di Dubbio
Sul
Brasimone il nuovo nucleare italiano entra nella fase decisiva. Nelle grandi
hall del centro Enea, tra tubazioni e infrastrutture che fino a un anno fa
erano ancora un cantiere, Precursor ha ormai preso forma: entro il 31 dicembre
sarà completato e pronto per l’avvio operativo.
Non è ancora
un reattore nucleare, ma un dimostratore elettrico da circa 10 megawatt termici
che riproduce l’architettura e il funzionamento di un reattore di quarta
generazione raffreddato a piombo, sostituendo la fissione con riscaldatori
elettrici. È, di fatto, l’ultimo banco di prova prima del reattore vero e
proprio. E presto arriverà il passaggio decisivo.
«Alla fine
dell’anno contiamo di inaugurare il primo reattore sperimentale di quarta
generazione in Italia», conferma Elisabeth Rizzotti, cofondatrice e deputy ceo
di Newcleo.
Parole che
racchiudono un paradosso: il Brasimone è infatti uno dei centri più avanzati al
mondo nella ricerca sui reattori veloci raffreddati a piombo, ma la tecnologia
che sta maturando sull’Appennino bolognese sarà, almeno nella fase iniziale,
destinata a essere sviluppata e venduta fuori dall’Italia.
Il Governo
ha riaperto il dossier nucleare, ma oggi il Paese resta senza centrali.
«Abbiamo fermato la nostra strategia nucleare, ma non abbiamo però smesso di
fare ricerca», sottolinea Rizzotti. Francesca Mariotti, presidente di Enea,
insiste: «Qui si produce conoscenza di frontiera». E il nucleare, aggiunge,
«deve fare parte del mix energetico».
Al Brasimone
Newcleo ha investito 61 milioni di euro negli ultimi quattro anni e ne ha
programmati altri 40 nei prossimi sei. La collaborazione con Enea, avviata nel
2022, ha già portato in esercizio il circuito sperimentale Othello. Precursor
rappresenta ora il salto di scala: una volta operativo, continuerà a produrre
dati utili a qualificare materiali, componenti e modelli e aprirà la fase
destinata a portare alla commercializzazione della tecnologia.
La sfida americana
La roadmap
guarda ora agli Stati Uniti. Newcleo punta a mettere in servizio nel 2032 il
primo reattore da 200 megawatt e sta concentrando la ricerca del sito nella
parte orientale del Paese. Tra le opzioni c’è Savannah River, in South Carolina,
mentre altre interlocuzioni sono state avviate in Virginia.
Il quadro
americano è diventato più favorevole allo sviluppo del nucleare: Washington
punta a quadruplicare la capacità nucleare entro il 2050 e il nuovo percorso
autorizzativo mira a portare le decisioni nell’arco di 18 mesi. A spingere la
domanda è anche la crescente fame di elettricità legata all’intelligenza
artificiale, con i data center ormai tra i principali motori dei consumi
energetici.
In Europa,
invece, il progetto di riferimento è a Jaslovské Bohunice, in Slovacchia. Qui
la joint venture siglata da Newcleo con l’azienda di Stato Javys prevede fino a
quattro reattori da 200 megawatt, con il primo atteso nel 2034.
A latere
prosegue anche il lavoro con Fincantieri sulla propulsione navale. L’ipotesi è
quella di un mini-reattore chiuso da 30 megawatt, in grado di alimentare una
singola nave per anni.
Dall’Appennino al mercato globale
Sull’Appennino
bolognese si sta dunque costruendo una delle risposte italiane alla nuova corsa
internazionale al nucleare. E per accelerare ulteriormente, Newcleo guarda
anche al Nasdaq, con una quotazione prevista entro la fine dell’anno.
L’obiettivo
è raccogliere nuovi capitali per finanziare il licensing, il combustibile Mox —
composto principalmente da ossidi di uranio e plutonio — e la realizzazione di
nuovi impianti. Dal 2021 la società ha raccolto circa 780 milioni di dollari.
Il Brasimone
resta così sospeso tra memoria e futuro. Nato per la ricerca nucleare e
riconvertito dopo il referendum, il centro non ha mai perso le proprie
competenze. «Se smettiamo di fare ricerca arretriamo», avverte il
vicepresidente dell’Emilia-Romagna Vincenzo Colla, ricordando che «il mondo
avrà bisogno di molta più energia».
La visita di
ieri è stata anche l’occasione per annunciare il nuovo presidente del cda di
Newcleo: Jeffrey Lyash, oltre quarant’anni di esperienza nel settore
dell’energia e fino a poco tempo fa ceo della Tennessee Valley Authority.
Un nome che
racconta già il baricentro della prossima fase: dai test dell’Appennino al
mercato globale.