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martedì 2 agosto 2016

Strage Bologna, in corteo le cartoline per ricordare le vittime.


Segnalato da Marco


Venturoli, Pizzirani, Saliera
Venturoli, Pizzirani, Saliera

E’ l’obiettivo del progetto messo a punto dall’Assemblea legislativa in collaborazione con l’Associazione dei Famigliari delle vittime, in occasione del 36° anniversario della strage: ovvero raccontare ciò che i numeri non riescono a trasmettere. 

L'idea è semplice: distribuire ai partecipanti al corteo di commemorazione di oggi,  martedì 2 agosto, le cartoline, tutte diverse, con le ottantacinque biografie delle vittime della strage.
L'iniziativa- che poggerà prima di tutto sui volontari dell'associazione, ma l'appello a collaborare è esteso a ogni cittadino che sarà in piazza- è stata presentata stamane dalla presidente dell'Assemblea legislativa Simonetta Saliera, da quello dell'associazione dei famigliari delle vittime, Paolo Bolognesi, in collegamento dalla Camera dei Deputati, dalla vicepresidente dell'associazione, Anna Pizzirani e dalla storica Cinzia Venturoli, che ha curato materialmente la redazione delle biografie.
Ogni numero rappresenta “esistenze finite, sogni interrotti e famiglie distrutte”: una narrazione che deve essere fatta per far rivivere nel nostro immaginario ogni persona vittima della strage. Da qui, la decisione di riprodurre in ottantacinque cartoline, una per ogni vittima, il loro ricordo. In ognuna di queste cartoline troviamo quindi, da un lato, la storica immagine della stazione colpita, e, dall’altro lato, il breve racconto che ci riporta alla mente chi era e cosa faceva la persona a cui è dedicata.
“Vogliamo la verità su tutte le stragi, ogni amnesia nasconde una sommaria amnistia”. 
E’ la frase stampata a lettere cubitali, rosse, su ogni cartolina e firmata dalla presidente dell’Assemblea, Simonetta Saliera. "E' sempre più importante ricordare il momento della strage e ciò che ha significato per Bologna, ma soprattutto per chi era lì, magari per caso" ha detto Saliera. "Crediamo- ha aggiunto- che sia un contributo alla conoscenza di questi morti, ma anche un monito e un richiamo agli atti di terrorismo e alle stragi che accadono in tutto il mondo. Si tratta sempre di vite, sentimenti, storie che si interrompono improvvisamente senza sapere il perché”.
“Un’idea molto bella”. L’apprezzamento per il progetto è arrivato da Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione, intervenuto durante la conferenza stampa, in collegamento skype dal Parlamento. Bolognesi ha anche ricordato la recente approvazione del reato di depistaggio che rappresenta, a suo avviso, “un fatto molto rilevante per tutti”.
La vicepresidente dell’Associazione dei Famigliari, Anna Pizzirani, ha ringraziato l’Assemblea per l’impegno costante mirato a ricordare questa “strage efferata”, anche promuovendo incontri nelle scuole medie e superiori per far conoscere i fatti, e all’obiettivo di giungere alla completa verità.
Cinzia Venturoli, la storica che si è occupata materialmente di compilare la storia di ogni vittima attingendo da fonti giornalistiche e dagli archivi del Comitato, ha raccontato alcuni aneddoti delle vittime, brevi flash di vita quotidiana ritrovati nei documenti. Tra questi, la storia di Lina, poco citata nella stampa di allora e che ora, dopo 36 anni, è diventata più nitida e precisa nel ricordo del figlio. 
"Personalizzare i numeri", come spiega Venturoli, significa far capire di che cosa parliamo, di cosa significhi una strage.
E storia è anche il breve scritto, stampato nella cartolina, dove si ricorda che le vittime provenivano da 50 città diverse: 9 erano stranieri, 19 gli studenti, 5 insegnanti, 14 operai, 12 impiegati, 7 pensionati, 11 casalinghe. E c’erano artigiani, militari, ferrovieri, tassisti, dirigenti, altri lavoratori, disoccupati. La vittima più piccola, Angela Fresu, aveva 3 anni; quella più anziana 86. Il più lontano di origini, uno studente giapponese in visita a Bologna che scriveva nel suo diario "Prendo il treno che parte alle 11.11. Ho preso un cestino da viaggio che ho pagato cinquemila lire. Dentro c'è carne, uova, patate, pane e vino. Mentre scrivo sto mangiando". 


domenica 17 novembre 2013

Le cartoline di Giorgio Quadri raccontano la storia di Vado.


La presentazione

Vado raccontato attraverso le cartoline ha suscitato curiosità e ricordi in quanti venerdì sera hanno partecipato all’incontro, tenutosi nei locali del Bar Stefanelli, con il collezionista Giorgio Quadri, innamorato del proprio paese e testimone di un passato non molto lontano ma distante anni luce, nelle abitudini e nel modo di vivere, dal tempo attuale.

