Dubbio: «Più pendolari non significa più lavoro sul territorio. Senza opportunità occupazionali, il rischio è che la montagna diventi sempre più dipendente dalla città».
L’aumento dei passeggeri del Servizio ferroviario metropolitano viene
presentato come un segnale positivo per la mobilità, ma i dati raccontano una
realtà più articolata. A sottolinearlo è Dubbio, che richiama
l’attenzione sul divario tra Bologna e la provincia, riprendendo il tema
sollevato dal Resto del Carlino nel titolo: «Servizio ferroviario
metropolitano, la città decolla, la provincia arranca».
Secondo Dubbio, infatti, la crescita del pendolarismo non può essere
considerata automaticamente un successo per i territori montani. Se l’Appennino
continua a perdere attività produttive e opportunità occupazionali, osserva,
gli abitanti sono costretti a spostarsi verso la città per trovare lavoro. Un
fenomeno che può alimentare un pendolarismo sempre più intenso, senza però
contribuire necessariamente a creare occupazione stabile nei luoghi di
partenza.
Dubbio critica anche l’entusiasmo con cui viene accolto l’aumento dei
viaggiatori, soprattutto quando si tratta di turismo mordi e fuggi o di lavoratori
che raggiungono Bologna per periodi limitati. Il rischio, nella sua lettura, è
quello di trasformare i residenti della montagna in una forza lavoro al
servizio del capoluogo, senza un reale rafforzamento dell’economia locale.
I numeri riportati dal Resto del Carlino confermano intanto la
crescita dell’utilizzo del servizio, ma evidenziano anche una distribuzione
disomogenea dei risultati. Nel 2025, le fermate urbane del sistema
metropolitano sono passate da 2,4 a 3,14 milioni di passeggeri, con un incremento
del 28,2%. Una tendenza proseguita nel primo semestre del 2026, quando è stato
registrato un ulteriore aumento del 14,2% rispetto allo stesso periodo
dell’anno precedente.
Positivo anche l’andamento delle fermate urbane lungo la linea Sfm1
Pianoro-Bologna-Casalecchio-Porretta: nel 2025 hanno raggiunto 2,61 milioni di
passeggeri, in crescita del 37,4%, con un ulteriore +14,2% nel primo semestre
del 2026.
Diverso il quadro lungo la linea Porrettana, interessata nel 2025 da
un’interruzione estiva per lavori tra Sasso Marconi e Porretta Terme. Nei primi
sei mesi del 2026 si è registrato un sostanziale riallineamento, con un
incremento complessivo dello 0,5%. Marzabotto ha segnato un +2,6%, mentre
Porretta si è attestata a 261mila passeggeri.
È proprio su questa differenza che si concentra la riflessione di Dubbio: la
crescita dei viaggiatori, da sola, non dimostra che la montagna stia
recuperando terreno sul piano economico e occupazionale. Un servizio
ferroviario più utilizzato può rappresentare un’opportunità, ma per diventare
un vero motore di sviluppo deve accompagnarsi a politiche capaci di riportare
sul territorio imprese, lavoro e prospettive per i residenti.
La questione, dunque, non è soltanto quante persone salgano sui treni
diretti a Bologna, ma anche quante opportunità esistano perché possano vivere e
lavorare nell’Appennino. È su questo terreno che, secondo Dubbio, si misura
l’efficacia delle politiche a favore della montagna.

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