mercoledì 28 ottobre 2026

Bologna, recuperato un raro corno di rinoceronte rubato nel 2015 al Museo di Zoologia di Napoli

 I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Bologna hanno restituito il reperto all’Università Federico II. L’indagine, avviata nel 2023, è partita dal monitoraggio delle vendite online e dal ritrovamento di dipinti rubati. Determinante la collaborazione con gli esperti dell’Università di Bologna.



Un raro corno di rinoceronte, trafugato nel settembre 2015 dal Museo di Zoologia dell’Università degli Studi Federico II di Napoli, è stato recuperato dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale (TPC) di Bologna e restituito alla comunità scientifica. La riconsegna ufficiale è avvenuta il 27 ottobre 2026, nella sede del Nucleo bolognese, alla presenza del direttore del Centro Musei delle Scienze Naturali e Fisiche dell’ateneo napoletano.

Le attività investigative sono state avviate nell’ottobre 2023, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bologna e condotta nei confronti di un antiquario locale.

L’attenzione degli investigatori si è concentrata inizialmente sul monitoraggio delle piattaforme online dedicate alla compravendita di opere d’arte e oggetti d’antiquariato. Proprio attraverso questi controlli, i militari avevano individuato alcuni dipinti di provenienza furtiva messi in vendita da una casa d’aste bolognese.

Gli approfondimenti successivi hanno consentito di risalire alla persona che deteneva le opere. Nel corso delle verifiche è emerso che lo stesso soggetto custodiva anche il prezioso corno di rinoceronte, insieme ad altro materiale archeologico e antiquariale accumulato illecitamente.

Un ritrovamento che ha aperto una nuova pista investigativa, rendendo necessario accertare con precisione la natura del reperto e, soprattutto, la sua provenienza.

Per tutelare l’integrità del corno e garantirne una corretta conservazione, i Carabinieri TPC si sono avvalsi della collaborazione degli specialisti del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Bologna.

Gli esperti hanno effettuato approfondimenti diagnostici finalizzati a definirne le caratteristiche biologiche e a verificarne lo stato di conservazione. Gli accertamenti hanno confermato l’elevato interesse scientifico del reperto, fornendo elementi importanti per le successive verifiche sulla sua identità.

Il confronto tra i registri ministeriali e le denunce presenti nelle banche dati istituzionali, in particolare nella Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, ha infine consentito di collegare il corno al furto avvenuto nel settembre 2015 al Museo di Zoologia di Napoli.

In quell’occasione, i ladri avevano sottratto sei corni di rinoceronte esposti nelle sale dell’istituto museale. Il reperto recuperato a Bologna è dunque uno degli esemplari appartenenti a quel gruppo di beni trafugati.

Il recupero assume particolare rilevanza anche per il contesto criminale nel quale si inserisce il commercio dei corni di rinoceronte. Questi reperti sono infatti oggetto di un mercato illegale internazionale che alimenta il bracconaggio e il contrabbando di specie protette.

Nonostante l’assenza di prove scientifiche che dimostrino l’efficacia terapeutica della polvere ricavata dai corni, la domanda legata ad alcune pratiche della medicina tradizionale, soprattutto sui mercati asiatici, continua a sostenere quotazioni clandestine estremamente elevate, che possono raggiungere, secondo le stime riportate, i 100.000 dollari al chilogrammo.

Il commercio è sottoposto a rigorose restrizioni internazionali, nell’ambito della Convenzione CITES, che disciplina il commercio delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione. Il valore economico attribuito a questi prodotti costituisce uno dei principali fattori che incentivano le attività criminali ai danni della fauna protetta.

La restituzione del corno all’Università Federico II di Napoli segna la conclusione di una fase importante dell’attività investigativa e consente di riportare nel circuito scientifico e museale un reperto di notevole valore naturalistico.

L’operazione testimonia l’importanza della collaborazione tra i Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, l’autorità giudiziaria e le istituzioni universitarie e scientifiche, il cui contributo si è rivelato fondamentale per identificare il bene e ricostruirne la storia.

Le indagini sono tuttora in corso. Nei confronti delle persone indiziate resta pertanto valida la presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.

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