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lunedì 29 ottobre 2018

Come difendersi dalle truffe, a Castiglione lo insegnano.



Monica Raffaelli informa che domani, martedì 30 ottobre, alle 21, a Casatiglione dei Pepoli, è in programma un incontro informativo sul tema 'Truffe, come difenderci…' organizzato dall'associazione 'Castiglione 2000' . 

La partecipazione è libera 

 

giovedì 24 agosto 2017

Bologna, è l’estate della «truffa del catalogo»: l’allarme delle associazioni dei consumatori

In poche settimane decine di casi denunciati a Adiconsum e Federconsumatori: contratti per acquisti non voluti. Come avviene e come difendersi

Un lettore ha inviato:


È tornata di moda nell’estate 2017, diventando il tormentone delle ultime settimane per le associazioni dei consumatori che difendono le vittime della «truffa del catalogo». Un «classico», come viene definita dagli esperti nella scoperta dei raggiri, periodicamente impegnati a tirare fuori dai guai chi inconsapevolmente si ritrova a sottoscrivere contratti per acquisti non voluti, a volte per cifre molto alte, anche fino a 10.000 euro.

L’ALLARME - Federconsumatori e Adiconsum parlano di un centinaio di casi aperti in regione in poche settimane, una trentina quelli in provincia di Bologna, a causa della truffa ideata da venditori porta a porta legati a società «scatole cinesi», in continua trasformazione con nuovi nomi e nuove ragioni sociali, rendendo più complicato risalire ai responsabili delle vendite scorrette. Ma di cosa si tratta? E a cosa bisogna stare attenti? Partiamo da una premessa, diventata ormai un allarme sociale: a cadere nella rete sono perlopiù anziani soli, spesso vittime anche di furti in casa e altri generi di truffe. «Questo fa pensare che ci sia una premeditazione, chiamiamola uno studio delle vittime — commenta Maurizio Gentilini, presidente di Federconsumatori Bologna —. C’è da dire che ogni tanto ci casca anche qualche giovane. La truffa del catalogo non è una novità assoluta, ma si ripresenta spesso, e ultimamente si stanno registrando molti casi».

LA TRUFFA - Il raggiro messo a punto è abbastanza semplice e dimostra anche uno studio meticoloso delle norme per riuscire a farla franca. I venditori si presentano alla porta delle vittime consegnando un catalogo di prodotti per la casa: piccoli elettrodomestici, accessori, stoviglie e oggetti vari. «Le lascio il catalogo così potrà consultarlo e decidere se acquistare qualcosa» è l’esca con la quale si attirano le persone inconsapevoli della truffa. Immediatamente viene però anche presentato un foglio da firmare, spacciato per un modello per la privacy o come «certificato» per la consegna del catalogo. «Ma in realtà si tratta di contratti veri e propri, con i quali si impegnano i clienti a fare una serie di acquisti in un determinato periodo di tempo — spiega Gentilini —. Le somme variano molto, si va da piccole cifre fino a numeri ben più alti, ci sono capitati anche casi da 10.000 euro». Il meccanismo dei truffatori è raffinato e prevede successivamente un periodo di silenzio: lo scopo è far passare i 14 giorni di tempo entro i quali è possibile esercitare il diritto di recesso dal contratto. «Infatti capita che un mese dopo dalla firma arrivi alla vittima una telefonata, oppure c’è una seconda visita a casa del venditore, attraverso le quali viene intimato di procedere all’acquisto per rispettare l’accordo sottoscritto, ed è così che molti scoprono di aver firmato quel contratto», sottolinea Gentilini.

