macellai locali che metterà a disposizione dei consumatori la carne di prima qualità che la montagna garantisce. Un esempio da seguire, l’eccellenza rappresentata dalla realtà operativa degli allevatori associati nei caseifici che producono un parmigiano reggiano di grande qualità ma che non ha ancora le distinzione che meriterebbe e che è necessario per distinguerlo dal prodotto di pianura”.

Vuole aggiungere qualcos’altro?

“ Mi preme fare un altro esempio emblematico di ciò che sta succedendo e che si deve superare. C’è in montagna un’altra importante risorsa quella della coltivazione del bosco. Norme oltremodo vincolanti, che potevano avere una ragione 30 anni fa quando si tagliava in modo indiscriminato, oggi si stanno rivelando dannose, poiché impediscono di operare. Faccio un esempio, il castagno dopo 24 anni dall’ultimo taglio, non può più essere rinnovato se non con l’avvio ad alto fusto. Ma tale operazione lo porta diritto all’essicazione e  alla morte. E’ necessario quindi rivedere e consentire di operare al fine di conservare il bosco e raccogliere il suo frutto.

mercoledì 22 agosto 2012

Prosegue anche domani, giovedì 23 agosto e persisterà fino a venerdì 24 agosto, l’ondata di calore a Bologna e nei comuni della pianura, della collina e della montagna.


ASL informa:

Proseguirà anche domani, giovedì 23 agosto, l’ondata di calore in corso, con possibili disagi per i cittadini residenti a Bologna, nell’area della pianura, collina e montagna. 
Secondo le previsioni di Arpa Emilia-Romagna l’ondata persisterà almeno fino a venerdì 24 agosto. 

A disposizione di ogni cittadino il numero verde gratuito 800 562 110, attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per informazioni sui rischi per la salute e sui comportamenti da adottare in caso di ondata di calore. Per gli anziani particolarmente fragili, inoltre, l’Azienda Usl di Bologna promuove, insieme alla Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria, il progetto di sostegno e-Care, che prevede telefonate con frequenza settimanale, eventuali interventi di assistenza a domicilio, attività di socializzazione presso strutture ricreative. 

Per informazioni è disponibile anche il numero verde del Servizio Sanitario Regionale 800 033 033, gratuito e attivo tutti i giorni feriali, dalle ore 8,30 alle ore 17,30, il sabato dalle ore 8,30 alle ore 13,30.

Tra le precauzioni per affrontare le ondate di calore, è bene ricordare di limitare per quanto possibile la permanenza all’aperto nelle ore più calde della giornata (tra le 11 e le 17), di bere molto e spesso, anche quando non si ha sete, evitando alcol e caffeina, bibite gassate o contenenti zuccheri e, in generale, bevande ghiacciate o fredde. Fare bagni o docce con acqua tiepida per abbassare la temperatura corporea, utilizzare climatizzatori regolando la temperatura dell’ambiente con una differenza di non più di 6/7 gradi rispetto a quella esterna. Se si utilizzano ventilatori, infine, evitare di rivolgerli direttamente sul corpo. 

Particolare attenzione va prestata nei confronti dei bambini molto piccoli, degli anziani con patologie croniche (ad esempio i diabetici che devono assumere insulina o le persone con scompenso cardiaco) o che vivono da soli, di chi ha difficoltà ad orientarsi nel tempo e nello spazio, delle persone non autosufficienti, oltre che di quanti lavorano all’aperto o in ambienti nei quali c’è produzione di calore.


lunedì 10 ottobre 2011

Cinghiali: è di nuovo emergenza.


“Siamo costretti a strappare i marroni di bocca ai cinghiali. Ciò che solo poco tempo fa era impensabile è divenuta una realtà. Se tornasse al mondo mio padre crederebbe di aver sbagliato secolo. Qui non si progredisce, non si può progredire”.

E’ l’ultimo sfogo di un agricoltore della media collina bolognese di nome Giacomo che ha negli ultimi anni riportato alla produzione consistenti appezzamenti di castagneto e che puntava sul reddito di questa coltura per ridare economicità al suo impegno imprenditoriale.

La delusione è tanta: “La vespa cinese e la siccità hanno ridotto la produzione in modo più che consistente, probabilmente da noi dell’80-90 per cento e quei due frutti che cadono se li mangiano i cinghiali durante la notte. Al mattino, invece dei marroni troviamo i resti del pasto degli animali”.

E proprio sulla presenza dei cinghiali, ritenuta di nuovo eccessiva, su punta il dito: “Contro la siccità c’è poco da fare, ma i cinghiali sono stati incrementati di numero volutamente e la loro presenza è un flagello per i castagneti. Anche se si recinta con il dissuasore elettrico”, precisa ancora Giacomo. “Non ha effetti perché la forza del branco lo abbatte. Il primo urta il filo, ma gli altri animali dietro lo spingono fino a rompere la recinzione.”

Giacomo poi racconta che negli anni precedenti si era giunti a una presenza di cinghiali finalmente sopportabile. Quest’anno il loro numero è di nuovo lievitato in modo esponenziale fino a far registrare una nuova emergenza.

Giacomo spiega poi che all’origine dell’incremento vi sarebbero probabili immissioni di animali in ambiente libero e la possibilità data ai cacciatori di ‘pasturare’ durante i periodi di chiusura della caccia. Ciò avrebbe procurato ai cinghiali una tale abbondanza di cibo da rendere le femmine sempre pronte a figliare.

Spiega ancora l’agricoltore che gli animali si autoregolano nella riproduzione a seconda della disponibilità di cibo. Quando questa è carente le femmine ‘vanno in calore’ con frequenza bassa. In caso contrario con maggiore frequenza. “Quest’anno le femmine entravano in calore quasi subito dopo aver figliato. Erano sempre incinte”.

Poi conclude amaramente:

“La castanicoltura non ha considerazione, mentre dovrebbe essere valorizzata per la sua importanza sia dal punto di vista ambientale, in quanto mantiene puliti i boschi, le strade e regimentate le acque e sia dal punto di vista culturale in quanto tiene vive tradizioni alimentari salutari che rischiano ora di andare perse. Infine, non ultimo, per una promozione turistica delle bellezze della nostra collina. Ma come sempre, tutti coloro che hanno responsabilità gestionali parlano in un modo e agiscono in un altro”.