Le cartoline che Giorgio raccoglie mostrano un paese e una comunità che dai primi anni del novecento all’ultimo dopoguerra è cambiato radicalmente nella conformazione e nel costume.

Giorgio Quadri
Dal centro che fu anche una apprezzata sede turistica per i bolognesi e una meta per i primi automobilisti del secolo scorso che cimentavano le loro eleganti vetture lungo le difficoltose, non sempre adeguatamente carrabili, strade dell’Appennino, Vado conobbe un notevole sviluppo negli anni fra le due guerre, con la costruzione della direttissima e un incremento di importanza rappresentato tra l’altro dalla costruzione della grande ‘Casa del Fascio’, progettata dall’ingegner Agostini. Poi la distruzione quasi completa patita durante l’ultimo conflitto mondiale, quando il fronte rappresentato dalla linea gotica divideva letteralmente a metà il territorio comunale di Monzuno, distruzione cui è seguita una difficile ricostruzione nel dopoguerra.

Vado fu anche sede del Comune: nel 1930 infatti la sede comunale fu trasferita da Monzuno a Vado, e la denominazione “Comune di Vado-Val di Setta” venne ufficialmente adottata nel ’34, ma nel ’46,  dopo la distruzione di Vado, venne riportata a Monzuno.
Tutte queste vicende, testimoniate nelle immagini delle cartoline, sono state raccontate e commentate nella esposizione di Giorgio Quadri che è stata introdotta da una interessante relazione di Emilio Veggetti  sulla storia della comunicazione grafica illustrata, praticamente la nascita e l’evoluzione della cartolina come supporto per messaggi e saluti.

L’incontro, molto apprezzato e ha visto la presenza anche di intere famiglie, fa parte dell’iniziativa promossa dall’assessorato alla Cultura del Comune, che prevede diversi incontri nei bar e nei locali pubblici per facilitare la partecipazione e avvicinare la cittadinanza alla conoscenza della storia e della cultura locale.








Emilio Veggetti tra il vicesindaco Paolo Giari e l'assessore Ermanno Pavesi

Giorgio Quadri, appoggiato al biliardo del bar Stefanelli, racconta le cartoline.

giovedì 14 novembre 2013

Vado: Giorgio Quadri racconta Vado con le 'sue cartoline'.



Domani venerdì 15 novembre, alle 20.30 nella saletta del Bar Stefanelli
a Vado di Monzuno Giorgio Quadri  terrà una Conferenza dal titolo ‘ Vado…
in Cartolina’.

Quadri, vadese doc e ‘accanito’ collezionista , dispone di una raccolta invidiabile di cartoline da cui si ricava la ‘storia fotografica’ del paese e una testimonianza diretta dello sviluppo e della sofferenza  di Vedo nel difficile secolo scorso.

Vado, come gli altri paesi lungo la Direttissima, fu infatti ‘bersagliato’ dai bombardieri alleati intenzionati ad abbattere le infrastrutture della linea ferrata al fine di rendere difficile il rifornimenti dell’esercito tedesco attestato sulla vicina   linea gotica.  I ponti erano i loro obiettivi poiché ricostruirli richiedeva un tempo molto lungo. Vado, per sua sfortuna, ospitava proprio un ponte essenziale per la linea ferrata.

Una bella occasione, quella di domani, per apprendere come i nostri nonni hanno sopportato la guerra, superato quel travagliato momento storico e reagito alla micidiale distruzione lasciata dal passaggio degli eserciti della seconda Guerra Mondiale. Un esempio anche per affrontare il difficile momento che stiamo vivendo oggi.

Per informazioni, tel.  338/5055363

Sempre domani verrà inaugurata  la mostra fotografica di Fabrizio Carollo.
di Fabrizio Carollo

martedì 2 luglio 2013

IL PIANETA DEI PICCOLI MONDI.





Corno con le stelle
Riceviamo queste magnifiche immagini da Luciano Marchi e un suo bel racconto-ricordo  sull’uso delle ‘cartoline-messaggio’. Uso superato dall’arrivo prepotente dei nuovi mezzi di comunicazione telematici
Ci fa piacere riproporle perché i giovani possano conoscere meglio la fanciullezza dei loro padri e perché in molti ricorderanno con nostalgia un bel modo di comportarsi di un tempo, quando fretta e frenesia non esistevano.