COSA FARE - In alcuni casi si riesce a intervenire entro i 14 giorni perché le vittime anziane parlano con i figli della visita ricevuta a casa e c’è un intervento immediato per bloccare tutto. Altri invece si rivolgono alle associazioni dei consumatori. «Passati i 14 giorni la faccenda si c0mplica, soprattutto se nel frattempo è stata versata una quota di denaro come caparra con la promessa di uscire dal circuito con un unico acquisto — osserva Patrizia Barletta di Adiconsum —. Spesso nei contratti pluriennali sono perfino inseriti dei finanziamenti accessori». Per Adiconsum l’allarme è diventato tale da dover intervenire qualche settimana fa con una nota ufficiale, mettendo in guardia da questo tipo di trappole commerciali. «Abbiamo già segnalato queste pratiche all’Autorità garante della concorrenza e del mercato, consigliamo di prestare la massima attenzione ai documenti per i quali è richiesta la firma, specie quando sono su carta copiativa — scrive Adiconsum —. Suggeriamo di non effettuare acquisti e, soprattutto, non consegnare alcuna somma di denaro. Finora siamo riusciti ad annullare molti di quei contratti». Consigli ai quali si unisce anche Gentilini: «Ricordo inoltre che può capitare di sbagliare e di essere un po’ distratti, non c’è nessun bisogno di vergognarsi, l’importante è agire in fretta perché sui contratti possiamo intervenire. Purtroppo però è complicato denunciare penalmente i responsabili, i cambi di società rendono molto difficile rintracciare i veri responsabili e in più una firma su quei fogli è stata comunque messa».

martedì 3 marzo 2015

Monzuno. Il prossimo 6 marzo Federconsumatori e PD organizzano un incontro pubblico sul tema ‘Rimborsi dopo il black-out?’



Ci saranno anche l’onorevole Marilena Fabbri ( nella foto ) e il sindaco  di Monzuno Marco Mastacchi all’incontro organizzato al Centro sociale di Vado alle 20.30, per affrontare il tema dei risarcimenti  dopo i gravi disagi seguiti alla nevicata del 5 e 6 febbraio scorsi.  


mercoledì 25 febbraio 2015

Sasso Marconi. il 'nodo danni' sta arrivando al pettine.



Sono ancora in molti a soffrire per il black out del 6 febbraio scorso. In particolare coloro che abitano in collina nelle zone periferiche dei centri frazionari. Il dato è emerso  nell’incontro che si è tenuto questa sera, mercoledì 25 febbraio, al teatro comunale di Sasso Marconi al fine di individuare l’azione più adeguata per richiedere i risarcimenti dei danni e dei disagi subiti per la lunga mancanza di energia elettrica.
Dall’incontro è emerso che sarà una azione di tutela collettiva a essere messa in campo.
I tecnici e gli esperti di Federconsumatori  hanno  spiegato che sono tre i tipi di risarcimento possibile: quello di Enel in bolletta che può arrivare fino a 300 euro per utenza domiciliare, 2000 per esercizio commerciale e 6000 per attività artigianali industriali. Questa quota  l’ente erogatore di energia elettrica non la sostiene in proprio ma la preleva da un fondo istituito ad hoc per questi casi e alimentato dai singoli utenti con quota parte della bolletta . A questa quota, ritenuta insufficiente per risarcire i danni,   si può aggiungere un secondo rimborso quantificato da un’azione di conciliazione già in corso. Per chi poi ha subito disagi e danni di tipo straordinario si può aprire una vertenza con Enel per ottenere il completo rimborso.
I relatori hanno  fatto l’esempio di una riattivazione erroneamente fatta a 380 volts anziché 220, che ha provocato danni irreversibili agli impianti raggiunti dalla corrente.  
Una sassase ha portato a esempio il suo caso:  essendo lei impegnata in un telelavoro che svolge da casa, la mancanza di energia l’ha costretta per due settimane a recarsi  nella sede dell’azienda per cui lavora con notevole danno economico e di tempo.
Già domani pomeriggio, giovedì 26 febbraio,  i tecnici saranno a Zola Predosa per raccogliere le istanze dei singoli danneggiati e, se ritenuto necessario e utile, verranno a Sasso Marconi per un incontro diretto con i danneggiati.
Il confronto organizzativo proposto  dal Comune di Sasso Marconi, ha avuto fra i relatori  il sindaco Stefano Mazzetti che ha fatto notare come non sia pensabile  ritrovarsi in una tale situazione in futuro,  per cui la mobilitazione generale è utile a costringere i gestori dei servizi pubblici a garantire una continuità efficace dell’erogazione  anche in casi estremi come quello della nevicata del 6 febbraio, e anche se tale da non essere prevedibile.

sabato 20 settembre 2014

I Comitati acqua bene comune dell’Emilia Romagna bocciano l’istituzione del ‘Fondo fughe acqua di HERA’ e lo liquidano come ‘truffa’.





