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lunedì 6 febbraio 2023

Bonus edilizi, nuove strade per dare una boccata d’ossigeno alle imprese.

 

 

            

Il consigliere regionale Marco Mastacchi con un question time propone  di considerare l’acquisto, da parte di Regione Province e Comuni, di crediti fiscali delle banche derivanti dai bonus edilizi e dagli ecobonus, da utilizzare in compensazione dei propri debiti fiscali.


di Letizia Rostagno   

Si stanno aprendo nuove strade per sbloccare il mercato dei crediti fiscali connessi al Superbonus e agli altri bonus edilizi. Il nuovo anno è iniziato con alcune novità relative al Superbonus ad opera della legge di bilancio  e del “DL aiuti quater”  e si sta delineando l’ipotesi per Regioni, Province e Comuni di acquistare i crediti fiscali.

L’idea è tanto semplice quanto efficace. Le banche hanno acquistato dalle imprese i crediti di imposta derivanti da Superbonus e altri per un ammontare tale che i loro cassetti fiscali ormai straripano e non consentono loro di assorbirne altri. Questo limite sta bloccando l’intero mercato edile e molte sono le imprese che detengono risorse solo virtuali nei cassetti fiscali, senza possibilità di monetizzarli. L’acquisto di crediti fiscali da parte di enti locali (Regione, Province, Comuni, etc.) dalle banche, consentirebbe alle stesse di poterne acquisire altri sbloccando il mercato e facendo ripartire l’economia del settore edile e del rinnovamento energetico. Il meccanismo, dunque, mira a svuotare i cassetti fiscali delle banche e delle imprese che si trovano bloccati per le operazioni di vendita, a causa delle norme restrittive che nell’ultimo anno sono state emanate, a garanzia della regolarità delle operazioni, sui bonus edilizi e sul superbonus. Si tratterebbe di un’operazione totalmente trasparente e sicura, perché riguarda crediti già verificati e certificati dalle banche stesse. Per gli Enti che acquistano si genera un risparmio in termini di spesa corrente grazie a uno “sconto” previsto in loro favore, che potrà essere destinato nel corso degli anni a finanziare altre voci di spesa del bilancio. Significa inoltre più liquidità a disposizione per affrontare le spese correnti come ad esempio i costi dell’energia, i contributi previdenziali dei dipendenti, l’Iva etc.

Pioniera in Italia per una simile operazione è stata la Provincia di Treviso, subito seguita dalla Regione Sardegna, mentre la Basilicata sta raccogliendo informazioni sull'ammontare dei crediti di imposta giacenti presso il circuito bancario regionale e la Toscana sta valutando una tale soluzione.

Arriva sempre dal Veneto la notizia che Alto Trevigiano Servizi (Ats), la società di servizio idrico integrato che opera in 52 comuni nelle province di Treviso, Belluno e Vicenza: ha deciso di mettere sul piatto due milioni e mezzo di euro per acquistare i crediti di imposta, maturati dai propri dipendenti e loro conviventi, che riguardano lavori agevolati con i vari bonus in edilizia ai sensi del decreto Rilancio del 2020, dando così un nuovo slancio all’economia territoriale con la ripresa dei lavori edilizi assistiti da bonus, aiutando così cittadini e imprenditori.

Mastacchi chiede con il suo atto alla Giunta se sia intenzione della nostra Regione di seguire l'esempio virtuoso di altre regioni e attivare l’acquisto dei crediti fiscali delle banche, al fine di sbloccare il mercato del credito, aiutando così i nostri cittadini e imprenditori e nel contempo compensando i propri debiti fiscali, considerato che il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni passa anche e soprattutto dall'efficientamento energetico degli edifici.

martedì 14 agosto 2018

Debiti fiscali pagati lavorando per il comune

Sì al baratto amministrativo per pagare il fisco con lavori socialmente utili finalizzati al decoro urbano. Si potrà tagliare l'erba nei parchi, pulire le strade, prestare opere di manutenzione o recuperare e riqualificare aree e beni immobili inutilizzati

Marco sollecita
Parco

Sì al baratto amministrativo per pagare il fisco con lavori socialmente utili finalizzati al decoro urbano. Si potrà tagliare l'erba nei parchi, pulire le strade, prestare opere di manutenzione o recuperare e riqualificare aree e beni immobili inutilizzati. Non potrà tuttavia essere utilizzato per iniziative di carattere imprenditoriale, quali la realizzazione e la gestione di chioschi o ristoranti o altre attività a pagamento, su aree verdi pubbliche di proprietà del comune.
Questo è l'importante principio che emerge dalla lettura della delibera del comitato per lo sviluppo del verde pubblico del ministero dell'ambiente del 14 maggio 2018 n. 27 circa la possibilità offerta ai cittadini di saldare i propri debiti con il fisco mettendosi a disposizione dell'ente locale attraverso il baratto amministrativo. Ma andiamo con ordine.
I funzionari del comitato ricordano che nel nostro ordinamento l'istituto del baratto amministrativo, espressione del fenomeno del partenariato sociale, riconducibile alla più ampia esperienza della sussidiarietà orizzontale (articolo 118, ultimo comma, Costituzione) è stato introdotto dall'articolo 24 del decreto legge del 12 settembre 2014 n. 133 convertito nella legge 11 novembre 2014 , n. 164 (c.d. «Sblocca Italia»).


