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sabato 27 settembre 2025

Caregiver familiari, quattro su dieci sviluppano nuove malattie croniche. Donne le più colpite




Prendersi cura di un familiare è un gesto di amore e responsabilità, ma comporta conseguenze pesanti per la salute di chi assiste. Una nuova indagine dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), presentata a Roma nel convegno “Promuovere la salute delle persone caregiver familiari in ottica di genere: prospettive future”, evidenzia che il 41% dei caregiver ha sviluppato almeno una malattia cronica che prima non aveva. Due su tre convivono con più di una patologia.

L’indagine, realizzata su 2.033 persone – di cui l’83% donne – mostra come siano proprio le donne, soprattutto le più giovani, a pagare il prezzo più alto. Molte rinunciano a cure e visite mediche, aumentando il rischio di peggioramento delle proprie condizioni di salute. Le patologie più diffuse sono di tipo psichiatrico, seguite da disturbi muscoloscheletrici, cardiovascolari e gastrointestinali.
“L’impegno costante e spesso gravoso dei caregiver ha un impatto diretto e profondo sulla loro salute”, spiega Elena Ortona, direttrice del Centro di riferimento per la medicina di genere dell’ISS, che richiama la necessità di politiche socio-sanitarie mirate e attente alle differenze di genere.

In Italia i caregiver familiari sono oltre 7,3 milioni, pari al 14% della popolazione, e in due casi su tre si tratta di donne. In media dedicano più di 20 ore a settimana all’assistenza, spesso senza supporto professionale né sostegni economici. Un impegno che dura anni e che compromette la possibilità di mantenere un lavoro stabile, una vita sociale attiva e un reddito adeguato.

Dal convegno emerge con forza la richiesta di rafforzare la rete dei servizi territoriali, facilitare l’accesso alle cure e riconoscere il ruolo dei caregiver anche sul piano normativo. Centrale, secondo l’ISS, il coinvolgimento dei medici di base per individuare precocemente i segnali di stress e prevenire le malattie legate al carico assistenziale

venerdì 5 luglio 2024

Personale ferroviario in sciopero nel prossimo fine settimana. L’Unione Nazionale Consumatori si appella al Garante

In arrivo uno sciopero del personale ferroviario dalle 21 di sabato 6 luglio alle 21 di domenica 7 luglio. UNC: “Non rispettati i termini di preavviso. I consumatori non possono essere avvisati all’ultimo momento”

 

Help Consumatori informa

In arrivo uno sciopero ferroviario dalle  21 di domani, sabato 6 , alle  21 di domenica 7 luglio  del personale del Gruppo FS Italiane, Italo e Trenord.

“Lo sciopero può comportare modifiche al servizio, anche prima dell’inizio e dopo la sua conclusione – informa una nota di Rete ferroviaria italiana – Maggiori informazioni sui servizi garantiti in caso di sciopero sono disponibili sui canali digitali delle Imprese ferroviarie o presso il personale di assistenza clienti e le biglietterie”.

Lo sciopero investe alta velocità, lunga percorrenza e trasporto regionale ed è stato proclamato da alcune sigle sindacali autonome. Di fronte all’annuncio, l’Unione Nazionale Consumatori chiede al Garante di verificare i termini del preavviso. È infatti tempo di ferie e molti hanno programmato viaggi per il weekend.

«Chiediamo al Garante degli scioperi di verificare se sia stata rispettata la legge n. 146 del 1990, sia rispetto all’obbligo di preavviso di 10 giorni previsto sia rispetto alla procedura da seguire – afferma il presidente dell’UNC Massimiliano Dona – I consumatori non possono essere avvisati di uno sciopero all’ultimo momento, specie in un periodo di ferie come questo, con un’astensione proprio nel week-end. A poco serve se chi proclama lo sciopero avvisa l’impresa che eroga il servizio se poi non si informano anche i clienti con analoga tempistica».

venerdì 3 marzo 2023

La bussola dei diritti. Aree interne: tra diseguaglianze, diritti negati e buone pratiche

 Italia, terra di piccoli comuni, unici per la loro peculiarità e bellezza, Patrimonio Mondiale dell’Umanità, ma anche aree periferiche e dimenticate, difficili da abitare


Da una parte borghi, luoghi di rara bellezza e gioielli che il mondo intero ci invidia, dall’altra piccoli comuni difficili da raggiungere e da abitare, caratterizzati e conosciuti perlopiù per il gap infrastrutturale e geografico che, rispetto al resto del nostro bel Paese, non consente ai residenti di contare su quei servizi cosiddetti “essenziali”, come sanità, istruzione e mobilità.

