di Dubbio
Molestie via social ai danni di studentesse
minorenni: per questo un dipendente amministrativo del personale Ata in servizio
in un istituto dell’Appennino bolognese è stato licenziato. Dopo aver impugnato
il provvedimento chiedendo la reintegrazione e un risarcimento, l’uomo ha però
visto respingere le proprie richieste sia dal Tribunale di Bologna sia, nei
giorni scorsi, dalla Corte d’Appello, che lo ha condannato anche al pagamento
delle spese legali, per circa 5 mila euro complessivi.
I fatti risalgono al 2023, quando la
dirigenza scolastica avviò un procedimento disciplinare nei suoi confronti a
seguito delle segnalazioni di alcune alunne. Secondo quanto emerso, il
dipendente avrebbe creato falsi profili sui social network per contattare le
ragazze, proponendo incontri con il pretesto di aiutarle nello studio e
inviando anche immagini a sfondo personale, tra cui una foto a torso nudo
accompagnata dal messaggio: «Appena uscito dalla vasca, non ti piace?».
Le studentesse, insospettite,
avrebbero presto intuito chi si celava dietro quegli account, rispondendo in
modo netto e chiedendo di essere lasciate in pace: «Siamo minorenni e sappiamo
chi sei». Nonostante ciò, i messaggi sarebbero proseguiti, fino a quando le
ragazze hanno deciso di rivolgersi alla dirigente scolastica.
L’istituto ha quindi segnalato la
vicenda ai carabinieri e alla Procura di Bologna, informando anche le famiglie.
In attesa della definizione del quadro penale, al dipendente era stato chiesto
di cambiare mansioni per evitare contatti con gli studenti, ma il rifiuto ha
portato al provvedimento più grave: la destituzione, equivalente al
licenziamento disciplinare.
Si tratta
della sanzione massima prevista per il personale Ata nei casi di gravi
violazioni dei doveri o comportamenti che compromettano il rapporto fiduciario.
Una misura che i giudici hanno ritenuto pienamente legittima, respingendo
integralmente il ricorso dell’uomo.
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