“Scrivile bene, mi raccomando”.
Era la mamma a dirlo, titolare di un rito antico: la spedizione delle cartoline estive.
Lei sapeva quante ne occorrevano, perché anno per anno aggiornava un’agendina creata apposta; così si sceglievano le vedute per nome, con una dedizione assoluta.
“Tu prendi quella per la nonna e le maestre”, diceva tutti gli anni;
ed io mi concentravo tra notturni e panorami, santuari e monumenti, paesaggi in bianco e nero e altri a colori.
Erano piccoli mondi, per una decisione altamente responsabile, dove il ripiego non era compendiato.
Un generico “Saluti da …” pareva riduttivo, ed era meglio privilegiare un posto visitato o anche un sentiero percorso, questo per non rifugiarsi, manifestandosi a fondo: eravamo lì e pensavamo a te.
La fase della scrittura era ancora più impegnativa: quali parole usare?
Distinti saluti?
No, troppo commerciale.
Cari saluti?
Forse.
Un abbraccio da …?
Sì, ma perché?
Così, spesso, saltavano fuori i: “Vi pensiamo sempre” o i più classici “Salutoni”, con tanti punti esclamativi in fondo.
Alla fine, il malloppo veniva spedito e ci si sentiva maggiormente felici, quasi ad aver compiuto un atto dovuto e desiderato al tempo stesso,
comunque un gesto educato di attenzione.

Girasoli
Sono passati molti anni, troppi a dire il vero; ma non ho mai perso l’abitudine delle cartoline.
Mia madre non mi suggerisce più i destinatari, ma sono convinto che l’agendina è sempre lì, aggiornata a dovere.
Col tempo ho imparato anche a volermi bene, dedicandomi (da solo) qualche cartolina da aggiungere alle fotografie scattate.
Nell’era degli SMS, delle mail e dei social, tutto sembra più vicino, raggiungibile; e forse è così.
Manca però la materia, l’atto tangibile, quel ricordo che la nonna infilava tra le due vetrine della credenza;
o anche quel mucchio d’immagini ritrovato nel cassetto, dove tanti salutano e ricordano: ancora oggi.

Sono piccoli mondi, quelli che abbiamo alimentato per anni: distrattamente, quasi senza saperlo; un pianeta di baci, abbracci,
pensieri, ricordi, del quale voglio ancora far parte.
Non c’è più la nonna, con me; ma la credenza sì.
E se qualcuno mi spedirà una cartolina, io la metterò lì: per ricordare chi mi ha pensato, dedicandomi un piccolo mondo.


Consulta la raccolta di cartoline presente nel sito www.lucianomarchi.com



lunedì 16 gennaio 2012

Arte e cartoline per valorizzare Monzuno.



Monzuno è ora tutto ‘in cartolina’. L’amministrazione comunale, in collaborazione con l’Antica Cartoleria 1954 di Vado, ha infatti proposto la stampa di immagini di tutto il territorio comunale che sono in vendita presso la cartoleria stessa.

L’assessore alla cultura Ermanno Pavesi ha spiegato che la prima finalità delle nuove cartoline è quella della promozione del territorio monzunese. “In anni di e-mail, sms, social network, ci sono ancora tante persone che restano legate alla cartolina postale per salutare gli amici o ricordare una ricorrenza,” ha precisato l’assessore. “A Monzuno da anni però non ne venivano pubblicate più. Adesso sarà possibile inviare i ‘saluti da Monzuno’ scegliendo uno dei soggetti che oltre al capoluogo ritraggono paesaggi delle frazioni circostanti. Alcune delle foto sono opera di Giordano Bonora,” ha precisato ancora, “ fotografo specializzato nella documentazione territoriale con collezioni realizzate in Italia e Francia, che nel 2009 per il Comune di Monzuno ha realizzato due raccolte intitolate ‘Territori’ e ‘Persone’.

Ermanno Pavesi ha colto l’occasione per informare sulle iniziative curate dall'Assessorato alla Cultura:

“L'amministrazione comunale ha i ricevuto recentemente in dono due lavori dalle artiste bolognesi Mara Guerrini e Clelia Cassaniti che entreranno a far parte del patrimonio comunale”.

Mara Guerrini (nella foto), si dedica alla pittura e alla scultura, con una predilezione per l'acquerello e le ceramiche, attenzione nella formazione dei più giovani ed esposizioni e mostre che l'hanno vista protagonista in Italia e all'estero.

Clelia Cassaniti (nella foto), che si è formata alla scuola della stessa Guerrini, si occupa di pittura nel campo della moda e dell’arredamento, può vantare premi ed esposizioni legate principalmente agli acquerelli ed è direttrice artistica dell’Associazione “ArtigianatoconlAmaiuscola” di Monzuno.

“L'intenzione è quella di utilizzare queste opere per dare lustro alla nuova sede della polizia municipale e dell'archivio comunale in località Tre Fasci,” ha annunciato Pavesi, “ che verranno inaugurati prossimamente”.