Si chiamano aree interne, luoghi situati nelle aree più interne del territorio nazionale, spesso difficili da raggiungere proprio per la loro posizione geografica, e ancor più difficili da abitare proprio per quella desertificazione di servizi essenziali che nel tempo si è sempre più cristallizzata.

Come si riconosce un’area interna? È la distanza dai servizi essenziali la caratteristica che definisce le aree interne. Sono aree significativamente distanti dai principali centri di offerta di servizi essenziali (istruzione, salute e mobilità), ricche di importanti risorse ambientali e culturali con un territorio profondamente diversificato, per le dinamiche naturali e per i processi di antropizzazione. Così nel 2013 venivano presentate dal Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione Economica e dalla Strategia Nazionale Aree Interne, c.d. SNAI.

Le aree interne: tra desertificazione e carenza di servizi essenziali

In Italia rappresentano in termini quantitativi la maggioranza dei Comuni (il 52%), coprono la maggior parte della superficie territoriale (circa il 60%) e ospitano il 22% della popolazione nazionale. Pur esprimendo in termini geografici più della metà del suolo nazionale, non si può dire lo stesso in termini demografici, e il progressivo spopolamento di questi territori lo conferma. Dunque, lo scenario delle aree interne fotografa un territorio esteso dal punto di vista geografico e alquanto frammentato in tema di erogazione e fruizione di servizi, in particolare quelli essenziali, che di fatto si traduce in disuguaglianze di ampio spettro rispetto al resto del Paese.

L’invecchiamento della popolazione e la denatalità da un lato; il dualismo tra lo sviluppo di aree iper-popolate (e più “servite” come ad esempio le grandi città) e di zone a rischio di desertificazione dall’altro, danno a pieno il senso del divario e della forte diseguaglianza presente in queste aree più “periferiche” che non riescono a rispondere alle reali esigenze della popolazione che le abita.

Questi luoghi infatti, sono compromessi da una presenza di servizi essenziali (offerta scolastica secondaria, almeno un ospedale DEA di I livello, almeno una stazione ferroviaria di categoria Silver) distante da un minimo di circa 27 minuti a oltre 66 minuti di percorrenza dal Polo più vicino (secondo i parametri della nuova classificazione delle aree interne prevista dalla Strategia delle aree interne 2021-2027).

Come si classificano le aree interne? Secondo la nuova mappatura aggiornata al 2020 in base alla distanza dal polo (cioè il comune centrale per la presenza di servizi) risultano classificate come: cintura se si trova entro 27,7 minuti dal polo più vicino (nella precedente classificazione erano 20 minuti); intermedio tra 27,7 minuti e 40,9; periferico 40,9 e 66,9; ultra-periferico oltre i 66,9 minuti.

Sono aree nelle quali è aumentato con il tempo il livello delle disuguaglianze: sia nella possibilità di accedere ai servizi, sia nella qualità dei servizi offerti, primi fra tutti quelli legati alla salute e alla istruzione. Nell’ambito della salute, per le difficoltà di attivazione dei servizi territoriali, per le lunghe attese dei mezzi di soccorso in casi di emergenza sanitaria, per le difficoltà di reclutare personale medico sul territorio (il fenomeno della desertificazione sanitaria), per i servizi non orientati alle fasce deboli. Nell’ambito dell’istruzione per il sottodimensionamento e la frammentazione dell’offerta scolastica, la minore qualità della didattica e dei modelli pedagogici e di conseguenza i livelli di apprendimento e competenze (il fenomeno della povertà educativa), causata in gran parte dal turnover del personale docente.

La pandemia da Covid-19 per alcuni aspetti ha acuito il gap che si auspica, il PNRR potrà riuscire a colmare, almeno in parte.