I  Comitati Acqua Bene Comune scrivono:


Hera ha istituito un Fondo fughe acqua allo scopo di coprire una parte dei costi  per la rottura nella parte di impianto a valle del contatore di HERA, quella parte  cioè a carico dell’utente. Il fondo è costituito dal contributo di 15 euro che ogni utente, ogni anno si troverà in bolletta e rimborserà fino a 10.000 euro per i volumi di acqua persa che eccedono dell'80% i consumi normali.

Il fondo è volontario, ma realizzato col meccanismo del silenzio/assenso: l’utente si trova la proposta allegata alla bolletta e per non aderire al contratto in questione deve mettere per iscritto il proprio rifiuto. In caso contrario l'addebito è automatico.

Varie sono le eccezioni di Federconsumatori e dei Comitati, soprattutto riferite al meccanismo ‘silenzio- assenso’, poiché pare contare più sulla distrazione e sull’impegno che richiede ‘il dissenso’  che su una reale partecipazione e volontà di adesione alla proposta.

Nel volantino distribuito dai Comitati  si legge:

Federconsumatori ha giustamente contestato questa misura per una serie di motivi:
1. è stata predisposta senza un meccanismo partecipativo e con un meccanismo di silenzio/assenso
2. è eccessivamente oneroso per l'utenza
3. contiene una franchigia per il rimborso troppo alta (80%)
4. il limite di rimborso di 10.000€ è troppo basso
5. dovrebbero esserci norme più stringenti ed omogenee sul territorio nazionale
6. gli utenti potranno servirsi di un Fondo fughe che pagheranno molto salato ed Hera a quanto è dato sapere godrà di risorse a interessi zero, pari a circa 15 ml €.

A queste giuste obiezioni, come Comitati Acqua Bene Comune dell'Emilia Romagna, aggiungiamo alcune considerazioni che ci portano a dire che il fondo e le sue modalità di attuazione sono illegittime.
1. la carta dei servizi (vedi il contenuto specifico sotto) approvata da ATO5 (oggi ATERSIR) prevede che rispetto al problema delle fughe d'acqua occulte presso l'utente HERA intervenga preventivamente con sistemi di lettura automatizzati al fine di poter repentinamente individuare eventuali perdite segnalando all'utente un possibile guasto. Questo impegno è stato onorato? ATERSIR ha potuto valutare proposte di HERA di questo tipo?
Da almeno 10 anni esistono tecnologie realizzabili di questo tipo che HERA ha addirittura sperimentato a Forlì 10 anni fa, ma che non ha mai applicato su larga scala, per non fare gli investimenti necessari e perché il vantaggio sarebbe stato solo per gli utenti e non per i profitti aziendali. Questa sarebbe la soluzione del problema ed un investimento importante per avere più lavoro e una rete intelligente a vantaggio degli utenti.

2. La Carta dei servizi parla di strumento assicurativo, e se le parole hanno un senso, il fondo fughe non lo è, essendo in realtà un fondo di solidarietà fra gli utenti. Cosa dice ATERSIR ed il suo presidente Merola di questa evidente violazione della Carta dei servizi?

3. La carta dei servizi dice che “Il gestore informa l’utenza dell’istituzione e delle modalità di funzionamento dello strumento assicurativo a copertura degli importi fatturati a fronte di
perdite occulte lungo la rete a valle del contatore.” è evidente che questa formulazione significa che l'utente viene informato, poi decide lui se aderire o no. Il silenzio/assenso è quindi illegittimo e non previsto dalla carta dei servizi, una evidente forzatura del gestore MONOPOLISTA ancorchè quotato in borsa.
Inoltre questo “servizio” non riguarda il Servizio Idrico Integrato essendo relativo a ciò che succede a valle del contatore di HERA, pertanto questo specifico contratto può valere solo se sottoscritto consapevolmente dall'utente.

