È tempo di sagre del marrone. Gli incontri con i produttori, che in queste
occasioni offrono il frutto del castagneto soprattutto appena cotto, sembrano
voler consolare della fine dell’estate e dell’arrivo di un autunno piovoso: una
stagione bella a modo suo, ma certamente più severa. La cottura sul posto
permette di apprezzare appieno il sapore delicato e inconfondibile dei marroni.
Prezioso frutto dei castagneti, ricco di amidi e per secoli alimento
fondamentale delle popolazioni montane, il marrone trova in cucina numerosi
impieghi. Ma ancora oggi è la caldarrosta, con il suo profumo inconfondibile e
il gusto avvolgente, ad attirare maggiormente i buongustai.
Tra coloro che propongono le caldarroste c’è Flavio Finelli (nella foto impegnato nella cottura), che, insieme ai suoi collaboratori, anima il centro di Mongardino, dove mostra come arrostire i marroni secondo le antiche tecniche contadine.
Finelli coltiva un appezzamento di castagneto affacciato sulla strada
comunale delle Varsellane, a Medelana di Marzabotto. Potatore esperto, si prende
cura delle sue piante con competenza e scrupolo certosino. Quando le condizioni
climatiche lo richiedono, provvede persino ad abbondanti irrigazioni, riuscendo
a ottenere un prodotto apprezzato per la qualità e l’eccellente pezzatura.
Gli chiediamo un parere sull’andamento della stagione e il suo volto si fa
subito serio.
«Pessima annata. I castagni hanno allegato troppo: i ricci sono
numericamente sproporzionati e finiscono per stancare e sfinire le piante. Ne
consegue che il prodotto, pur essendo sufficiente in quantità, è di pezzatura
piccola. Non c’è la prima scelta: si parte dalla seconda e, in molti casi, non
si raggiunge neppure quella».
Poi, però, Finelli trova il modo di consolarsi e di rassicurare anche i
consumatori.
«Il prodotto perde in grandezza, ma guadagna in sapore. I marroni di
quest’annata sono piccoli, ma molto dolci. Il palato ci guadagna».
Il castagneto, si sa, può riservare fatiche e delusioni, ma sa anche
ricompensare chi se ne prende cura con dedizione. E allora torna alla mente un proverbio
bolognese: “Roba ceina, roba fêina”, ovvero «roba piccola, roba fine».
Un invito a riscoprire e gustare i marroni del nostro Appennino: quest’anno forse meno generosi nelle dimensioni, ma capaci di conquistare il palato con tutta la dolcezza e la bontà della nostra terra.


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