Oltre ai disservizi però si contano anche buone politiche e buone pratiche volte a riqualificare i territori interni e migliorare la qualità della vita della popolazione che vi risiede. Come Proxima, la vetrina digitale di prossimità che in Alta Carnia ha creato una “comunità all’interno dei luoghi” diventando un punto di riferimento per i suoi abitanti o Cavú, il festival enogastronomico, di musica, arte e artigianato, voluto dai ragazzi di Cagnano Varano, diventato molto di più di un evento estivo, tra i primi classificati di Chil’hafatto?, iniziativa promossa da Cittadinanzattiva in partnership con UniCredit nell’ambito di “Noi&UniCredit”, l’accordo di collaborazione fra la banca e 14 associazioni di consumatori di rilevanza nazionale, che quest’anno giunge alla sua seconda edizione.

(Richiesto da Dubbio)

martedì 1 novembre 2022

Il gioco d’azzardo non conosce crisi. Nel 2022 stimata raccolta di 140 miliardi


Secondo le stime dell’Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli, nel 2022 la raccolta dalle diverse tipologie di gioco potrebbe arrivare a 135-140 miliardi di euro. Nel 2021 cresce il gioco online e supera i livelli pre-pandemia

di Sabrina Bergamini

Il gioco non conosce crisi e il gioco d’azzardo cresce, soprattutto nell’online. Nonostante pandemia e lockdown, con le diverse riaperture torna a crescere la raccolta da gioco, soprattutto per l’aumento del gioco a distanza. Secondo le previsioni dell’Agenzia delle Accise, Dogane e dei Monopoli (ADM) nel 2022 gli italiani tireranno fuori per le varie tipologie di gioco una cifra che potrà arrivare a 140 miliardi di euro.


Le stime preliminari di ADM parlano infatti per il 2022 di una raccolta da gioco pari a 135-140 miliardi di euro, con un aumento del 30%. Dopo il crollo del 2020 a causa del lockdown, nel 2021 il gioco fisico è aumentato di oltre il 12% e quello a distanza di oltre il 36%, quest’ultimo ampiamente superando i livelli del 2019.


ADM gioco fisico vs a distanza

La fotografia del settore giochi che emerge dal Libro Blu 2021 di ADM vede un ritorno alla crescita per il gioco d’azzardo, dopo la “pausa” obbligata e la flessione della raccolta che si è avuta nel 2020 causa pandemia.

La raccolta dal gioco, dopo la flessione nel 2020, è di nuovo risalita. Ammontava infatti a 110,4 miliardi di euro nel 2019, è scesa a 88,2 miliardi di euro nel 2020 poi è risalita nel 2021 a 111,17 miliardi di euro, in aumento di oltre il 25% e superiore anche al periodo pre-pandemia.

A crescere è soprattutto l’online, mentre l’azzardo “fisico” non è tornato ai livelli precedenti il Covid. Il gioco online è infatti passato da 36,3 miliardi di euro del 2019 a 49, 2 miliardi del 2020 ed è arrivato a 67,1 miliardi del 2021. Il gioco fisico passa invece dai 74 miliardi del 2019 ai 39 miliardi del 2020 per risalire a 44 miliardi nel 2021.

Il comparto del gioco legale in Italia viene misurato attraverso quattro dimensioni: la raccolta, che è l’ammontare complessivo delle puntate fatte dalla collettività dei giocatori; le vincite, ovvero il totale delle somme vinte dai giocatori; la spesa, che corrisponde all’effettiva perdita dei giocatori; l’erario, che costituisce l’ammontare derivante dall’imposizione fiscale e dal differenziale tra Raccolta, Aggi e Vincite dei giochi che entra nelle casse pubbliche.

A differenza dell’anno precedente, si legge nel Libro Blu, “nel 2021 si registra un incremento di tutte le dimensioni del gioco: 25,98 per cento per la Raccolta, 27,06 per cento per le Vincite, 19,60 per cento per la Spesa e 16,20 per cento per l’Erario. Tale incremento è dovuto, soprattutto, all’allentamento delle misure restrittive nella seconda metà dell’anno e alla riapertura degli esercizi fisici”.