In materia, si è pronunciata più volte in sede consultiva la Corte dei conti (deliberazione Lombardia n. 172/2016/Par e n. 225/2016/Par) precisando che il precetto dell'articolo 190 del dlgs n. 50/2016 ha ripreso in massima parte le espressioni testuali dell'articolo 24 dello Sblocca Italia ma ha completato l'istituto attraendolo «nella materia dei contratti pubblici di paternariato sociale», cosicchè deve ritenersi che «l'area di intervento del baratto concerna i servizi strumentali, le iniziative culturali e il recupero dei beni pubblici, e che l'utilità derivante all'amministrazione per la prestazione eseguita non preveda lucro, bensì riduzione o esenzione dei tributi corrispondenti all'attività svolta dal privato o dall'associazione in funzione dell'utilità che ne deriva alla pubblica amministrazione locale».
L'esenzione può essere concessa solo per un periodo di tempo limitato, a seconda del tipo di tributo da pagare e dell'attività di lavoro socialmente utile.
Fattispecie incluse ed escluse dal baratto. I componenti del comitato del verde pubblico, nell'esaminare l'istituto del baratto amministrativo. affermano che lo stesso non può essere attivato dall'ente locale in diretta applicazione dell'articolo 190 del dlgs n. 50/2016. Occorre che ciascun ente territoriale si doti di una specifica regolamentazione a carattere generale che descriva gli specifici interventi sotto forma di riduzione o esenzione del tributo (Tasi, Imu, Tari e in generale estinzione di debenza legate alla fiscalità locale). Continuano i funzionari che il riferimento alle aree verdi (siano esse giardini, parchi comunali, boschi o semplici spazi di verde abbandonati o no) contenuto nell'articolo 190 del dlgs n. 50/2016, porta a ritenere, in coerenza con lo spirito della norma, che gli interventi possano consistere in pulizia, manutenzione, abbellimento valorizzazione mediante iniziative culturali di vario genere.
Interventi, cioè, riconducibili, in senso lato al decoro urbano o alla cultura mentre esulano dal baratto amministrativo iniziative di carattere imprenditoriale, quali la realizzazione e gestione di chioschi o ristoranti o altre attività a pagamento, su aree verdi pubbliche.
Bilanci di previsione. Nella delibera in commento, i funzionari ministeriali invitano l'ente locale a stimare in anticipo la minore entrata dovuta alla riduzione o esenzione della tassa locale già in sede di bilancio di previsione ai fini del mantenimento degli equilibri economici. Andranno, quindi, prestabiliti nei regolamenti e conseguentemente nei bilanci di previsione dei singoli anni, i limiti d'importo entro cui l'ente territoriale intende accettare interventi su beni comuni, rinunciando al credito tributario. Occorre, dunque, pianificare gli interventi suscettibili di baratto amministrativo, in termini di spesa ad essi destinati, da quantificare in termini di ridotte entrate fiscali, individuando i tributi su cui calcolare la minore entrata .

domenica 14 giugno 2015

La Regione Emilia-Romagna produce giovani piante che concede gratuitamente agli Enti pubblici.



