I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Bologna hanno restituito il reperto all’Università Federico II. L’indagine, avviata nel 2023, è partita dal monitoraggio delle vendite online e dal ritrovamento di dipinti rubati. Determinante la collaborazione con gli esperti dell’Università di Bologna.
Un raro corno di
rinoceronte, trafugato nel settembre 2015 dal Museo di Zoologia dell’Università
degli Studi Federico II di Napoli, è stato recuperato dai Carabinieri del
Nucleo Tutela Patrimonio Culturale (TPC) di Bologna e restituito alla comunità
scientifica. La riconsegna ufficiale è avvenuta il 27 ottobre 2026, nella sede
del Nucleo bolognese, alla presenza del direttore del Centro Musei delle
Scienze Naturali e Fisiche dell’ateneo napoletano.
Le attività
investigative sono state avviate nell’ottobre 2023, nell’ambito di un’indagine
coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bologna e
condotta nei confronti di un antiquario locale.
L’attenzione degli
investigatori si è concentrata inizialmente sul monitoraggio delle piattaforme
online dedicate alla compravendita di opere d’arte e oggetti d’antiquariato.
Proprio attraverso questi controlli, i militari avevano individuato alcuni
dipinti di provenienza furtiva messi in vendita da una casa d’aste bolognese.
Gli
approfondimenti successivi hanno consentito di risalire alla persona che
deteneva le opere. Nel corso delle verifiche è emerso che lo stesso soggetto
custodiva anche il prezioso corno di rinoceronte, insieme ad altro materiale
archeologico e antiquariale accumulato illecitamente.
Un ritrovamento
che ha aperto una nuova pista investigativa, rendendo necessario accertare con
precisione la natura del reperto e, soprattutto, la sua provenienza.
Per
tutelare l’integrità del corno e garantirne una corretta conservazione, i
Carabinieri TPC si sono avvalsi della collaborazione degli specialisti del
Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di
Bologna.
Gli esperti hanno
effettuato approfondimenti diagnostici finalizzati a definirne le
caratteristiche biologiche e a verificarne lo stato di conservazione. Gli
accertamenti hanno confermato l’elevato interesse scientifico del reperto,
fornendo elementi importanti per le successive verifiche sulla sua identità.
Il confronto tra i
registri ministeriali e le denunce presenti nelle banche dati istituzionali, in
particolare nella Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, ha
infine consentito di collegare il corno al furto avvenuto nel settembre 2015 al
Museo di Zoologia di Napoli.
In
quell’occasione, i ladri avevano sottratto sei corni di rinoceronte esposti
nelle sale dell’istituto museale. Il reperto recuperato a Bologna è dunque uno
degli esemplari appartenenti a quel gruppo di beni trafugati.
Il
recupero assume particolare rilevanza anche per il contesto criminale nel quale
si inserisce il commercio dei corni di rinoceronte. Questi reperti sono infatti
oggetto di un mercato illegale internazionale che alimenta il bracconaggio e il
contrabbando di specie protette.
Nonostante
l’assenza di prove scientifiche che dimostrino l’efficacia terapeutica della
polvere ricavata dai corni, la domanda legata ad alcune pratiche della medicina
tradizionale, soprattutto sui mercati asiatici, continua a sostenere quotazioni
clandestine estremamente elevate, che possono raggiungere, secondo le stime
riportate, i 100.000 dollari al chilogrammo.
Il commercio è sottoposto
a rigorose restrizioni internazionali, nell’ambito della Convenzione CITES, che
disciplina il commercio delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di
estinzione. Il valore economico attribuito a questi prodotti costituisce uno
dei principali fattori che incentivano le attività criminali ai danni della
fauna protetta.
La
restituzione del corno all’Università Federico II di Napoli segna la
conclusione di una fase importante dell’attività investigativa e consente di
riportare nel circuito scientifico e museale un reperto di notevole valore
naturalistico.
L’operazione
testimonia l’importanza della collaborazione tra i Carabinieri Tutela
Patrimonio Culturale, l’autorità giudiziaria e le istituzioni universitarie e
scientifiche, il cui contributo si è rivelato fondamentale per identificare il
bene e ricostruirne la storia.
Le indagini sono tuttora in corso. Nei confronti delle persone indiziate resta pertanto valida la presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.

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