Dai numeri emerge anche un graduale cambiamento nel comportamento di gioco e nelle abitudini dei giocatori che passano verso e tipologie di gioco con pay-out (percentuale minima di vincite che deve essere restituita ai giocatori ) più remunerativi rispetto agli apparecchi da intrattenimento.

Grazie alla riapertura dei punti gioco sul territorio, la raccolta del gioco fisico (ad esempio quello che viene dagli apparecchi) nel 2021 cresce del 12,68% rispetto al 2020, soprattutto per determinate tipologie di gioco: 48,36% per le lotterie, 30,20% per il lotto e 30,05% per i giochi numeri a catalizzatore. La raccolta del gioco a distanza aumenta del 36,53% rispetto al 2020 con un incremento del numero di conti di gioco aperti durante l’anno.

Il gettito derivante dagli apparecchi da intrattenimento continua a rappresentare la fetta più importante del gettito erariale. Nel 2021 il settore degli apparecchi da intrattenimento (AWP e VLT) rappresenta il 36,20% delle entrate totali, rispetto al 44,68% del 2020.

Per quanto riguarda l’attività di vigilanza e il contrasto al gioco illegale, il numero di esercizi controllati nel 2021 per il settore giochi è pari a 10.874. Sono stati inibiti 197 siti web privi di autorizzazione.

venerdì 28 ottobre 2022

La truffa diventa sofisticata

Attenzione alla nuova truffa online tramite QR-code. I codici possono essere modificati per reindirizzare a link in grado di sottrarre dati e credenziali bancarie, senza che i cittadini se ne accorgano

Da   Help Consumatori


Le truffe bancarie online si stanno evolvendo, e ora utilizzano un nuovo sistema per carpire i dati sensibili dei malcapitati cittadini: il cosiddetto “QRishing”.

Questo raggiro si aggiunge alle ormai note tecniche di “phishing” (e-mail fasulle inviate, ad esempio, a nome della banca), “smishing” (sms ingannevoli inviati nella chat autentica della banca) e “vishing” (telefonata di un falso operatore bancario).

Cos’è il QRishing?

Il “QRishing”- spiega Confconsumatori – ha l’obiettivo di sottrarre credenziali e dati sensibili dei conti correnti attraverso i codici “QR-Code, cioè quelle immagini quadrate con moduli neri su fondo bianco che vediamo sempre più frequentemente su riviste e giornali o che troviamo incollate su molte vetrine di ristoranti e musei.

Tali codici rappresentano l’evoluzione dei più noti e datati “codici a barre” e, inquadrati attraverso lo schermo di uno smartphone, permettono di aprire le porte a siti web, a contenuti multimediali, ma anche di effettuare pagamenti tramite app della propria banca.

L’aumento dei codici QR ha indotto, quindi, i cyber criminali a inventarsi una nuova tipologia di frode digitale che si basa sulla modifica o sostituzione di un QR-Code: l’utente che scansiona il codice viene dunque diretto verso un indirizzo internet differente da quello verso cui credeva di essere condotto. Tramite link malevoli o contraffatti, senza rendersene conto la vittima viene “aggredita” nei propri dati personali, che possono poi essere utilizzati da parte dei criminali informatici. 

In che modo vengono diffusi i QR-code falsi?

Come spiegato da Confconsumatori, le tecniche più frequenti attraverso le quali vengono diffusi falsi QR-code in grado di trarre in inganno le potenziali vittime sono:

·         la sovrapposizione di una guaina trasparente sopra ai codici originali: questa tecnica si verifica soprattutto in luoghi considerati sicuri dalle vittime. La conseguenza di questo senso di sicurezza è la percezione che la scansione del codice QR proposto dal locale, dal negozio e in generale dal luogo di fiducia, sia esente da rischi;

·         l’utilizzo di marchi di aziende note: per ingannare gli utenti il criminale informatico utilizza un codice malevolo che fa riferimento a un marchio reale, simulando una pubblicità, ad esempio attraverso un volantino o un manifesto, creato ad hoc;

·         l’utilizzo di buoni sconto: sfruttando il fatto che gli utenti sono molto più propensi ad aprire i codici QR che offrono sconti, i criminali inseriscono codici malevoli in finti buoni a nome dei principali marchi online.