Tutti questi profili di illegittimità ci spingono a richiamare ATERSIR e il suo Presidente Virginio Merola ad attivarsi immediatamente per bloccare questa iniziativa, facendo rimborsare le eventuali somme già percepite da HERA, e quindi ristabilendo la legalità.
In assenza di iniziative da parte di ATERSIR, i Comitati acqua bene comune dell'Emilia Romagna valuteranno la possibilità di ricorrere all'autorità giudiziaria.
Bologna, 17/09/2014 Comitati Acqua Bene Comune Emilia Romagna
Cosa dice la carta dei servizi idrici:

Hera s.p.a.
CARTA DEL SERVIZIO PUBBLICO
RELATIVA AL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO
Approvata dall'Assemblea dell'Agenzia di ambito per i servizi pubblici di Bologna
in data 23/05/2007
..14.12 Rilevazione dei consumi e sistema di fatturazione ed
informazione sui consumi anomali

…...Il gestore si impegna a proporre ed a valutare con l’Agenzia di ambito, che si avvarrà del Comitato consultivo degli utenti, l’applicazione su larga scala di sistemi di lettura automatizzata che consenta un contestuale confronto con i consumi passati, al fine di poter repentinamente individuare eventuali perdite e perseguire quindi una politica di risparmio idrico.
….....Il gestore informa l’utenza dell’istituzione e delle modalità di funzionamento dello strumento assicurativo a copertura degli importi fatturati a fronte di perdite occulte lungo la rete a valle del contatore.
Il gestore, sulla base dell’esperienza maturata, ha individuato, per le singole tipologie e fasce di consumo, le percentuali di maggior consumo che indicano, con un buon grado di sicurezza, la presenza di perdite occulte lungo la rete a valle del contatore di cui l’utente potrebbe non essere a conoscenza.
Allo scopo di favorire il tempestivo intervento di ripristino eventualmente necessario, il gestore segnala all’utente la rilevazione del consumo anomalo e suggerisce gli interventi utili alla individuazione dei guasti, fermo restando l’obbligo per l’utente che non avesse aderito allo strumento assicurativo di provvedere al pagamento di tutti gli importi fatturati.
Il periodo di ricostruzione dei consumi, da comunicarsi all’utente, è pari all’intervallo di tempo fra il momento del guasto (se è determinabile con certezza) e la riparazione dello stesso.
In caso di incertezza del guasto, il periodo di ricostruzione non può superare 1 anno.
La modalità di ricalcolo dei consumi è determinata in funzione dei consumi storici dei tre anni precedenti, tenendo conto, ove possibile, delle intervenute modifiche nelle caratteristiche dell’utenza in oggetto.
La tariffa di fognatura e depurazione non deve essere riscossa in caso di consumi anomali dovuti a perdite. L’esclusione riguarderà ovviamente solo la parte del consumo misurato dal contatore ritenuta anomala rispetto alla media dei consumi precedenti.


lunedì 20 gennaio 2014

Acqua, ancora ‘tariffa truffa’: Aeeg aggira il risultato della consultazione di tre anni fa. Prossima la pronuncia del Tar della Lombardia sul ricorso di Federconsumatori.



Dante Franchi segnala:
 
