Oltre settanta persone si sono ritrovate a Luminasio per rievocare gli anni della ricostruzione e del boom economico bolognese. Protagonisti di una stagione irripetibile, hanno condiviso ricordi di famiglia, aneddoti di paese e frammenti di una giovinezza vissuta quando la comunità era una grande famiglia.
A Panico, frazione di Marzabotto, si sono ritrovati i «sempre giovani»
protagonisti della ripresa economica del dopoguerra: uomini e donne che hanno
attraversato una stagione di profonde trasformazioni sociali, conservando nella
memoria il ricordo di un mondo ormai lontano, travolto dal benessere e dai
cambiamenti della seconda industrializzazione bolognese.
Non gli eredi degli antichi e determinati Conti di Panico, dunque, ma gli ultimi testimoni di uno stile di vita che il progresso ha gradualmente trasformato. Un mondo nel quale la frazione e la parrocchia costituivano un'unica grande famiglia, dove ogni bambino era, in qualche modo, figlio di tutti e la solidarietà non aveva bisogno di essere proclamata, perché faceva parte della quotidianità.
A restituire con immediatezza il senso di quella stagione è stato uno degli
interventi più sentiti della giornata: «Con i fratelli di cinque famiglie si
potevano fare due squadre di calcio e ne rimanevano ancora per fare gli arbitri
e i guardalinee». Una battuta capace di suscitare sorrisi e, insieme, di
riassumere un'epoca in cui le famiglie erano numerose, i rapporti umani stretti
e la vita comunitaria scandita da abitudini condivise.
Nel pieno rispetto della tradizione delle colline bolognesi, l'appuntamento
non poteva che concludersi a tavola. La scelta è caduta sull'agriturismo
Guidotti di Luminasio, che ha accolto i partecipanti con un pranzo generoso,
all'altezza delle migliori consuetudini della cucina contadina.
Il menù ha proposto ben tre primi piatti, tra cui le celebri tagliatelle verdi che hanno contribuito a rendere noto il locale, seguiti da due secondi, uno dei quali accompagnato dalle immancabili crescentine. A completare il tutto, quanto la tradizione gastronomica del territorio suggerisce per trasformare un pranzo di campagna in un vero e proprio signor pasto.
Ma il piatto forte della giornata, al di là delle specialità servite, è
stato il piacere di ritrovarsi, riconoscersi e riprendere un discorso
interrotto magari da anni, come accade tra persone che condividono radici,
luoghi e ricordi.
A organizzare questo significativo momento di amarcord sono stati Francesco Preci, autentico mattatore dell'incontro, e lo scrittore Ugo Bedonni, che per l'occasione ha presentato il suo racconto, scritto insieme alla moglie Rita Pozzi, dal titolo evocativo So Meder So Peder («Sua madre e suo padre»), espresso nelle forme dialettali tipiche del tempo.
L'opera ripercorre l'esperienza della famiglia dell'autore, dagli anni precedenti la guerra fino al boom economico, offrendo uno spaccato della vita quotidiana di allora. Attraverso le vicende familiari, gli usi, le consuetudini e le relazioni tra le persone, il racconto restituisce il ritratto di una società nella quale la famiglia, il lavoro, la parrocchia e il vicinato rappresentavano i principali punti di riferimento.
Una testimonianza che va oltre la dimensione privata e assume il valore di
una memoria collettiva: quella di una generazione che ha conosciuto le
difficoltà del dopoguerra, ha partecipato alla ricostruzione e ha assistito
alla trasformazione di un territorio ancora profondamente rurale in una realtà
sempre più legata allo sviluppo industriale di Bologna.
Per mettere insieme i protagonisti di questa storia sono state necessarie diverse settimane di contatti, telefonate e inviti. La risposta è stata più che incoraggiante: oltre settanta adesioni, segno di quanto fosse ancora vivo il desiderio di ritrovarsi e di condividere un patrimonio di esperienze comuni.
Soddisfatti gli organizzatori, ma altrettanto entusiasti i partecipanti, che non si sono sottratti al microfono e hanno contribuito alla riuscita dell'iniziativa con racconti spontanei, ricordi personali e aneddoti capaci di alternare commozione e divertimento.
Sono riaffiorati i momenti semplici della giovinezza, le abitudini di una
volta, le amicizie, le piccole avventure e anche le prime esperienze
sentimentali e sessuali, rievocate senza troppi filtri, con la simpatia e
l'ironia di chi oggi può guardare a quelle ingenuità con affetto e benevolenza.
Nessuna celebrazione retorica, ma il piacere di raccontarsi per quello che
si è stati, senza nascondere nulla di una giovinezza fatta di scoperte,
spontaneità e rapporti umani diretti. Anche gli episodi più intimi sono
diventati parte di un racconto corale, nel quale ciascuno ha potuto riconoscere
qualcosa della propria storia.
Per qualche ora, il tempo è sembrato riavvolgersi. I ragazzi e le ragazze
di Panico hanno ritrovato, attraverso le parole e i volti degli amici di un
tempo, un mondo che non esiste più nelle stesse forme, ma che continua a vivere
nei ricordi di chi lo ha attraversato.
È stata probabilmente un'esperienza irripetibile, o comunque difficile da riproporre con la stessa intensità, perché irripetibile è la stagione che l'ha resa possibile. Resta, però, la consapevolezza di appartenere a una comunità dalle radici profonde, orgogliosa della propria storia e del legame con una delle frazioni più ricche di memoria della valle del Reno.
Tra gli invitati figuravano anche l'ex sindaco di Marzabotto Romano Franchi
e il giornalista Carlo Amabile ( nella foto) , presenti a una giornata che ha saputo coniugare
convivialità, testimonianza e identità territoriale.
Più che una semplice rimpatriata, dunque, quella di Panico è stata una
piccola lezione di storia vissuta. Una storia senza grandi protagonisti,
scritta dalle famiglie, dal lavoro quotidiano e dai legami di paese. E proprio
per questo preziosa: perché racconta un mondo che il progresso ha trasformato,
ma che merita di essere ricordato da chi lo ha conosciuto e tramandato a chi
verrà dopo.
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| Bedonni e Preci |







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