Il pericolo che nasconde il QRishing deriva dalla tranquillità e dalla frequenza con cui gli utenti inquadrano codici QR, senza fare in tempo ad accorgersi di essere stati indirizzati verso pagine web truffaldine.

Come tutelarsi? I consigli di Confconsumatori

L’associazione spiega, quindi, in che modo difendersi da tali truffe, attraverso semplici accorgimenti:

– osservare il formato dei codici QR: il principale attacco QRishing viene compiuto incollando un QR fasullo sopra quello originale;

– chiedersi chi ha generato quel codice QR: codici generati da applicazioni sicure, che svolgono una specifica funzionalità e non portano a siti in cui vengono richieste informazioni personali sono certamente meno pericolosi di codici esposti pubblicamente, nel mondo fisico o virtuale, che portano a siti in cui viene richiesto l’inserimento di informazioni personali;

– attenzione a URL abbreviati: se si utilizza un browser mobile, attraverso cui non è possibile fare un controllo, è meglio evitare di aprirli;

– installare applicazioni di sicurezza anche sui propri dispositivi mobili: a differenza dei browser desktop, infatti, che chiedono all’utente se vuole entrare in siti non sicuri, i browser mobili di solito espongono l’utente a rischi maggiori.

( Segnalato da Dubbio) 

 

giovedì 22 settembre 2022

Mercato Tutelato del Gas, cosa cambierà da ottobre?

 

Help Consumatori comunica: 

 

Dal 1° ottobre i prezzi del metano delle utenze del Regime di Maggior Tutela, fino ad ora aggiornati trimestralmente, cambieranno su base mensile e seguiranno il PSV, il prezzo del mercato all’ingrosso italiano. Selectra spiega quali saranno i cambiamenti per i consumatori.


L’Arera ha annunciato che dal primo ottobre l’aggiornamento del prezzo della materia prima gas (uno degli elementi più importanti che formano il costo della bolletta) sarà mensile e non più trimestrale. Inoltre, dal 1 ottobre l’aggiornamento del prezzo non sarà più stabilito in base alle quotazioni a termine del mercato all’ingrosso di Amsterdam (TTF), ma in base alla media dei prezzi effettivi del mercato all’ingrosso italiano (PSV, Punto di Scambio Virtuale tra domanda e offerta).

A fare il punto sui cambiamenti è Selectra, ricordando che la novità riguarderà quella quota di consumatori, ancora abbastanza elevata, che è rimasta finora nel Mercato Tutelato gas: circa 7,3 milioni di clienti (35,6% del totale in Italia).

“Lo scopo dell’intervento straordinario dell’Autorità è quello di calmierare i prezzi, per garantire la difesa dei consumatori e la continuità delle forniture, cercando di mitigare gli effetti speculativi – dichiara Flavia Masci, responsabile energia e tariffe per Selectra Italia.  – La conseguenza concreta sui prezzi è difficile da prevedere, soprattutto in un periodo caotico e teso come quello attuale. Di certo, ogni novità in termini di politica energetica, come l’eventuale approvazione da parte della Ue di un limite al prezzo del gas, avrà un effetto (positivo o negativo) sul consumatore molto più evidente e immediato rispetto a prima”.

Mercato tutelato del Gas, cosa cambia?

Selectra ha sintetizzato, dunque, in 5 punti gli aspetti più importanti del cambiamento che riguarda il Mercato Tutelato del gas, rispondendo alle domande e ai dubbi più frequenti.

1) La spesa del gas diminuirà? Non è possibile prevedere se le nuove regole per l’aggiornamento mensile dei prezzi del Mercato Tutelato del gas avranno un effetto positivo o negativo sui costi della bolletta, ma, secondo Selectra, il costo dell’energia rischia comunque di essere al rialzo considerando i prezzi degli ultimi mesi.

2) Cos’altro cambia in bolletta? Per le altre voci che compongono la bolletta non cambia nulla: trasporto, accise, oneri di sistema e Iva (già ridotta al 5% in via straordinaria) rimangono immutati.