“Abbiamo voluto il referendum perché l’acqua fosse considerata un diritto, non per risparmiare qualche euro in bolletta”. Questo il senso dell’ennesima mobilitazione del movimento per l’acqua pubblica, protagonista della campagna referendaria del 2011. A quasi tre anni dalla consultazione cui parteciparono 27 milioni di italiani, i comitati continuano a denunciare il tradimento della volontà popolare. Non solo perché la “remunerazione del capitale investito” non sarebbe stata eliminata dalle bollette – come stabilito dall’esito referendario e dalla Corte Costituzionale – ma anche perché il “diritto all’acqua” sarebbe messo in discussione da più parti. Almeno secondo le valutazioni dei comitati, che si sono confrontati sabato pomeriggio, a Milano, in un convegno intitolato “per il diritto all’acqua, contro la tariffa-truffa dell’Aeeg”.
Il 23 gennaio il Tar della Lombardia si pronuncerà sul ricorso promosso a marzo da Federconsumatori e dai movimenti contro il metodo tariffario transitorio adottato dall’Aeeg (Autorità per l’energia elettrica, il gas e il servizio idrico) nel biennio 2012-2013. Secondo il Forum, infatti, l’Autorità avrebbe reintrodotto in bolletta la remunerazione del capitale sotto la nuova voce degli “oneri finanziari”. Oneri che corrisponderebbero al 6,4% del capitale investito netto, e che i cittadini pagano a prescindere dal gestore. Una scelta, quella dell’Aeeg, dettata dal principio del “full cost recovery”, secondo il quale tutti i costi sostenuti dal gestore (compresi gli investimenti in infrastrutture) devono essere ripagati dalle bollette.
Il problema è proprio questo: se il referendum ha cancellato formalmente la remunerazione del capitale investito, il principio da cui esso scaturisce – ovvero il full cost recovery – non è stato scalfito. Ecco perché nel nuovo “metodo tariffario definitivo”, varato dall’Aeeg il 27 dicembre e del tutto simile a quello transitorio, è specificato che “i costi finanziari dei servizi idrici […] comprendono gli oneri legati alla fornitura e alla gestione dei servizi in questione”, ovvero “tutti i costi operativi e di manutenzione e i costi di capitale (quota capitale e quota interessi, nonché l’eventuale rendimento del capitale netto)”. Come emerso dal convegno, in attesa che il Tar si pronunci i movimenti porteranno avanti una piattaforma di proposte concrete, atte a “blindare” il diritto all’acqua.
La prima proposta consiste proprio nell’inserimento di questo diritto all’interno della Costituzione, affinché – come sottolineato da Emilio Molinari, relatore al convegno e autore del libro “Salviamo l’acqua” – “essa torni ad essere viva, affrontando i problemi della contemporaneità globalizzata”. Sulla questione degli investimenti necessari al servizio idrico, le cui criticità sono drammaticamente cresciute negli ultimi anni, i movimenti propongono di tornare alla finanza pubblica. “In questi ultimi anni, nonostante la remunerazione del capitale investito e la parziale privatizzazione del servizio idrico, abbiamo assistito a un deterioramento della rete e delle infrastrutture”, denuncia Simona Savini del comitato romano. “Se nel 2005 le perdite d’acqua corrispondevano al 30,1%, nel 2011 sono salite al 41%. Segno che l’affidamento ai privati non migliora il servizio né accresce gli investimenti”.
I movimenti, quindi, vorrebbero che il servizio tornasse pienamente pubblico e interamente sostenuto dalla fiscalità generale, da tariffe pubbliche e da una finanza controllata dallo Stato. “Solo in questo Paese la finanza pubblica è stata completamente azzerata”, spiega Marco Bersani della rete Attac. “E dire che i soldi ci sarebbero. Basti pensare alla Cassa depositi e prestiti, che ha una dotazione di 240 miliardi di euro solo di risparmio postale. Purtroppo – conclude – dal 2003 la Cassa è diventata una Spa, e la sua attività di finanziamento agevolato agli enti locali è stata interrotta”.
Infine Corrado Oddi del Forum evidenzia una ulteriore incongruenza: “L’Aeeg sostiene che nel 2013 c’è stato un aumento medio del 2,7% nelle tariffe. Peccato che ne abbia considerate una minima parte. In realtà, come rilevato dall’Anea (Associazione nazionale enti d’ambito, ndr), l’aumento è stato del 13,7 per cento. Segno che le tariffe tendono a crescere sempre di più”. I movimenti chiedono che le competenze dell’Autority sull’acqua vengano trasferite al ministero dell’Ambiente: “Solo in Italia esiste un’Autorità di controllo finanziata dagli stessi gestori che la dovrebbe controllare”, sottolinea Molinari. “Eppure, si dichiarano indipendenti. Anche questa, come tutte le altre, è una leggenda metropolitana”.