Marco ha segnalato questa informazione di E-R Ambiente


La Regione Emilia-Romagna produce nei propri vivai forestali giovani piante di specie autoctone tipiche del territorio, che concede gratuitamente agli Enti pubblici per la promozione ed il miglioramento dei boschi, dell'ambiente naturale, della biodiversità e per la riqualificazione urbana, esclusivamente all'interno del territorio regionale tramite diverse iniziative quali:
  • interventi di forestazione (per es. attività di imboschimento e arboricoltura da legno);
  • ripristino o realizzazione di ambienti naturali (per es. boschetti, macchie, siepi spontanee);
  • diffusione del verde pubblico (per es. parchi e giardini pubblici, alberature stradali, obblighi derivanti dalla L.113/92 "Un albero per ogni neonato");
  • attività didattiche e divulgative del verde (per es. festa degli alberi).
I privati cittadini non possono richiedere direttamente le piantine alla Regione Emilia-Romagna, ma per ottenerle possono rivolgersi all’Ente territoriale competente in materia (per es. Comuni, Unioni montane, Province, Enti di gestione per i Parchi e la Biodiversità ecc.). Nei vivai forestali regionali non vengono prodotti alberi da frutto, alberi di Natale, piante ornamentali, piante per appartamenti o per terrazze.
COSA DEVONO FARE GLI ENTI PUBBLICI PER RICHIEDERE LE PIANTINE PRODOTTE NEI VIVAI FORESTALI REGIONALI  
Per richiedere le piantine prodotte nei vivai forestali regionali, gli Enti pubblici devono inviare il modulo di richiesta entro il 20 settembre di ogni anno al Servizio Parchi e Risorse forestali tramite posta elettronica certificata all’indirizzo: segrprn@postacert.regione.emilia-romagna.it.
Gli Enti possono indicare nel modulo le quantità ma non le specie delle piantine richieste. In base alla disponibilità, verranno assegnate le quantità di piantine delle specie più adatte, a seconda del luogo dove verranno messe a dimora. Gli Enti potranno comunque allegare al modulo una nota per segnalare eventuali esigenze particolari in relazione alle specie richieste. 
All'atto dell’assegnazione saranno privilegiati gli interventi con finalità pubblica.   
Nel caso le piantine siano richieste per effettuare interventi di forestazione, arboricoltura da legno o ripristino e realizzazione di ambienti naturali, deve essere allegata alla domanda una cartografia delle aree da piantumare (Carta Tecnica Regionale scala massima 1:10.000) e una breve relazione tecnica descrittiva degli interventi.
Ai Comuni che fanno richiesta per ottemperare a quanto previsto dalla Legge 113/92 (Un albero per ogni neonato), saranno assegnate solo piantine appartenenti alle specie previste nell’allegato B della deliberazione della Giunta regionale n. 1324 del 23 settembre 2013.
A partire dal mese di ottobre, verrà inviata agli Enti richiedenti, tramite posta elettronica certificata, una concessione dove sarà comunicato:
  • quante piantine, suddivise per specie, sono state assegnate;
  • presso quale vivaio (Vivaio Zerina di Imola – BO o Vivaio Castellaro di Galeata - FC) ed entro quale data sarà possibile ritirare le piantine;
  • come prendere accordi con i vivaisti per il ritiro.
Sarà possibile concordare, con i funzionari incaricati del Servizio Parchi e Risorse forestali, il posticipo del ritiro delle piantine assegnate se, per causa di forza maggiore, non sia stato possibile ritirarle entro la data di scadenza della concessione (la concessione non è comunque prorogabile all'annata silvana successiva).
Gli Enti potranno ritirare le piantine con mezzi propri o delegare terzi.
In alternativa, gli Enti potranno acquistare le piantine a prezzo concordato rivolgendosi direttamente all’Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità Emilia Occidentale - Centro Parco "Casinetto" - Strada Olma  2 - 43038 Sala Baganza (PR), referente Dott. Angelo Vanini, tel. Tel. 0521/836026, e-mail: vivaioscodogna.boschi-carrega@parchiemiliaoccidentale.it. Il ritiro avverrà presso il vivaio "Scodogna", che si trova a Collecchio (PR) in Strada Nazionale Ovest 128 ed è condotto in forma convenzionata dal sopracitato Ente di gestione; anche in questo caso il trasporto sarà a carico del richiedente.  
Per maggiori informazioni potete contattare il Servizio Parchi e Risorse forestali al n. telefonico 051/5276080, email Segrprn@Regione.Emilia-Romagna.it. 

giovedì 13 marzo 2014

MONITORATA LA TRASPARENZA WEB DEI COMUNI. OGNI CITTADINO LA PUO' VERIFICARE



Un attento lettore segnala questa bella  novità  finalizzata a una adeguata trasparenza sull’operato dei comuni,  unioni, province, regioni e enti pubblici territoriali in genere,  utile a chi vuole essere informato in modo preciso  e che forse, precisa il lettore, “ pochi conoscono e penso potrebbe interessare”.


 
Forse pochi sanno che dal 2012 esiste un sito web, curato dalla Presidenza del  Consiglio dei Ministri, dedicato alla trasparenza delle pubbliche  amministrazioni italiane (regioni, province, comuni, unioni di comuni e molto  altro): ‘La Bussola della trasparenza dei siti web’.

L'obiettivo e' verificare se comuni, unioni ecc. si attengono ai precisi  obblighi di legge sulla trasparenza, che impongono alle pubbliche  amministrazioni di mettere online la propria organizzazione interna e tutti i
propri provvedimenti politici e amministrativi (insieme a molti altri dati  utili ai cittadini).

Si tratta di un'ottima iniziativa, che anche il singolo cittadino può  utilizzare: “Puoi verificare il sito del tuo comune, capire quanto è  trasparente sul web, effettuare statistiche in tempo reale, vedere le  classifiche.”

E' d'obbligo precisare: "La bussola della trasparenza" verifica in automatico  la strutturazione corretta del sito del comune/provincia/regione, ma la  verifica sulla *effettiva presenza* dei contenuti è fatta da
persone, a  campione, ed è la più affidabile.

Vuol dire che un comune può risultare trasparente in automatico quando non lo  è, ma è più difficile che un comune risultato non trasparente in automatico,  invece lo sia.

Per la media e alta valle del Reno, risultano adempienti sulla pubblicazione  online dei provvedimenti di giunte e consigli, solo 5 comuni.

“La bussola della trasparenza” a http://www.magellanopa.it/bussola/ : vale  certamente una visita.