3) Come verranno informati i consumatori dei nuovi calcoli in bolletta? Aumenterà la trasparenza, spiega Selectra, dal 1° ottobre saranno infatti introdotti nuovi obblighi per i venditori, che in caso di ricalcoli di prezzo dovranno informare il cliente in bolletta e spiegare in modo chiaro ed evidente il motivo del ricalcolo e la modalità con cui sono stati determinati i prezzi in una sezione dedicata sul loro sito ufficiale.

4) Fino a quando varranno queste regole? La risposta attuale è gennaio 2023, la data prevista per la fine del Mercato tutelato del gas. Tuttavia l’Arera ha già richiesto di uniformare questa scadenza a quella del Mercato Tutelato dell’elettricità, cioè gennaio 2024.

5) Cosa succede a chi ha scelto il Mercato Libero? Per chi è già passato al Mercato Libero la situazione resta immutata: il prezzo della materia prima gas varierà in base ai parametri stabiliti dalle singole offerte sottoscritte dal cliente.

(Indicato da Dubbio)

giovedì 6 settembre 2018

Mense scolastiche, Consiglio di Stato: sì al pasto portato da casa

Da Help Consumatori


Sì al pasto portato da casa a scuola. Il regolamento comunale che vieta di consumare pasti portati da fuori e introduce il divieto di consumare pasti diversi da quelli forniti dall’impresa appaltatrice della refezione scolastica è illegittimo. Così il Consiglio di Stato ha dichiarato l’illegittimità del regolamento del Comune di Benevento che aveva previsto l’obbligatorietà, per gli alunni delle scuole materne ed elementari, del servizio di ristorazione scolastica, stabilendo che nei locali in cui si svolge la refezione scolastica non era consentito consumare cibi diversi, come quelli portati da casa.
Per il regolamento comunale il presupposto era che “il consumo di parti confezionati a domicilio o comunque acquistati autonomamente potrebbe rappresentare un comportamento non corretto dal punto di vista nutrizionale, oltre che una possibile fonte di rischio igienico sanitario”. Secondo il Consiglio di Stato, che ha considerato infondato l’appello promosso dal Comune nei confronti di quanto stabilito dal Tribunale amministrativo (che aveva accolto il ricorso di un gruppo di genitori), il regolamento del Comune di Benevento “presenta plurimi profili di illegittimità”.
In pratica, il Consiglio di Stato argomenta che la scelta restrittiva del Comune limita la libertà personale e della famiglia relativa alla scelta alimentare, mentre “la sicurezza igienica degli alimenti portati da casa non può essere esclusa a priori attraverso una regolamento comunale: ma va rimessa al prudente apprezzamento e al controllo in concreto dei singoli direttori scolastici, mediante l’eventuale adozione di misure specifiche, da valutare caso per caso, necessarie ad assicurare, mediante accurato vaglio, la sicurezza generale degli alimenti”.
Il Consiglio di Stato ha chiarito che il regolamento “interferisce con la circolare del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca n. 348 del 3 marzo 2017, rivolta ai direttori degli Uffici scolastici regionali, che (muovendo dal “riconoscimento giurisprudenziale” del diritto degli alunni di consumare il cibo portato da casa, e in attesa della pronuncia della Corte di cassazione innanzi alla quale sono pendenti alcuni ricorsi proposti dallo stesso MIUR avverso le pronunce dei giudici di merito) ha, nelle more, confermato la possibilità di consumare cibi portati da casa, dettando alcune regole igieniche ed invitando i dirigenti scolastici ad adottare una serie di conseguenziali cautele e precauzioni”.
Per il Consiglio di Stato “la scelta restrittiva radicale del Comune  – di suo non supportata da concretamente dimostrate ragioni di pubblica salute o igiene né commisurata ad un ragionevole equilibrio – di interdire senz’altro il consumo di cibi portati da casa (attraverso lo strumentale e previsto divieto di permanenza nei locali scolastici degli alunni che intendono pranzare con alimenti diversi da quelli somministrati dalla refezione scolastica) limita una naturale facoltà dell’individuo – afferente alla sua libertà personale – e, se minore, della famiglia mediante i genitori, vale a dire la scelta alimentare: scelta che – salvo non ricorrano dimostrate e proporzionali ragioni particolari di varia sicurezza o decoro – è per sua natura e in principio libera, e si esplica vuoi all’interno delle mura domestiche vuoi al loro esterno: in luoghi altrui, in luoghi aperti al pubblico, in luoghi pubblici”. Per restringere questa facoltà servono dunque “dimostrate e proporzionali ragioni inerenti quegli opposti interessi pubblici o generali. Queste ragioni, vertendosi di libertà individuali e nell’ambiente scolastico, non possono surrettiziamente consistere nelle mere esigenze di economicità di un servizio generale esternalizzato e del quale non si intende fruire perché non intrinseco, ma collaterale alla funzione educativa scolastica”.
La restrizione pratica col regolamento “non corrisponde dunque ai canoni di idoneità, coerenza, proporzionalità e necessarietà rispetto all’obiettivo – dichiaratamente perseguito – di prevenire il rischio igienico-sanitario – prosegue il Consiglio di Stato – E l’assunto che “il consumo di parti confezionati a domicilio o comunque acquistati autonomamente potrebbe rappresentare un comportamento non corretto dal punto di vista nutrizionale” si manifesta irrispettoso delle rammentate libertà e comunque è apodittico”. Fra l’altro, non sono impedite ad esempio le merende portate da casa. Scrive ancora il Consiglio di Stato: “L’inidoneità e l’incoerenza della misura emerge in particolare dalla considerazione che non risulta, ad esempio, inibito agli alunni il consumo di merende portate da casa, durante l’orario scolastico: per analogia, si potrebbe addurre infatti anche per queste la sollevata problematica del rischio igienico-sanitario”.

