sabato 17 ottobre 2026

Monte Sole, 82° anniversario degli eccidi: «Ricordare è un atto di pace»


Il Comune di Marzabotto traccia un bilancio delle iniziative dedicate alla commemorazione degli eccidi di Monte Sole. Settimane di incontri e momenti di riflessione culminati nella cerimonia ufficiale del 4 ottobre, con la partecipazione delle Città Martiri, di rappresentanti delle città ucraine di Bucha e Charkiv e dell’europarlamentare Cecilia Strada. Al centro, la memoria storica, la difesa dei diritti umani, il disarmo e la responsabilità collettiva nella costruzione della pace.

Settimane intense di incontri, manifestazioni e momenti di approfondimento hanno accompagnato le celebrazioni per l’82° anniversario degli eccidi di Monte Sole. Un percorso di memoria che il Comune di Marzabotto ha voluto trasformare anche in un’occasione di riflessione sul presente, sulle guerre in corso e sulla responsabilità delle istituzioni nel promuovere la pace e difendere i diritti umani.

La cerimonia ufficiale di domenica 4 ottobre si è aperta con una frase che ha dato il senso all’intera giornata: «Ricordare è un atto di pace». Una scritta voluta da Valter Cardi (nella foto) , presidente del Comitato regionale per le onoranze ai Caduti, per richiamare il valore della memoria come impegno concreto, non soltanto come commemorazione del passato.

Quest’anno, in particolare, l’amministrazione comunale ha sentito l’esigenza di riunire le Città Martiri per condividere le pratiche della memoria, ma soprattutto per rinnovare un impegno comune: assumersi la responsabilità di agire nel presente per costruire un futuro di pace.

Un impegno che riguarda la difesa dei diritti umani, il contrasto a ogni forma di disumanità e la necessità di rilanciare il tema del disarmo, troppo spesso relegato ai margini del dibattito pubblico.

Come ha sottolineato la sindaca Valentina Cuppi (nella foto)  nel corso del suo intervento, le città segnate dalle tragedie della guerra hanno una responsabilità particolare nel testimoniare ciò che è accaduto e nel richiamare la comunità internazionale alla difesa della dignità umana.

«Le città che rappresentiamo hanno conosciuto la tragedia della guerra, della violenza, della distruzione. Hanno visto spezzare vite, famiglie, comunità intere. Hanno conosciuto il dolore, ma anche la forza della rinascita. Ed è proprio da questa storia che nasce la nostra responsabilità comune».

Una responsabilità che supera i confini geografici e le singole comunità: «Le nostre storie non appartengono solo a noi, alle nostre comunità e alle nostre città. Appartengono all’umanità. La nostra storia ci chiede di non dimenticare, ma anche di prendere posizione ogni volta che ci troviamo di fronte alla disumanità, alle violazioni dei diritti umani e ai massacri di civili».

Alla commemorazione erano presenti anche rappresentanti di Bucha e Charkiv, due città ucraine profondamente segnate dalla guerra. Le loro testimonianze hanno portato al centro dell’attenzione una delle conseguenze più drammatiche dei conflitti contemporanei: la necessità di proteggere i bambini e garantire loro, per quanto possibile, il diritto all’istruzione.

Nelle due città sono stati realizzati spazi scolastici sotterranei, anche in aree della metropolitana, per consentire agli alunni di continuare a frequentare le lezioni in condizioni di maggiore sicurezza. Strutture nate grazie anche alla collaborazione di agenzie internazionali, che rappresentano un tentativo concreto di preservare una parte della quotidianità infantile in un contesto dominato dalla paura e dall’incertezza.

Scendere sottoterra permette ai bambini di studiare, incontrare i compagni e mantenere relazioni fondamentali per la loro crescita. È una forma di resistenza alla barbarie, un modo per difendere il diritto all’educazione e sottrarre, almeno in parte, l’infanzia alla devastazione della guerra.

Ma, come è stato ricordato durante la cerimonia, una scuola sotterranea può offrire protezione soltanto per un certo tempo. Può consentire ai bambini di ritrovarsi e studiare insieme, ma non può trasformare la guerra in normalità.

La distinzione è fondamentale: l’obiettivo della comunità internazionale non può essere quello di insegnare ai più piccoli a vivere quasi normalmente in guerra, bensì quello di garantire loro il diritto di crescere senza conflitti, in un contesto di sicurezza, libertà e pace.

Alla cerimonia del 4 ottobre è intervenuta anche Cecilia Strada (nella foto) , che ha richiamato l’attenzione sulla condizione dei civili nei conflitti contemporanei, collegando la memoria degli eccidi nazifascisti alle tragedie che continuano a colpire le popolazioni in diverse parti del mondo.

«Le guerre contemporanee non sono contro i militari, le guerre contemporanee sono contro i civili, da Monte Sole alle Fosse Ardeatine», ha affermato, sottolineando come, anche negli 82 anni trascorsi da quei massacri, la popolazione civile continui a pagare un prezzo altissimo.

Nel suo intervento, Strada ha richiamato anche le immagini dei bambini di Gaza uccisi nei bombardamenti che hanno colpito scuole e rifugi, ponendo una domanda diretta: «Per quale motivo si bombardano le scuole se non perché tu vuoi ipotecare il futuro di questi bambini?».

Parole che riportano al centro il significato più profondo della commemorazione di Monte Sole: ricordare le vittime delle stragi significa anche riconoscere i meccanismi della violenza, denunciare le violazioni dei diritti umani e non accettare che la sofferenza dei civili venga considerata una conseguenza inevitabile della guerra.

La riflessione si è conclusa con un richiamo al carattere universale dei diritti e della libertà, sintetizzato nelle parole attribuite a Cecilia Strada:

«Nessuno può sentirsi al sicuro, quando qualcuno è vittima dell’oppressione, quando qualcuno non ha libertà, quando qualcuno non ha diritti. I diritti di tutti, la libertà di tutti, la sicurezza di tutti è messa a rischio».

La memoria come responsabilità verso il presente

L’82° anniversario degli eccidi di Monte Sole si è così trasformato in un’occasione per rinnovare il valore della memoria e il suo legame con le responsabilità del presente.

Le testimonianze delle città ucraine, gli interventi istituzionali e il richiamo alla tutela dei civili hanno restituito alla commemorazione una dimensione internazionale, ricordando che la pace non è un risultato acquisito una volta per tutte, ma un obiettivo che richiede impegno, consapevolezza e azioni concrete.

Per Marzabotto, il ricordo delle vittime di Monte Sole continua a essere un dovere civile e morale. Un dovere che non si esaurisce nella celebrazione di una ricorrenza, ma chiama istituzioni e cittadini a difendere i diritti umani, sostenere il disarmo e contrastare ogni forma di violenza e sopraffazione.

Perché ricordare non significa soltanto custodire la storia: significa assumersi la responsabilità di contribuire a un futuro in cui nessun bambino debba studiare sottoterra per salvarsi dalle bombe e nessuna comunità debba conoscere nuovamente l’orrore della guerra.

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