mercoledì 28 ottobre 2026

Servizio ferroviario metropolitano, boom di passeggeri ma la crescita si concentra a Bologna. L’Appennino resta indietro

 Dubbio: «Più pendolari non significa più lavoro sul territorio. Senza opportunità occupazionali, il rischio è che la montagna diventi sempre più dipendente dalla città».



L’aumento dei passeggeri del Servizio ferroviario metropolitano viene presentato come un segnale positivo per la mobilità, ma i dati raccontano una realtà più articolata. A sottolinearlo è Dubbio, che richiama l’attenzione sul divario tra Bologna e la provincia, riprendendo il tema sollevato dal Resto del Carlino nel titolo: «Servizio ferroviario metropolitano, la città decolla, la provincia arranca».

Secondo Dubbio, infatti, la crescita del pendolarismo non può essere considerata automaticamente un successo per i territori montani. Se l’Appennino continua a perdere attività produttive e opportunità occupazionali, osserva, gli abitanti sono costretti a spostarsi verso la città per trovare lavoro. Un fenomeno che può alimentare un pendolarismo sempre più intenso, senza però contribuire necessariamente a creare occupazione stabile nei luoghi di partenza.

Dubbio critica anche l’entusiasmo con cui viene accolto l’aumento dei viaggiatori, soprattutto quando si tratta di turismo mordi e fuggi o di lavoratori che raggiungono Bologna per periodi limitati. Il rischio, nella sua lettura, è quello di trasformare i residenti della montagna in una forza lavoro al servizio del capoluogo, senza un reale rafforzamento dell’economia locale.

I numeri riportati dal Resto del Carlino confermano intanto la crescita dell’utilizzo del servizio, ma evidenziano anche una distribuzione disomogenea dei risultati. Nel 2025, le fermate urbane del sistema metropolitano sono passate da 2,4 a 3,14 milioni di passeggeri, con un incremento del 28,2%. Una tendenza proseguita nel primo semestre del 2026, quando è stato registrato un ulteriore aumento del 14,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Positivo anche l’andamento delle fermate urbane lungo la linea Sfm1 Pianoro-Bologna-Casalecchio-Porretta: nel 2025 hanno raggiunto 2,61 milioni di passeggeri, in crescita del 37,4%, con un ulteriore +14,2% nel primo semestre del 2026.

Diverso il quadro lungo la linea Porrettana, interessata nel 2025 da un’interruzione estiva per lavori tra Sasso Marconi e Porretta Terme. Nei primi sei mesi del 2026 si è registrato un sostanziale riallineamento, con un incremento complessivo dello 0,5%. Marzabotto ha segnato un +2,6%, mentre Porretta si è attestata a 261mila passeggeri.

È proprio su questa differenza che si concentra la riflessione di Dubbio: la crescita dei viaggiatori, da sola, non dimostra che la montagna stia recuperando terreno sul piano economico e occupazionale. Un servizio ferroviario più utilizzato può rappresentare un’opportunità, ma per diventare un vero motore di sviluppo deve accompagnarsi a politiche capaci di riportare sul territorio imprese, lavoro e prospettive per i residenti.

La questione, dunque, non è soltanto quante persone salgano sui treni diretti a Bologna, ma anche quante opportunità esistano perché possano vivere e lavorare nell’Appennino. È su questo terreno che, secondo Dubbio, si misura l’efficacia delle politiche a favore della montagna.

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