martedì 17 aprile 2018

Educazione finanziaria, Ivass: online prima versione del portale Quello che conta

Da oggi è online la prima versione del portale pubblico di educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale “Quello che conta” , frutto del lavoro del Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria guidato da Annamaria Lusardi.
Il portale offre ai cittadini una fonte informativa autorevole, semplice, rigorosa e indipendente, per aiutarli a prendere decisioni consapevoli nel campo della finanza personale e familiare, dell’assicurazione e della previdenza.
Nel portale Quello che conta sono disponibili: 5 consigli elementari, utili a ridurre il rischio davanti alle scelte sull’impiego delle proprie risorse finanziarie, 7 cose da sapere senza le quali ogni scelta potrebbe risultare poco consapevole e 12 guide pratiche che aiutano a comprendere i rischi e le opportunità che si presentano in specifiche circostanze.
Questo contenuto è corredato di un glossario di finanza, assicurazione e previdenza in continua evoluzione e della descrizione dei diversi strumenti bancari, finanziari, previdenziali ed assicurativi accessibili sul mercato. L’accesso ai contenuti è guidato attraverso l’identificazione esemplificativa di 6 momenti che contano nella vita e di nozioni di base utili ad affrontare le scelte di tutti i giorni.
In futuro il portale includerà strumenti di simulazione e auto-apprendimento e fornirà informazioni sulle iniziative e le occasioni di educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale promosse dal Comitato.
I contenuti del portale sono curati dal Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria, cui partecipano amministrazioni centrali dello Stato, autorità indipendenti e rappresentanze dei consumatori (Ministero dell’economia e delle finanze, Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca, Ministero dello sviluppo economico, Banca d’Italia, Consob, Ivass, Covip, Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti, Organismo di vigilanza e tenuta dell’albo dei consulenti finanziari).
Il portale viene pubblicato in versione beta, concepita come un test aperto a suggerimenti e indicazioni che cittadini e organizzazioni vorranno trasmettere per migliorarne contenuto e linguaggio, contribuendo con le proprie competenze ed esperienze.
Con la pubblicazione del portale Quello che conta parte anche la consultazione della Strategia nazionale per l’educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale, che resterà aperta fino al 31 maggio 2018. 
La Strategia nazionale ha un obiettivo ambizioso, da conseguire in una prospettiva di lungo periodo: agevolare tutti i cittadini nell’acquisizione di conoscenze e competenze finanziarie perché ciascuno, con le risorse di cui dispone, possa effettuare scelte tali da contribuire a costruire un futuro sereno e sicuro. Per assicurare che la Strategia prenda in considerazione tutte le esigenze della collettività, il Comitato chiede a cittadini, centri di ricerca, associazioni di consumatori, investitori, imprese, sindacati, di partecipare alla stesura della versione definitiva fornendo opinioni e suggerimenti sulla bozza posta in consultazione.

sabato 17 gennaio 2015

Cookie e Privacy, online il video tutorial del Garante.



Il caso della settimana di help consumatori.

È online il video divulgativo realizzato dal Garante Privacy per difendersi dai cookie, quelle informazioni immesse sul browser quando si visita un sito web o si usa un social network con pc, smartphone o tablet. I cookie possono essere particolarmente invasivi per la privacy, soprattutto quelli di profilazione che studiano movimenti e abitudini di consultazione del web o di consumo per inviare pubblicità mirata e personalizzata.
Cosa sono i cookie? A cosa servono? Rappresentano dei potenziali rischi per la nostra privacy? Come possiamo tutelare i nostri dati personali quando navighiamo sul web? Queste le domande cui risponde il video tutorial realizzato dal Garante per la Privacy come parte di una campagna informativa che comprende anche una lista di risposte a domande frequenti (FAQ) in tema di informativa e consenso per l’uso dei cookie. L’obiettivo della campagna – spiega l’Autorità in una nota – è quello di sensibilizzare gli utenti di Internet sull’invasività che i cookie, in particolare quelli di profilazione, possono avere nell’ambito della sfera privata, ma anche illustrare, in modo chiaro e sintetico, le misure di garanzia introdotte dall’Autorità con il provvedimento generale sull’uso dei cookie dello scorso maggio”. Il video è disponibile sia sul sito web dell’Autorità (www.garanteprivacy.it), sia sul canale YouTube aperto dal Garante (https://www.youtube.com/user/videogaranteprivacy), che già contiene altri filmati informativi su vari temi collegati alla tutela della privacy on line.
Come spiega il Garante, ci sono alcuni cookie che servono per eseguire autenticazioni informatiche, monitoraggio di sessioni e memorizzazione di informazioni specifiche sugli utenti che accedono ad una pagina web. Sono i cookie tecnici, che possono rendere più veloce e rapida la navigazione e fruizione del web, perché ad esempio intervengono a facilitare alcune procedure quando si fanno acquisti online o ci si autentica ad aree riservate. Altri cookie invece sono usati per monitorare e profilare gli utenti durante la navigazione, studiare i loro movimenti e abitudini di consultazione del web o di consumo (cosa comprano, cosa leggono), anche allo scopo di inviare pubblicità di servizi mirati e personalizzati (c.d. Behavioural Advertising): sono questi i cookie di profilazione, quelli che scattano ad esempio quando si accede alla propria web mail e si trova un banner pubblicitario legato alle ultime ricerche fatte online o all’ultimo acquisto su internet. Tali cookie possono avere una particolare invasività nella sfera privata dei cittadini e per questo le norme europee e italiane prevedono che gli utenti siano adeguatamente informati sull’uso dei cookie ed esprimano il proprio valido consenso all’inserimento dei cookie sul proprio terminale.

venerdì 7 novembre 2014

False email dall’Agenzia delle Entrate: sono un virus





Da help consumatori

Attenzione alle false email con oggetto ‘Aggiornamento’ che circolano in queste ore e si presentano come Linee Guida dell’Agenzia delle Entrate per evitare i controlli sul redditometro. A lanciare l’allarme è la stessa Agenzia che precisa: “Il file allegato contiene un virus che può compromettere la sicurezza del computer del destinatario”. L’Amministrazione sottolinea di essere assolutamente estranea a questi messaggi, che sono spesso volti a ottenere illecitamente dati personali dei cittadini. Non è un caso che all’interno del testo la consultazione delle istruzioni allegate sia consigliata ‘specialmente’ a coloro che utilizzano i servizi di ‘Internet Banking’. Le Entrate, quindi, invitano i contribuenti che stanno ricevendo questa mail a non inoltrarla ad alcuno e a eliminarla senza aprire l’allegato, potenzialmente dannoso per il proprio computer.